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Anticristianesimo

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da MetalWarrior87, 23 Marzo 2004.

  1. ador dorath

    ador dorath
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    Leah at races

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    9 Giugno 2010

    avrei una curiosità che ho soddisfatto anni fa ma che ho dimenticato:

    esiste una motivazione teologica, della dottrina o cmq "religiosa" per cui la Prima Comunione si prende a 7.8 anni? stessa domanda per la Cresima.
     
  2. Sir Lawrence

    Sir Lawrence
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    9 Giugno 2010

    Il topic si chiama Anticristianesimo in caso tu non te ne sia reso conto, non Cristianesimo.
     
  3. Dreki

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    Heart of Steel

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    10 Giugno 2010

    No, dipende dall'altezza dei banchi da messa: essendo di circa 60 cm, il bambino di 5-6 anni inginocchiato (nella classica posa post-eucarestia) ci cozza con la crapa e si fa il bozzo.
    Sotto pressione della corporazione dei legnaioli (finita più volte sotto accusa per questa ragione), il papa sensibile alla pecunia (che, come da proverbio, non olet) stabilì che lo Spirito Santo gli aveva suggerito che 7-8 anni era l'età minima per poter ricevere il corpo di Cristo.
    Et amen.

    In norrenia, dove i piccoli vikinghi crescevano forti e benedetti da Odhinn, bevevano il mjod già a 4 anni. Quando la corporazione dei costruttori di boccali cascò in simili casini, i padri gettarono i boccali nel fuoco. Da lì nacque l'usanza di bere nei corni potori.


    ...
    ...
    ...
    scusate :D

    Bella domanda, comunque. :) Non ne ho la più pallida idea.... ma siccome in alcune regioni d'Italia sicuramente si fa più tardi "in media", può anche darsi che dipenda dal catechismo. ma... giuro, non so cosa risponderti.
     
    #18093
    Ultima modifica: 10 Giugno 2010
  4. ador dorath

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    Leah at races

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    10 Giugno 2010

    informiamoci..........
     
  5. TheSentient

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    10 Giugno 2010

    La Cresima puoi prenderla quando ti pare (ovviamente dopo la Prima Comunione), sia che tu abbia 9 anni o 90 (tanto è finalizzato al matrimonio). Se non mi sbaglio qualche decennio fa il corso di cresima era un tutt'uno col catechismo
     
  6. Rasputin

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    10 Giugno 2010

    Perché devono essere abbastanza grandi per gestire in autosufficienza la cerimonia ma non troppo per capire cosa stanno facendo. :demon: ;)

    Vedi sopra. :hihi:
    Prova a obbligare dei 16/17enni se sei capace. ;)
     
  7. Rover84

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    Schöne Seele

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    10 Giugno 2010

    Non so perchè l'età per la prima Comunione sia 7-8 anni, evidentemente è questa l'età nella quale la Chiesa ritiene che una persona possa capire in cosa consiste questo sacramento.
    Io ricordo bene il giorno della mia prima comunione, ma allora non avevo certo consapevolezza di quello che facevo. [Anche ora ritengo che capire del tutto e avere piena coscienza di cosa è l'Eucarestia sia cosa immane]
    Dipende da diverse cose, non tutti i bambini sono uguali naturalmente, dipende non poco anche dall'educazione che si riceve e dall'ambiente nel quale si cresce.
     
    #18097
    Ultima modifica: 10 Giugno 2010
  8. Ithilbor

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    10 Giugno 2010

    forse me ne sono reso conto prima di te signor affiliato di gesù cristo dato che ci ho scritto prima di te e mi sono letto tutti i post da pagina 450 in poi....sono partito dalla metà e adesso sto leggendo i primi..... :shutup:
    se si chiama anticristianesimo è perchè chi lo ha aperto intendeva parlare di ciò.......sono gli utenti che poi hanno spostato il discorso su altri aspetti religiosi....ma è normale non è possibile parlare per 920 pagine sempre della stessa cosa....anche io ho parlato di argomenti diversi...per esempio io ho citato filosofi....ma adesso dubito che tu lo sappia dato che avrai letto si e no 2 pagine di questo topic.....
     
  9. ador dorath

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    10 Giugno 2010


    ma devi sempre rovinarmi il coup de théâtre?

    :)
     
  10. Sir Lawrence

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    10 Giugno 2010

    La comunione la si può fare a qualsiasi età. La si fa prima dei 10 anni in genere per consetudine ma non vi è alcuna radice teologica o tradizionale in proposito.

    Ah e poi spezzo un mito, la Cresima in quanto tale non è affatto finalizzata al matrimonio, ma a confermare il Battesimo. E' il ribadire che si ha accettato la Salvezza. Che quasi tutti la facciano "per sposarsi nella chiesa bella" non significhi che questo sia il valore della Cresima.
     
  11. Fux89

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    10 Giugno 2010

    Sì, penso che la motivazione pratica sia proprio questa.:D
    :shock:
     
  12. ador dorath

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    10 Giugno 2010

    si questo è banale. mi riferisco proprio alla consuetudine. e per quale motivo questa risiede grossomodo nella solita fascia di età esposta.

    qualcuno sa da quanti anni c'è questa consuetudine? (mi riferisco all'età del bambino, non di certo alla Prima Comunione).

    voglio dire, mi piacerebbe sapere nel corso dei secoli come si sono evolute queste "consuetudini" o per meglio dire l'attività sacramentale.
    esiste un libro o un qualcosa da leggere per farsi una cultura a tal proposito?
     
  13. ador dorath

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    11 Giugno 2010

    faccio una precisazione: il fatto stesso che questo topic, con il titolo annesso, sia in questa sezione piuttosto che nella sezione attualità e cultura, ricorda probabilmente l'intento iniziale del confronto.
    ovviamente, e per fortuna, il dialogo nel corso del tempo si è esteso a concetti molto più profondi e di più ampio respiro.

    per ritornare in tema:
    percepisco in giro il concetto che la giustizia divina, essendo l'unica vera giustizia equa, sia condiserata notevolmente superiore rispetto a quella terrena. e questo lo posso concepire.
    percepisco anche il senso di "rivalsa" di quelle persone che vedono la giustizia divina come l'unica giustizia che effettivamente punisce o premia per quello che si è veramente fatto. sappiamo tutti che nel momento in cui non si trova un colpevole o si condanna un innocente spesso si pensa "Dio provvederà".
    d'altra parte si è detto che non possiamo valutare il giudizio divino sulla base di parametri umani. e anche questo mi può andare bene.
    però è stato anche detto che noi uomini non possiamo minimamente comprendere, per questo motivo, il giudizio divino nel momento in cui saremo al cospetto di Dio.
    quindi non possiamo mettere la mano sul fuoco stando certi per la condanna eterna per un assassino che sulla Terra l'ha fatta franca. esempio.

    tutti questi concetti, secondo voi, stimolano l'uomo credente a sopprimere i propri istinti violenti? (per esempio).

    io credo che nel mondo Terreste ciò che limita maggiormente un atto criminoso è sicuramente sia la propria morale personale che la morale condivisa del tempo, però un atto illegale (senza pensare ovviamente a crimini) viene represso non tanto per la certezza del giudizio, ma per l'entità della pena stessa.
    invece, quello che non ho capito, è che mi è parso di capire che secondo alcuni, ciò che io ho sempre pensato come inevitabile (la certezza del giudizio divino dopo la morte, leggi: se c'è colpa, quindi, la certezza della pena) in fin dei conti può non essere un passaggio automatico.
    non sappiamo i parametri divini, Dio non giudica secondo categorie meritocratiche.

    ma questo non cozza con tutto quello che ci insegnano a Catechismo, durante la Messa, durante gli interventi di persone eminenti sul giudizio di Dio, sui fioretti, sul porgere l'altra guancia, anche in previsione di un curriculum terreno da portarsi in dote dopo la morte?
    tutto questo perchè troppe poche volte, quasi mai, il prete sottolinea il fare del bene come strumento per avvicinarsi a Dio, sottolineandolo invece come mezzo per la grazia eterna? (ciò può anche valere per le sofferenze subite per esempio).

    oppure l'avvicinarsi a Dio e la grazia eterna sono da considerarsi sinonimi? ma allora in questo caso il concetto che non possiamo sapere come Dio ci accoglierà dopo morti non diventa una riflessione veritiera?

    ma se non possiamo comprendere, non avendo gli stessi parametri, il giudizio divino, perchè questo fin da piccoli ci viene presentato come uno degli elementi fondamentali del nostro essere cattolici? se è un concetto che noi non possiamo capire, come può capirlo chi non ha la Fede? e per Fede intendo quella vera. non quella presunta o fumosamente percepita.

    cioè: noi non possiamo comprendere, "anticipare", valutare, condivedere il giudizio divino perchè per noi non è capibile, Dio conosce tutto e non sbaglia il giudizio, ma allora che senso ha parlare di premio o punizione divina? se non sappiamo, evidentemente, cosa significa per Dio il premio o la punizione?

    mi piacerebbe riportare questo aspetto perchè è stato sotterrato troppo velocemente causa fuga. (di gas).
     
    #18103
    Ultima modifica: 11 Giugno 2010
  14. ador dorath

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    12 Giugno 2010

    mi sono dimenticata il motivo per cui io atea sarei rassegnata. chi me lo rinfresca?

    penso che un concetto di questo tipo possa essere accostato a un ateo: dopo la morte non c'è nulla, non c'è possibilità di ritrovare i propri cari, per questo c'è rassegnazione? non c'è la vita dopo la morte, non c'è nulla. la vita eterna e il Sommo Bene non ci sono per cui non c'è modo di arrivare a toccare con mano Colui che è Amore?

    ovviamente io non riesco a comprendere tutto ciò.

    anzi, io dico che in un ateo non c'è rassegnazione, bensì coraggio. coraggio di ammettere che una volta che si è persa una persona la si è persa per sempre, quello che è stato è stato. e per questo motivo in vita occorre coltivare al meglio i rapporti con chi crediamo che meritino le nostre attenzioni. abbiamo una vita terrena, e occorre sfruttarla al meglio.
     
  15. Fux89

    Fux89
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    12 Giugno 2010

    Sostanzialmente, siccome l'ateo pensa che la vita sia fine a se stessa, che la morte per l'individuo sia la fine di tutto, che la vita di per sé non abbia senso, il credente conclude che l'ateo è rassegnato, che vive disperato (nel senso di "senza speranza").

    Passatemi la categorizzazione netta "l'ateo/il credente", che ovviamente lascia il tempo che trova, ma era per fini didattici (e poi sono quasi le tre di notte:P).
     

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