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Solitudine..

Discussione in 'Chiacchiere' iniziata da Sytry, 9 Febbraio 2007.

  1. F.B.8.

    F.B.8.
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    12 Febbraio 2007

    Forse non avete compreso appieno quello che sto cercando di dire... del resto capisco, sono negato x spiegare le cose e x parlare italiano :) - io dicevo che, avendo il pieno controllo emotivo potremmo come dici tu eliminare l'infelicità irreale, ma a che prezzo? secondo me nel momento in cui controlleremo le nostre emozioni x eliminare l'infelicità "irreale" potremmo se non perdere far perdere di valore alla felicità vera... certe cose non si possono e non si devono controllare, in una parola: si devono VIVERE (ecco il riferimento alle emozioni). Poi sarà che dico così perchè sono un incapace a controllarsi come dici te...
     
  2. HELM

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    12 Febbraio 2007


    come sopra, avere mezzi materiali e libertà di giudizio mentale non significa avere controllo sulle proprie emozioni, amplificando le positive e diminuendo le negative. non conosco la persona di cui parli, ma fidati, penso che tutti ne conoscano almeno una con questo tipo di carattere! questa però per me non è solitudine; solitudo: deserto. non ci troviamo mica in luoghi sperduti a kilometri dalla civiltà! questo tipo di solitudine (come altre) esprime solo il desiderio di essere qualcos'altro: desiderio = desis-syrios, ovvero "essere lontani dalle stelle". il sentimento doloroso del non essere completi, del sentirsi fallaci e deboli, e alzando lo sguardo si prova nostalgia e frustazione. e questo tipo di sentimento per fortuna l'ho provato poche volte in vita mia.
     
    #122
    Ultima modifica: 12 Febbraio 2007
  3. HELM

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    12 Febbraio 2007

    non mi permetterei mai di giudicarti senza almeno conoscerti!;) quindi, non so quanto sono capace io di controllarmi, figurati se so dire qualcosa di te:)
    comunque, tornando it, tale tipo di controllo è esattamente ciò a cui mira il buhddista: consapevolezza piena di tutto il dolore del mondo, liberazione della sofferenza con la meditazione (e quindi, godimento del mondo terreno in attesa della liberazione). e io credo che buhdda fosse la persona più felice del mondo.
    abbiamo due modi diversi di vedere la felicità. per te (almeno così mi sembra di capire) è qualcosa da assaporare una volta concquistata e strappata alla sofferenza che ci tocca nel vivere su questa terra imperfetta, goderne gloriosamente e sontuosamente finchè dura; e ciò non è ne' biasimabile, ma più che giusto. dipende dalle persone.
    per me viceversa l'infelicità è quella cosa che troviamo tra un periodo felice ed un altro. o almeno, è a questo che cerco di tendere nella mia vita. io cerco di rendere la solitudine (parte dell'infelicità) non un ostacolo ma un mezzo di felicità. c'è un detto: chi è solo è sempre in cattiva compagnia
    un giorno sarò fiero di dire io sono solo ed in buona compagnia. o almeno sarò un maestro jedi di solitario.

    :)
     
  4. ValeriaR30

    ValeriaR30
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    12 Febbraio 2007

    Scusatemi entrambi... sì, è piuttosto palese che vi avevo male interpretato ;)
    Mi riferivo alle costrizioni materiali, semplicemente perchè da quelle scaturisce di solito il nostro malessere, e di conseguenza, il sentirsi soli... un esempio? Io non sono il capo nell'ufficio in cui lavoro, quindi sono sottoposta a molteplici obblighi, primo tra tutti quello di sopportare i colleghi che passano le giornate a scornarsi, e a farsi cattiverie di ogni tipo, morali e materiali, in faccia e dietro le spalle.
    Ecco, questo mi fa stare malissimo, perché vorrei tanto lavorare in mezzo a un po' di pace; se non fossi costretta a sopportare tutto ciò starei bene, invece così mi sento sola. Anche perchè questi qua sembra che non solo non soffrano per niente a fare così, ma anzi, nessuno si pone mai il problema di porre un freno, e di lanciare un ramoscello di ulivo: al contrario, la giornata trascorre in mezzo ai "ah è così, mi hai fatto questo? Beh io ti faccio di peggio"... è un meccanismo nel quale sono incapace di entrare. O meglio, sebbene io abbia fatto di tutto per restarne fuori, alla fine mi hanno messa in mezzo... nonostante ciò mi tengo in disparte e non partecipo mai alle loro liti; non ce la faccio proprio a ragionare come loro. E così mi sento sola, torno a dire.
    Se avessi il controllo della situazione sarebbe diverso: farei in modo che tutto ciò non accadesse, lo estirperei alla radice, quindi poi non avrei motivo di soffrire perché eliminerei la causa stessa della sofferenza.
    Sofferenza e solitudine che sono appunto le conseguenze delle situazioni di costrizione, che noi non possiamo cambiare... per questo vi avevo fraintesi, Helm e F.B.8.
    Controllare la propria emotività, dite? Beh ma se è controllabile, che emotività è? :P
    Allora sì che saremmo delle macchine, se sapessimo tenere a bada le nostre reazioni... invece a mio avviso è proprio per questo che bisogna agire sulle cause, non sugli effetti... non si può guarire la solitudine, circondandosi di persone, se la mancanza di persone intorno non è il motivo per cui ci si sente soli... è su ciò che causa il senso di solitudine, che bisogna lavorare :)
     
  5. HELM

    HELM
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    12 Febbraio 2007


    1)ma l'emotività è controllabile. così come la paura si può vincere. la tristezza. anche il sentimento di solitudine. senza perciò diventare robot. come nell'esempio che facevo prima del buhdda.
    2)credo di non aver capito:sgrat:: ti senti esclusa dai litigi nevrotici di quei pazzi dei tuoi colleghi? :grin: hai già vinto: non sei pazza e non litighi. vivi meglio. easy living!
     
  6. F.B.8.

    F.B.8.
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    12 Febbraio 2007

    Hai colto in pieno quello che volevo dire :love:
    @ HELM: evidentemente come dici tu la pensiamo in modo diverso ;)
     
  7. House

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    12 Febbraio 2007

    :cry:
     
  8. ValeriaR30

    ValeriaR30
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    12 Febbraio 2007

    Guarda... ovviamente non generalizzo, parlo solo di me stessa.
    Ho 32 anni e mezzo, durante i quali ho lavorato duramente sul mio carattere e sui miei comportamenti con gli altri. Ovviamente ho ancora moltissimo da fare, ma sono giunta a delle conclusioni inequivocabili: ok posso vincere la tristezza e la solitudine, anche perché mi conosco troppo bene e so benissimo in quali situazioni mi sento triste e sola, quindi sono perfettamente in grado di prevenirle o curarle. Allo stesso modo, ho completamente svuotato la mia vita da qualsiasi forma di noia, anzi; credo che questo sia un male del quale non ho mai sofferto (uno dei pochi!!!), dato che ho alcuni interessi (non molti, ma interessi veri) ai quali non ho mai abbastanza tempo da dedicare, quindi la noia è qualcosa che non mi appartiene proprio. Il discorso inizia a complicarsi con la paura... ok alcune paure le ho vinte, tipo quella di restare sola, di restare senza lavoro, o senza casa, o di ammalarmi, o di morire; queste le so affrontare, se non proprio sconfiggere, però ci sono tante altre paure che probabilmente non mi lasceranno mai (un solo esempio: la paura di ragni e insetti vari... e non sto scherzando. Vabbeh più seriamente... ad es. la paura che succeda qualcosa di brutto ad una persona cara).
    Secondo me, la paura è tra i sentimenti meno addomesticabili... il lavoro da fare su se stessi è notevole, e può risultare improduttivo, sicuramente più che su altre cose.
    Arriviamo all'emotività: ecco qui io mi arrendo del tutto. Quoto interamente Thrash con riguardo agli esami, io nella mia vita ne ho fatti una marea, sempre tutti puntualmente con la febbre, e con giorni e giorni di digiuno e insonnia alle spalle... così anche per tutte le altre situazioni nevralgiche della vita.
    Poi, per fortuna, al momento giusto ho sempre tirato fuori due maròni impressionanti, e ho sempre affrontato tutto a testa alta uscendone spesso anche vincitrice, ma Dio sa in che cavolo di condizioni ci arrivo, e quanto ci metto a smaltire lo stress affrontato...
    ... no, guarda, Helm... l'emotività è l'unica cosa alla quale mi sono ineluttabilmente arresa. Non c'è niente da fare: è più forte di me... più ancora dell'aracnofobia :roll: :)
    Sì, eh? Anch'io me lo ripeto ogni giorno, per cercare di sopravvivere. Ma se tu che sei sano vai in un manicomio, dove tutti sono matti ma si capiscono tra loro, e al contrario non capiscono te e tu non li capisci, credimi: vivi talmente male, che quasi preferiresti essere matto anche tu...
    ...anche se ammetto che perderei ogni stima di me stessa :roll:
     
    #128
    Ultima modifica: 12 Febbraio 2007
  9. dreamtheater84

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    12 Febbraio 2007

    almeno tu puoi farlo...:ueeee:
     
  10. Sytry

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    12 Febbraio 2007

    son contento ke il mio topic stia avendo un certo successo.Il tema interessa vedo..
     
  11. blackdeath13

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    Addicted To Chaos

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    13 Febbraio 2007

    lo so, hai ragione...:(

    forse dovrei smettere di lasciare pezzi di me in giro e guardare avanti, "normalizzarmi", sono ferma da troppo tempo...da quando non c'è più lui mi ostino a sentirmi incompresa, è ora rialzarsi, mi rode solo non avergli chiesto come avrei dovuo vivere, perchè avrebbe avuto la risposta...oppure lo sto solo mitizzando perchè non c'è più, chi lo sa...:roll: ormai è fatta, lo devo scoprire da sola. Magari lo chiederò a te :)

    uff, vorrei davvero avere 23 anni per sempre...non mi sento pronta a niente:D
     
  12. blackalba

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    Amorino Pannocchiuto

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    13 Febbraio 2007

    Forse suonerà strano,ma io ho sempre cercato la solitune fin da piccolo,qualsiasi fosse la situazione io cercavo di starmene in disparte,potevo stare seduto per ore a guardare la pioggia e l'arrivo di qualcuno mi ha sempre reso il mondo meno magico.....Crescendo non sono cambiato,ho sempre difeso la mia solitudine,non ho avuto compagnie di amici,non ho frequentato feste,non ho quasi mai parlato con quelli con cui giocavo a basket,non ho partecipato a feste,cene,pizzate,a scuola sono sempre stato al massimo con la mia compagna di banco(ed ero unico ragazzo con 25 ragazze).....Tutto questo potrà sembrare molto poser e gotico depressivo,invece è il mio puro modo di essere,sarei falso se fossi il cotrario.....Per questo mi riesce difficile esprimere un concetto sulla solitudine,perchè io faccio fatica,molta fatica,a concepire un gruppo di persone.
     
  13. HELM

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    13 Febbraio 2007

    il fatto che parli di emotività non è già indice di esser ad un buon passo da ritenerla come passibile di un tuo controllo? per me puoi essere ad un buon punto.

    in un manicomio c'è chi ci vive senza esser toccato dai problemi dei malati: il personale ospedaliero che si fa i cavoli propri e vive tranquillo! sii quel tipo di persona. tu non sei il tuo lavoro, per quanto coinvolgente possa essere. non sei il tuo ufficio. sei una persona.

    :)
     
  14. Judas Iscariot

    Judas Iscariot
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    13 Febbraio 2007

    Io sono un uomo misantropo ed individualista per natura. La vita ideale (in senso vero e proprio) per me sarebbe vivere in una grotta in cima ad una montagna, con come unica compagnia il sole e il vento, ma per forza di cose non posso. Ho solo un'occasione di vivere come veramente vorrei, ovvero nei periodi estivi in cui posso andare nella mia casa di montagna.
    Ho 2-3 amici ai quali darei la vita ma tutti gli altri non m'interessano.
     
  15. Judas Iscariot

    Judas Iscariot
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    13 Febbraio 2007

    Io credo che la felicità e la tristezza non vadano controllate, bensì vadano vissute in maniera NATURALE. In altre parole, bisogna lasciare che vengano da sé. Se ci si impone uno stato di felicità quando non lo si è, si mente a sé stessi.
     
    #135
    Ultima modifica: 13 Febbraio 2007

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