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Riforma scolastica 2008

Discussion in 'Attualità e Cultura' started by Daniele "dani66" D'Adamo, Nov 3, 2008.

  1. HeadlessChild

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    Mar 11, 2009

    In primo luogo vorrei sapere se la Bocconi è un'università anglosassone, in secondo luogo vorrei sapere se è o non è chiaro che mi riferisco al modello di università italiana funzionante, in terzo luogo, parlo di criteri di valutazione della didattica perché faccio un discorso a tutto tondo partendo dall'assunto che se secondo qualcuno ci sono 200 università americane migliori della Normale allora c'è qualcosa di stupido che aleggia nell'aria.. e
    - se si iniziasse a distribuire fondi così mi porrei delle domande...
    - se le valutazioni di chi assume si basassero su classifiche del genere, sarebbe buffo
    Evidentemente c'è qualcosadi GRAVE nei criteri generalmente di moda per la distribuzione "meritocratica" di fondi.

    Riguardo al tuo terzo luogo e alle conclusioni, evidentemente non hai capito che muovo da una vecchia discussione per fare considerazioni ad ampio respiro, connesse al dibattito (o meglio, non-dibattito) attuale.
    E tutto sommato... non sono io quello che parlava di attribuzione fondi in base alla ricerca affermando che siccome la didattica non si può valutare è accettabile tagliarla fuori, supponendo poi tutt'altro che dimostrati effetti benefici su questa della ricerca.
     
  2. Raskolnikov

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    Mar 11, 2009

    Ma con una persona che non fa distinzione tra rankings internazionali stilati da entità assolutamente private e valutazione svolta all'interno di ciascuna nazione io come faccio a parlare?
     
  3. Metal Revenge

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    Mar 12, 2009

    Si tagliano milioni di euro all'università con un decreto (che poi è divenuto legge)
    Qualche riga più sotto si legge che semmai l'università dovesse fallire (ipotesi molto remota con tutti quei milioni di euro di meno), si potrà privatizzarla (e farla finire in mano ai soliti poteri forti)

    Ditemi voi se non è una norma in malafede fatta solo per appropriarsi dei centri dell'istruzione e farli diventare immensi centri di ammaestramento per i futuri uomini-robot-schiavi lavoratori nelle aziende

    Strano...Berlusconi che fa una norma per appropriarsi di qualcosa :sgrat:

    Ma no..la vera ragione sarà sicuramente che "tre maestre sono troppe" e l'Italia non poteva andare avanti così
     
  4. HeadlessChild

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    Mar 12, 2009

    - ma ti ha morso un insetto?
    - i ranking internazionali bene o male ruotano sempre intorno agli stessi elementi, poiché la stessa idea di misurazione oggettiva dell'istruzione che è limitante. Guardacaso, sono elementi a cui guardo con sospetto ed ho scritto più che tanto in proposito. Guardacaso, si tratta degli elementi che sono stati proposti per l'Italia.
    - in definitiva, un discorso in tavola c'è. Se del discorso te ne fotte una mazza non scrivere. Le frasette acide non sono necessarie.
     
  5. Metal_Mark88

    Metal_Mark88
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    Mar 12, 2009

    Ma se io sentivo affermazioni tipo: < questi sinistroidi non lo sanno nemmeno loro perchè fanno le rivolte > oppure < questi comunisti che creano agitazione, creano casino >
    mi permetto di dire che se il quoziente di astuzia degli italiani (in generale) è così basso da scadere in queste affermazioni, non mi meraviglio, se noto che non è in grado di capire che tra 10 anni o meno rischiano di rimanere senza una normale istruzione che sia almeno decente.
    Semplicemente non ho fatto una rivolta, non ho fatto niente, perchè ritengo che di tutto questo sia responsabile il popolo stesso, che ha deciso di essere rovina di sè stessi.
    Quindi, che devo fare? Se le cose non cambiano, addio Italia. Me ne vado.
     
  6. Raskolnikov

    Raskolnikov
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    Mar 14, 2009

    Non mi pare che tu sia in una posizione tale da potermi suggerire se e cosa scrivere e come scriverlo.

    Visto che il dono della sintesi non è apprezzato, dilunghiamoci.

    I rankings internazionali delle università sono strumenti molto poco potenti?

    Sì, e questo è assolutamente ovvio.
    Non solo perchè si parla di didattica e ricerca, non della produzione di lampadine, ma anche perchè i confronti internazionali sono difficilissimi.
    E' per questo che l'indicatore fondamentale della qualità della didattica nella classifica di THE è il rapporto students/faculty: perchè è probabilmente l'unico elemento che può essere confrontato a livello internazionale senza incorrere in complicazioni insormontabili.

    Data la base, vorrei proprio sapere chi è che considera questi rankings alla stregua di un Vangelo. Evidentemente, nessuna persona che abbia un minimo di buon senso.
    Dall'altra parte, se c'è chi li legge, evidentemente pur nella loro imperfezione sono quanto di meno peggio c'è in giro a proposito di confronti internazionali.

    Vero che alcuni dei criteri usati per queste classifiche sono stati proposti anche per la valutazione a livello nazionale. Anche qui bisognerebbe fare dei distinguo, comunque, perchè vorrei sapere chi è che ha proposto di basare il 20% della valutazione ai fini della ripartizione dei finanziamenti statali sul rapporto students/faculty. Ma sorvoliamo.

    La tua posizione è che questi criteri hanno generato un ordinamento "assurdo", generatore di "senza dubbio stronzate" (vorrei avercela io questa sicurezza quando parlo di temi come questi, chapeau) e che lo stesso risulterebbe se li si applicassero a livello nazionale.

    Come faccia tu a parlare con tanta sicurezza di assurdità e stronzate non mi è chiaro, ma assumiamo che sia vero che l'ordinamento a livello internazionale sia "assurdo".

    Che tale assurdità si riprodurrebbe a livello nazionale è un'assunzione, non una conseguenza logica.
    Per esempio, il 10% che THE dedica all' "internazionalizzazione" dell'università valutata potrebbero favorire in modo eccessivo le università inglesi e statunitensi per motivi che hanno poco a che fare con la loro "qualità". Questa distorsione non si riprodurrebbe se a essere valutate fossero solo università italiane.
    Esprimi perplessità sulla correlazione didattica-ricerca parlando della struttura dei corsi nelle università anglosassoni, ma se si parlasse di università italiana ci sarebbe questo problema?
    Inoltre, a livello nazionale i confronti sono meno difficili e quindi ci si potrebbe basare su indicatore meno rozzi di students/faculty e simili.


    Detto questo, criticare questo tipo di valutazioni è facile come rubare le caramelle a un bambino perchè avranno sempre miliardi di problemi.
    Meno facile è individuare alternative e confrontare i risultati, cioè capire se "queste" sono il meno peggio, posto che "queste" possono essere fatte in tanti modi diversi.
    Se possiamo buttarle nel gabinetto, facciamolo di corsa! Però io voglio sapere cosa ci rimane in mano.
    Il sistema italiano attuale?
    Un sistema nel quale le università dipendono di più sui pagamenti degli studenti e quindi cercano di "attirarli"?
    Un sistema basato su valutazioni fatte in altro modo? E questo "altro modo" qual'è?
     
  7. HeadlessChild

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    Mar 14, 2009



    Qui è il punto, al di la delle divagazioni. Stiamo andando, probabilmente entro un paio d'anni, verso un sistema di ripartizione fondi basato su parametri. Non esiste un dibattito pubblico e quello esistente altro non è stato che i citare modelli stranieri, specialmente le pubblicazioni.

    Non se si riciclano gli stessi modelli...

    Ma guardacasopotrebbe favorire le università del nord anche solo per questioni geografiche

    Ovvio. Non hai colto: la mia tesi è che la correlazione didattica-ricerca non è assolutamente dimostrata, al di la dei nessi che si possono ipotizzare.

    Certo che se non vengono discussi e quando si discute la proposta è "basarsi sulle pubblicazioni internazionali", i miei dubbi permangono.


    Che discorso è? La nostra università, che ha un grande metodo ed una grande storia, dagli anni 70 è progressivamente degenerata. Soluzione?
    La buttiamo via e creiamo una sorta di università inglese, ma senza i soldi di quella inglese e destinata comunque (come buonsenso suggerisce) ai soliti abusi ed alle solite efficienze all'italiana.
    Sarebbe un gran risultato?
    Certo lo sarebbe se l'università anglosassone fosse sinonimo di perfezione ed i percorsi diversi fossero su binari sbagliati. Se così non fosse - ed io ne sono profondamente convinto - allora forse sarebbe opportuno evitare di "fare gli americani" a tutti i costi (come con il mitico 3 + 2... che io tutt'ora sostengo, ma la versione all'italiana è ridicola) allora forse la questione merita un certo approfondimento.

    Ho forse da qualche parte detto che l'università italiana non va toccata e va lasciata così com'è?
    Pretenderei però, che questo sistema venisse toccato con buonsenso, in seguito ad una riflessione estremamente approfondita, con rispetto per la delicatezza e l'importanza del tema, capace di riconoscere eventualmente l'inconsistenza di determinati parametri ed i rischi che implicano, capace se possibile di pensarne di nuovi. Quello che aleggia nell'aria non mi piace...





    Te lo ri-scrivo: se del discorso te ne fotte una mazza non scrivere. Le frasette acide non sono necessarie.

    Poi fai quello che vuoi...
    Non conta nulla la mia posizione: se non ti sembra un'affermazione di buonsenso mi dispiace per te.
     
    #112
    Last edited: Mar 14, 2009
  8. Raskolnikov

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    Mar 15, 2009

    Ma io vorrei sapere chi è che vuole fare questa benedetta copia del modello inglese. Le posizioni cretine, mi consenta, sono cretine da qualunque lato vengano e in qualsiasi direzione vadano. E' cretino pensare che l'università italiana vada bene com'è ora così come è cretino pensare che tenendo d'occhio due parametri due e "copiando" gli inglesi si possa ottenere qualcosa.
    Se pensi di stare parlando con uno (dei) cretino(i) allora tanto vale non sprecare energie, no?

    La "frasetta acida"
    non l'ho scritta perchè "punto da un insetto" ma perchè mi sembrava il modo più sbrigativo per esprimere come i due punti fondamentali del tuo discorso mi sembrino tanto ovvi che non capisco chi è che non li condivide.

    Se vuoi fare appelli all'approfondimento e al buon senso, per carità, ben venga, ma facci capire chi è che non approfondisce e chi è che manca di buon senso.


    Guarda che io con "queste" intendevo le valutazioni (rankings) da te criticate.
    Si può dire tutto il male del mondo delle proposte di assegnazione di fondi sulla base di valutazione della ricerca e/o della didattica sulla base di numeri limitati di parametri.
    Però ci vorrebbe anche qualche proposta alternativa. Tu ce l'hai o no?
     
  9. HeadlessChild

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    Mar 16, 2009

    In sostanza mi dici che
    1 - dico cose totalmente ovvie, sono tutti concordi
    2 - che se non faccio controproposte parlo a vuoto

    beh...
    1) Non mi risulta siano tutti concordi. Ho seguito abbastanza il dibattito pubblico e politico sull'università e non è MAI stato affrontato il tema delle caratteristiche dell'università italiana. Non è mai stato messo in discussione che le università anglosassoni siano un modello (semmai si è discusso sulla loro accessibilità) e via dicendo. Il giornale di oggi mi sembra confermare le mie impressioni sugli attuali decisori.. infatti per ora sembra che l'idea di riforma del ministero è ampliare a valanga la percentuale di fondi ripartiti in base al "merito" e portare oltre il 60% la percentuale di questi basati sulla ricerca.. sulla cui misurazione tra l'altro non resta che aspettare diffidenti i criteri, ma lasciamo da parte questa questione.
    Aggiungo che esiste ed esisterà anche una valutazione della didattica... dove per valutare la didattica si intende per lo più misurare chi calcia fuori gli studenti più velocemente.
    2) No. Non sta a me fare proposte alternative. E' chi propone una riforma che deve convincere della bontà di questa.. credo di aver letto qualcosa del genere da qualche parte. E per quanto mi riguarda non son per nulla convinto della bontà di questo progetto che oltre a non tener conto delle diverse situazioni area per area, sono convinto che, anche se tutto sommato nel mucchio darà qualche risultato in fatto di ricerca, facilmente avrà effetti distorti sulla didattica.
    Sarebbe più facile per me avere un'opinione in merito se esistesse una discussione seria sulla questione, ma non mi risulta. Ne da parte dei decisori, ne dall'opposizione, ne dagli opinion leader.
    Detto questo, dal mio nulla, posso anche osare una proposta: maggiore autonomia gestionale, accompagnata all'abolizione del valore legale del titolo di laurea. L'abolizione - forse, dovrei valutare bene - porterebbe ad una rivoluzione nel concetto di "utilità" dell'università. L'iscrizione pian piano sarebbe sempre più correlata all'immagine dell'ateneo, che singolarmente dovrà curarsi di promuovere.. magari diffondendo statistiche di assunzione o altre caratteristiche significative. Diverrebbe fondamentale l'idea di "reputazione" (cosa che è esprimibile in forma discorsiva, ben più appropriata) per attrarre gente, l'idea di "pezzo di carta" non avrebbe più senso, e a quel punto si potrebbero studiare dei parametri di "successo" nell'attrarre gli studenti e non solo che inizierebbero ad aver senso. Un modo per favorire la rilevanza della DAP dei vari stakeholder potrebbe essere incoraggiare operazioni di collaborazione con le imprese (pur tenendo la forma pubblica) come quella del politecnico di Milano.
    Partendo da presupposti del genere, considerare nell'ambito delle varie politiche di perequazione a livello geografico, le ovvie differenze tra le varie aree anche per quanto riguarda le varie università. Gli effetti negativi delle differenze tra aree potrebbero essere alleggeriti innanzitutto agevolando gli studenti fuori sede (ad esempio sconti sui treni, potenziamento sistema studentati e borse di studio, anche con il supporto di privati), sia se necessario lavorando in loco... ad esempio se una regione si trovasse in una situazione preoccupante si potrebbe pensare di tagliare i rubinetti azzerare le cariche e costruire una realtà gestita direttamente "da Roma". Una sorta di commissariamento insomma.


    ...per dirne una.

    Aggiungo: avrebbe effetti dirompenti anche solo porre dei sistemi di verifica della presenza dei doventi a lezione insieme ad un controllo più severo sugli abusi.
     
    #114
    Last edited: Mar 16, 2009
  10. tender

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    Dec 10, 2009

    scusate se riesumo il topic, ma volevo dire un enorme GRAZIE alla Gelmini per tutto quello che sta facendo per noi.

    lo stato ha nei confronti della scuola PUBBLICA che frequento un debito di 250.000 euro. negli ultimi due anni praticamente la mia scuola è stata finanziata dai genitori, che pagano ben 100 euro per la tassa di iscrizione. quest'anno per il funzionamento della scuola lo stato non ha sganciato UN CENTESIMO e così ora l'istituto (che fino a questo momento è sopravvissuto sulle spalle dei genitori degli studenti) non ha nemmeno i soldi per comprare la carta per le fotocopie. i professori se la devono portare da casa (finché funzioneranno le fotocopiatrici) oppure dettare a voce i compiti in classe.

    oggi è arrivata la notizia della sospensione di tutte le attività integrative. la mia prof di matematica (responsabile di alcune di queste attività) era disperata, porella.
    corre persino voce che non ci siano i soldi per pagare i commissari per l'esame di stato.

    mi sembra una situazione vergognosa...

    ora, vorrei sapere com'è la situazione nelle altre scuole d'Italia.

    in ogni caso, domani a Lecco manifestazione di professori e studenti.
     
  11. nosferatu666

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    Giuda Ballerino!

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    Dec 10, 2009

    Robe da matti..comunque domani c'è manifestazione degli studenti medi e universitari in grossomodo ogni città italiana, ma ci saranno sempre quelli che diranno "ecco i soliti studenti che non hanno voglia di fare un cazzo" senza sapere che é proprio per avere la possibilità di studiare che la maggior parte di questi manifestano:hihi:
     

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