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Anticristianesimo

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da MetalWarrior87, 23 Marzo 2004.

  1. Dreki

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    17 Gennaio 2010

    bellissima definizione quella dei credenti a gettone :D :D
    in realtà, mi fanno una gran pena... ma intendo dal punto di vista umano, non spirituale.
     
  2. Guest_001

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    17 Gennaio 2010


    prendo atto che hai risposto solo in minima parte... che devo fare, trarre conclusioni conseguenti, formulare ipotesi, far finta di nulla...? :)

    detto questo, curioso questo discorso della "scelta" e della mancanza di "scelta".


    la mancanza di "scelta" forse c'era nel medioevo quando l'icona feticcio Gesù/dio ammorbava tutti gli strati sociali delle comunità (anche quelle più progredite) facendo sì che la quasi totalità di essi rimanessero ignoranti/analfabeti/poveri ed assoggettabili a piacimento.


    oggi non esiste la mancanza di scelta. c'è una sovrabbondanza di strumenti e fonti cognitivi/storici/sociologici/razionali/culturali tali che la fede e la non fede sono scelte.

    che socio-psico-culturalmente, poi, la fede monoteistica tenda a grandi linee ad esprimersi in senso impositivo, e la non-fede come reazione al senso impositivo della fede, è un dato di fatto (vedasi cristiani cattolici a diversi gradi nel corso della storia/cristiani ortodossi/evangelici/musulmani/ebrei ortodossi).


    la scelta c'è. sempre.
     
  3. Oscuro

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    17 Gennaio 2010

    io ho smesso di provare pena quando ho cominciato a non sopportare questa prepotenza della serie "il crocifisso ci vuole, è una tradizione e poi noi credenti siamo la maggioranza" (è un esempio a caso eh!), da parte di masse di ipocriti (e una maggioranza di ipocriti non è sopportabile)..

    è una cosa che non riesco a concepire..
    se una cosa ti interessa e ci credi, devi andare fino in fondo!
    ....non stiamo parlando di calcio, vestiti o scarpe, che tanto anche se cambi idea poco importa, o se non segui la moda per una stagione "vabbè, alla fine il viola è un colore che non mi piace"..
    voglio dire, un po' di serietà/responsabilità no eh?!

    l'uomo sarà anche imperfetto, ma c'è chi proprio non si degna di sforzarsi a superare il livello base..
     
  4. Dreki

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    18 Gennaio 2010

    e ti pareva :D :D :D
    ho risposto all'unica domanda che hai fatto nel post.

    Traine le conclusioni che vuoi, ovvero che io sono un cristianuccio-uccio-uccio tanto cattivo che supporta l'istituzione che ti scassa le palle.
    Ma se tu mi fai UNA domanda, ovvero mi chiedi "perché sprecare tempo" dietro a un dio che secondo te è finto, io ti dò UNA risposta, ovvero: perché la mia fede mi dice che esiste

    tu perché sprechi tempo dietro alle tette di Lilith? perché ti piacciono.
    e io perché spreco il mkio a pregare? perché mi piace.



    Dyspho... io non ti ho detto: non ho scelta. :roll::roll::roll::roll:
    Ti ho detto che: non è una scelta.
    Ovvero: non è una cosa su cui puoi scegliere.

    La scelta c'è sempre?
    Perché allora tu non scegli di diventare un elfo?
    La scelta c'è. Io SCELGO di essere un elfo!!! Weee!!
    Lo sono?
    No.

    Ci sono cose che dipendono da una tua scelta, e altre no.
    Tu puoi scegliere se andare a letto con una donna o con un uomo.
    Ma non puoi scegliere se innamorarti di lei o di lui.

    Io posso scegliere se PRATICARE una religione, magari. Posso scegliere se andare a messa, se fare un'offerta a Odino, se bere del sangue.
    Non posso scegliere se CREDERE in un dio o non crederci.
    Nel monento in cui tu "scegli di non crederci"... vuol dire che non ci credevi già prima.
    Dispho... questa è logica, non è teologia. Puoi anche arrampicarti sugli specchi, ma è un giochino che fai solo tu.

    Perché se tu adesso, pur di contraddire, davvero ti metti a sostenereche secondo te un uomo può scegliere se avere fede o meno... sappi che ai miei occhi diventi probabilmente uno zimbello quanto lo era Rover.



    no, tu stai parlando di PRATICARE UN CULTO.
    cielo... ma tocca ripeterlo ancora tanto a lungo?
    c'è gente che prega Dio e non ci crede (e nel suo cuore lo sa benissimo)
    io parlo di fede.
    :roll::roll:



    sì, questo è vero.
    Infatti su questo punto sono d'accordo.
     
  5. Dreki

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    18 Gennaio 2010

    perché a te la cosa infastidisce e basta: e quindi, giustamente, non provi pena per loro.
    io invece, oltre al fastidio, vedo queste persone "tradire" ogni giorno il dio in cui dicono di credere... e mi fanno pena: perché so che un domani dovrenno renderne conto davanti a qualcuno di più grande. E il consenso popolare non credo valga come giustificazione
     
  6. Druso Italico

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    18 Gennaio 2010

    A prescindere dal fatto che sia reale o meno, come "proposta" non c'è divinità più fisica di quella cristiana: nasce, lavora, ha parenti,conoscenti, mangia, dorme, si fa toccare, sanguina, grida, s'incazza,muore. Ha una città specifica di nascita, genitori, una tomba (vuota). Esistono persino raffigurazioni almeno parzialmente attendibili. Lascia un culto il cui centro è il nutrirsi (per chi lo crede,ovvio) del suo corpo e promette la resurrezione fisica personale in un mondo fisico futuro.

    Più concreto di così? Gli chiedo un passaggio per andare al lavoro? rispetto ai culti dove Dio è inconoscibile oppure una forza panteistica impersonale, è un passo avanti.
     
  7. Dreki

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    18 Gennaio 2010

    Ah beh.... ma anche oggi la presenza di Dio, per quel che mi riguarda, è addirittura sensibile. (oltre che assolutamente comprensibile, da un punto di vista razionale... nel senso: capisco che c'è; la fede è comprensione)

    Ma qua il discorso era un altro: se ciò che pretendo è un dio "comprensibile", che agisca esattamente come io mi aspetto (o addirittura, esattamente come io chiedo)... effettivamente, quello non è il dio dei cristiani.
    Forse lo è quello dei testimoni di Geova, per capirci.


    C'è tanta gente che, pur avvertendo la fede (e cercando di coltivarla), sente la mancanza di un segno più tangibile di quello che finora ha avvertito. E per chi non crede in Dio, questa è la prova netta della sua inesistenza. :roll:
    Come si fa a credere in un dio che non accontenta nemmeno i propri sudditi? Il dubbio quantomeno viene, se ci si aspetta un dio (appunto) che va a monetine.

    Con le mie parole, io volevo solo ribadire che non stiamo parlando di una rock star che ti fa l'autografo se lo aspetti in ginocchio.
    ;)
     
  8. Druso Italico

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    18 Gennaio 2010


    Ah,ho capito. Sì, in effetti sono 2 questioni diverse!

    C'è poi, in questo senso, da considerare l'eventualità in cui magari un certo agire divino possa pure essere nella sua sostanza comprensibile, ma che a possa risultare spiacevole, almeno nel breve termine. A volte tocca accettare queste cose anche se "non si è d'accordo", non so se mi sono spiegato.
     
  9. Elnarion

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    18 Gennaio 2010

    questo è esattamente la frase che riassume il mio essere "credente".

    ma questo a mio vedere esclude in primo luogo qualsiasi riferimento ad una religione, specie quella cristiana. Questo perchè, appunto, l'imperscrutabilità di una essenza talmente OLTRE la nostra comprensione rende vano qualsiasi tentativo di CODIFICAZIONE della sua volontà (intesa come atto puro).. di seguito:

    quindi il mio pensiero è: perchè riferire precetti e regole di comportamento, che per la maggior parte si allineano con una condotta socialmente utile e sensata se messa in relazione al CONTESTO STORICO in cui è nata, una valenza divina..se poi non si è in grado di sostenere CON GLI STRUMENTI OFFERTICI la sua logica e la sua "regolare discendenza"? mi viene da pensare una risposta molto semplice: perchè è molto più facile farli applicare da una "popolazione tipo" (di qualsiasi epoca)
    composta per la maggior parte da persone ignoranti e moralmente e spiritualmente pigre (EDIT: ai quali tu non appartieni sia chiaro). Guarda caso l'alfabetizzazione, e l'acculturamento della popolazione è una misura inversamente proporzionale al tasso di fede..e il mondo di oggi, nel bene e nel male ne è la dimostrazione.

    e con questo non intendo che aumentino gli atei..affatto..ma dico che la conoscenza spinge le persone a riflettere, a farsi domande..che sono nemiche alla fede. Le riflessioni portano a diverse consapevolezze e a diversi modi di credere e vivere la propria spiritualità. la religione smette di avere il compito di emuslionante di incertezze spirituali.

    un giorno parlavo con uno scout..mi disse: sono tutte scuse perchè non hai la forza di seguire precetti...gli risposi che ci vuole più forza a camminare da soli nelle tenebre cercando la prorpia luce che tenere per mano una mano d'ombra che non sai dove ti porta.
     
  10. Dreki

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    18 Gennaio 2010

    parto dal fondo, perché il resto del post di Elnarion stacca dal discorso, e rispondo in un altro post.

    che tu ci creda o meno, queste sono le due versioni.
    da credente, dò ragione allo scout... se non nel metodo, nel merito. Poteva dirtelo in maniera diversa... ma il succo è quello.
    Già io (suscitando la giusta incazzatura di molti qua dentro) avevo detto che, scavando scavando, in chi non crede perché non vede... io trovo "debolezza".

    il nocciolo sta in questa frase:
    un credente SA dove dio lo sta guidando.
    TU vedi nella religione cristiana (e in tutte le altre) una mano d'ombra che porta il credente non si sa bene dove, e forse manco c'è. Il credente invece sa che quella è la guida più sicura che ci possa mai essere, ovvero Dio.

    Il punto di vista fra te e lo scout è diverso... e inconciliabile.
    Tu metti sul tuo piatto un coraggio di uomo, che accetta l'incertezza di camminare sui suoi passi ma non accetta di fidarsi di una fede che non lo convince.
    Il credente non è "convinto": è sicuro. E quindi sa che la sua vita è in ottime mani... e vede in te una persona che non ha la forza di fidarsi di Dio.

    La differenza fra me e lo scout... è che io non ti dò la colpa di questa debolezza. Non posso fare a meno di vederla (sono credente.... so che è grave, ma tant'è :D), ma come ben sai detesto chi dice: "sono meglio io".



    cazzo Elnarion... TIRI FUORI UN ARGOMENTO FANTASTICO!!!!!
    :happy::happy::happy::happy::happy::happy:
    miseria...... da quant'è che non si tirava fuori uno spunto nuovo???

    rispondo a parte, in un post diverso
    :)
     
  11. Guest_001

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    18 Gennaio 2010

    ha una città di nascita... che all'epoca aveva sì e no 12 abitanti... quindi tutto il corteo che lo va a trovare pare sia alquanto irrealistico.

    nasce il 25 dicembre... come tante divinità prima di lui.

    nasce da una donna vergine... come tante divinità prima di lui (e cmq, per partenogenesi si riproducono solo figlie femmine).

    muore in croce... e noi dopo 2000 anni stiamo ancora lì a dibattere della "grandezza" d'uno strumento di tortura (a quel punto, preferirei la raffigurazione d'una sedia elettrica... almeno è moderna)

    resuscita dopo 3 giorni... come tante divinità prima di lui.

    stranamente poi, nessun contemporaneo parla e scrive di lui... il che sarebbe anche strano, visto tutto quel che faceva pubblicamente.


    sì insomma, un bel romanzetto fantasy con elementi sgraffignati de qua e de là dalle mitologie dell'epoca. che mi pare sia proprio il contrario di un dio fisico, sensibile e presente.
     
  12. Elnarion

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    18 Gennaio 2010

    sebbene condivida la tua poca fiducia nella "mitologia cristiana"..trovo la tua visione un tantino "granitica"..nel senso che tu continui a sparare pallini da softair contro un muro di cemento. le tue considerazioni sull'anacronisticità e l'inverosimilità del messaggio cristiano si fermano alla superfice..

    certo che sono anacronistici e inverosimili!..come dovrebbero essere?..devono avere una valenza pressochè imperitura! la dimensione del mito è l'unica che può darle questa caratteristica..sta (starebbe) alla guida spirituale del credente (la chiesa) attualizzare sempre il messaggio (altrimenti a cosa serve!!)..cosa che oggi non fa (e infatti non serve a nulla)

    la vera domanda per me non è la probabilità che sia vera o meno..la qual cosa è impossibile da definire..ma IL SENSO di seguire OGGI lo strumento "religione" quale sistema di riferimento morale e spirituale
     
  13. Druso Italico

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    18 Gennaio 2010


    1 & 2)
    Luca ha una certa sua cura di situare la storia. Così ad esempio cita "l'editto di Cesare Augusto" per il lungo censimento di Quirino (circa il 7-6 a. C.), durante il quale avvenne la nascita del Signore (Lc 2, 1-2). Inoltre rimanda all'anno quindicesimo di Tiberio Cesare (circa il 27-28 d. C.), quando Giovanni il Battista cominciò la sua predicazione preparatoria del Signore (Lc 3, 1). E annota: "E lo stesso Gesù era cominciante [il suo ministero dopo il Battesimo, Lc 3, 21-22] quasi di anni 30" (Lc 3, 23), di fatto avendo circa 33 o 34 anni.

    Secondo la sua suggestiva narrazione evangelica, lo stesso Angelo del Signore, Gabriele, sei mesi prima dell'annunciazione a Maria (Lc 1, 26-38), alla conclusione della solenne celebrazione sacrificale quotidiana aveva annunciato nel santuario all'anziano sacerdote Zaccaria che la sua sposa, sterile e anziana, Elisabetta, avrebbe concepito un figlio, destinato a preparare un popolo a Colui che doveva venire (Lc 1, 5-25). Luca si preoccupa di situare questo fatto con una precisione che rimanda a un dato conosciuto da tutti. Così narra che Zaccaria apparteneva alla "classe [sacerdotale, ephêmería] di Abia" (Lc 1, 5), e mentre gli appare Gabriele "esercitava sacerdotalmente nel turno [táxis] del suo ordine [ephêmería]" (Lc 1, 8).

    Così rimanda a un fatto generale senza difficoltà, e a uno specifico e puntuale, che presenta un problema. Il primo fatto, noto a tutti, era che nel santuario di Gerusalemme, secondo la narrazione del cronista, David stesso aveva disposto che i "figli di Aronne" fossero distinti in 24 táxeis, ebraico sebaot, i "turni" perenni (1 Cr 24, 1-7.19). Tali "classi", avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico per una settimana, "da sabato a sabato", due volte l'anno. L'elenco delle classi sacerdotali fino alla distruzione del tempio (anno 70 d. C.) secondo il testo dei Settanta era stabilito per sorteggio, così: I) Iarib, II) Ideia, III) Charim, IV) Seorim, V) Mechia, VI) Miamin, VII) Kos, VIII) Abia, IX) Giosuè, X) Senechia, XI) Eliasib, XII) Iakim, XIII) Occhoffa, XIV) Isbaal, XV) Belga, XVI) Emmer, XVII) Chezir, XVIII) Afessi, XIX) Fetaia, XX) Ezekil, XXI) Iachin, XXII) Gamoul, XXIII) Dalaia, XXIV) Maasai (l'elenco, in 1 Cr 24, 7-18).

    Il secondo fatto è che Zaccaria quindi apparteneva al "turno di Abia", l'VIII. Il problema che pone questo è che Luca scrive quando il tempio è ancora in attività, e quindi tutti potevano conoscere le sue funzioni, e non annota "quando" stava in esercizio il "turno di Abia". Inoltre, non dice in quale dei due avvicendamenti annuali Zaccaria ricevette l'annuncio dell'Angelo nel santuario. E sembra che lungo i secoli nessuno abbia avuto cura di riportare la memoria, o di fare qualche ricerca. La stessa Comunità madre, la Chiesa di Gerusalemme, giudeo-cristiana di lingua aramaica, che tradizionalmente (almeno per due secoli) era guidata dai parenti di sangue di Gesù, Giacomo e i suoi successori, non sembra che si curasse di questo particolare, che per i contemporanei andava da sé.

    Il "turno di Abia" con data certa

    Nel 1953 la grande specialista francese Annie Jaubert, nell'articolo «Le calendrier des Jubilées et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques», in «Vetus Testamentum», Suppl. 3 (1953) pp. 250-264, aveva studiato il calendario del Libro dei Giubilei, un apocrifo ebraico assai importante, che risaliva alla fine del sec. II a.C. Ora numerosi frammenti di testo di tale calendario, ritrovati nelle grotte di Qumran, dimostravano non solo che esso era stato fatto proprio dagli Esseni che lì vivevano (circa sec. II a. C.-sec. I d. C.), ma che esso era ancora in uso. Detto calendario è solare, e non dà nomi ai mesi, ma li chiamava con il numero di successione. La studiosa aveva pubblicato poi su questo diversi altri articoli importanti; vedi anche la sua voce "Calendario di Qumran", in "Enciclopedia della Bibbia" 2 (1969) pp. 35- 38. E in una celebre monografia, "La date de la Cène, Calendrier biblique et liturgie chrétienne", Études Bibliques, Paris 1957, aveva anche ricostruito la successione degli eventi della settimana santa, individuando in modo convincente (salvo dissensi di qualcuno) al martedì, e non al giovedì, la data della cena del Signore.

    Da parte sua, anche lo specialista Shemarjahu Talmon, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, aveva lavorato sui documenti di Qumran e sul calendario dei Giubilei, ed era riuscito a precisare lo svolgersi settimanale dell'ordine dei 24 turni sacerdotali nel tempio, allora ancora in funzione. I suoi risultati erano consegnati nell'articolo "The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls", in "Scripta Hierosolymitana", vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199; si tratta di uno studio accurato e importante, ma, si deve dire, passato pressoché inosservato dal grande circuito, ma non ad Annie Jaubert. Ora, la lista che il professor Talmon ricostruisce indica che il "turno di Abia (Ab-Jah)", prescritto per due volte l'anno, ricorreva così: I) la prima volta, dall'8 al 14 del terzo mese del calendario, e II) la seconda volta dal 24 al 30 dell'ottavo mese del calendario. Ora, secondo il calendario solare (non lunare, come è l'attuale calendario ebraico), questa seconda volta corrisponde circa all'ultima decade di settembre.

    Come annota anche Antonio Ammassari, "Alle origini del calendario natalizio", in "Euntes Docete" 45 (1992) pp. 11-16, Luca, con l'indicazione sul "turno di Abia", risale a una preziosa tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana, che da narratore accurato di storia (Lc 1, 1-4) ha rintracciato, e offre la possibilità di ricostruire alcune date storiche.

    Così il rito bizantino al 23 settembre fa memoria dell'annuncio a Zaccaria, e conserva una data storica certa, e pressoché precisa (forse con un decalco di uno o due giorni).


    3 & 4)
    La croce: un'invenzione inspiegabile
    tratto da: Vittorio MESSORI, Ipotesi su Gesù, Sei, Torino 1979, p. 240-244.

    Alcune rapide considerazioni finali sull'assurdità di supporre che un mito venga travestito proprio con i panni del tutto inadatti con cui è ammantato il protagonista dei vangeli.

    Abbiamo già visto la questione del nome di Gesù, tanto banale; della città adottiva, Nazareth, non solo senza l'onore di una citazione scritturale ma considerata addirittura infamante; del silenzio sulla sua istruzione; della professione di falegname neppure famoso; della mancanza di ogni accenno all'aspetto fisico. Ed altre singolarità che farebbero di questo un mito non soltanto assolutamente unico ma addirittura «prodigioso», in senso culturale, nella storia mondiale delle mitologie.

    Pensare poi di convertire il mondo calando l'idea di un Salvatore in un ebreo era, è stato osservato, come tentare di convertire un francese dell'Ottocento ai culti congolesi. Tanto era il disprezzo che nel mondo antico circondava tutto quanto fosse giudeo. Ciò valga per chi pensa che il mito di questo Cristo non sia nato in ambiente palestinese ma che vi sia stato ambientato da fedeli non ebrei.

    Ma c'è un'assurdità ancora sulla quale vogliamo attirare l'attenzione per terminare questi nostri flash.
    È l'assurdità della morte in croce. Tra le tante fini possibili, perché scegliere proprio quella di cui il mondo antico aveva più orrore e disprezzo, riservata com'era agli ultimi tra gli schiavi?

    C'è del resto la prova storica che il mito non poteva inventare la croce: per i primi quattro secoli (sino a quando, cioè, la croce resta uno strumento usato per le condanne più abiette) i cristiani si vergognano a tal punto del modo in cui il loro Dio sarebbe morto da rifiutarsi di rappresentarlo visivamente.

    Così, per i primi tre secoli della sua storia, il simbolo del cristianesimo non è la croce. La si nasconde, anzi, perché la sola vista di quello strumento di morte (il «servile supplicium» di Cicerone) potrebbe compromettere la predicazione.

    Si cercano dei simboli che accennino discretamente alla croce ma non ne abbiano lo scandalo: l'albero della nave, tagliato in alto da un palo trasversale; l'àncora; un serpente attorcigliato a una pianta; l'aratro; un uomo che prega a braccia aperte...

    "Lo scandalo di un dio crocifisso era difficilmente tollerato non solo dai pagani, ma dagli stessi cristiani, alcuni dei quali finirono coll'accettare la divagazione dei seguaci di Basilide e sostituirono la persona di Gesù crocifisso con quella di Simone di Cirene" (E. Francia).

    Si poteva dunque diventare eretici, immaginando che un sosia avesse sofferto su quello scandaloso patibolo, pur di non sottoporsi agli scherni ammettendo di adorare un uomo giustiziato in quel modo infamante.

    La più antica rappresentazione grafica del crocifisso risale al terzo secolo e fu scoperta nel 1856 sul Colle Palatino, a Roma. Non è un segno di fede cristiana ma, appunto, la beffa atroce di un pagano. Sulla croce, infatti, è inchiodato un asino. [...]

    Del resto, già nel 180 Celso diceva con ironia ai cristiani, beffati perché «adoratori della croce»: "Che figlio di Dio sarebbe quel tale che suo padre non ha potuto salvare dal più infamante dei supplizi?".

    Se dunque i primitivi cristiani impiegano secoli ad accettare l'idea che il loro Dio sia morto proprio sulla croce, come pensare che questo modo di morire sia inventato, nel mito, dagli stessi cristiani? Se tutto è leggenda, perché non è stato trovato un qualche modo più elegante per incarnare il mito di un Dio sofferente? La lapidazione, per esempio, come per Stefano; la decapitazione, come per Giovanni il Battista.

    C'è oltretutto da osservare che, se nei pagani la croce suscitava un orrore «sociale», negli ebrei provocava lo scandalizzato sgomento religioso. Dice al cap. 21 il libro biblico del Deuteronomio che "l'appeso al legno" (l'impiccato, cioè, il crocifisso) è "maledizione di Dio".

    Per questo, Paolo potrà giustamente osservare che, se un Cristo crocifisso è "follia" per i pagani, per gli ebrei è "scandalo". Chi è dunque responsabile della presunta invenzione della croce "morte dalla apparenza anti-messianica estrema, supplizio il più inconcepibile per un Messia"? (Dhanis). I greco-romani o gli ebrei?

    Lasciamo la risposta (sul piano della storia e non, ancora una volta, dell'ideologia) ai difensori della tesi della «invenzione». Come a Ambrogio Donini, ad esempio. Egli che riconosce correttamente come "un terrore istintivo, saremmo per dire un orrore di classe (...) sembri tenere lontani i fedeli dall'esaltazione di (quel) simbolo". E che, rincarando la dose, scrive: "Una invincibile ripugnanza tratteneva i cristiani dal rappresentare il salvatore del mondo inchiodato su uno strumento infamante".

    Ciascuno vede come questo riconoscere che i cristiani accettano a forza, tra "orrori di classe" e "invincibili ripugnanze", l'idea del loro Dio crocifisso si concili con la tesi dello stesso Donini della «invenzione» di quel culto.

    Si noti: per Donini (e per la scuola marxista, come vedemmo) il cristianesimo nasce dalla speranza di redenzione delle classi oppresse. Gli schiavi, impotenti, avrebbero trasferito in cielo la loro vittoria. E, guarda caso, per simboleggiare quella vittoria scelgono quello che Donini stesso chiama «il simbolo dello schiavo ribelle sconfitto». Stanchi di essere oppressi nella realtà, dunque, i proletari dell'antico Mediterraneo decidono di crearsi un culto dove siano sconfitti anche nella fantasia...

    In realtà, come ha riconosciuto lo stesso «incredulo» A. Omodeo, a proposito della fine che gli evangelisti raccontano del loro messia "siamo del tutto fuori degli interessi della comunità primitiva, siamo di fronte a una tradizione superiore ai sospetti".

    Non solo i mitologi, del resto, ma anche i critici, mettendo in discussione la storicità della morte in croce e dandola o per incerta (Loisy: "Venne arrestato e sommariamente giudicato dall'autorità romana in circostanze che non conosciamo") o negandola del tutto, ci sembrano cadere nella stessa ingenuità. O, se si vuole, nella stessa insufficienza di metodo di chi seziona il testo e lo esamina sul suo tavolo anatomico, senza confrontarlo con ciò che lo ha preceduto e seguito.

    Certa critica testuale, osserva Schökel, "era nata nel laboratorio dello specialista: finestre chiuse, molte ore davanti al tavolo, lettura infaticabile del testo". E tanta sicurezza, soprattutto, che dal solo soppesare una ad una le lettere greche si sarebbe giunti alla soluzione di un rebus che travalica invece il testo e le sue minuzie e fa appello a una storia globale.

    Ma inutile, ormai, continuare con gli interrogativi che non trovano risposta se non nei presupposti ideologici che hanno condizionato certi studiosi.

    Non ci pare dunque aver torto Guitton quando scrive: "Girate e rigirate il problema fin che volete: il fare derivare la storia di Gesù dalla fede in Cristo, quasi ne fosse una conseguenza e non il primo elemento motore e il germe iniziale, significa rendere incomprensibile l'origine del culto e della predicazione cristiana".

    È lo stesso Guitton, del resto, che dopo una vita dedicata alla riflessione su questi problemi e dopo aver seguito da vicino le oscillazioni degli studiosi da una posizione all'altra alla disperante ricerca di un punto d'equilibrio, osservava che "se la critica allontana dalla storicità di Gesù, la critica della critica vi può ricondurre".

    5) già pochi anni dopo la morte inziano a scrivere vangeli su vangeli, che non per niente sono i testi antichi di cui abbiamo più copie delle varie stesure, spesso proprio i manoscritti coevi ai loro autori
     
  14. Dreki

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    18 Gennaio 2010

    Allora:
    Eh.
    Mica male come discorso! :happy::happy::happy::happy:

    Che la conoscenza spinge a farsi domande che sono NEMICHE della fede... non so.
    Le domande (o meglio, le risposte a cui portano) sono forse nemiche della dottrina, quando questa decide di chiudere il dialogo. Il perché, è ovvio: perché certa dottrina dà risposte che vanno palesemente in contraddizione con quelle di certa scienza. E siccome quelle della scienza sono verità di fatto... è difficile conciliare le due cose.

    Eppure, si incontrano credenti devoti anche fra gli uomini di scienza.
    SeventhSon mi pare l'abbia detto: la scienza non spiega tutto. Ci sono delle cose davanti a cui si ferma.

    Io però penso (e di nuovo torniamo alle opinioni) che oggi si debba cercare di capire che la religione... non ha il compito di spiegare COME succedono (o sono successe) le cose. La Bibbia non è un manuale di scienza, non è sensato considerarlo tale.


    Mi fermo qui, a meno della metà del discorso, perché prima di scrivere quintalate di roba preferisco leggere un po' le opinioni altrui.
     
  15. Elnarion

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    18 Gennaio 2010

    dunque credo che qui ci sia un problema di dualismo di significato della paola "fede"..mi spiego:

    per il Dreki cistiano la fede nel cristo (attributo INEVITABILE per lui) comporta PER SUA STESSA NATURA l'attenersi al suo messaggio ..qui fede e religione..diciamo quai si sovrappongono

    per Elnarion lo spirituale a-religioso la fede (attributo INEVITABILE e RAZIONALE) comporta una visione oltreumana di Dio amorale e neutrale. Per lui la dottrina e la religione sono bene divise dalla sensazione di non essere soli.

    io per fede intendevo la fede-Dreki.

    guarda ti faccio io stesso due esempi lampanti:

    CHARLES ROBERT DARWIN e KONRAD LORENZ! tra i capisaldi assoluti del pensiero scientifico. di Lorenz in particolare mi sovviene una bellissima immagine: egli, come tutti gli scienziati intellettualmente onesti, non riescono a spiegare il momento esatto in cui nell'uomo appare la COSCIENZA..la capacita di guardarsi dentro..egli la considera una scintilla divina!..ne più ne meno..PUNTO. e io sono d'accordo con lui. Ma Lorenz e Darwin..sono come li chiamo io cristiani per inerzia, per IMPRINTING (per usare una parola cara a Lorenz) perchè nati in un epoca pienamente cristiana.

    è vero la scienza non spiega il perchè spiega il come. ma la conoscenza della natura (sono laureato in scienze Naturali..parlo per esperienza)..ti port a considerare la visione religiosa fortemente RIDUTTIVA della grandezza della natura..tutto qui
     

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