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Islamofobia?

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da HeadlessChild, 8 Dicembre 2008.

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Chiusa ad ulteriori risposte.
  1. Druso Italico

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    6 Luglio 2009

    Guarda, citerei giusto giusto il recente incontro fatto presso la comunità di Sant'Egidio lo scorso maggio,con presente il card. Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e pace.

    All'incontro di Sant'Egidio erano rappresentati 23 Paesi (13 dell'Africa, 5 dei Caraibi e America Latina, 5 dell'Asia) 15 dei quali da ministri della Giustizia. Al centro dei lavori, le strategie per superare la pena di Morte nei punti di maggior resistenza e l'allargamento della "NO DEATH PENALTY ZONE" dall'Europa all'Asia Centrale e la messa a punto di strategie regionali per arrivare al più presto all'abolizione e alla riduzione delle esecuzioni anche in Asia.
    Il prossimo appuntamento sarà il Congresso Mondiale di Ginevra contro la Pena di Morte (Febbraio 2010) dove - si fa sapere - sarà presentata la nuova Risoluzione Onu per una Moratoria Universale e l'abolizione.

    Cmq siamo OT.
     
  2. HeadlessChild

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    6 Luglio 2009

    Mi stai dicendo che abbiamo parlato per pagine e pagine senza che tu capissi una parola di quello che ho detto?

    - Il corano E' immutabile, ovviamente. Come l'antico testamento e la bibbia. Nessun religioso accetterebbe mai l'idea che il messaggio divino cambi e si adatti "alle mode dei tempi". Quello che cambia nelle religioni nel corso del tempo e nello spazio è quello che i più ritengono essere il "vero messaggio", la "vera interpretazione", ciò che è "necessario/legge" e ciò che "non lo è/è contingente". Tutti, sempre e comunque, com pochissime eccezioni, ritengono che la loro sia la giusta interpretazione di un messaggio UNIVOCO. Che però, DI FATTO, cambia con la storia, e questo è autoevidente. Sto leggendo ad esempio di recente un libercolo sull'India che tra le varie parla del periodo dei Mogol islamici: uno dei primi stati unitari pacificamente multireligioso della storia.

    - La discussione semmai si era avviata sull'INTERPRETABILITA'. Ed ecco per esempio che nello stesso forum che hai citato si scopre che nessuno acconsentirebbe la punizione dlel'apostata fuori da uno stato islamico, e che comunque nella realtà non è consentito a priori perché ci vorrebbe proprio il califfato (e non c'è), qualcuno ritiene che in realtà la corretta interpretazione della legge non lo vuole e qualcun'altro ritiene si debba avviare una riflessione in merito e l'inapplicabilità non basta

    Ok, mullah druso ha espresso il suo verdetto. Dubito però che interessi molto ai musulmani progressisti.
     
    #302
    Ultima modifica: 14 Luglio 2009
  3. Druso Italico

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    15 Luglio 2009

    Come loro -chissà perchè - non interessano al restante 99,9% dei musulmani. :roll:

    cmq si parlava, come quel post che ho citato, di contestualizzazione storica, cioè di intepretazione in base a circostanze contingenti,siano esse meramente culturali o meno.
    L'immutabilità testuale presuppone la perpetua letteralità del testo, altrimenti l'immutabilità sarebbe solo un gioco di parole, visto che le parole,uguali nella forma, dovrebbero cambiare di senso.
    Anche per questo il corano come sai non si traduce,perchè perderebbe,anche tradotto letteralmente, quel senso che solo l'arabo contiene nel suo originale increato.

    Visto che accetti tranquillamente l'immutabilità,non puoi non accettare la sua conseguenza.
    Vogliamo dire che io non capisco le parole oppure che tu giochi al sofista?
     
  4. HeadlessChild

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    15 Luglio 2009

    Dati ISTAT? :D

    Peccato che il mio "sofismo" descrive quella che è la realtà di fatto.
    Comunque, state passando di moda.
     
  5. Druso Italico

    Druso Italico
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    15 Luglio 2009

    le tristi realtà non sono mai di moda.
     
  6. HeadlessChild

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    15 Luglio 2009

    Suvvia, avete avuto i vostri anni di popolarità, vi siete goduti le vostre guerre. Non essere esoso...
     
  7. Druso Italico

    Druso Italico
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    10 Settembre 2009

    Nella casbah di Rotterdam

    di Giulio Meotti


    A Feyenoord si vedono ovunque donne velate che sfrecciano come lampi per le strade del quartiere. Evitano ogni contatto, soprattutto con gli uomini, perfino il contatto visivo. Feyenoord ha le dimensioni di una città e vi convivono settanta nazionalità. È una zona che vive di sussidi e di edilizia popolare, è qui che si capisce di più come l'Olanda – con tutte le sue norme antidiscriminazione e con tutta la sua indignazione morale – è una società completamente segregata. Rotterdam è nuova, venne bombardata due volte nella seconda guerra mondiale dalla Luftwaffe. Come Amsterdam è sotto il livello del mare, ma a differenza della capitale non ha fascino libertino. A Rotterdam sono i venditori arabi di cibo halal a dominare l'estetica urbana, non i neon delle prostitute. Ovunque si vedono casbah-caffè, agenzie di viaggio che offrono voli per Rabat e Casablanca, poster di solidarietà con Hamas e lezioni di olandese a buon prezzo.

    È la seconda città del paese, una città povera, ma è anche il motore dell'economia con il suo grande porto, il più importante d'Europa. È una città a maggioranza immigrata, con la più alta e imponente moschea di tutta Europa. Il sessanta per cento degli stranieri che arrivano in Olanda vengono ad abitare qui. La cosa che più colpisce giungendo in città con il treno sono queste enormi affascinanti moschee su un paesaggio verdissimo, lussurreggiante, boschivo, acquoso, come corpi alieni rispetto al resto. La chiamano "Eurabia". È imponente la moschea Mevlana dei turchi. Ha i minareti più alti d'Europa, più alti persino dello stadio della squadra di calcio Feyenoord.

    Rotterdam è una città che ha molti quartieri sequestrati dall'islamismo più cupo e violento. La casa di Pim Fortuyn spicca come una perla in un mare di chador e niqab. Si trova al numero 11 di Burgerplein, dietro la stazione. Di tanto in tanto qualcuno viene a portare fiori davanti alla casa del professore assassinato ad Amsterdam il 6 maggio del 2002. Altri lasciano un biglietto: "In Olanda si tollera tutto, tranne la verità". È stato un milionario di nome Chris Tummesen ad acquistare la casa di Pim Fortuyn perché rimanesse intatta. La sera prima dell'omicidio Pim era nervoso, lo aveva detto in televisione che si era creato un clima di demonizzazione contro di lui e le sue idee. E così avvenne, con quei cinque colpi alla testa sparati da Volkert van der Graaf, un militante della sinistra animalista, un ragazzotto mingherlino, calvinista, capelli rasati, occhi cupi, vestito da ecologista puro, maglia lavorata a mano, sandali e calze di lana caprina, vegetariano assoluto, "un ragazzo impaziente di cambiare il mondo", dicono gli amici.

    Nel centro di Rotterdam non molto tempo fa sono apparse foto mortuarie di Geert Wilders, poste sotto un albero, con una candela a lumeggiarne la morte prossima ventura. Oggi Wilders è il politico più popolare in città. È lui l'erede di Fortuyn, il professore omosessuale, cattolico, ex marxista che aveva lanciato un partito per salvare il paese dall'islamizzazione. Al suo funerale mancava soltanto la regina Beatrice, perché l'addio al "divino Pim" diventasse un funerale da re. Prima lo hanno mostrificato (un ministro olandese lo chiamò "untermensch", subuomo alla nazista), poi lo hanno idolatrato. Le prostitute di Amsterdam deposero una corona di fiori all'obelisco dei caduti in piazza Dam.

    "The Economist", settimanale lontano dalle tesi antislamiche di Wilders, tre mesi fa parlava di Rotterdam come di un "incubo eurabico". Per gran parte degli olandesi che ci vivono l'islamismo è oggi un pericolo più grande del Delta Plan, il complicato sistema di dighe che previene l'inondazione dal mare, come quella che nel 1953 fece duemila morti. La pittoresca cittadina di Schiedam, attaccata a Rotterdam, è sempre stata un gioiello nell'immaginazione olandese. Poi l'alone fiabesco è svanito, quando sui quotidiani tre anni fa è diventata la città di Farid A., l'islamista che minacciava di morte Wilders e la dissidente somala Ayaan Hirsi Ali. Da sei anni Wilders vive 24 ore su 24 sotto la protezione della polizia.

    A Rotterdam gli avvocati musulmani vogliono cambiare anche le regole del diritto, chiedendo di poter restare seduti quando entra il giudice. Riconoscono soltanto Allah. L'avvocato Mohammed Enait si è appena rifiutato di alzarsi in piedi quando in aula sono entrati i magistrati, ha detto che "l'islam insegna che tutti gli uomini sono uguali". La corte di Rotterdam ha riconosciuto il diritto di Enait di rimanere seduto: "Non esiste alcun obbligo giuridico che imponga agli avvocati musulmani di alzarsi in piedi di fronte alla corte, in quanto tale gesto è in contrasto con i dettami della fede islamica". Enait, a capo dello studio legale Jairam Advocaten, ha spiegato che "considera tutti gli uomini pari e non ammette alcuna forma di ossequio nei confronti di alcuno". Tutti gli uomini ma non tutte le donne. Enait è noto per il suo rifiuto di stringere la mano alle donne, che più volte ha dichiarato di preferire con il burqa. E di burqa se ne vedono tanti a Rotterdam.

    Che l'Eurabia abiti ormai a Rotterdam lo ha dimostrato un caso avvenuto in aprile allo Zuidplein Theatre, uno dei più prestigiosi in città, un teatro modernista, fiero di "rappresentare la diversità culturale di Rotterdam". Sorge nella parte meridionale della città e riceve fondi del comune, guidato dal musulmano e figlio di imam Ahmed Aboutaleb. Tre settimane fa lo Zuidplein ha consentito di riservare un'intera balconata alle sole donne, in nome della sharia. Non accade in Pakistan o in Arabia saudita, ma nella città da cui sono partiti per gli Stati Uniti i Padri Fondatori. Qui i pellegrini puritani sbarcarono con la Speedwell, che poi scambiarono con la Mayflower. Qui è iniziata l'avventura americana. Oggi c'è la sharia legalizzata.

    In occasione dello spettacolo del musulmano Salaheddine Benchikhi, lo Zuidplein Theatre ha accolto la sua richiesta di riservare alle sole donne le prime cinque file. Salaheddine, editorialista del sito Morokko.nl, è noto per la sua opposizione all'integrazione dei musulmani. Il consiglio municipale lo ha approvato: "Secondo i nostri valori occidentali la libertà di vivere la propria vita in funzione delle proprie convinzioni è un bene prezioso". Anche un portavoce del teatro ha difeso il regista: "I musulmani sono un gruppo difficile da far venire in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci".

    Un altro che è stato pronto ad adattarsi è il regista Gerrit Timmers. Le sue parole sono abbastanza sintomatiche di quella che Wilders chiama "autoislamizzazione". Il primo caso di autocensura avvenne proprio a Rotterdam, nel dicembre 2000. Timmers, direttore del gruppo teatrale Onafhankelijk Toneel, voleva mettere in scena la vita della moglie di Maometto, Aisha. Ma l'opera venne boicottata dagli attori musulmani della compagnia quando fu evidente che sarebbero stati un bersaglio degli islamisti. "Siamo entusiasti dell'opera, ma la paura regna", gli dissero gli attori. Il compositore, Najib Cherradi, comunicò che si sarebbe ritirato "per il bene di mia figlia". Il quotidiano "Handelsblad" titolò così: "Teheran sulla Mosa", il dolce fiume che bagna Rotterdam. "Avevo già fatto tre lavori sui marocchini e per questo volevo avere degli attori e cantanti musulmani", ci racconta Timmers. "Poi mi dissero che era un tema pericoloso e che non potevano partecipare perché avevano ricevuto delle minacce di morte. A Rabat uscì un articolo in cui si disse che avremmo fatto la fine di Salman Rushdie. Per me era più importante continuare il dialogo con i marocchini piuttosto che provocarli. Per questo non vedo alcun problema se i musulmani vogliono separare gli uomini dalle donne in un teatro".

    Incontriamo il regista che ha portato la sharia nei teatri olandesi, Salaheddine Benchikhi. È giovane, moderno, orgoglioso, parla un inglese perfetto. "Io difendo la scelta di separare gli uomini dalle donne perché qui vige libertà d'espressione e di organizzazione. Se le persone non possono sedersi dove vogliono è discriminazione. Ci sono due milioni di musulmani in Olanda e vogliono che la nostra tradizione diventi pubblica, tutto si evolve. Il sindaco Aboutaleb mi ha sostenuto".

    Un anno fa la città entrò in fibrillazione quando i giornali resero nota una lettera di Bouchra Ismaili, consigliere del comune di Rotterdam: "Ascoltate bene, pazzi freak, siamo qui per restarci. Siete voi gli stranieri qui, con Allah dalla mia parte non temo niente, lasciatevi dare un consiglio: convertitevi all'islam e trovate la pace". Basta un giro per le strade della città per capire che in molti quartieri non siamo più in Olanda. È un pezzo di Medio Oriente. In alcune scuole c'è una "stanza del silenzio" dove gli alunni musulmani, in maggioranza, possono pregare cinque volte al giorno, con un poster della Mecca, il Corano e un bagno rituale prima della preghiera. Un altro consigliere musulmano del comune, Brahim Bourzik, vuol far disegnare in diversi punti della città segnali in cui inginocchiarsi in direzione della Mecca.

    Sylvain Ephimenco è un giornalista franco-olandese che vive a Rotterdam da dodici anni. È stato per vent'anni corrispondente di "Libération" dall'Olanda ed è fiero delle sue credenziali di sinistra. "Anche se ormai non ci credo più", dice accogliendoci nella sua casa che si affaccia su un piccolo canale di Rotterdam. Non lontano da qui si trova la moschea al Nasr dell'imam Khalil al Moumni, che in occasione della legalizzazione del matrimonio gay definì gli omosessuali "malati peggio dei maiali". Da fuori si vede che la moschea ha più di vent'anni, costruita dai primi immigrati marocchini. Moumni ha scritto un libercolo che gira nelle moschee olandesi, "Il cammino del musulmano", in cui spiega che agli omosessuali si deve staccare la testa e "farla penzolare dall'edificio più alto della città". Accanto alla moschea al Nasr ci sediamo in un caffè per soli uomini. Davanti a noi c'è un mattatoio halal, islamico. Ephimenco è autore di tre saggi sull'Olanda e l'islam, e oggi è un famoso columnist del quotidiano cristiano di sinistra "Trouw". Ha la miglior prospettiva per capire una città che, forse anche più di Amsterdam, incarna la tragedia olandese.

    "Non è affatto vero che Wilders raccoglie voti delle periferie, lo sanno tutti anche se non lo dicono", ci dice. "Oggi Wilders viene votato da gente colta, anche se all'inizio era l'Olanda bassa dei tatuaggi. Sono tanti accademici e gente di sinistra a votarlo. Il problema sono tutti questi veli islamici. Dietro casa mia c'è un supermercato. Quando arrivai non c'era un solo velo. Oggi alla cassa ci sono soltanto donne musulmane col chador. Wilders non è Haider. Ha una posizione di destra ma anche di sinistra, è un tipico olandese. Qui ci sono anche ore in piscina per sole donne musulmane. È questa l'origine del voto per Wilders. Si deve fermare l'islamizzazione, la follia del teatro. A Utrecht c'è una moschea dove si danno servizi municipali separati per uomini e donne. Gli olandesi hanno paura. Wilders è contro il Frankenstein del multiculturalismo. Io che ero di sinistra, ma che oggi non sono più niente, dico che abbiamo raggiunto il limite. Ho sentito traditi gli ideali dell'illuminismo con questo apartheid volontario, nel mio cuore sento morti gli ideali d'eguaglianza di uomo e donna e la libertà d'espressione. Qui c'è una sinistra conformista e la destra ha una migliore risposta al pazzo multiculturalismo".

    Alla Erasmus University di Rotterdam insegna Tariq Ramadan, il celebre islamista svizzero che è anche consulente speciale del comune. A scovare dichiarazioni di Ramadan critiche sugli omosessuali è stata la più celebre rivista gay d'Olanda, "Gay Krant", diretta da un loquace giornalista di nome Henk Krol. In una videocassetta, Ramadan definisce l'omosessualità "una malattia, un disordine, uno squilibrio". Nel nastro Ramadan ne ha anche per le donne, "devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada". Il partito di Wilders ha chiesto lo scioglimento della giunta municipale e la cacciata dell'islamista ginevrino, che invece si è visto raddoppiare l'ingaggio per altri due anni. Questo accadeva mentre al di là dell'oceano l'amministrazione Obama confermava il divieto d'ingresso a Ramadan nel territorio degli Stati Uniti. Fra i nastri in possesso di Krol ve ne è uno in cui Ramadan dice alle donne: "Allah ha una regola importante: se cerchi di attrarre l'attenzione attraverso l'uso del profumo, attraverso il tuo aspetto o i tuoi gesti, non sei nella direzione spirituale corretta".

    "Quando venne ucciso Pim Fortuyn fu uno shock per tutti, perché un uomo venne assassinato per quello che diceva", ci dice Krol. "Non era più il mio paese quello. Sto ancora pensando di lasciare l'Olanda, ma dove potrei andare? Qui siamo stati critici di tutto, della Chiesa cattolica come di quella protestante. Ma quando abbiamo mosso critiche all'islam ci hanno risposto: State creando nuovi nemici!". Secondo Ephimenco, è la strada il segreto del successo di Wilders: "A Rotterdam ci sono tre moschee enormi, una è la più grande d'Europa. Ci sono sempre più veli islamici e un impulso islamista che viene dalle moschee. Conosco tanti che hanno lasciato il centro città e vanno nella periferia ricca e bianca. Il mio quartiere è povero e nero. È una questione di identità, nelle strade non si parla più olandese, ma arabo e turco".

    Incontriamo l'uomo che ha ereditato la rubrica di Fortuyn sul quotidiano "Elsevier", si chiama Bart Jan Spruyt, è un giovane e aitante intellettuale protestante, fondatore della Edmund Burke Society, ma soprattutto autore della "Dichiarazione di indipendenza" di Wilders, di cui è stato collaboratore dall'inizio. "Qui un immigrato non ha bisogno di lottare, studiare, lavorare, può vivere a spese dello Stato", ci dice Spruyt. "Abbiamo finito per creare una società parallela. I musulmani sono maggioranza in molti quartieri e chiedono la sharia. Non è più Olanda. Il nostro uso della libertà ha finito per ripercuotersi contro di noi, è un processo di autoislamizzazione".

    Spruyt era grande amico di Fortuyn. "Pim disse ciò che la gente sapeva da decenni. Attaccò l'establishment e i giornalisti. Ci fu un grande sollievo popolare quando scese in politica, lo chiamavano il ‘cavaliere bianco'. L'ultima volta che parlai con lui, una settimana prima che fosse ucciso, mi disse di avere una missione. La sua uccisione non fu il gesto di un folle solitario. Nel febbraio 2001 Pim annunciò che avrebbe voluto cambiare il primo articolo della costituzione olandese sulla discriminazione perché a suo dire, e aveva ragione, uccide la libertà di espressione. Il giorno dopo nelle chiese olandesi, perlopiù vuote e usate per incontri pubblici, venne letto il diario di Anna Frank come monito contro Fortuyn. Pim era veramente cattolico, più di quanto noi pensiamo, nei suoi libri parlava contro l'attuale società senza padre, senza valori, vuota, nichilista".

    Chris Ripke è un'artista noto in città. Il suo studio è vicino a una moschea in Insuindestraat. Scioccato nel 2004 dall'omicidio del regista Theo Van Gogh per mano di un islamista olandese, Chris decise di dipingere un angelo sul muro del suo studio e il comandamento biblico "Gij zult niet doden", non uccidere. I vicini nella moschea trovarono il testo "offensivo" e chiamarono l'allora sindaco di Rotterdam, il liberale Ivo Opstelten. Il sindaco ordinò alla polizia di cancellare il dipinto perché "razzista". Wim Nottroth, un giornalista televisivo, si piazzò di fronte in segno di protesta. La polizia lo arrestò e il filmato venne distrutto. Ephimenco fece lo stesso nella sua finestra: "Ci misi un grande telo bianco con il comandamento biblico. Vennero i fotografi e la radio. Se non si può più scrivere ‘non uccidere' in questo paese, allora vuol dire che siamo tutti in prigione. È come l'apartheid, i bianchi vivono con i bianchi e i neri con i neri. C'è un grande freddo. L'islamismo vuole cambiare la struttura del paese". Per Ephimenco parte del problema è la decristianizzazione della società. "Quando arrivai qui, negli anni Sessanta, la religione stava morendo, un fatto unico in Europa, una collettiva decristianizzazione. Poi i musulmani hanno riportato la religione al centro della vita sociale. Aiutati dall'élite anticristiana".

    Usciamo per un giro fra i quartieri islamizzati. A Oude Westen si vedono soltanto arabi, donne velate da capo a piedi, negozi di alimentari etnici, ristoranti islamici e shopping center di musica araba. "Dieci anni fa non c'erano tutti questi veli", dice Ephimenco. Dietro casa sua, una verdeggiante zona borghese con case a due piani, c'è un quartiere islamizzato. Ovunque insegne musulmane. "Guarda quante bandiere turche, lì c'è una chiesa importante, ma è vuota, non ci va più nessuno". Al centro di una piazza sorge una moschea con scritte in arabo. "Era una chiesa prima". Non lontano da qui c'è il più bel monumento di Rotterdam. È una piccola statua in granito di Pim Fortuyn. Sotto la testa lucente in bronzo, la bocca che accenna l'ultimo discorso a favore della libertà di parola, c'è scritto in latino: "Loquendi libertatem custodiamus", custodiamo la libertà di parlare. Ogni giorno qualcuno depone dei fiori.
     
  8. HeadlessChild

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    10 Settembre 2009

    Scrivi.com

    Questi uomini non avevano posti fissi dove dormire, erano bordanti, ossia specie di pensionanti nelle sovraffollate case dei ghetti delle Little Italies. Infatti, gli italiani emarginati dagli altri preferivano raggrupparsi in determinati luoghi che, però, a causa della povertà dei loro abitanti si trasformavano presto in ghetti malsani e pericolosi: nelle principali città statunitensi si vennero a creare delle little italies, interi quartieri abitati da italiani nelle cui strade la lingua ufficiale erano i vari dialetti del paese di provenienza, con negozi in cui si vendevano prodotti di importazione italiana. In questi quartieri gli italiani erano ammassati nei tenements, edifici di cinque o sei piani, a volte sette, lunghi poco più di sette metri e larghi trenta, in cui le condizioni di vita degli immigrati erano assai precarie a causa delle pessime condizioni igieniche e degli ambienti malsani. “Quello del degrado igienico, sanitario e morale è stato uno degli stereotipi per più umilianti degli italiani. La stampa americana era piena di reportage sul tema. Alcuni come quelli di Jacob Riis […] erano ricchi di pietà nel raccontare che <>”. Duramente fu trattata anche la religione cristiana in un paese di maggioranza protestante in cui i nostri emigrati individuavano nella conservazione dei santi patroni il cuore stesso della vita comunitaria e il puntello della loro identità etnica. Così, se i nostri chiedevano più parrocchie autonome per custodire gli antichi riti popolari fulcro della loro devozione, la Chiesa americana vedeva al contrario queste parrocchie etniche come sette più o meno pagane. “La religiosità popolare che i nostri portavano nelle loro patrie di adozione insieme con le feste patronali, le copie delle statue venerate al paese natio, i santini con le 18 reliquie di S. Agata sparse per mezzo mondo, le processioni con i flagellanti o le urla delle pie donne a S. Gennaro (<>), avevano agli occhi delle società laiche e protestanti una dimensione superstiziosa, folkloristica e in definitiva pagana.” Le processioni, tipiche espressioni della religiosità italiana erano considerate troppo pittoresche e rumorose, riti organizzati dalla mafia, la quale era effettivamente promotrice di queste manifestazioni ( tanto che Rudolph Giuliani tentò di ripulire, nel 1995, la festa di S. Gennaro). I calabresi e i siciliani che approdavano alle città statunitensi, da una Commissione parlamentare istituita nel 1911 per analizzare il fenomeno della nuova immigrazione, venivano individuati e descritti come coloro che davano un contributo fondamentale alla crescita del fenomeno della delinquenza nelle città americane. La violenza nei ghetti italiani era vera, ma essa era dipinta come un prodotto di importazione, connaturato alla cultura e alla tradizione dei nuovi arrivati come l’abitudine a cibarsi di pasta al pomodoro. Tra le difficoltà maggiori, infatti, per gli emigrati c’era quella di rimanere fuori dai circoli malavitosi senza i quali però era difficile sopravvivere per le ostilità degli altri e la propria miseria. Come agente di lavoro il padrone o boss fungeva da mediatore fra gli immigrati disorientati e quel paese così estraneo, procurava squadre di lavoratori alle compagnie ferroviarie e agli appaltatori; come mediatore politico, scambiava i voti dei lavoratori con posti di lavoro nelle opere pubbliche. Per i suoi servizi il padrone richiedeva il pagamento di un onorario (la bossatura). Da cui il fenomeno di “Bossismo”. Noi siamo stati per gli americani solo il popolo della pasta, della mafia e della vita alla giornata, ed è in questo contesto che nonostante tutto, seppure pochi, alcuni dei nostri connazionali sono riusciti a diventare qualcuno.

    L' orda. Quando gli albanesi eravamo noi - Stella G. Antonio - Libro - IBS

    Nella ricostruzione di Gian Antonio Stella, ricca di fatti, personaggi, aneddoti, documenti, storie ignote o sconvolgenti, compare l'altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono. Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli "zii d'America" arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le "orde" di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo "diversi". Eravamo più amati. Eravamo "migliori". Non è esattamente così. Il libro è qui presentato in edizione aggiornata.

    Laboratorio Itals - Dipartimento di scienze del linguaggio

    I quartieri degli italiani erano sporchi e rumorosi e anche per questo subivano il disprezzo degli americani. I genitori italiani educavano i figli con durezza, a volte con brutalità. Le ragazze italiane vedevano che le loro compagne americane erano trattate con gentilezza, fatte oggetto di mille attenzioni e godevano di molta libertà. Il disprezzo che in seguito molti figli di emigranti dimostreranno per tutto ciò che è italiano, è legato anche a questo.
     
  9. Druso Italico

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    10 Settembre 2009

    iIl nostro culto però non ci insegnava a imporci,dominare,discriminare e uccidere.
     
  10. HeadlessChild

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    10 Settembre 2009

    - La nostra cultura si
    - Tutte le religioni insegnano a discriminare, dominare, uccidere. E tutte le religioni insegnano ad amare e rispettare. Dipende da...
     
  11. Druso Italico

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    10 Settembre 2009

    Vabbè, e Imagine di John Lennon si avvererà domani.....
     
  12. Druso Italico

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    16 Settembre 2009

    Religione di Pace al lavoro:

    Dal Corriere della Sera di questa mattina:

    IMPUTAVA ALLA RAGAZZA UNO STILE DI VITA NON MUSULMANO
    Marocchina uccisa dal padre
    Prime parziali ammissioni
    El Ketawi Dafani ha confermato la sua presenza sul luogo del delitto. Contraddizioni nel suo racconto

    MONTEREALE VALCELLINA (Pordenone) - Prime parziali ammissioni da parte di El Ketawi Dafani, fermato martedì sera dai carabinieri con l'accusa di aver ucciso a coltellate in un boschetto di MonteÂ&shy;reale Valcellina la figlia diciottenne Sanaa perché non condivideva la relazione che aveva con l'italiano Massimo De Biasio, cristiano e di tredici anni più vecchio.

    AMMISSIONI - Il marocchino è stato interrogato per tutta la notte e - da quanto si è appreso - dopo un primo silenzio assoluto, all'alba ha cominciato a rispondere alle domande. Dalle sue risposte i carabinieri hanno ricavato la conferma della sua presenza sul luogo del delitto e alcune contraddizioni che potrebbro avvalorare lo scenario ricostruito sulla base di testimonianze di persone che conoscevano e frequentavano la coppia di giovani. La loro relazione era osteggiata dal padre della ragazza per la differenza di età, ma soprattutto per la diversa religione dell'italiano. I rapporti fra la coppia e il presunto assassino, già molto tesi - secondo tali testimonianze - erano peggiorati dopo la decisione della ragazza di andare a vivere con il giovane, una scelta che per suo padre era in contrasto con lo stile di vita musulmano. Secondo una prima ricostruzione del delitto, El Ketawi Dafani ha atteso la coppia a Grizzo di Montereale Valcellina mentre in auto andavano al ristorante dove la ragazza lavorava e di cui il giovane è socio; ha bloccato la loro auto e ha ammazzato la figlia e ferito il fidanzato che tentava di difenderla.
     
    #312
    Ultima modifica: 16 Settembre 2009
  13. Druso Italico

    Druso Italico
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    Ardet nec consumitur

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    16 Settembre 2009

    naturalmente, le anime belle si affreterranno a dire che tutto cio' "non ha nulla a che vedere con l'Islam".

    Se non fosse che un manuale di legge Islamica certificata da Al-Azhar come guida affidabile per l'ortodossia Sunnita afferma che "la rappresaglia e' obbligatoria verso chiunque uccide un'essere umano intenzionalmente e senza diritto". Pero', "non e' soggetto a rappresaglia un padre o una madre (o i loro padri o madri) per avvere ucciso i propri figli, o i figli dei prori figli." ('Umdat al-Salik o1.1-2).

    In altre parole, chi uccide i prori figli non subisce alcuna pena secondo la legge Islamica. Coerentemente con questo, il Parlamento della Giordania nel 2003 ha affossato adducendo motivazioni Islamiche una proposta di legge mirata ad aumentare la pena per i delitti d'onore. Al-Jazeera ha riportato che "gli Islamisti e i conservatori hanno detto che la legge viola le tradizioni religiose e avrebbe distrutto la famiglia e i valori".

    Anche relativa a questa pratica e' questo hadith:

    Sahih Muslim Libro 19, Numero 4457

    "Il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) era solito non uccidere i bambini, cosi' non dovresti farlo a tua volta a meno che tu non sapessi quelo che Khadir sapeva riguardo al bambino che ha ucciso, o tu possa distinguere tra un bambino che cresca come credente (ed uno che crescera' come non-credente), cosi' che tu abbia ucciso il (futuro) infedele e risparmiato il (futuro) fedele."

    E gli hadith hanno validità normativa se sono certi (Sahih, per l'appunto; non per niente, esistono hadith che stabiliscono pure l'ordine delle sure dello stesso corano).
     
  14. Sixx77

    Sixx77
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    16 Settembre 2009

    Non si può dire che sti qui, quando son così asini, non facciano le cose sul serio!

    Dicono che ammazzano, e lo fanno!
     
  15. Monk

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    16 Settembre 2009

    Beh, non vogliono integrarsi e sono contro la società multietnica...che differenza c'è con un qualsiasi uomo di destra, con un calderoli o un borghezio? E non dite "la violenza!", visto che con i pestaggi e l'urina di maiale ci sono già andati pesanti in tempi passati e recenti...
     
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