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Uomo & Natura

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da The Shaman, 21 Marzo 2009.

  1. The Shaman

    The Shaman
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    21 Marzo 2009

    Vi riporto di seguito un brano del libro "Il Cerchio Senza Fine" di Enzo Braschi che spero vi sponerà ad una bella discussione sull'argomento:

    "Quando eravamo uomini antichi sentivamo un profondo senso di comunione con tutto quello che ci circondava e nel quale eravamo immersi con ogni fibra del nostro corpo e del nostro spirito.
    Avvertivamo nella natura la presenza viva di qualcosa d'immenso a cui non riuscivamo a dare altra spiegazione se non attraverso la parola mistero. Tale era la generosità dello spettacolo nel quale ci trovavamo racchiusi ovunque ci muovessimo da restarne abbagliati. Tale la levigatezza dei silenzi o le vibrazioni ora impalpabili ora tremende dell'alito della creazione frantumato nei venti, disciolto nella acque fresche e pure dei fiumi, nelle vastità dei mari, nella tranquilla immobilità dei laghi, nel fluttuare delle erbe fino a dove l'orizzonte andava a morire insieme al sole, da venire colmati da un'infinita dolcezza, un senso così primitivo e indefinibile di bellezza e di integrità da commuoverci facendoci sentire umili e grandi al contempo, perché parte di quel tutto che non aveva un inizio e una fine.

    Non eravamo più uomini primitivi. Avevamo imparato l'uso del linguaggio e con quello avevamo dato nome a ogni cosa, così come a ciò che stava al di là di tutto quello che potevamo definire coi nostri sensi, formulando concetti, arricchendo il reale di un altro significato, scoprendo in esso il potere arcano che si celava dietro le apparenze.

    E avvertivamo, tangibile, pure un profondo dolore proprio al cospetto di quanto di più eccelso coglievamo nel mondo sensibile. Percepivamo ancora potente la lacerazione da quell'altro mondo, quello dal quale ci eravamo separati per fare ingresso in quello fisico. La natura era meravigliosa ma il rammarico per la nostra esistenza prenatale era ancora tremendamente cocente. Così, uomini saggi, personalità tra noi più sensibili ci avevano insegnato ad abbandonarci alla veglia, al sonno, al sogno, alla visione estatica, perché quello era il ponte invisibile ma reale che ci consentiva di tornare a frequentare il Tutto, che sapevamo essere al di là di ogni manifestazione concreta dell'esistere e dal quale la Creazione ci aveva staccati in accordo a un disegno che non sapevamo spiegarci ma ce ugualmente avevamo finito con l'accettare e col considerare come l'esperienza più esaltante che potesse capitarci. Perché non era la morte quella cui andavamo incontro col sonno e non una nuova nascita quella che ritrovavamo al nostro risveglio. La saggezza di quei maestri meravigliosi ci insegnava a ricordare quello che vivevamo in quell'altra realtà nella quale stavamo prima di ritrovarci fisicamente qui. Ogni notte tornavamo a quel mondo spirituale, lo stesso che peraltro viveva nell'albero, bel filo d'erba, nel fiume, nella montagna, nell'aquila, nel fiore. Ogni notte penetravamo in quello che poi i nostri occhi scrutavano da desti allorché tornavamo a frequentare le cose nella loro rappresentazione materiale. E tornando in mezzo a loro avevamo imparato a portarci appresso ogni volta un pezzetto in più di quel meraviglioso mosaico che andavamo ricoprendo dall'altra parte.

    Eravamo uomini naturali in quanto avevamo imboccato un pensiero olistico, intuitivo-sintetico, che ci faceva abbracciare ogni cosa e ogni cosa ci ricollegava inscindibilmente. L'essere e il divenire, il fluire delle cose , il susseguirsi delle stagioni e dei cicli naturali, la memoria ancestrale che spingeva il fiore a sbocciare ancora, come obbedendo a un ordine segreto, al sopraggiungere di ogni primavera, così come un albero a ricoprirsi di foglie e a dare i suoi frutti, o la neve a mutarsi in acqua e gli animali a tornare in mezzo a noi per sfamarci, erano il chiaro svelarsi di un'architettura prestabilita entro la quale ogni cosa, animata e inanimata, si trovava inserita e immersa integralmente.

    Non esisteva per noi, a quel tempo, il dubbio, l'idea della separazione, l'orrore della scissione dalla natura e quindi da noi stessi.

    La nostra coscienza obbediva istintivamente alla legge della polarità, perché avevamo compreso che la realtà era la coesione di infinite sfaccettature diverse che tuttavia esistevano solo ed esclusivamente in funzione di un perfetto equilibrio fra due forze opposte. Percepire la dualità nella creazione presupponeva il riconoscimento di ogni altra cosa dell'esistenza nell'unità, di un insieme che amava dunque mostrarsi attraverso due aspetti apparentemente contrapposti ma in verità unica espressione di una sola cosa. Non era forse il nostro stesso respiro formato da due movimenti che tuttavia determinavano una medesima cosa e cioè il ritmo della vita? E quel ritmo, in un quadrupede come in un rettile strisciante e nel più insignificante degli insetti, così come nell'uomo, non consisteva sempre in due parti il cui equilibrio riconduceva sempre all'uno. Luce e tenebra formavano il giorno, sole e luna ne illuminavano le ude facce, uomo e donna insieme costituivano il genere umano, il maschile ed il femminile stessi coabitavano all'interno di ogni creatura perché fosse chiaro che dalla loro unione si realizzava l'unità. Porsi a favore di una parte piuttosto che di un'altra, mettersi contro qualcosa invece che in mezzo avrebbe distrutto quell'unità al di fuori di noi, nella natura, così come dentro di noi. Questo avevamo compreso quando eravamo uomini antichi: che era necessario mantenere il mondo in equilibrio, affinché da quell'equilibrio seguitasse a scaturire la vita perfetta come l'Uno l'aveva pensato, voluta e realizzata"
     
    #1
  2. emanuele

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    Il blallo

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    16 Aprile 2009

    stare immerso nella natura, sentire il silenzio di fuori, camminare nei miei adorati piani di Pezza in Abruzzo (o nelle grotte di stiffe), vicino ai laghi qui nel Lazio o ancora nelle montagne che circondano il paese delle mie origini è uno di quei piaceri a cui non rinuncierei mai e poi mai.
     
    #2
  3. blackalba

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    Amorino Pannocchiuto

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    16 Aprile 2009

    Da sempre sostengo che l'essere umano è l'unico essere vivente del pianeta a non essere stato progettato per vivere nella natura.
     
    #3
  4. waspmaniac

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    Easy Peasy Lemon Squeezy

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    16 Aprile 2009

    Sono moralmente rinata dopo essermi trasferita in qesto piccolo paese di montagna in provincia di Como.....
    a volte mi basta ascoltare il rumore del fiume fuori casa, girare nei boschi vicini e osservare quanto possa essere sempre nuovo quello che vedo.... il colore del tramonto sulle amate Grigne... il regalo che la natura ci fa costantemente segna lo scorrere della mia vita riempiendolo di straordinarie emozioni e non riuscirei più a vivere serenamente se non avessi intorno ame spazi ancora puri e incontaminati dall'umanizazzione che dilaga ovunque...
     
    #4
  5. emanuele

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    Il blallo

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    16 Aprile 2009

    come ti invidio...l'acqua che scorre è uno dei suoni più belli che esistano...ed anche vedere lo scorrere di un fiume è una cosa che mi riempie di gioia. *__*
     
    #5
  6. ForgottenSunrise

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    Gypaetus Barbatus

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    16 Aprile 2009

    eccole!
    http://img134.imageshack.us/img134/218/img66901.jpg
    che culo eh! (ad abitare in quei posti)
     
    #6
  7. whitepride

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    17 Aprile 2009

    ma chi...il paninaro:sgrat:

    [​IMG]
     
    #7
  8. waspmaniac

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    Easy Peasy Lemon Squeezy

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    17 Aprile 2009

    eh,sono davvero un incanto, le grigne....:happy::happy: io poi sono parecchio fortunata, perchè dal mo balconcino vedo bene sia quelle, che uno dei due corni di canzo.... in questo periodo poi ci sono un bel pò di falchetti che si vedono volare nei campi qui vicini....
    comunque da quando abito qui ho riscoperto con gioia quanto siano appaganti le passeggiate nei boschi, le scarpinate vere e propie in montagna, stare seduta su un prato per ore a guardare il panorama dall'alto e rendermi conto che anche se l'ho già visto mille volte è sempre diverso....ed è cosi piccolo confrontato alle cime..... e mi sento un pò piccola anch'io per riuscire a contenere tutte le emozioni che ogni volta provo............
     
    #8
  9. Sixx77

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    17 Aprile 2009

    Stavo per chiederlo io!!

    (Wild boys!... Wild boys!)
     
    #9
  10. Francis

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    29 Maggio 2009

    L'uomo è un animale terrestre e come tale è nato per vivere sulla Terra. A differenza delle altre specie ha una razionalità e un' intellingenza fuori dal comune e quindi la sua evoluzione tecnologica, conseguenza della sua curiosità sul funzionamento del mondo e dell'universo, penso sia una fatto normale. Il discorso ora è che se oggi come oggi l'uomo avesse seguito esclusivamente la sua evoluzione tecnologica adesso avremmo molti meno problemi ambientali di quanti ne abbiano. Insomma è dagli anni '60 che c'è attenzione all'ambiente e allo sviluppo sostenibile, ma quest'argomento è sempre stato declassato rispetto ad interessi economici e similari procurando quindi, negli anni, notevoli danni ambientali.Il problema quindi non è l'uomo in sè per sè, ma quei pochi uomini che al potere (vede l'ex presidente Bush) se ne sbattono di considerare l'ambiente come parte integrante del sistema socio-economico. Eppure la Terra è la nostra casa...mah!
     
    #10
  11. Slevin78

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    29 Maggio 2009

    a dire il vero anch'io... ma pare sia proprio lui.
     
    #11
  12. MilleniumSun

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    CaccaPisciaculoMerda

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    29 Maggio 2009

    Vorrei terribilmente poter andare a vivere in mezzo alla natura, in montagna o su un'isola al mare, purtroppo però abito a Roma, una delle città + belle del Globo ma nello stesso tempo piena di inquinamento rumore e robe che preferirei non ci fossero.
    Vorrei poter camminare in un bosco o sulla riva del mare, invece mi trovo marciapiedi e macchine e camion e betoniere e cantieri e mezzi pubblici che non funzionano...
    Al momento sento un bisogno irrefrenabile di natura.
     
    #12
  13. Druso Italico

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    29 Maggio 2009

    Non è mai esistita un'età dell'oro in cui uomo e natura abbiano convissuto in perfetta e intuitiva armonia.
    Tutta la storia è un tentativo di affrancarsi dalle realtà naturali che sono malattia,morte,fame,freddo.
    La Natura è un'astrazione,esistono solo forze a noi indifferenti; a volte gira bene,a volte gira male.
    Basterebeb andarsi a rileggere,chessò,il de rerum natura di Lucrezio,per vedere che gli antichi già lo sapevano bene.
     
    #13
  14. Bull Gates

    Bull Gates
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    Mecojoni

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    29 Maggio 2009

    Il dogma antropocentrico da cui la nostra razza sembra non riuscire ad affrancarsi presuppone la rpesenza di un "ordine naturale" nell'universo e che tale ordine altro non sia stato predisposto che per l'Uomo. Da qui la fallace conseguenza "se l'uomo non vive bene è perchè va contro la natura".

    1) Se per natura si intende quel concetto di matrice animistica che rimanderebbe ad una specie di "forza" che mantiene e regola un ecosistema nel quale piante, animali e uomini possano vivere, bene, allora tale concetto è stato seppellito dalla storia. La "Natura" procede per estinzioni di massa, catastrofi e genocidi. La sopravvivenza di nessuna razza è garantita per diritto o contratto. Noi siamo qua da pochi milioni di anni, che pretese possiamo avanzare?

    2) Utilizzando il concetto di natura in un senso più esteso, allora possiamo tranquillamente convenire che NULLA va CONTRO natura, poichè tutto ciò che esiste è regolato dalle leggi fisiche.
    Le radiazioni, la distruzione delle calotte polari, i buchi nell'ozono, la riduzione del campo magnetico terrestre, tutte cose PERFETTAMENTE naturali.
    Anche se porteranno all'estinzione della nostra razza. Anche l'estinzione è un fattore perfettamente naturale.

    3) Combinando le due precedenti versioni del concetto di Natura, eccovi un altro (ipotetico) scenario.
    Torniamo a supporre che una forza misteriosa e quasi "pretercosciente" guidi lo sviluppo degli esseri viventi e che lo scopo sia comunque l'affermazione della vita. L'intelligenza non è necessaria alla vita, ergo la razza umana non ha in dotazione nessun extra che le garantisca di passare indenne la prossima catastrofe (qualuanque essa sia). Sopravviverà la razza più adatta (diciamo i topi, data la loro naturale adattabilità, prolificità e resistenza agli agenti ostili). L'uomo, addirittura, potrebbe non essere altro che un momento necessario ma transitorio nel costruire lo scenario (un bel mondo post atomico invivibile per noi ma perfetto per altre specie) nella quale la razza dei topi sarà al vertice della catena alimentare.

    In breve?
    La natura non è ne' madre nè matrigna, è semplicemente puttana.
    E NON lavora per voi.
    E quando vi dice "ti amo" sta mentendo.
     
    #14
    Ultima modifica: 29 Maggio 2009

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