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L'altra faccia della storia!NO POLITICA,solo documenti.

Discussione in 'Chiacchiere' iniziata da Rolf_De_Mayo, 14 Febbraio 2006.

  1. Rolf_De_Mayo

    Rolf_De_Mayo
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    Jolly Roger

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    14 Febbraio 2006

    Dunque finchè si riesce a tenere aperto bene.
    Avverto i mods senza che leggano tutto si tratta semplicemente di un documento e quindi non di propaganda politica.
    ho il solo fine di documentare una parte di storia in maniera più completa affinchè più gente conosca quello che pochi han avuto il coraggio di dire nella censura più completa.

    La grande truffa

    "CHI CONTROLLA IL PASSATO
    CONTROLLA IL FUTURO,
    CHI CONTROLLA IL PRESENTE
    CONTROLLA IL PASSATO."
    (G. ORWELL)

    Il plebiscito che sancì l'annessione del Veneto all'Italia (*) viene
    liquidato dai nostri libri di storia in poche battute visto che la
    storiografia ufficiale sostiene che "tutto si svolse con mirabile ordine e
    fra universali manifestazioni di gioia" (1).
    Pochi sanno che in realtà fu una colossale truffa, la prima di una serie
    infinita di truffe perpetrate da Roma e dall’Italia ai danni dei Veneti.
    Il nostro Veneto in realtà era già stato "passato" dalla Francia all’Italia
    in una stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande, il 19 ottobre. (2)
    Il generale francese Leboeuf consegnò il Veneto a tre notabili: il conte
    Luigi Michiel, veneziano, Edoardo De Betta, veronese, Achille Emi-Kelder,
    mantovano.
    Questi, a loro volta, lo "deposero" nelle mani del commissario del Re conte
    Genova Thaon di Revel e il giorno dopo sulla "Gazzetta di Venezia" apparve
    un anonimo trafiletto:
    "Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione
    del Veneto" (3)
    Riepilogando: un trattato internazionale (fra Austria e Prussia, 23 agosto
    a Praga) prevede il passaggio del Veneto alla Francia che poi lo
    consegnerà ai Savoja; nel trattato di pace di Vienna fra l'Italia e
    l'Austria del 3 ottobre si parla testualmente di "sotto riserva del
    consenso delle popolazioni debitamente consultate":un riconoscimento
    internazionale al diritto all'autodeterminazione del popolo veneto che in
    quel momento ha la sovranità sul suo territorio.
    Teniamo anche presente che c'è stata l'ipotesi, come scrisse l'ambasciatore
    asburgico a Parigi Metternich al suo ministro degli esteri
    Mensdorff-Pouilly il 3.8.1866, di arrivare a "l'indipendenza della Venezia
    sotto un governo autonomo com'era la vecchia Repubblica"
    Il plebiscito avrebbe dovuto svolgersi sotto il controllo di una
    commissione di tre membri che "determinerà, in accordo con le autorità
    municipali, il modo e l'epoca del plebiscito, che avrà luogo liberamente,
    col suffragio universale e nel più breve tempo possibile". Così era stato
    concertato dall'ambasciatore d'Italia a Parigi Costantino Nigra con il
    governo francese (4), che sembrava determinato a svolgere fino in fondo il
    proprio ruolo di garante internazionale sancito anche dal trattato di pace
    fra Prussia e Austria..
    Il governo italiano invece, e in particolare il presidente Bettino
    Ricasoli interpretava pro domo sua i trattati:
    "Quando si tratta del plebiscito si tratta di casa nostra; non è già che si
    faccia il plebiscito per obbedienza o per ottemperare al desiderio di
    qualche autorità straniera..... La pazienza ha il suo limite. Perbacco!
    La cessione del Veneto fu nel Parlamento inglese chiamata un insulto
    all'Italia. Concedendo la presenza del generale francese all'effetto delle
    fortezze, mi pare di concedere molto" così sosteneva il Barone Ricasoli.(5)
    E così uno sconsolato generale Le Boeuf scrive a La Valette il 15
    settembre:
    "Nutre inquietudini per l'ordine pubblico: le municipalità fanno entrare le
    truppe italiane o si intendono col re, che governa una gran parte: egli
    deve lasciar fare. Il plebiscito non si potrà fare che col re e col
    governo"(6)
    Altro che controlli, altro che garanzie internazionali!
    Lo stesso generale Le Boeuf annunciava il 18 ottobre a Napoleone III che ha
    protestato contro il plebiscito decretato dal re d'Italia: Napoleone gli
    dice di lasciar perdere. (7)
    La Francia praticamente rinuncia al proprio ruolo di garante
    internazionale e consegna il Veneto ai Savoja.
    Una quasi unanimità che venne poi rispettata al momento del voto; già, ma
    anche i numeri non quadrano.
    Il 27 ottobre la Corte d'Appello proclama l'esito della consultazione: "SI
    641.758", "NO 69".
    Nella lapide del Palazzo Ducale si parla di "Pel SI voti 641.758", "Pel NO
    voti 69", "Nulli 273"; Alvise Zorzi in "Venezia austriaca" (pag. 151) parla
    di "SI 647.246", "NO 69", Denis Mack Smith "Storia d'Italia 1861-69" parla
    di "SI 641.000", "NO 69".
    E su questi numeri si impongono almeno due considerazioni: i voti
    favorevoli sono attorno al 99,99 %: una percentuale che non fu ottenuta
    neppure dai regimi più feroci, da Stalin a Hitler.
    Di sicuro il plebiscito venne "preceduto da una vera campagna di stampa
    intimidatoria dei fogli cittadini, preoccupatissimi per l'influenza che il
    clero manteneva nelle zone rurali dove, aveva scritto in settembre il
    "Giornale di Vicenza", -i campagnoli furono lasciati nell'ignoranza o
    nell'apatia d'ogni civile concetto, educati all'indifferenza per ogni sorta
    di governo" (9)
    Si scriveva ad esempio "ricordino essi (i Parroci e i Cooperatori dei ns.
    villaggi) che ove in alcuna parrocchia questo voto non fosse sì aperto, sì
    pieno quale lo esige l'onore delle Venezie e dell'Italia, sarebbe assai
    difficile non farne mallevadrice la suddetta influenza clericale, e
    contenere l'offeso sentimento nazionale dal prendere contro i preti di
    quelle parrocchie qualche pubblica e dolorosa soddisfazione. (10)
    Questa politica intimidatoria tuttavia non ebbe grossi effetti sulla
    partecipazione popolare: "A Valdagno, ad esempio nonostante il plebiscito
    venisse decantato non come semplice formalità e cerimonia, ma una festa,
    una gara, solo circa il 30% sulla complessiva popolazione del Comune si
    recò a votare, mentre un buon 70%, per chissà quale motivo, preferì
    continuare ad occuparsi dei fatti propri, indifferente all'avvenimento.
    Analogamente in tutti i distretti....." (11)
    E' la conferma del fatto che il cosiddetto risorgimento fu nel Veneto un
    momento al quale la stragrande maggioranza del nostro popolo partecipò con
    grande indifferenza, passiva .
    E questo ce lo conferma Mack Smith che scrive "Garibaldi si infuriò perchè
    i Veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne
    dove sarebbe stato facile farlo".
    Sulla libertà del voto e sulla segretezza dello stesso ci illumina la
    lettura di "Malo 1866" di Silvio Eupani:
    "Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col si
    e col no di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai
    componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il
    biglietto al presidente che lo depositava nell'urna".
    E Federico Bozzini così descrive nel suo "L'arciprete e il cavaliere"
    quanto avvene a Cerea:
    "Come già si disse -continua il commissario- vi devono essere due urne
    separate, una sopra un tavolo, l'altra sopra l'altro. Se per caso non
    avesse urne apposite, potrà adoperare due misure di capacità pei grani,
    cioè una quarta od un quartarolo. Sopra una sarà scritto ben chiaro il SI,
    sopra l'altra il NO". E più avanti:
    "I protocolli sono due, -uno pei votanti che presentano il viglietto del
    SI, l'altro dei votanti che presentano il viglietto del NO, per modo che il
    numero complessivo dei viglietti che, finita la votazione, si troveranno in
    ciascheduna urna, dovrà corrispondere all'ultimo numero progressivo del
    protocollo.
    Nel protocollo pei viglietti del NO si dirà: votarono negativamente i
    seguenti cittadini. La piena pubblicità del voto rende inutile lo spoglio
    finale." E alla fine:
    "La commissione quindi conclude il presente Protocollo gridando: Viva
    l'Italia unita sotto lo scettro della Casa di Savoja".
    Di particolare interesse, sempre sul volume del Bozzini, la citazione della
    Gazzetta di Verona del 17 ottobre 1866: "Si, vuol dire essere italiano ed
    adempire al voto dell'Italia. No, vuol dire restare veneto e contraddire al
    voto dell'Italia".
    Una sottolineatura di straordinaria importanza: già allora qualcuno aveva
    capito che una cosa erano i veneti e un'altra gli italiani e che gli
    interessi degli uni raramente coincidevano con gli interessi degli altri.
    Cosa che del resto aveva ben capito Napoleone Bonaparte quando consigliava
    al figliastro di non ascoltare chi gli suggeriva di dare a Venezia un po’
    più di autonomia, invitandolo, invece, a mandare "degli italiani a Venezia
    e dei Veneziani in Italia" (12)


    (*) Il plebiscito riguardò il Veneto, il Friuli (le attuali province di
    Pordenone e Udine) e la provincia di Mantova
    (1) A. Saitta - Storia illustrata 06/1966 Mondadori
    (2) G. Distefano - G. Paladini - Storia di Venezia 1797-1997 - II Supernova
    pag. 274
    (3) Thaon di Revel Genova - La cessione del Veneto - Firenze 1906
    (4) M.A.E., Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pagg. 225-229
    (5) Lettere e documenti del Barone Bettino Ricasoli, a cura di Tabarrini e
    Gotti, Firenze 1893
    (6) Les Origines, Xii, 297 ss, n. 2596-2597
    (7) M.A.E. Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pag. 284
    (8) Antonio Roldo Dolomiti O8/93
    (9) E. Franzina - Vicenza storia di una città- Neri Pozza editore p. 700
    (10) A. Navarotto - Ottocento vicentino Padova 1937
    (11) A. Kozlovic - Immagini del risorgimento vicentino - Pasqualotto 1982
    (12) A. Zorzi - Venezia Austriaca pag.32 - Laterza

    ETORE BEJATO


    Tratto dal sito www.raixevenete.net

    se avete altri documenti su fatti di storia che son sempre stati fatti passare come altri o addirittura messi a tacere, ben venga.

    PS: evitate polemiche del tipo:" bossi qui,lega li" è solo un articolo,niente più che una pagina di un libro (anche se i libri di testo scolastici fan molta più propaganda politica)
     
    #1
  2. Filo

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    Je suis Mirco

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    14 Febbraio 2006

    era necessario annettervi, per porre fine alla mattanza di gatti.

    "se"? è un argomento... mmm.. infinito è la parola giusta... purtroppo.
     
    #2
  3. Siderarticus82

    Siderarticus82
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    14 Febbraio 2006

    Rolf, questa ricerca che tu hai fatto è davvero interessante...è uno spaccato della storia del Veneto e di Venezia cui nn ero a conoscenza....
     
    #3
  4. Blackwings

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    14 Febbraio 2006

    :) e bravo Rolf...ciò che è fatto è fatto, giusto far sapere come è andata realmente la storia! Ci sarebbe da discutere all'infinito su questi argomenti però mi sa che si finisce sempre col passare da razzisti... e qui chiudo!
    ciauz
     
    #4
  5. SAVAge

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    14 Febbraio 2006

    Che tristezza.

    Evviva l'Italia, evviva chi ha dato la vita per costruire questo paese.
    Rispetto.

    Ma se la volontà vostra è di andarvene, e non vi sta bene essere chiamati ITALIANI, potete sempre prendere 2 o 3 carri armati e dichiarare guerra a Roma no?


    Su su.....spero che sia uno scherzo!
     
    #5
  6. newblackclown

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    14 Febbraio 2006

    nn ho letto tutto, ma lo farò :) Domani, troppo tardi ora. Voglio solo dire che il Padre della nostra lingua è un Veneziano (Pietro Bembo) con chiare voglie unitarie.....e Venezia dal '500 è stata promotrice di tantissime iniziative di coesione sociale, nazionale, strutturale.
    Ora, domani risponderò al tuo documento Rolf, però mi dispiace davvero, che in Veneto ci siano tante persone che non sentano l'unità nazionale, non perchè questo vuol dire essere razzisti, o balordi...o altro ancora; solo perchè il Veneto è una mappa itinerante che racconta una pagina bellissima ed importante della nostra storia...e mi fa male vederla sconnessa, proprio per il patrimonio che ha e l'importanza che hanno avuto le città Italiane in essa (Venezia ha sempre seguito le mode Italiane, il modo di far arte Italiano).
    Dal Ruzante Padovano alle mariatte del vostro porto, puro respiro di storia Italiana, pura e meravigliosa Cultura Italica (che per 3/4 della storia...è stata la cultura regina del mondo). :)
     
    #6
  7. Sacmademonia

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    14 Febbraio 2006

    W L' I.t.a.l.i.a. ... ;)
     
    #7
  8. paul harris 73

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    14 Febbraio 2006

    Io l'ho trovato davvero interessante come articolo e soprattutto come documento storico. Bravo Rolf, portare avanti comunque documenti e storie che rischiano di perdersi fa sempre bene, e soprattutto accresce la cultura di una persona; ciò NON significa per forza di cose condividerne i pensieri di chi divulga queste cose ( e non sempre queste persone intendono "dividere" l'Italia; tante volte vogliono solo non dimenticare le proprie radici ). Leggendo però certi commenti mi rendo conto che purtroppo in Italia sembra impossibile riuscire a discutere su qualsiasi argomento senza cadere nella polemica! Mi viene da pensare che ci meritiamo la classe politica che abbiamo capace appunto solamente di polemizzare e mai di discutere civilmente.
     
    #8
  9. Daniele "dani66" D'Adamo

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    14 Febbraio 2006

    Infatti alcuni commenti non mi sono proprio piaciuti, in quanto polemici, quando invece Rolf ha proposto una "semplice" rivisitazione di un fatto storico.

    Per come vedo io la cosa, si dovrebbe leggere il topic e farsene tesoro come altro punto di vista, diverso da quello solitamente conosciuto.

    Poi le considerazioni personali, che ovviamente ciascuno di noi fa in cuor suo, sarebbe meglio tenerle per se', se polemiche e/o politiche.

    Si tratta solo un altro modo di "leggere" un avvenimento storico, e qui vorrei ci fermassimo, per evitare litigi e/o altre cose che potrebbero far andare in malora il topic.
     
    #9
  10. Surgeon

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    14 Febbraio 2006

    ok se vogliamo ignorare moti risorgimentali, ITALIANI che hanno dato il sangue , intellettuali e scrittori ed una cartina geografica che evidentemente è il frutto di perpetrato sopruso ...ok...bel documento...io ho gia contattato i Borbone per il gran ritorno!
    (sarcasmo strisciante...si capivaaa???)
    ps:forse il mio è un commento al limite del regolamente , in questo caso chiedo perdono in anticipo
     
    #10
  11. Rolf_De_Mayo

    Rolf_De_Mayo
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    Jolly Roger

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    14 Febbraio 2006

    il fatto che siano morti degli italiani per unire l'italia si sa, e nessuno lo nega.
    il fatto di annettere un popolo/stato (come si vuole chiamare,ma non regione) truffando la gente non si sa.

    sul sito ci sono alcuni documenti presi dai diari di soldati al fronte:addirittura arrivano a scrivere:"se torno a casa vivo uccido cadorna" e cose di questo tipo.
     
    #11
  12. MxAxRx

    MxAxRx
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    True-Truzzo

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    14 Febbraio 2006

    Vorrei rispondere a quanto scritto qui sopra e a quanto detto da Surgeon. Certo che ci deve essere rispetto nei confronti di chi ha dato la vita per un'ideale alto come quello della patria unita, ma questo non vuol dire che siano irrispettosi movimenti che portano avanti un'idea d'indipendenza. Non vedo cosa ci sia di male dire di non sentirsi Italiani... cosa c'è di irrispettoso??
    Forse proprio irrispettosa e razzista è la continua denigrazione di movimenti che portano avanti il senso di appartenza al Veneto e alle particolarità che ne conseguono... non pensate ora che io sia d'accordo con tutto quello che dicono queste associazioni ma, essendoci a contatto, vi posso assicurare che non è tutto marcio e molte ragioni sono valide.
    No, proprio perchè son moviemnti rispettosi e che si muovono alla luce del sole e in un'ambito di legalità. La cosa più estrema fatta è stata "l'assalto" al campanile di Venezia.... ahahahah!!
    E' lo stesso ragionamento di chi denigra tutti i meridionali... ne più ne meno...
     
    #12
  13. HELL75

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    Elena DraconianHell / HELL75

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    14 Febbraio 2006

    Il documento che ha citato Rolf l'ho letto e qualcosa già sapevo da miei studi personali!Io posso solo dire che da Veneta sono orgogliosa di essere Italiana!
    Ma qui nn si parla razzismo ma bensì dell'attacamento alla redici che popoli come i veneti e il lombardi hanno sempre avuto...i veneti in maggior misura!
    A livello europeo se nn mondiale nell'epoca della repubblica di venezia eravamo tra i più bravi in ogni settore,senza contare l'enorme contributo allo sviluppo delle relazioni culturali con altri stai mondiali(veci Cina ecc)in cui i veneti erano in prima linea!
    Vorrei parlarvi del Veneto come lingua..o dialetto!
    Il veneto è un idioma romanzo, parlato in Italia da circa 2/2,5 milioni di persone, ma sommando le diverse varianti nel mondo, è possibile presumere circa 5/6 milioni di locutori in totale.
    Testi in volgare che presentano chiare affinità con il veneto sono rintracciabili già a partire dal XIII secolo, quando in Italia non esisteva un'egemonia linguistica del toscano.

    Sviluppatosi nel corso di secoli dalle radici venetiche e latine, il dialetto veneto ha goduto di ampia diffusione internazionale grazie ai commerci della Repubblica Veneta, soprattutto nel Rinascimento, diventando per un certo periodo una delle lingue franche di buona parte del Mediterraneo, soprattutto in ambito commerciale. Tutt'ora molte parole del gergo marinaro sono di origini venete.
    Tuttavia il veneto non riuscì ad imporsi come lingua letteraria in quanto, già nel XIII secolo, doveva confrontarsi con esponenti letterari di grosso rilievo sia di origine toscana che di origine provenzale. A riprova di ciò è il fatto che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa il Milione scegliendo la lingua d'oïl, allora diffusa nelle corti quanto il latino.

    La fortuna di questo idioma si ebbe con il progressivo sviluppo della Repubblica Veneta che la utilizzava come lingua ufficiale ordinaria assieme al latino e all'italiano. Tuttavia in campo letterario essa non riuscì mai ad imporsi pienamente e rimase sempre nell'ambito della lettaratura dialettale con autori come il Ruzante (Angelo Beolco) nel XVI secolo e con Carlo Goldoni. In quest'ultimo caso l'uso del veneto era limitato a buona parte delle commedie teatrali, soprattutto per rappresentare il popolo e la borghesia.

    Con il dissolversi della Repubblica, il veneto progressivamente venne sostituito da altre lingue per gli atti ufficiali e amministrativi, infatti l'Impero Asburgico lo riconosceva come un dialetto tedesco meridionale obbligatorio nella sua marina.
    Tuttavia il suo uso progressivamente perse i registri letterari e aulici rimanendo come lingua del popolo ed, infatti, i libri in veneto vennero usati nelle scuole nel periodo fascista con la finalità di favorire l'apprendimento della lingua italiana.

    Percui nn c'è nessun rapporto con il razzismo!E teniamo conto che i Veneti sono stati i maggiori italiania trasferirsi all'estero per lavorare(Argentina,Brasile,americhe ecc)!

    Anche in sardegna ci sono apesi come Arborea in provincia di Oristano fondati da veneti e dove tutt'ora nell famiglie +' conservatrici si parla il veneto e si mangiala ..polenta ecc!:D

    X i miei amici veneti e non....vi posto qst sito che io leggo abbastanza spesso ed è in lingua veneta!
    http://www.raixevenete.net/


    Ps complimenti Rolf...bell'argomento:happy:
     
    #13
  14. Daniele "dani66" D'Adamo

    Daniele "dani66" D'Adamo
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    14 Febbraio 2006

    Difatti, come giustamente dice Hell, possono benissimo coesistere gli aspetti inerenti l'attaccamento alle proprie radici (anche noi liguri siamo attaccatissimi alla nostra terra, come credo tutti: dai valdostani ai siciliani) ed il fatto di essere italiani.

    In ciò non c'è nulla di male, credo.

    L'Italia, per la sua varietà storico/culturale/territorioale, possiede un patrimonio inestimabile di dialetti, opere d'ingegno, opere d'arte, arti culinarie, ecc. ecc. ecc., derivante proprio dalle diversità regionali.

    Quindi il punto di vista riportato da Rolf, tendenzialmente negativo per sostanza storica, può esser ribaltato verso un ragionamento positivo, basato sui benefici della varietà regionale di tutta l'Italia; non solo del meraviglioso Veneto, quindi. :)
     
    #14
  15. cossu

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    14 Febbraio 2006

    Mi sento di condividere in pieno tutto. Il discorso che fa Rolf sul Veneto è giusto, ma è applicabile a ogni altra regione d'Italia, che ha le stesse peculiarità culturali, storiche, linguistiche della sua(poco più o poco meno). La realtà è questa: l'unità d'Italia fu fatta da una casa regnante e da una classe dirigente e culturale che riuscirono a coinvolgere alcuni elementi di altri strati sociali. Per la maggioranza del popolo, come sempre, si trattatava si cambiare il governante. Per il 90% della popolazione che lavorava e viveva l'Italia il senso di appartenenza italiana non c'era e si sviluppò solo col tempo, tramite guerre e scuola. Niente di nuovo, è sempre successo così nel processo di formazione degli stati nazionali europei, solo che il nostro è accaduto più recentemente. D'altronde, c'è ancora qualcuno che crede ai plebisciti d'annessione? Anche nel Meridione il subitaneo insorgere del brigantaggio testimonia un senso di "colonizzazione" da parte dei Piemontesi. Sono questioni anacronistiche ormai, l'Italia c'è ed è in corso un processo di aggregazione e non di disgregazione, ma sono sicuramente d'accordo che le peculiarità regionali e persino provinciali devono essere mantenute e/o recuperate, a partire dai dialetti. D'altronde, se i Veneti reclamano la loro non-italianità, che dovrebbero dire i Sardi (si fa per dire, eh)?!
    Riguardo ad Arborea: era già il giudicato più importante della Sardegna medievale, la città fu rifondata dopo le bonifiche del fascismo e furono chiamati a lavorarci molti italiani da altre parti del Paese, di cui la maggioranza erano abitanti delle regioni poverissime del Veneto. Mia zia sposò un Fantin che era già nato in Sardegna da genitori veneti che si erano poi trasferiti a Elmas, per dire. Ora la maggioranza della popolazione di Arborea è sarda, ma la comunità veneta è ancora presente e tutelata dalle amministrazioni locali.
     
    #15
    Ultima modifica: 14 Febbraio 2006

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