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...Il Destino...

Discussion in 'Chiacchiere' started by SteelGuardian, Jan 1, 2006.

  1. SteelGuardian

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    Jan 9, 2006

    .......mmmhh........peccato........ torbido è il Destino dei topic "filosofici"... forse verrà ripreso in futuro...
     
    #121
    Last edited: Jan 10, 2006
  2. Siderarticus82

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    Jan 11, 2006

    Sicuramente quello haimè sarà il nostro unico certo destino: il punto di convoglio inevitabile di tutte le nostre strade, tutte le nostre esperienze, tutto il nostro vissuto...

    Bella questione quella dell'ultimo atto, perchè di primo acchito a nn pensarci daresti per scontato che questa può essere ampiamente in tuo potere, ma a pensarci bene può anche succedere che per un qualcosa quel gesto nn si compia, ossia che te nn arrivi a terminarti come avresti voluto.......già

    Quindi la questione della morte può anche nn dipendere del tutto direttamente da noi
     
  3. newblackclown

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    Jan 11, 2006

    considerando che io vivrò 95 anni tra più di 74 minimo l'89% della mia composizione (cellule) verrà sostituita, quindi non so neanche se potrò considerare il mio io futuro come me stesso. Prima di parlare del destino di una persona sarebbe interessante capire cosa intendiamo per una "persona", visto che l'accumolo di materia che indossiamo (se non siamo altro oltre un vestito e non so neanche questo) cambia completamente (quasi) con lo scorrere del tempo.
    Per esempio molta della mia "materia" infantile è andata perduta ed è stata sostituita da un pesce che ho mangiato, dal un bel pezzo di mucca, qualche filo di pasta ed altro; una volta seppellito il mio corpo verrà mangiato da qualcosa che magari verrà mangiato da un essere che verrà mangiato da un x ubriacone sulle rive del danubio e magari servirà per l'adempimento di qualche sua funzione vitale, quella funzione vitale porta il mio nome? Non credo, porta il suo.
    L'unico modo per descrivere una persona, è possibile solo omettendo la variabile temporale, in un mondo immobile è tutto sommato definibile dove finisce l'io e comincia l'altro, ma visto che esiste la dimensione del tempo posso affermare con buona sicurezza che la morte non esiste, visto che la trasformazione è talmente continua da risultare una BASE.
    Certamente la morte definita come fine di un funzionamento vitale ha un senso, ma non rispetto alle persone, visto che quel funzionamento vitale può essere tradotto come un piccolo tratto di un fiume, dove scorre sempre acqua diversa, il letto di quel piccolo tratto può essere considerato fiume senza l'acqua? No, ma l'acqua cambia ogni volta e per questo rende impossibile l'identificazione come un'unità.

    Per concludere penso sia impossibile poter affrontare un argomento sul destino a livello unitario-umano se non si crede nell'"anima". Chi ci crede può considerare l'unità del suo essere con qualcosa di sovrannaturale e si può permettere di superare il semplice meccanicismo che annienta (per logica) l'individuo.
    Questa è una scelta personale, considero le due posizioni (quasi) equivalenti.

    ---

    Questa è una delle 6-7 idee coerenti che ho trovato ragionando, prendetela con simpatia, vi potete divertire anche voi a costruire un impianto coerente di ragionamento che dà determinate conclusioni, è uno dei più grandi giochi del passato, che con l'aiuto della scienza o della logica moderna, apre strade a molti, profondi, ragionamenti rassicuranti. :D
     
    #123
    Last edited: Jan 11, 2006
  4. newblackclown

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    Jan 11, 2006

    questa per me è una premessa, giusta, ma l'evidenza della scienza (ad alti livelli) è il ponte per il paradosso. Sempre più evidente che esistono cose comprensibili attraverso numeri e non secondo il pensiero umano, grazie a dei nostri strumenti (ad esempio, la matematica) riusciamo a comprendere o a capire il meccanismo di cose che non riusciamo neanche ad immaginare (ad esempio, le dimensioni extra TLK tipo la 5a, fino alla 27esima).
    Questa insufficienza della nostra mente di arrivare solo a toccare determinati oggetti esistenti mi da una certa felicità :D una sottile (ma ben affilata) speranza di qualcosa di non spiegabile.

    Per esempio, anche se sono abbastanza sicuro della nostra "meccanicità" riesco ancora a credere in Dio; ma le riflessioni (pippe mentali) che mi hanno portato alle derive di questa "FEDE" sono opinabili, ingiuriabili come il più bieco ragionamento estetico ("...mi piace quella farfalla.."), ma appunto per questo,
    (perdona la mia inguaribile romanticheria) la cosa più bella e più vera che ho.
     
  5. newblackclown

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    Jan 11, 2006

    :D
    grandiosa affermazione.
    Non sono d'accordo, (ma rimani splendido) non siamo liberi, non importa la vastità di un oggetto, esiste solo il finito e l'infinito e la nostra cella è ovviamente finita, lo sai benissimo :)

    Cmq penso che questa tua frase possa sintetizzare, in modo meraviglioso, tutta l'ingombrante e perfetta prigione che ho intenzione di combattere; sono condannato al fallimento, ma sopratutto per questo (visto che sono un romantico :D, almeno oggi :D ) la mia sconfitta è un obiettivo per cui perdere una vita, eternamente infranta, contro un mulino a vento.
     
  6. Turco_Van

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    Zzù Davide

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    Jan 11, 2006

    Per me il destino come "corso degli eventi considerato come predeterminato, immutabile e indipendente dalla volontà umana" non esiste.
    Ciò implica diversi aspetti tra cui:
    se la storia di una persona è già stata scrittà in precedenza, significa che non solo questa persona non ha un'anima, una sua essenza, e che quindi si ritrova ad esistere come "programma", ma che dall'altro lato ci deve essere una qualche entità che non solo ha già programmato la storia evolutiva del singolo, ma anche di tutta la collettività umana, animale, vegetale ed immateriale.
    Sono invece più propenso a pensare che il nostro cammino viene costruito attimo-dopo-attimo dalla notre (re)azioni (non come mera reazione causa-effetto) endogene ed esogene, sia con l'ambiente fisico che con l'ambiente metafisico, sia con il mondo animato, che con il mondo inanimato... ovvero un rapporto dialettico e di reciproca coevoluzione con noi e la realtà.
    Inoltre, come effetto farfalla, quest'interazione non si esaurisce nell'ambito delle persone o degli elementi con cui entriamo in contatto, ma interagiamo, direttamente ed indirettamente anche con persone che apparentemente sono distanti km (o migliaia di km) ed/oppure di anni (o secoli).

    Credo che l'uomo utilizzi il destino solo come elemento "giustificazione" o sorta di "materasso" con cui alcuni esseri umani tendono ad assimilare gli eventi (positivi o negativi) che non riescono a ricollegarli direttamente ad un qualche agente, oppure da causa che si pensano remote e che quindi ci sia dietro un qualche alone di fato, destino appunto.
     

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