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Parliamo di Scienza

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da Lazlow, 22 Gennaio 2008.

  1. eddyrockbass

    eddyrockbass
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    4 Marzo 2015

    Passando ora a Miron,
    ogni volta che leggo ste cose sui ricercatori mi sale molta tristezza. So bene di cosa parli ed è una vergogna.. ma non solo in Italia. E' un peccato che dopo tutti questi anni di 'evoluzione' la nostra razza investa più in ******* che nella ricerca, nonostante la storia ci mostri chiaramente quali siano le priorità. Ad ogni modo.. è destino sia così :D e soprattutto siamo tanto tanto giovani in questo pianeta, trovo miracoloso che anche solo alcuni uomini si siano staccati da una vita di schiavitù sessuale per fare qualcos'altro.. qualcosa di bellissimo!
    Cerco sempre di bilanciare le cose..

    Questo per dire che la vedo come una situazione transitoria.. e lo è.

    per me tutto ciò è parte della vita del ricercatore e anche parte del 'divertimento'. Che è domenica me ne accorgo solo dagli orari del supermercato ahah ma il resto davvero lo si affronta così come viene.. anche a livello lavorativo, dove rischi di perdere l'unico stipendio che hai.. devi avere una fede in te stesso che in qualche modo te la caverai, così come fa il tuo direttore! Quello è l'approccio che ho imparato qui. Non c'è tempo per lamentarsi, se c'è un modo per fare quello che devi fare fallo! Le porte delle opportunità non restano sempre aperte. Certo ci sono cose che siamo disposti a fare e altre no ma quello lo senti subito. Se non senti subito un senso di ripudio per la cosa vuol dire che se fosse davvero davvero necessario lo faresti, e cosa c'è di più necessario che andare avanti?

    Tutto questo comunque sono in grado di dirlo perchè vivo qui, ricordo benissimo che quando vivevo in Italia mi piaceva tantissimo lamentarmi e non fare niente ahah non so dirvi con precisione se sia solo colpa dell'ambiente, della situazione, della mia età che è cambiata o altre cose.

    La figura del tuo direttore posso averla ben presente perchè da come me ne parli mi ricorda tanto il mio attuale professire di System Biology. Un uomo più incasinato degli stones negli anni '70 ahah ma sempre con un sorriso addosso! Penso gli piaccia pure incasinarsi.. eppure a volte non ha tempo di fermarsi a fare conversazioni che visibilmente lo interessano. Ma è così.. quando sei perso nel ritmo della tua vita con entusiasmo non avverti il peso dei problemi. Non so come in tutto questo lui riesca ad avere anche una famiglia ahah

    La vita al di fuori del lavoro è un bel dilemma.. io posso dire che qui in Olanda le cose succedono. Tipo io ho questa ragazza francese a cui piace venire in camera mia una volta a settimana per insegnarmi francese (sì) ma già ad esempio sta settimana non siamo riusciti a trovare neanche un paio di ore libere per entrambi, capita! E nessuno si fa troppi problemi.. ognuno è immerso nel proprio ritmo e non ci messaggiamo nemmeno :D

    Infine volevo ringraziarvi ancora, ogni tanto mi fa bene buttare fuori a parole il casino che ho qui dentro :lollone: e ovviamente arricchirsi con nuove opinioni!:)
     
  2. Miron26

    Miron26
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    4 Marzo 2015

    Premesso che mi piace molto il modo un po' pazzo in cui scrivi e probabilmente affronti le cose (mi ricordi moltissimo un mio caro amico), provo a dire due parole sulla questione lavoro, lamentele, famiglia ecc..

    Come hai detto, è quello il lavoro del ricercatore, motivo per il quale credo che sia un lavoro non adatto a tutti, proprio perché più che un semplice lavoro è una passione che permea qualunque momento della tua vita.

    Nei miei mesi da "ricercatore" (ero in tirocinio, ma dopo un paio di settimane supervisionato ho lavorato da solo ad un progetto che era parte di una tesi di dottorato) ho vissuto alti e bassi, ma non sono stato lì a lamentarmi, anzi. Passavo in laboratorio una media di 11 ore al giorno senza che nessuno mi obbligasse a farlo (nel contratto che ho firmato c'era scritto avrei dovuto farne 7), ho passato serate continuando il lavoro a casa, così come per i weekend. Qualche volta ne soffrivo, ma i momenti entusiasmanti (che alla fine non ti fanno pesare il lavoro) sono stati molti e poi sapevo anche che ero io ad aver deciso di fare quella cosa, nessuno mi aveva obbligato.
    Alla fine di questo periodo ero contento, affascinato da quel mondo nonostante tutti i limiti che ho già descritto, però passata l'estasi iniziale ho dovuto riflettere sul mio futuro e su una proposta che mi era stata fatta, e non è stato più così semplice. Avevo lavorato per sentirmi fare quella richiesta prima di andarmene, eppure non ero più convinto di niente.

    Il problema?! Tolte le questioni personali, cose che alla fine ho già detto. L'insicurezza di una vita che rischia di essere precaria, il rischio di avere una vita senza tempo per fare altro oltre al lavoro e che da più gratificazioni allo spirito che altro (delle quali non tutti riescono ad accontentarsi) e così via. Credo che queste cose si superino con una grande forza di volontà che può derivare solo da un grossa convinzione in quello che si fa. Come dimostri tu ad esempio. Io però, prima di questa esperienza, non avevo mai nemmeno pensato di fare il ricercatore, per cui penso sia facile capire come mai le incertezze hanno iniziato a prevalere prepotentemente.

    Forse sono stato sfortunato, ma attorno a me ho visto troppi volti apparentemente contenti nel loro piccolo (e a volte realmente stupendo!) mondo di ricercatori, ma in realtà incredibilmente tristi sottopelle.
    Ti chiedi come il tuo professore riesca ad avere una famiglia. Il mio direttore non ne aveva una. Aveva delle persone a casa che praticamente non vedeva mai, dei figli rispettosi, ma che al tempo stesso facevano fatica a non mostrare l'odio che provavano. Sono stato ad un cena a casa sua e l'aria che si respirava mi ha colpito molto. Una volta eravamo ancora in laboratorio a tarda sera per un problema da risolvere entro il giorno dopo, e il direttore era in crisi completa perché aveva promesso al figlio, che il giorno seguente aveva un importante esame, che sarebbe tornato per cena. Pensai per giorni a lui con gli occhi gonfi di lacrime che mi aveva detto "you know, I'm really a bad parent".

    Evitando altre scene da c'è posta per te :hihi: credo semplicemente che ci voglia uno spirito come quello che sembri avere tu, per tutti i lavori certo, ma ancora di più per la ricerca. E credo sia qualcosa che non si costruisce dal nulla, che hai o non hai, perché se hai qualche dubbio su quel tipo di vita, prima o poi questi iniziano a lacerarti dall'interno fino ad uscire fuori. O almeno questo è quello ho visto in molte persone con le quali ho lavorato.

    Chiaramente mi riferisco ad una ricerca spinta, vera, non ad esempio ad alcuni ricercatori della mia università che fanno orario da ufficio e spendono lo stipendio alla macchinetta del caffè :hihi: E chiaramente tendo ad enfatizzare alcune cose negative perché sono quelle che mi hanno colpito e che mi hanno impegnato in grosse riflessione riguardo le mie scelte future. Mi piace molto invece leggere pareri contrastanti e che dicono tutt'altro come i tuoi (tra l'altro l'amico che citavo lavora anche lui nella ricerca e pone le cose più o meno allo stesso modo ahahah), è sempre interessante avere diversi punti di vista. :)
     
  3. Miron26

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  4. eddyrockbass

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    4 Marzo 2015

    Io (attualmente) non credo farò il ricercatore ahah non ho una visuale abbastanza completa su questa figura per dirlo. Di sicuro mi piace l'idea di lavorare nella propria passione ma è solo una caratteristica.

    Come ho fatto capire prima, qui le cose succedono e ti tengono ancorato al presente ed è la cosa migliore secondo me perchè puoi anche pensare a quello che vorresti fare fra 5-10 anni ma fra 5-10 anni sarai un'altra persona e i tuoi interessi si riflettono già sulla tua vita presente. Attualmente ho degli ideali e più passa il tempo più prendono forma di qualcosa di concreto, lascio che si definisca da solo. Ogni tanto ripenso a quanti meno rischi mi prendo rispetto a 5 anni fa e mi sento vecchio ahah ma non importa, ciò che conta è il presente. Così come è stato per te, secondo me hai ragionissima quando dici che non bisogna avere dubbi su questo tipo di vita. Io prendo spunto dai Rolling Stones :D penso mezzo mondo si sia chiesto (durante gli anni '70): ma come cacchio fanno??? I due leader erano in carcere nel '68, sono perseguitati fiscalmente dal '72, Richards è andato in clinica di riabilitazione nel '73, nel '74 aveva l'espressione di un fantasma, nel '75 hanno perso il musicista più serio che avevano, nel '76 si saranno spaccati più che mai in giamaica, nel '77 Richards viene sgamato in pieno in aeroporto e arrestato nuovamente. E in tutto questo album di successo+tour. Arriva il punk e questi trovano il modo di tornare in cima alle classifiche con un singolo mezzo disco ahah poi nell'81 tirano fuori pure un singolo come Start Me Up. Scusate la lezione di storia :D ma era necessario presentare tanti episodi per far vedere come alla fine se sei fatto per quella vita un modo per andare avanti lo trovi sempre.

    Non ci sono scelte sbagliate, ci sono solo le azioni che ti sei sentito di fare in quel momento e che riflettono chi eri in quel momento. Poi ci sono le influenze di persone esterne ma anche quelle vengono attratte da chi sei in quel momento. Alla fine tutto va nell'unico modo in cui possono andare, risultato di un equilibrio dinamico.. ecco perchè unisco passato presente e futuro :D

    Mi sono quasi commosso sulla storia del direttore!!! Sarei molto interessato a leggerne altre :) Colgo sempre più di quello che riesco a comprendere in storie come quelle.
     
  5. Owl

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    5 Marzo 2015

    #2000
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  6. Il Luppoooo

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    5 Marzo 2015

    Fossi in te aspetterei il periodo in cui potrai provarlo sulla tua pelle per qualche anno, prima di dire che è bellissimo :sadic:.
    Il discorso sulla piccolezza di fronte alla natura e sull'umiltà poi è anche vero, ma poi quando si arriva ai fatti quello che conta non è aver compreso il discorso, ma è la capacità di prendersi schiaffi quotidianamente mantenendo la voglia di continuare per prenderli anche il giorno dopo.
    Anche per me al primo anno di specialistica la situazione era rosea, iniziavo a studiare le cose più "avanzate", l'indirizzo che mi ero scelto, e mi piaceva un sacco studiare, avevo dei bravi professori molto disponibili, e quando sentivo di avere imparato qualcosa ero molto realizzato e orgoglioso del culo a secchio che mi ero fatto per impararlo.
    Poi già dalla tesi, in cui si inizia a fare un pochino di lavoro vero, mi sono reso conto mio malgrado che lo stacco tra studio e ricerca è stato piuttosto traumatico. Se il mio lavoro potesse essere studiare fisica, imparare e basta sarei la persona più felice del mondo. Gli anni di studio, per quanto duri, sono stati per me una bolla di quiete assoluta, che poi si è rotta buttandomi in un ambiente molto più spietato.
    Poi per carità, ognuno è diverso e quello che vale per me non è detto che valga per te, ma la percezione che ho avuto io dello stacco tra studio e ricerca è una cosa largamente condivisa, per qualcuno è meglio per qualcuno è peggio, ma c'è.

    Guarda, scoprire qualcosa di importante è proprio l'ultima delle mie priorità e aspettative :fesso:, la frustrazione e la difficoltà di cui parlo si riferiscono ad obbiettivi enormemente più bassi.

    Qui dici cose che non mi tornano per niente. :lookaround:

    - Uno studente ad una conferenza? Se al quarto anno io andavo a una conferenza di fisica teorica non capivo manco i titoli dei talk. Anche adesso se guardo un talk che si discosta di un'unghia dal (micro) campo in cui ho lavorato al dottorato ne capisco forse il 10%.
    - Economisti, antropologi e matematici ad una stessa conferenza? Cose interdisciplinari come queste sono piuttosto rare. In realtà spiegherebbe parzialmente il punto precedente, in quanto interdisciplinare deve essere necessariamente una cosa non tecnica, ma non è certo la conferenza tipo.

    Vabè, questo chiaramente è puro spiritualismo e non ci si può confrontare granché su queste cose. Se ritieni che pensarle ti aiuti ovviamente fai pure.
    Per quanto mi riguarda non fa affatto per me, specialmente la parte "destinato a succedere" :fesso:
     
  7. Il Luppoooo

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    Piglia schiaffone su chiappa

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    5 Marzo 2015

    Veramente a me quella formula fa 775 GeV, cioè circa sei volte più grande la massa attuale :fesso:

    Che strano, una misteriosa storia soprannaturale che si è rivelata una bufala :fesso:
    Tra l'altro ci sono andato anche due estati al mare a Caronia, a casa di amici, ho pregato che prendesse fuoco qualcosa ma non è mai successo :lookaround:
     
    #2002
    Ultima modifica di un moderatore: 23 Luglio 2015
  8. Miron26

    Miron26
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    5 Marzo 2015

    Ecco un buon motivo per fare un dottorato in fisica :fesso:
     
  9. laf88

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    οὐροβόρος

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    5 Marzo 2015

    Mi allaccio al discorso di eddy, miron e del luppooo... penso che sia estremamente importante anche l'ambito in cui si lavora da laureando magistrale e poi da dottorando. In questo penso che l'esperienza del Luppooo da fisico teorico sia estremamente diversa dalla mia come fisico sperimentale (astroparticelle, telescopi di neutrini in particolare).

    Facendo parte di una Collaborazione scientifica internazionale di media grandezza (boh, qualcosa come 150 firmatari...), ho avuto l'opportunità personale di affrontare varie analisi, osservare vari aspetti di questo genere di ricerca e coprire diversi argomenti. Per dire, negli ultimi 3 anni ho effettuato una misura nuova per il nostro genere di esperimento (spettro dei neutrini atmosferici), lavorato ad allo studio preliminare per la possible misura della gerarchia di massa dei neutrini (analisi del fondo), ho terminato lo studio di sensibilità di un futuro telescopio di neutrini mediterraneo ad un flusso cosmico (cosa che fino ad un anno fa solo IceCube poteva fare - al momento le nostre prestazioni sono, in prospettiva, migliori delle loro) ed adesso, in pratica a 9 mesi dalla fine del dottorato inizio a lavorare all'analisi dati che finirà nella mia tesi.

    Questo mi ha dato l'opportunità (pur in mezzo ad una certa serie di difficoltà, ovviamente) di testare una certa multidisciplinarietà puranche in un ambito di ricerca estremamente ristretto... ed il fatto di lavorare assieme, dare e chiedere aiuto, riportare i propri progressi ad una Collaborazione sufficientemente vasta e, nei limiti del possibile, collaborativa mi è stato di grande aiuto. Poi in realtà l'ambiente lavorativo in cui mi sono trovato è sempre stato ottimo e di grande supporto, anche se una buona parte di quello che ho fatto, l'ho fatto in totale autonomia.

    L'unico reale problema è il senso di precarietà, ma penso che a questo ci si debba abituare. Ora come ora non saprei neanche dire cosa farò fra neanche un anno, ed è oggettivamente tempo di pensarci...
     
  10. laf88

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    οὐροβόρος

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    5 Marzo 2015

    In realtà l'altro problema è che sto dimenticando come si scrive in italiano... mannaggia all'inglese come lingua scientifica internazionale
     
  11. Il Luppoooo

    Il Luppoooo
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    Piglia schiaffone su chiappa

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    5 Marzo 2015

    Correggere gli errori nelle formule dei Simpson? Non mi pare un granché :sadic:

    Si, per i fisici sperimentali inseriti in collaborazioni medio-grandi la vita è un pò più facile. Conosco dottorandi che lavorano ad ATLAS e CMS, pubblicano tutti come matti. Si è inseriti in una macchina molto organizzata, si lavora con tante persone, gli obbiettivi sono molto ben definiti e ci sono delle tabelle di marcia.
    Noi teorici invece siamo più abbandonati a noi stessi :lookaround:
     
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  12. Heavy_metal_Maniac

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  13. Helevorn

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  14. HeavyGabry

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    28 Marzo 2015

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  15. Miron26

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    28 Marzo 2015

    Interessante. Alla fine non dovrebbe essere niente di diverso da quanto viene fatto per estinguere gli incendi dei pozzi petroliferi, dove con un'esplosione si crea un'onda d'urto tale da spostare fisicamente la fiamma dal pozzo. Che poi è lo stesso principio del soffiare su una candela per spegnerla, volendo banalizzare. E immagino che sia proprio questo il problema: fin quando la fiamma e il combustibile sono localizzati ok, ma in un classico incendio da appartamento tale soluzione mi sembra molto più complicata da mettere in atto, sia per l'eterogeneità delle fonti, sia per le dimensioni, sia per il fatto che, per quanto ne sappia, non basta un'esplosione (o in generale un'onda d'urto) a caso, ma il tutto va studiato rispetto al caso specifico.
    Comunque resta interessante, soprattutto perché il coso che hanno costruito è discretamente figo. :D
     

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