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Blind Guardian

Discussione in 'Power Metal' iniziata da Gollum, 14 Novembre 2004.

  1. Vince Summers

    Vince Summers
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    15 Agosto 2022

    Ma è quello che volevano tutti: un ritorno alle sonorità più speed, mettendo da parte le orchestrazioni, che disco dopo disco diventavano sempre più ingombranti. Per quello mi sembra assurdo lamentarsene ora.
    Quello che stupisce (o forse no) è la mancanza di ispirazione e di melodie vincenti, quello sì.
     
  2. Engie

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    17 Agosto 2022

    Purtroppo a mio parere il risultato del "back to roots" al momento è deludente e mediocre. Speravamo avrebbe significato un tornare a cose tipo "Tales..." o "Somewhere...." ma l'ispirazione sembra completamente assente.

    Preferivo mille volte continuare sulla strada intrapresa negli ultimi dischi che mi sono sempre piaciuti.
     
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  3. zed

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    17 Agosto 2022

    boh, a me questi brani sono piaciuti, mi ha convito persino l'ultimo nuovo singolo "Blood of The Elves", che all'inizio mi era parso confusionario, invece ero che io non ero predisposto nel momento in cui l'ho ascoltato. Poi siamo comunque lontani dal meglio della loro discografia, ma se non altro non è un continuo rincorrere ambizioni sempre più alte che però nel risultato finale sono disattese; come in Beyond The Red Mirror, in cui ci sono anche bellissimi brani, ma smorzati da una produzione che non può star dietro a tutto. La mia vera delusione (e unica) delusione è stata al limite l'orchestrale, dove mi aspettavo melodie degne dei bei tempi e invece... comunque ho sempre il maximo respecto per i BG che in ogni album, anche quello che mi piaciono di meno, mi regalano sempre qualcosa di bello, cosa che non è scontata se guardo ad altre band. Lunga vita ai bardi! (forse nel finale mi sono fatto prendere la mano:lookaround:)
     
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  4. Tarotman

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    21 Agosto 2022



    Ennoy the show...ero là sotto, che dire, dal vivo non gli si può proprio dire niente.
     
  5. Vic Rattlehead

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    28 Agosto 2022

    Prima di comprarlo darò un ascolto preventivo, l'ultimo comunque mi era piaciuto.
    Spero che anche questo non mi deluda.
     
  6. Idol

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    31 Agosto 2022

  7. LucaGiulio

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    31 Agosto 2022

    Quello che leggo in giro non è molto rassicurante.

    Venerdì sapremo.
     
  8. Wakka

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    31 Agosto 2022

    Nei negozi si trova già in formato fisico, avrei preferito trovare quello dei Megadeth.
     
  9. sciacallo010

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    31 Agosto 2022

  10. Tarotman

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    31 Agosto 2022

    "Maggiore omogeneità" Is the new "pezzi tutti uguali"?
     
  11. Vic Rattlehead

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    1 Settembre 2022

    Maggiore omogeneità qualitativa ;)

    Non tutti i singoli li ho trovati convincenti ma ovviamente per dare un giudizio reale dovrei ascoltare più volte il disco.
    Forse sarò uno dei pochi che aveva molto gradito l'ultimo lavoro quindi speravo che rimanessero su quel sentiero ma pazienza.
     
  12. Wakka

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    1 Settembre 2022

    Domani alle 11 su youtube il video di Architets of doom.
     
  13. Beller0f0nte

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    1 Settembre 2022

    Domani escono loro e Megadeth, e con il cuore si torna indietro di 30 anni:love:
     
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  14. Mordred87

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    2 Settembre 2022

    beh per chi fosse interessato questo è il mio pensiero sul nuovo disco scritto sotto forma di recensione per un'altra webzine

    Inutile girarci intorno; per chi scrive i Blind Guardian rappresentano l’apice assoluto delle vette toccate nella storia del power metal. I bardi di Krefeld hanno scritto pagine e pagine incredibili ed entusiasmanti che non mi stancherò mai di lodare, ed i loro dischi da “Tales From The Twilight World” a “Nightfall In Middle-Earth” negli anni 90’ hanno saputo ispirare una generazione di musicisti e di amanti del fantasy, spingendo la loro influenza oltre lo spettro di quello che noi consideriamo unicamente musica.

    I Blind Guardian, infatti, hanno avuto il merito di introdurre il metal a tanti appassionati di fantasy che non avevano mai ascoltato quelle sonorità ma che sono stati rapiti per l’incredibile qualità e la dedizione che la band di Hansi & co. ha sempre nutrito nei confronti di questi temi, non solo dal punto di vista musicale e lirico ma anche per quanto riguarda l’immaginario, le copertine ecc…

    “The God Machine” è il primo vero disco in studio dei Bardi di Krefeld dopo ben sette anni se si considera come una sorta di progetto parallelo “Legacy Of The Dark Lands” (il disco orchestrale in lavorazione da vent’anni e finalmente uscito nel 2019), ed è senz’altro un disco di rottura col passato che per quanto mi riguarda mi ha lasciato piuttosto basito.

    Mai avrei pensato infatti che dopo tanti anni dove i Blind Guardian hanno lavorato per costruire un sound sempre più orchestrale e pomposo, tutto di un tratto avrebbero tagliato quasi completamente questo loro tratto ormai diventato difatti caratteristico della band tedesca per far spazio ad un power/speed metal più in linea con i dischi degli esordi.

    Come ha detto lo stesso Hansi d’altronde, dopo “Legacy Of The Dark Lands” sentiva che la band fosse arrivata ad un punto di svolta in quanto fosse ormai impossibile spingersi ancora oltre dal punto di vista sinfonico ed orchestrale. L’unica cosa che la band si sentiva di fare a quel punto era di snellire il proprio sound e tornare in qualche modo più sulla rotta di album quali “Battallions Of Fear” e “Follow The Blind” anche se con moltissime virgolette.

    I Blind Guardian del 2022 difatti, suonano diretti, ma comunque in un modo più sofisticato e complesso, con una certa tendenza ad usare un buon numero di “layers” vocali specialmente nei ritornelli, oltre che una produzione cristallina e pulita in linea con i tempi moderni ed affidata anche stavolta al fido Charlie Bauerfeind, mentre è stato Joost van den Broek (famoso per aver collaborato spesso con artisti quali Arjen Lucassen oltre che gli Epica) ad occuparsi del mixaggio del disco.

    “The God Machine” è stato composto nei mitici Twilight Studios nel corso di un anno circa (dall’inizio del 2020 all’inizio del 2021) anche se c’è da dire che alcuni pezzi come “Violent Shadows” erano già pronti da prima di questa data. Inoltre, già dando uno sguardo all’artwork si può notare un qualcosa di inaspettatamente diverso rispetto al solito; senza dubbio si tratta di un’ immagine che devia leggermente dall’approccio puramente fantasy che i Blind Guardian ci hanno sempre offerto anche nelle loro copertine, proponendoci stavolta un qualcosa di più Sci-fi e distopico; una specie di creatura per metà organica e per metà robotica identificata come una sorta di divinità, dando un tocco leggermente più oscuro e sinistro alla proposta della band, anche dal lato estetico.

    Eppure in questo album le fonti di ispirazione continuano ad essere principalmente trovate nelle opere fantasy che Hansi e compagni continuano a divorare (un esempio è la serie fantasy dei libri di “The Witcher”), ma stavolta non mancano alcuni brani come “Let It Be No More” ispirati a vicende più personali come la morte della madre del vocalist tedesco (allo stesso modo come “Ashes To Ashes” tratta da “Somewhere Far Beyond” parlava della morte del padre).

    Tornando alla musica, snellire così drasticamente il proprio sound è una sorta di arma a doppio taglio; da un lato rendi felice quella schiera di fan che non ha mai digerito le composizioni pomose ed orchestrali che la band ha partorito nell’ultimo ventennio, dall’altra mettere a nudo una proposta orfana della grandiosità del sound del sound dei Blind Guardian più recenti può mettere in luce in maniera più evidente una possibile carenza di idee ed un songwriting meno ispirato… parliamoci chiaro, album come “A Twist In The Mist” , “At The Edge Of Time” e “Beyond The Red Mirror” non potevano minimamente pensare di essere paragonati ai capolavori della band degli anni 90’.

    Eppure quel sound così regale, pomoso, orchestrale, complesso, ha in qualche modo permesso alla band di scrivere album di mestiere che risultavano alla fine dei buoni prodotti molto spesso proprio per via del sound e delle costruzioni sonore che la band riusciva ad architettare piuttosto che per il songwriting in se. Spogliare improvvisamente la band di tutto ciò, mette effettivamente a nudo i limiti che i Blind Guardian di oggi possiedono dal punto di vista delle idee che non potranno per forza di cosa essere quelle geniali di trent’anni fa quando la band era ancora giovane, nuova nel campo musicale e con tanta voglia di esprimersi.

    Quindi per un certo verso questo nuovo platter è stato un lavoro coraggioso da parte di un gruppo di musicisti che non si vuole più nascondere dietro ad un castello di orchestrazioni ed effetti sonori strabilianti, ma che vuole mostrarsi per ciò che è la sua essenza, che è sempre stata costituita dall’heavy metal. I risultati come probabilmente intuito dal mio preambolo sono discontinui e dicerto non totalmente esaltanti ad essere completamente onesti… manca l’elemento fondamentale, quel qualcosa che i bardi erano maestri nel fare sino agli inizi degli anni 2000 e che poi col tempo hanno gradualmente perso… mancano le composizioni!

    Quei brani epici e meravigliosi che vengono scanditi per sempre nell’immaginario e nella storia dell’heavy metal, quei cori da brivido che in questo disco suonano spenti e piatti. Peccato perché al contrario, la chitarra solista di Olbrich è sempre una garanzia e in questo album è sicuramente l’apice del tutto, fornendoci degli assoli decisamente degni di nota.

    Fortunatamente il disco parte su una nota più che positiva come “Deliver Us From Evil” che ci offre un pezzo furioso che macina riff su riff, con un Hansi aggressivo che comunque non si esima dall’avventurarsi in territori più melodici. La parte centrale del brano ci offre un break dove è notevole il lavoro fatto nel layering vocale.

    “Secret Of The American Gods” è un brano più articolato, che nelle sue fasi iniziali potrebbe ricordare qualcosa tratto da “Beyond The Red Mirror” con dei cori e una costruzione sinfonica piuttosto epica e minacciosa, prima che il pezzo si cimenti in un brano che in effetti potrebbe ricordare i Blind Guardian più recenti, anche qui per uno dei pezzi senz’altro più convincenti del platter, grazie ancora una volta ad un Hansi poliedrico che si cimenta in una miriadi di approcci vocali donando al pezzo un’espressività notevole. Il ritornello è uno dei pochi in questo platter che riesce a fare centro e che colpisce al cuore, mentre André ci offre un sentito lavoro di chitarra solista.

    “Damnation” si apre in maniera oscura e “doomy”, prima di imbattersi in una serie di riff incalzanti che ci riportano indietro ai Blind Guardian dei primi anni 90’ mischiati con degli elementi di “At The Edge Of Time”. Ancora una volta bisogna sottolineare su questo pezzo il grande lavoro di André Olbrich a livello solistico, oltre che al solito Marcus Siepen che su questo brano è graffiante, macinando riff su riff. Meno memorabili sono le linee vocali di Hansi, ma come detto il tutto viene compensato da delle ottime idee dal punto di vista chitarristico. “Damnation” potrebbe essere la perfetta sintesi di questo disco: Melodico e graffiante.

    “Life Beyond The Spheres” si apre con degli inaspettati effetti elettronici mostrando il lato più oscuro e distopico dei Blind Guardian che come si può vedere offrono molto di più che uno speed metal monotematico e ogni tanto si concedono delle sperimentazioni e delle costruzioni sonore più elaborate. Difatti questo potrebbe essere senza dubbio il brano più grandioso e ambizioso dell’intero disco rimanendo comunque contenuto a livello di durata. Non solo, ci trovo allo stesso tempo un approccio nuovo che a livello musicale non mi ricorda nessun altro disco dei Blind Guardian e questo e senz’altro un fattore positivo da tenere in conto.

    A livello di approccio musicale e di “vibe” questo pezzo è quello che sicuramente meglio si sposa con l’artwork della copertina. “Violent Shadows” è l’esatto opposto per un brano heavy/speed metal che non fa prigionieri nel suo approccio travolgente, ma che allo stesso tempo risulta un pochino banale e orfano di soluzioni musicali che veramente colpiscono.

    Per essere un brano più diretto è comunque estremamente più articolato di quanto facevano i primi Blind Guardian e questo è sicuramente in parte merito del “nuovo” batterista che rispetto al leggendario Thomen Stauch ha un approccio allo strumento estremamente più evoluto e creativo. Da notare che nella fine del pezzo Hansi si cimenta in uno degli “scream” più esasperati e violenti della sua carriera.

    “Architects Of Doom” ancora una volta si apre con dei suoni di sottofondo molto sinistri, aggiungendoci ben presto dei cori dal sapore barocco. Improvvistamente il brano si trasforma e diventa d’un tratto super aggressivo e travolgente. La chitarra di Olbrich aggiunge degli elementi melodici di gran valore ma forse ancora una volta il pezzo fallisce proprio nel ritornello che suona poco ispirato. Nel complesso “Architects Of Doom” è un brano che ho molto apprezzato per le suo dinamiche e i suoi riff travolgenti, meno per le sue parti vocali, specialmente quelle più melodiche.

    “Let It Be No More” cambia le carte in talvolta con un brano più melodico in cui Hansi è il vero protagonista… almeno nella primissima fase. Il brano purtroppo nel suo complesso risulta essere abbastanza tedioso con dei cori stucchevoli ed un ritornello davvero bruttino. Ci pensa il solito André a salvare parzialmente le cose con un bell’assolo anche se il pezzo rimane comunque una composizione incompiuta e dimenticabile per quanto mi riguarda.

    “Blood Of The Elves” è l’ennesimo pezzo carico e pregno di riff in pieno stile heavy/speed metal ancora una volta con dei buoni riff ma con delle linee vocali che non fanno breccia. Sulle stesse caratteristiche musicali si colloca “Violent Shadows” che come “Blood Of The Elves” è stata scelta come singolo per promuovere l’album .

    Due pezzi di buon livello ma per quanto mi riguarda nulla di trascendentale. “Destiny” chiude il lavoro con un approccio più moderno/futuristico e delle orchestrazioni sinistre ed inusuali per la band. Un mix di elementi più moderni in un sound che altrimenti pesca molto dagli ultimi album della band in particolare “At The Edge Of Time”.

    Uno dei pezzi più atipici mai composti dai Blind Guardian che a tratti mi ha davvero sorpreso anche se onestamente nella sua totalità non so davvero come collocare questo brano nell’economia del disco. Senz’altro forse ci potrebbe offrire uno scorcio più onesto di quello che potrebbe rappresentare il futuro della band, dato che questo platter nel suo complesso lo trovo un album decisamente a se stante… non vedo proprio difatti, come una band ambiziosa come quella di Krefeld possa confinarsi nuovamente nello stretto territorio musicale dello speed/heavy metal.


    Nel complesso “The God Machine” per quanto mi riguarda risulta essere uno degli album meno riusciti della band tedesca. Non che questo disco non abbia i suoi momenti e le sue composizioni valide ma questo improvviso snellimento del sound ha messo alla luce un songwriting che non è più vibrante e geniale come quello di una volta e questo viene mostrato soprattutto nei pezzi più diretti che per quanto potranno esaltare tutti coloro che per vent’anni hanno chiesto un ritorno a sonorità di quel tipo, non riescono ad incidere come i grandi classici di un tempo.

    Molto meglio, sempre a mio gusto, quando la band tedesca è libera di comporre materiale più sperimentale ed articolato come la conclusiva “Destiny”, “Live Beyond The Spheres” e “Secret Of The American Gods”.

    In conclusione in questo lavoro trovo dei semi interessanti per un futuro musicale che probabilmente porterà i Blind Guardian verso altri lidi sonori. Come album a se stante “The God Machine” è un disco che consiglierei senz’altro ai fan della band ma che allo stesso tempo considero un album di transizione.

    Una forte reazione al precedente album orchestrale che probabilmente ha esaurito la vena pomposa del gruppo e la sua voglia di cimentarsi in quei territori sonori. In ogni caso, dovunque la strada li porterà, sarò sempre curioso e in grande attesa di ascoltare qualsiasi cosa venga partorita dal gruppo tedesco. Lunga vita ai Bardi!

    VOTO: 6,5/10

    EDIT: TOLTO I LINK
     
    #20054
    Ultima modifica di un moderatore: 2 Settembre 2022
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  15. sciacallo010

    sciacallo010
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    2 Settembre 2022

    Ho aspettato che mi arrivasse il boxset per ascoltarlo bene e ora che l'ho fatto posso dire che mi piace.
    Da un primo ascolto forse manca il pezzo "bomba" che ti fa saltare in piedi dal primo ascolto, però ci sono comunque ottimi momenti.
    Ora continuo con altri ascolti.
    Comunque fighissimi gli artwork, peccato che Hansi preferisse l'artwork (già esistente) che è diventato la copertina "primaria" e quella che Mohrbacher ha disegnato apposta per loro è solo la copertina del boxset.

    Nota a margine, bella sorpresa è stata trovare il mio nome nei ringraziamenti, quello sì che mi fatto saltare :hihi:
     
    A RIP e Vittorio piace questo messaggio.

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