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Anticristianesimo

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da MetalWarrior87, 23 Marzo 2004.

  1. Druso Italico

    Druso Italico
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    Ardet nec consumitur

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    27 Agosto 2010

    trovo un po' troppo asettiche questa considerazione. Ovviamente legittima, s'intende.

    Ma, per esempio ( e scusami se è un esempio crudo): i tuoi figli, per cui vivi e che tanto ami, muoiono. Non desidereresti, forse - pur sapendo che è impossibile - che in realtà continuino in qualche modo a vivere in un qualche aldilà?
    Oppure la nozione razionale che questo non può essere basterebbe a cancellare dal tuo cuore un sentimento istintivo e naturale come questo? Onestamente non credo, e penso che una qualunque persona, nel suo più profondo intimo, sarebbe combattuta fra questi due pensieri, tra certezza di una fine totale e desiderio che non sia così.
     
  2. ador dorath

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    Leah at races

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    27 Agosto 2010

    non sono un'opportunista. non mi piace credere ciò che mi farebbe piacere. se è questo che intendi.

    non è questione di asetticità. è pura convinzione personale.

    e visto che non ho le prove sulla mia pelle sulla vita dopo la morte xke dovrei cambiare idea? x stare meglio? x il bene dei miei figli? x alleviare la mia sofferenza?

    non sono abituata a ragionare cosi.
     
  3. The Neuromancer

    The Neuromancer
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    27 Agosto 2010

    Quoto e aggiungo che ogni volta che discuto con amici credenti di queste cose esce sempre il solito percorso logico che mi propongono:

    - se vivi e credi in Cristo e poi non c'è niente dopo la morte, hai vissuto bene perché hai avuto fede (dico sempre che mi sembra autoreferenziale questo ragionamento)

    - se vivi e non credi e poi c'è qualcosa per davvero rimani fregato, sostanzialmente.

    - se vivi e sei credente e dopo c'è quello che la fede ti ha rivelato hai certamente più possibilità di ottenere il Paradiso, o una realizzazione maggiore nella vita oltre la vita.

    Io rispondo sempre che è inutile sottoporre un non credente a un sillogismo che semplicemente non sta in piedi, però ho notato che è una giustificazione diffusa anche tra chi vuole predicare al prossimo.
    Quindi la fede conviene perché ottieni qualcosa, un surplus in cambio?

    Spesso però, questo bisogna dirlo, indipendentemente dalla fede cattolica, certi evangelizzatori non hanno l'abilità dialettica necessaria. E questo è un altro paio di maniche.

    Mi tengo la mia fascinazione neo-pagana...8-]
     
  4. Druso Italico

    Druso Italico
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    Ardet nec consumitur

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    27 Agosto 2010


    infatti non si tratta di un ragionamento,ma di un desiderio non razionale,come mi sembrava di aver spiegato.

    Non credo che si tratti di situazioni in cui semplicemente si traggono conclusioni logiche e ci si mette il cuore in pace.

    Credo che, in un caso come quello che ho esemplificato,se pur con la mente si potrebbe arrivare a trarre anche dati di fatto definitivi ("non c'è nulla dopo", il lato emotivo spingerebbe molti a sperare nell'aldilà comunque.
    E di fatto di persone così ce ne sono parecchie.

    Per questo ritengo che "anelare anche a ciò che ritengo impossibile" sia più comune di quanto credi. Forse non è il tuo caso, chiaramente, ma non è certo un dato di fatto per tutti, anzi.
    E in ogni caso, bisogna essere messi alla prova prima dalla vita, purtroppo, per saperlo.
     
  5. Рασζσ

    Рασζσ
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    27 Agosto 2010

    Questo ragionamento ricalca la cosiddetta Scommessa di Pascal, il quale, pur consapevole che il calcolo delle probabilità non dà alcuna certezza, invitava a scommettere su Dio:
    « [...] Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare.[...] »
    (Blaise Pascal, Pensieri, 233)​

    Eppure questa non è fede.
    Non si tratta di scommettere, “proviamo, se va bene ok, altrimenti non c’ho perso nulla”, la fede è qualcosa di ben più profondo.
     
  6. MetalThrashingMan

    MetalThrashingMan
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    30 Agosto 2010

    Effettivamente gli atei adesso come adesso non dovrebbero essere fieri di nulla per quanto riguarda il rapporto uomo-religione....dato che ancora a poco si è arrivati.
    Ma l'ateo a livello personale è fiero della sua identità...dal semplice fatto di essere ateo! Credere o non credere non è una cosa da poco, è una cosa molto caratterizzante in una persona, ti cambia il modo di vedere le cose.
    Perchè allora un religioso è fiero(ci sono anche persone che non ne sono fiere e vale per entrambi le parti)?
    Perch un ateo non dovrebbe essere fiero?
    Perchè se dio non esistesse la nostra esistenza è vana e senza senso? E chi l'ha detto?
    Che le ingiustizie vinceranno sulle ingiustizie? Ma come si fa dire che una cosa è giusta se il metro di giudizio è relativo? Cos'è la giustizia a questo punto?
     
  7. Druso Italico

    Druso Italico
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    30 Agosto 2010

    Infatti la fierezza è fuori luogo, in questi termini, per entrambe le posizioni, per quanto a livello personale si possa essere soddisfatti e orgogliosi di sè e del proprio modo di vivere.
    Quanto al resto, mi sono già espresso e ovviamente sei libero di vederla diversamente.
    Ma per cambiare idea aspetto qualcuno che abbia trovato come eliminare la morte.
     
  8. JonSnow

    JonSnow
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    30 Agosto 2010

    Infatti la fierezza, l'orgoglio, la superbia (chiamalo come vuoi) è un dei peccati capitali nel Crstianesimo.
    Anzi, la superbia è di fatto il peccato originale che ha portato l'uomo alla sua condizione imperfetta, fallace e mortale.

    Non sto parlando della fierezza dell'essere cristiano: anzi, quello è un fatto positvo per il cristiano, perchè lo spinge ad essere testimone di Cristo appunto, e a diffonderne la parola.

    Sto parlando della fierezza del "saperne più degli altri": io cristiano sono più furbo e intelligente di te perchè ho la speranza di un'altra vita e quindi io andrò in paradiso e tu, ateo, all'inferno.

    Lo stesso discorso si potrebbe fare per l'ateo convinto e orgoglioso di esserlo: voi credenti siete stupidi perchè perdete tempo a seguire dei dettami inutili, perchè tanto dopo la morte non c'è niente; mentre io mi godo la vita vera, quella materiale.

    A questo punto mi ricollego a quello che dice il Druso: di cosa dovrebbe essere fiero l'ateo che non crede nell'aldià?
    Del credere esclusivamente in un mondo che di fatto è dominato dall'ingiustizia e dalla sofferenza, che si sta autodistruggendo giorno dopo giorno?

    Personalmente ritengo più sensato credere nell'aldilà.
    Pur essendo stato educato in maniera cristiana, non sono particolarmente credente... anzi diciamo pure agnostico.
    Però credo e spero in un mondo ultraterreno successivo alla morte, in cui queste ingiustizie siano finalmente ripagate.
    Come poi giungere ad un'aldilà perfetto sta a ciascuno di noi e al nostro cuore: c'è chi si riconosce e crede nel Cristianesimo, chi nell'Islam e così via.

    Quello che quindi mi spinge a credere nell'aldilà non è la paura della morte (che comunque c'è): è la speranza di un'altra vita in un mondo migliore di questo. E qui si vede la mia educazione cristiana, perchè poi è quello che insegna anche il Cristianesimo: la "salvezza" non è altro che questo.
     
  9. REINHART

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    30 Agosto 2010

    No: al massimo, potrebbe essere fiero di non dare alcun credito ad un bagaglio di tradizioni, quelle religiose, considerato privo di qualsivoglia veridicità e verosimiglianza.

    Il mondo è indubbiamente dominato dall'ingiustizia e dalla sofferenza, ma il fulcro del pensiero ateo non è disperdere le proprie energie nel credere in una presunta bontà della specie umana, quanto piuttosto credere in sè stessi, nella capacità di plasmare la propria vita come si vuole, facendo affidamento unicamente sulle proprie forze, senza appellarsi a divinità che si è sicuri essere inesistenti, e con la consapevolezza che l'unico destino è quello che ci si crea giorno dopo giorno con le proprie mani.

    Come dicevo pochi post fa, il pensiero che dopo la morte non ci sia nulla è tutt'altro che confortante, ma personalmente non vedo ragioni sufficienti per presupporre che ci sia una qualche forma di vita dopo la morte, ragion per cui non serve neanche sperarci; la speranza, in ogni caso, non modificherebbe la realtà.
     
  10. MetalThrashingMan

    MetalThrashingMan
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    30 Agosto 2010

    Hai detto ciò che volevo dire io!
     
  11. Rover84

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    Schöne Seele

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    30 Agosto 2010

    Mi sembra che queste cose possono essere vissute anche da una persona che crede in Dio.
     
  12. JonSnow

    JonSnow
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    30 Agosto 2010

    Concordo.

    Credere in Dio non implica automaticamente un'inerzia totale, accompagnata dalla consapevolezza che "tanto ci pensa Lui".
    Anche il cristiano è artefice del proprio destino, in questa vita e soprattutto in quella successiva.
    L'unica differenza con l'ateo, in questo senso, è che nel definire questo destino il cristiano segue i dettami della sua religione.
     
  13. MetalThrashingMan

    MetalThrashingMan
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    30 Agosto 2010

    Il problema è che l'ateo plasma la sua vita credendo soltanto nelle proprie capacità e secondo la propria credenza mentre il cristiano la plasma rifacendosi alla morale cristiana e quindi in modo diverso e quindi facendo affidamento a dio in questo senso. Ovvio che entrambi sono artefici del proprio destino ma entrambi non credono solo in se stessi. Il cristiano crede anche in un aldilà e ragiona ed agisce in base a questa credenza.
     
  14. ostfront

    ostfront
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    30 Agosto 2010

    il cattolico ti puntualizzerei . I luterani credono che il destino sia già scritto ma non è dato saperlo a loro ma a solo a Dio .
     
  15. tender

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    30 Agosto 2010

    e gli eletti diventano le guide della comunità. visione più dura, ma più interessante.
     

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