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Filosofia

Discussion in 'Attualità e Cultura' started by MetalPeppe, Jan 12, 2006.

  1. The Neuromancer

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    Nov 6, 2012

    A proposito, il testo I filosofi e le opere di Sini è un ottimo compendio di storia del pensiero filosofico. Io ho il 3° volume che ho dovuto usare l'ultimo anno di liceo.
    E' molto utile per ricorstruire i percorsi, le problematiche e i contesti dei filosofi più importanti.
     
  2. Snake

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    Nov 6, 2012

    Chi vuole proporre un argomento da discutere, per fare un po' di sano confronto e filosofia "pratica" ?
     
  3. Evillupo

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    Nov 6, 2012

    Azzardo io: i filosofi contemporanei. Perchè ricordiamoci che la filosofia non era una pratica che si praticava una volta ed ora non serve più. Ovviamente a scuola si insegnano i filosofi un po' più vecchi perchè hanno superato la prova del tempo ma anche oggi ci sono persone che si dedicano alla filosofia. Io ho scoperto quelli italiani perchè Odifreddi ne parlava male :sadic:
    Personalmente ho passato diverse ore su youtube ad ascoltare i vari Sini, Severino, Vattimo, Cacciari ecc... che spiegavano il loro pensiero e quello dei pensatori precedenti e mi sono piaciuti molto. Severino è un po' lento e ti spara sempre una mezz'ora di glottologia ma se si ha la pazienza di ascoltarlo tutto è quello che sa fare i discorsi migliori. Da quello che ho capito lui ritiene che le cose nell'universo siano da sempre e non accadano. L'accadere delle cose sarebbe un'illusione data del nostro percepire la temporalità come un uscire delle cose dal nulla ed un rientrarvi, quando in realtà sarebbe solo un entrare ed uscire dal "cerchio dell'apparire". Effettivamente quest'idea basata sul principio di non contraddizione regge, quello che mi domando io però è se davvero si possa ritenere il principio di non contraddizione valido a priori come strumento gnoseologico. Dal punto di vista scientifico la relatività sembra andare a braccetto con quest'idea "Parmenidea" dell'universo, la meccanica quantistica e la doppia natura(corpuscolare e ondulatoria) delle particelle invece sembra proprio contraddire quel principio.

    Uno che invece non mi piace è Ferraris, ho visto il suo "caffè filosofico" su Nietzsche e ha spiegato solo aneddoti sulla sua vita e un bel niente sul pensiero.
     
  4. Evillupo

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    Nov 26, 2012

  5. TrueNorwegianBlackMetal

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    Dec 11, 2012

    "Un giorno, un certo imperatore pensò che se avesse avuto la risposta a tre domande, avrebbe avuto la chiave per risolvere qualunque problema:
    • Qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa?
    • Quali sono le persone più importanti con cui collaborare?
    • Qual è la cosa che più conta sopra tutte?

    L'imperatore emanò un bando per tutto il regno annunciando che chi avesse saputo rispondere alle tre domande avrebbe ricevuto una lauta ricompensa. Subito si presentarono a corte numerosi aspiranti, ciascuno con la propria risposta.

    Riguardo alla prima domanda, un tale gli consigliò di preparare un piano di lavoro a cui attenersi rigorosamente, specificando l'ora, il giorno, il mese e l'anno da riservare a ciascuna attività. Soltanto allora avrebbe potuto sperare di fare ogni cosa al momento giusto.
    Un altro replicò che era impossibile stabilirlo in anticipo; per sapere cosa fare e quando farlo, l'imperatore doveva rinunciare a ogni futile svago e seguire attentamente il corso degli eventi. .
    Qualcuno era convinto che l'imperatore non poteva essere tanto previdente e competente da decidere da solo quando intraprendere ogni singola attività; la cosa migliore era istituire un Consiglio di esperti e rimettersi al suo parere.
    Qualcun altro disse che certe questioni richiedono una decisione immediata e non lasciano tempo alle consultazioni; se però voleva conoscere in anticipo l'avvenire, avrebbe fatto bene a rivolgersi ai maghi e agli indovini.

    Anche alla seconda domanda si rispose nel modi più disparati. Uno disse che l'imperatore doveva riporre tutta la sua fiducia negli amministratori, un altro gli consigliò di affidarsi al clero e ai monaci; c'era chi gli raccomandava i medici e chi si pronunciava in favore dei soldati.

    La terza domanda suscitò di nuovo una varietà di pareri.
    Alcuni dissero che l'attività più importante era la scienza. Altri insistevano sulla religione. Altri ancora affermavano che la cosa più importante era l'arte militare.

    L'imperatore non fu soddisfatto da nessuna delle risposte, e la ricompensa non venne assegnata. Dopo parecchie notti di riflessione, l'imperatore decise di andare a trovare un eremita che viveva sulle montagne e che aveva fama di essere un illuminato. Voleva cercarlo per rivolgere a lui le tre domande, pur sapendo che l'eremita non lasciava mai le montagne e riceveva solo la povera gente, rifiutandosi di trattare con i ricchi e i potenti.
    Perciò, rivestiti i panni di un semplice contadino, ordinò alla sua scorta di attenderlo ai piedi del monte e si arrampicò da solo su per la china in cerca dell'eremita. Giunto alla dimora del sant'uomo, l'imperatore lo trovò che vangava l'orto nei pressi della sua capanna. Alla vista dello sconosciuto, l'eremita fece un cenno di saluto col capo senza smettere di vangare.
    La fatica gli si leggeva in volto. Era vecchio, e ogni volta che affondava la vanga per smuovere una zolla, gettava un lamento. L'imperatore gli si avvicinò e disse: "Sono venuto per chiederti di rispondere a tre domande: qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa? Quali sono le persone più importanti con cui collaborare? Qual è la cosa che più conta sopra tutte?". L'eremita ascoltò attentamente, ma si limitò a dargli un'amichevole pacca sulla spalla e riprese a vangare. L'imperatore disse: "Devi essere stanco. Sù, lascia che ti dia una mano''. L'eremita lo ringraziò, gli diede la vanga e si sedette per terra a riposare.
    Dopo aver scavato due solchi, l'imperatore si fermò e si, rivolse all'eremita per ripetergli le sue tre domande. Di nuovo quello non rispose, ma si alzò e disse, indicando la vanga: , "Perché non ti riposi? Ora ricomincio io''. Ma l'imperatore continuò a vangare. Passa un'ora, ne passano due. Finalmente il sole comincia a calare dietro le montagne. L'imperatore mise giù la vanga e disse all'eremita: ''Sono venuto per rivolgerti tre domande. Ma se non sai darmi la risposta ti prego di dirmelo, così me ne ritorno a casa mia''. L'eremita alzò la testa e domandò all'imperatore: "Non senti qualcuno che corre verso di noi?".
    L'imperatore si voltò. Entrambi videro sbucare dal folto degli alberi un uomo con una lunga barba bianca che correva a perdifiato premendosi le mani insanguinate sullo stomaco. L'uomo puntò verso l'imperatore, prima di accasciarsi al suolo con un gemito, privo di sensi. Rimossi gli indumenti, videro che era stato ferito gravemente. L'imperatore pulì la ferita e la fasciò servendosi della propria camicia che però in pochi istanti fu completamente intrisa di sangue. Allora la sciacquò e rifece la fasciatura più volte, finché l'emorragia non si fu fermata. Alla fine il ferito riprese i sensi e chiese da bere. L'imperatore corse al fiume e ritornò con una brocca d'acqua fresca. Nel frattempo, il sole era, tramontato e l'aria notturna cominciava a farsi fredda. L'eremita aiutò l'imperatore a trasportare il ferito nella capanna e ad adagiarlo sul suo letto. L'uomo chiuse gli occhi e restò immobile. L'imperatore era sfinito dalla lunga arrampicata e dal lavoro nell'orto. Si appoggiò al vano della porta e si addormentò.
    Al suo risveglio, il sole era già alto. Per un attimo dimenticò dov'era e cos'era venuto a fare. Gettò un'occhiata al letto e vide il ferito che si guardava attorno smarrito. Alla vista dell'imperatore, si mise a fissarlo intensamente e gli disse in un sussurro: "Vi prego, perdonatemi". "Ma di che cosa devo perdonarti?", rispose l'imperatore. 'Voi non mi conoscete, maestà, ma lo vi conosco. Ero vostro nemico mortale e avevo giurato di vendicarmi perché nell'ultima guerra uccideste mio fratello e vi impossessaste dei miei beni. Quando seppi che andavate da solo sulle montagne in cerca dell'eremita, decisi di tendervi un agguato sulla via del ritorno e uccidervi. Ma dopo molte ore di attesa non vi eravate ancora fatto vivo, perciò decisi di lasciare il mio nascondiglio per venirvi a cercare. Ma invece di trovare voi mi sono imbattuto nella scorta, che mi ha riconosciuto e mi ha ferito. Per fortuna, sono riuscito a fuggire e ad arrivare fin qui. Se non vi avessi incontrato, a quest'ora sarei morto certamente. Volevo uccidervi, e invece mi avete salvato la vita! La mia vergogna e la mia riconoscenza sono indicibili. Se vivo, giuro di servirvi per il resto dei miei giorni e di imporre ai miei figli e nipoti di fare altrettanto. Vi prego, concedetemi il vostro perdono''.
    L'imperatore si rallegrò infinitamente dell'inattesa riconciliazione con un uomo che gli era stato nemico. Non solo lo perdonò, ma promise di restituirgli i beni e mandargli il medico e i servitori di corte per accudirlo finché non fosse completamente guarito. Ordinò alla sua scorta di riaccompagnarlo a casa, poi andò in cerca dell'eremita. Prima di ritornare a palazzo, voleva riproporgli le tre domande per l'ultima volta. Lo trovò che seminava nel terreno dove il giorno prima avevano vangato.
    L'eremita si alzò e guardò l'imperatore. "Ma le tue domande hanno già avuto risposta". "Come sarebbe?", chiese l'imperatore, perplesso. "Se ieri non avessi avuto pietà della mia vecchiaia e non mi avessi aiutato a scavare questi solchi, saresti stato aggredito da quell'uomo sulla via del ritorno.
    Allora ti saresti pentito amaramente di non essere rimasto con me. Perciò, il momento più importante era quello in cui scavavi i solchi, la persona più importante ero io, e la cosa più importante da fare era aiutarmi.
    Più tardi, quando è arrivato il ferito, il momento più importante era quello in cui gli hai medicato la ferita, perché se tu non lo avessi curato sarebbe morto e avresti perso l'occasione di riconciliarti con lui. Per lo stesso motivo, la persona più importante era lui e la cosa più importante da fare era medicare la sua ferita. Ricorda che c'è un unico momento importante: questo.
    Il presente è il solo momento di cui siamo padroni. La persona più importante è sempre quella con cui siamo, quella che ci sta di fronte, perché chi può dire se in futuro avremo a che fare con altre persone? La cosa che più conta sopra tutte è rendere felice la persona che ti sta accanto, perché solo questo è lo scopo della vita''. "
     
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  6. Detonator666

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    Dec 15, 2012

    Si tornando al titolo della discussione l'argomento è interessante...la guerra.La vera filosofia non è la filosofia e poi fidatevi c'è di meglio che ripetere.
     
  7. damagedone

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    Dec 15, 2012

    "Awww, now it aaall makes sense!" (cit.)

    Bah...
     
  8. PoWeЯ MeTaL

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    nick ingannevole

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    Dec 15, 2012

    Si potrebbe modificare quel "pò" nel titolo?
     
  9. Snake

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    Dec 23, 2012

    Visto che truenorvegian ha tirato fuori la filosofia orientale, ne approfitto per postare un breve estratto da i Samyutta Nikaya (una parte del Canone Pali) molto interessante che mostra come gli orientali fossero molto avanti. A livello filosofico qui in Occidente per scoprire l'interdipendenza fra bene e male c'è voluto Nietzsche...

    Così ho sentito. Una volta il Benedetto soggiornava presso Savatthi nel Boschetto di Jeta, al convento di Anathapindika. Poi Mara, il Maligno, andò dal Benedetto e recitò a memoria questo verso in sua presenza:

    Coloro che hanno bambini
    trovano piacere
    nei loro bambini.
    Coloro che hanno bestiame
    trovano piacere
    nelle loro mucche.
    La delizia di una persona
    viene dalle acquisizioni,
    una persona senza le acquisizioni
    non si diletta.

    [Il Buddha:]

    Coloro che hanno bambini
    si addolorano
    a causa dei loro bambini.
    Coloro che hanno bestiame
    si addolorano
    a causa delle loro mucche.
    Il dolore di una persona
    viene dalle acquisizioni,
    una persona senza le acquisizioni
    non si addolora.

    Quindi Mara il Maligno - triste e abbattuto, comprese: "Il Benedetto mi conosce." e scomparve.
     
  10. TrueNorwegianBlackMetal

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    Dec 23, 2012

    In verità il racconto è di Tolstoj, mentre questo passo da te citato è molto interessante e rivela tutto lo spirito buddhista delle quattro nobili verità con la relativa negazione della vita tipica delle filosofie orientali.
     
  11. Snake

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    Dec 26, 2012

    E' veramente un messaggio di una profondità unica. Più che di negazione della vita io parlerei comunque di suo superamento, nel senso di piena conoscenza e accettazione. La non-dualità dell'essere impedisce ogni affermazione e negazione e quindi abbatte ogni confine...semplicemente geniale.
    Menti così oggi non ce ne sono più...
     
  12. TrueNorwegianBlackMetal

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    Dec 27, 2012

    Si, certo, però il grande connotato negativo delle filosofie orientali originarie (ora si sono differenziate e hanno inglobato molti aspetti cristiani) è proprio quello della negazione della vita "sensibile" in favore di un'ascesi finalizzata alla ri-conciliazione con il brahman.
    Il Buddha nella tua citazione propone proprio questo: non avere nulla per non addolorarsi (dove con dolore non si intende dispiacere, ovviamente, ma l'incapacità di raggiungere un determinato status spirituale grazie al quale si coglie il Nirvana).
     
  13. Snake

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    Dec 27, 2012

    Su questo aspetto c'è un bel passo da un libro sulle pratiche ascetiche (in particolare quella dei sokushinbutsu, cioè dei monaci che si auto-mummificavano in giappone) e la filosofia sottesa all'esoterismo buddhista intitolato "il corpo e il paradiso", se riesco nei prossimi giorni copio qualche stralcio così se ne può discutere. :)
     
  14. DeathInMay

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    Feb 1, 2013

    Ho sempre trovato la filosofia orientale molto interessante, e piena di verità...ha anticipato di secoli intuizioni più tarde del nostro Occidente...e ho ammirato molto gli yogin e i loro scritti...ma ho sempre avuto la sensazione che si dimenticassero di qualcosa di molto importante. Nella filosofia Orientale, come nell'Idealismo tedesco e nell'Idealismo in generale, il particolare viene considerato una particella, un frammento, per non dire un accidente, del Sistema, dell'Uno, del brahman, immerso nel samsara o in questo piano di realtà più basso e ontologicamente inferiore...e questo ovviamente porta alla supremazia del brahman, dell'Uno, rispetto all'Ego..al nostro Ego. La Persona, la nostra unicità, viene meno.
    Basta pensare a Kierkegaard e al suo coraggio di affermare e mostrare se stesso, al coraggio di dire "IO, Soeren Kierkegaard". Basta pensare a Nietzsche, al suo Ubermensch... ma anche a Sartre, Camus e lo stesso Heidegger.
    L'Ego è un progetto, la vita è qualcosa di impagabile, che il sistema non riuscirà mai a incorporare. Questo per un semplice motivo...
    Se dico che tutto è Uno, io sono Te. Ma io, non posso essere Te.
    E' giunto il tempo della Persona, della nostra vita, che non deve sottostare a nulla, a qualsivoglia sistema o ente superiore.
    In questo, Nietzsche e il suo Zarathustra andrebbero letti e riletti...
    La pratica Yoga orientale mira proprio all'annientamento dell'Ego, inteso come nucleo illusorio variabile, in cerca dell'Atman...dunque una anti-vita, che per gli yogin è la VERA vita. Ma bisogna vedere con cosa barattano l'ego...
    Se è tutta una esperienza estatica, interiore, in cui l'ego si dissolve, credo che non sia così "universale", sopratutto se dovuta ad una alterazione del metabolismo e dell'omeostasi. Forse il brahman che hanno visto/sentito non è altro che il frutto di un digiuno troppo prolungato...uso di droghe...assenza di stimoli esterni dovuti alla meditazione...
     
  15. TrueNorwegianBlackMetal

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    Feb 3, 2013

    Scusa ma non ho capito. Nietzsche, Brahman, Velo di maya, Platone, Kierkegaard :lookaround:
     

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