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I nostri ascolti

Discussion in 'Sondaggi' started by Zerotolerance70, Oct 26, 2014.

  1. Dwight Fry

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    Jun 16, 2017

    Per amor di precisione, riporto dal primo post (di Zero):
     
  2. The Transgressor

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    Crimson King

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    Jun 21, 2017

    Sotto la spinta della recensione entusiastica del buon Sandro Buti riguardo Awaken the Guardian Live, nonché del mio ennesimo esborso di soldi :lookaround: mi è venuta l'dea bislacca di sistematizzare alcune mie riflessioni sul disco (quello storico) e poi su questo nuovo prodotto. Non è stata premeditata, volevo solo parlare del live in sé, della resa ecc. ma poi le idee si sono sviluppate e non sapendo bene dove parlarne ho pensato di metterle qui, anziché nel solito topic dedicato alla band o in quello della discoteca.

    Fates Warning- Awaken The Guardian (1986) e Awaken The Guardian Live (cd+dvd, 2017)

    Come scrive Buti, in modo piuttosto perentorio, "questo disco è Storia, con la S maiuscola." Bene,approfondisco al questione partendo non tanto dalle solite analisi storico-critiche dunque stilistiche, ma dalla concezione estetica di barocco.

    Per lo storico dell’arte Wölfflin, il barocco è ciò che va al di là di ogni forma, ciò che la trascende e, in questo movimento, la supera. Quello che lo anima è una tensione verso l’infinito, l’illimitato, l’indeterminato provocando una eccitazione dei sensi che sconvolge l’Io e lo situa in una dimensione abissale, ma anche meravigliosa e arcana, in cui ogni individualità viene soppressa.

    Ecco, Awaken the Guardian è proprio questo: l’Heavy Metal trasfigurato e rinnovato nella forma – informe e in sé continuamente cangiante – barocca, nell’accezione che ne dà Wölfflin. Massima summa e poderosa sintesi dello stile e genere dell’Heavy Metal e allo stesso tempo e in sé stesso, proprio in quanto sovrabbondanza eccedente e mutevole, suo superamento, suo trascendimento verso altro da sé. La forma barocca ha già fatto parte della storia dell’hard&heavy (per fare due nomi su tutti, i Rainbow e i Rush; questi ultimi una ripresa, continuazione-riformulazione differente del barocchismo degli Yes) e negli anni’80 – in piena epoca NWOBHM - gli stessi Iron Maiden o i Mercyful Fate l’hanno intuita, abbozzata, praticata anche. Ma è solo con i Fates Warning che giunge a pieno compimento, prima con The Spectre Within, poi in maniera totale ed assoluta con Awaken The Guardian. Quest’ultimo è l’heavy metal che eccede sé stesso in una sorta di “messa in abisso” - e conseguente deflagrazione - delle sue “forme”.

    Pochi sono i dischi che hanno davvero cambiato il modo di concepire e pensare l’heavy metal, segnando una cesura tra ciò che c’è stato prima e ciò che verrà dopo: Awaken the Guardian è uno di questi. È a partire da quest’album che si può iniziare a parlare concretamente di quello che viene identificato e classificato come Progressive Metal.


    Ora, arriviamo al live: Awaken the Guardian dal vivo è la celebrazione di quell’evento singolare che è stato il disco, nonché il primo periodo dei Fates Warning, tramite un altro evento altrettanto singolare che è quello di riproporre l’intero album - più alcune altre canzoni significative dai due dischi precedenti– in soli due concerti simbolici con la formazione che lo ha prodotto (tutti non più musicisti professionisti da tempo, a parte Matheos) all’epoca. Un vero e proprio rito di palingenesi collettiva nella ripresentazione (e ri-attualizzazione) della Storia.

    Certo, l’operazione non è nuova, quello che la rende particolare è non solo la riuscita in termini performativi, ma l’unicità (finora) di questa commemorazione e la seria modalità artistica con cui è stata affrontata. Il live non sostituisce certo l’opera originale, ma vi si aggiunge come una vera e propria nuova rilettura che è in grado di intensificare – nonché restituire su un piano differente- determinate sensazioni, di indagare ancora più a fondo l’atmosfera arcana e magica (vedi gli inserti introduttivi di tastiera e voce), il tono nostalgico ed epico (che sta a significare più che altro una vera e propria “lotta” - nel senso di asserzione positiva - per la vita, nonostante tutto).

    Un appunto sulle esibizioni, che non sono del tutto simili come scrive Buti: quella del Keep it true è più energica e spontanea, essendo stato il primo concerto, mentre quella del Prog-Power è più controllata e misurata; non a caso la prima è stata scelta come disco ufficiale (anche se c’è pure la versione video), mentre la seconda come video principale. Anche la produzione ed i suoni sono differenti: al Keep It True le chitarre sono più corpose, invece nel Prog power decisamente più loffie (e il suono della batteria più aperto e con riverbero).
     
  3. mike_deflep&ledzep

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    Jun 23, 2017

    Annihilator
    Alice In Hell
    1989

    [​IMG]


    Spronato dal sondaggio anni ’80, mi sono andato a riascoltare questo discone.

    Lo conoscerete tutti, pero’ ci tenevo a dire che a mio avviso e’ uno dei migliori dischi metal in assoluto per quanto riguarda il riffing. Jeff Waters sforna un riff schiacciasassi dopo l’altro, il che rende questo grandioso album un vero e proprio riff fest continuo. Chitarre taglienti come in pochi altri dischi, un vero e proprio assalto frontale all’ascoltatore.

    Per dire: prendete i primi 40 secondi di Ligeia (tra l’altro secondo me la migliore del disco insieme al manifesto Alison Hell): quelli secondo me sono la definizione perfetta del thrash metal tecnico che piace a me. Aggressivita’ a palate, pulizia nel suono e nei passaggi, una vera e propria cascata di riff travolgenti. Uno che tira fuori un riff da capogiro come quello che parte a 0:20, e lo lascia li’ cosi’, senza piu’ riproporlo durante la canzone, vuol dire che ha riff che gli escono dalle mutande (stesso discorso per quello a 0:49 di Alison Hell).

    Il disco e’ anche bello vario: alterna canzoni piu’ complesse e cervellotiche come Wicked Mystic, Word Salad e appunto Ligeia a mazzate come WTYD e Human Insecticide (chiudere un disco di thrash tecnico ed elaborato con una canzone cosi’ diretta mi sembra sia piuttosto inusuale!).

    Bellissime anche le altre, pure Burns Like a Buzzsaw Blade che pur essendo la meno riuscita del disco (a mio avviso), si regge su un riff nelle strofe che fa roteare la testa parecchio… E poi e’ figa perche’ e’ una delle poche canzoni thrash che conosco che parla esplicitamente di sesso!

    Che bomba. Uno di quei dischi che non invecchia mai.
     
  4. Zerotolerance70

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    Jun 23, 2017

    :applause: :applause: :applause:
     
  5. Vittorio

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    Fatela l'invasione, fatela...
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    Jun 23, 2017

    Capolavoro, ma credo di preferirgli Neverland.
     
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  6. mike_deflep&ledzep

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    Aug 5, 2017

    Derek and the Dominos - Layla and other assorted love songs (1970)

    Eric Clapton, terminata l'esperienza con i Blind Faith, unisce le forze con gli americani Jim Gordon (batteria), Carl Radle (basso) e Bobby Whitlock (tastierr e voce) per comporre nuovo materiale. Ma la scintilla scocca quando al gruppo si aggiunge sua Maestà Duane Allman.

    La collaborazione tra due mostri come Clapton e Allman dà ottimi frutti, e il risultato è questo maestoso doppio disco. Quattro facciate, ognuna chiusa da una cover blues (tranne l'ultima). Questo è uno di quelli che io considero un "disco manifesto": un'enciclopedia di un certo modo di suonare, in questo caso di un certo modo di intendere il blues rock. Forse non tutte le tracce sono perfette. Ma il risultato è comunque spettacolare. Chiaramente in primo piano le chitarre, gli assoli epici in questo disco non si contano, e mi limito a citarne due: quello su Bell Bottom Blues, di una dolcezza disarmante, e soprattutto quello su Why Does Love Got to Be So Sad, come cavolo ha fatto Allman a saltarsene fuori con una roba del genere lo sa solo lui.

    Tantissima buona musica, tra le mie preferite le due sopracitate, la strabordante Keep on Growing, la cover di Have You Ever Loved a Woman e vabbè la title track cosa la menziono a fare.

    Unico appunto: forse avrei dato più spazio a Whitlock alla voce. Una voce profonda molto blues.

    Un anno dopo Allman morirà in un incidente. Clapton sparirà dalla circolazione per un po'. A Radle scoppia il fegato e muore nel 1980, Gordon impazzisce e uccide sua madre nel 1983.
     
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  7. Dwight Fry

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    Aug 17, 2017

    Leatherwolf, “World asylum” (2006, US power metal)

    La recensione più ingenerosa dell'intero database di TM, forse, concerne proprio questo album: considerando anche alcuni giudizi denigratori in fase di commento, vien da chiedersi se chi ha criticato “World asylum” conosca la differenza tra le varie correnti del metal. A parte i pesanti influssi “alternative” in due o tre pezzi, io ho ascoltato solo puro US power, con dosi massicce di assoli e riff, cambi di ritmo e voce alta come richiede solitamente il genere. Altro che nu metal. Certo, la produzione è molto moderna e il tentativo di aggiornare la proposta si sente, la cosa che proprio non capisco è il giudizio espresso: quest'album sarebbe da 15 su 100? Suvvia, un voto del genere lo appioppi alla band di ventenni privi di tecnica, capacità di scrittura e fondi per produrre decentemente il proprio album. Qui invece parliamo di una band gloriosa e professionale, validissima sotto il profilo tecnico e al passo coi tempi sugli altri fronti. Non mi spingo (come il buon @Zerotolerance70) a considerare questo lavoro tra i più interessanti del decennio, qua e là zoppica e l'indecisione sulla strada da seguire trapela (“Institutions”, per esempio, è un pezzo mediocre e fin troppo moderno ma quando accelera sul finale non ce n'è per nessuno: peccato, un assolo del genere meritava un'ossatura di livello superiore) e in generale cala nella seconda parte, però è un album almeno da sufficienza piena, vuoi pure per la buona prestazione del sempre troppo criticato Wade Black (anche se a me il suo timbro non fa impazzire, tranne quando lo incattivisce e sembra di ascoltare il fratellino di Mike Howe). Poi vorrei sapere quanti gruppi alternativi saprebbero comporre e suonare ottimi pezzi di power americano quali “I am the law”, “Behind the gun” o “Live or die”. Trovateli, poi ne riparliamo.

    Saracen, “Redemption” (2014, heavy melodico)


    Grande album di una band dalla classe sopraffina. Il fatto che un lavoro così sia passato del tutto inosservato è – da un lato – un segno dei tempi, dall'altro la testimonianza che la qualità non basta e non paga. Qui ce n'è a pacchi e mi sento di consigliare “Redemption” a tutti coloro che amano gli ultimi Ten, i Magnum più duri e magniloquenti e gli Uriah Heep (per me i Saracen sono sempre stati la loro versione in salsa [quasi] metal). Parliamo quindi di hard&heavy vecchia scuola, suonato da dio, con un cantante di rara espressività al microfono (il grande Steve Bettney): i pezzi sono molto vari, l'approccio prog aiuta a diversificare la proposta e quindi si passa dall'epica “Rocamadour” al pesante tempo medio di “Reacher”, dall'intensa ballata “Give me a sign” alll'AOR di “Geraldine”, fino ad arrivare al magnifico blues di “Catch the wave” e al pezzo più metal del lotto: “Swords of Damascus”, il cui titolo dice già tutto. Unico pezzo deboluccio mi è parsa la ballad “You and me”, inflazionata fin dal titolo. Per il resto, un signor album, una delle cose più belle da me ascoltate negli ultimi tempi – e di musica ne ascolto davvero tanta. Segnatevelo.
    Qui la bella recensione di TM:
    Recensione: Redemption - Saracen
     
  8. Zerotolerance70

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    Aug 17, 2017

    Incuriosito dal tag, quella recensione l'ho letta ora. Roba da vomitare anche i pasticcini della Prima Comunione. Il delirio di uno che il disco secondo me non lo ha neanche ascoltato.
    Il voto, poi... Bastava che scrivesse "sono prevenuto", avrebbe fatto una figura migliore. Così invece resta una recensione di merda fatta da un recensore ridicolo.
     
  9. Dwight Fry

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    Aug 18, 2017

    Su un altro portale riscrivono daccapo le recensioni, nel momento in cui le considerano obsolete (o nel momento in cui qualcuno fa notare i limiti oggettivi di una recensione). Considerando che c'è tantissima gente alla ricerca di album datati, mi pare un ottimo approccio. Certo, oggi con lo streaming ci metti poco a farti un'idea ma credo che per il buon nome di un portale sia sempre cosa buona tornare criticamente sui propri passi, anche perché la tecnologia permette di fare cose che un tempo, in ambito cartaceo, era impossibile realizzare (a tal proposito ricordo ancora un Gianluca Grazioli incazzatissimo per la recensione di un album dei Gamma Ray - forse "Land of the free" - che il suo stesso giornale pubblicò, e che lui non condivideva affatto).
     
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  10. dreamwarrior

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    Aug 18, 2017

    Non andrebbe bene, sarebbe un po' come per quelle bands che riregistrano un disco storico perchè all'epoca non suonava bene, dimenticando che quel disco è figlio di quel tempo.
    Anche una recensione è figlia del tempo in cui è stata pubblicata e la storia della musica è piena di esempi di dischi stroncati che poi sarebbero stati acclamati all'unanimità.
    Semmai alla recensione originale se ne può associare un'altra fatta con il senno del poi.
     
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  11. Zerotolerance70

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    Aug 18, 2017

    Ok, ma a volte la recensione è figlia non tanto del tempo in cui è stata scritta, ma dell'effetto delle sostanze o dell'alcool assunti dal cosiddetto recensore.
    Cioè, sono tanto palesemente sbagliate sia nel giudizio che nell'approccio dal risultare completamente inadeguate a descrivere in modo obbiettivo l'album in questione.
    Questo è uno di quei casi. Se l'hai letta e hai visto il punteggio (15/100 non sta nè in cielo nè in terra, manco si trattasse di una band di ragazzini in difficoltà a tenere le chitarre in mano e col cantante stonato come una campana rotta) è evidente che chi l'ha scritta era, per ragioni sue, prevenuto nei confronti del disco o della band.
    Tra l'altro mi domando come hanno fatto a pubblicargliela, una recensione così. Si trattasse di Metal Archives, dove chiunque posta quello che vuole senza filtri nè controlli, capirei; ma qui ogni recensione passa per la redazione del sito, che può fare anche le opportune modifiche se per vari motivi non la ritiene adeguata.
     
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  12. GuySperanza

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    Aug 18, 2017

    È che oggi le recensioni sono completamente inutili, quello che la redige fa bene ad esporre il suo pensiero
     
  13. Aslan

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    Aug 18, 2017

    Il problema di wade black non è mai stato la voce, ma l'incapacitá di scrivere linee vocali decenti a mio parere. Ora non so come stiano le cose coi leatherwolf, ma wade andrebbe completamente escluso da qualunque fase del songwriting, e chiamato a interpretare linee vocali già predisposte. Se è già cosí, è un pessimo interprete

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  14. Zerotolerance70

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    Aug 18, 2017

    Nel disco in questione Wade Black fa un'ottima figura.

    Questo disco fu registrato nuovamente - e intitolato "New world asylum" - quando Olivieri tornò nella band: a parte che le differenze nel cantato sono impercettibili, più che altro per questione di timbrica, e questo testimonia quanto buono fosse stato il lavoro originario di Black; ma testimonia anche quanto la band credesse in quel disco e in quel songwriting. E stiamo parlando dei Leatherwolf, non degli ultimi pivelli arrivati per caso.

    Comunque.
    Brani come questo, secondo il recensore - che tra l'altro mostra tutta la sua competenza definendolo 'modern rock' ( :facepalm: ) - e parecchi dei geni che hanno commentato in calce alla recensione, sarebbero "inascoltabili":



    A seguire, lo stesso pezzo cantato da Olivieri:

     
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  15. Aslan

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    Aug 18, 2017

    In effetti questo pezzo è ottimo

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