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Droghe: svago innocente o crimine da punire?

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da Asperger, 5 Luglio 2008.

  1. Sixx77

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    27 Giugno 2019

    Lo stato deve orientare ogni cosa al rispetto della libertà dell'individuo e della sua salute.

    Liberta significa "diritti e doveri" quindi non "LIBERTA di fare ciò che mi pare!" ovviamente, visto che la suddetta non è libertà.

    Le droghe leggere in termini di liberalizzazione,ecc NON hanno nessun utilizzo al di fuori di quello ludico dannoso per la salute del singolo e della società.

    Se fossimo in un paese con una diversa visione dei suddetti valori, come gli USA per esempio, il legalizzare e il "tollerare" avrebbe un minimo(ma comunue non sufficiente a mio modo di vedere) di senso in più visto che li se ti ammali "sono cavoli tuoi" e se per giunta la tua malattia te la sei palesemente autoprocurata le assicurazioni sanitarie faranno il diavolo a quattro(spesso riuscendoci) per non rimborsarti.
    quindi nella pratica:
    tu ti droghi----> contenti i delinquenti
    Tu ti ammali---> contente le strutture sanitarie
    Tu ti ammali per droga----> contente le assicurazioni a cui magari hai pagato il premio per anni e che sono pienamente autorizzate a non rimborsarti.

    come in ogni casistica…. tutti contenti, tranne il drogato….. lui beh… è solo un drogato.

    In Italia lo stato ha, volente o nolente, funzione di portatore di valori. per cui DEVE tutelare la salute di ogni individuo(drogato compreso). e inquest'ottica un discorso di legalizzazione entra in palese conflitto.

    grazie a dio o chi per esso.

    questo insegna principalmente due cose:
    - I vizi sono sempre dannosi, anche quando sono di gran lunga meglio radicati e meno dannosi della cannabis. quindi pensare di aggiungerne altre in funzione di una qualche malsana (o drogata) visione di equalità tra veleni è a dir poco una follia.
    - Lo stato ha il dovere di fare informazione e impedire la disinformazione quando si tratta di tutelare il benessere dell'individuo e della società.
    legalizzare farebbe il malessere dell'individuo e della società… e benessere soltanto della delinquenza.


    a questo aggiungerei il fatto che lo stato impone di non fare pubblicità alle sigarette ma al tempo stesso consente a trasmissioni indegne di fare pubblicità disinformativa alla cannabis.
    Visto che, paliamoci chiaro: tutti conosciamo le constroindicazioni di fumo e alcol, ma quanti conoscono quelle della cannabis, che spesso sono di gran lunga peggiori?

    dell'alcol qui in ITALIA esiste "l'uso" e non solo l'abuso(e non è cosi ovunque) tant'è che l'Italia ha di gran lunga più bevante alcoliche di tutti gli altri paesi e ha di gran lunga meno problemi di alcolismo di tutti gli altri paesi nell'europa geografica.

    questo non significa che non esistano alcolizzati e ne che l'alcolismo non sia in crescita ma che se pensiamo che l'alcol sia un problema in Italia e che NON lo sia la cannabis è perché ci limitiamo a masturbazioni mentali atte a giustificare la voglia di sentirci nella ragione a drogarci.
     
  2. Sixx77

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    27 Giugno 2019

    Non mi stupisce… certe cose sono frutto delle medesime direttive nichiliste.
    visto che ormai non esiste niente che sia oggettivo, tutto è soggettivo… anche cosa sia crimine e cosa non lo sia(o cosa sia intonato e cosa non lo sia).

    è la libertà di internet, in cui la parola di un professionista dle proprio settore, parlando di quel settore specifico vale esattamente quanto quella di un signor nessuno.
    la Fiera del: "è la mia parola contro la tua"
     
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  3. Evillupo

    Evillupo
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    28 Giugno 2019

    Io invece non lo capisco mica qual è il fondamento di questo discorso. I vizi sarebbero proibiti perché da noi abbiamo un sistema assistenzialistico che "paga" per rimediare ai danni dei viziosi? Quindi è una questione economica? O è perché "lo stato è portatore di valori" quindi una questione di principio? No perché mi sembra che tu abbia una visione della "tutela della salute" abbastanza manichea. La libertà non è "diritti e doveri" ma è esattamente "fare quello che vuoi" che ti fa tanto schifo, lo stato ha il dovere di limitare il "fare quello che vuoi" dell'individuo quel tanto che serve a impedire che la libertà di uno limiti quella di un altro, quando questa "violenza" della libertà cessa lo stato farebbe bene a starsene zitto. Quindi fa bene a limitare la tua libertà di rubare perché confligge con quella mia di avere proprietà, ma se ne deve stare zitto se vuole dirmi come passare il mio fine settimana. Se poi ti riferisci al dovere di tutelare la salute, ti informo che in realtà la nostra costituzione e le nostre leggi intendono la salute con una definizione molto larga (per fortuna) in cui la salute non è l'assenza di malattia ma una condizione di benessere sociale/psicologico/economico/esistenziale che ingloba quanto un individuo è libero di "fare quello che gli pare". Ed è così come dico io de facto, non come dici tu. È per questo che è possibile farsi la vasectomia o chiudersi le tube ad esempio, atti che eseguiti contro la volontà di per sé rappresenterebbero "lesioni personali gravissime", perché se questo tutela il tuo benessere psicologico questo scavalca persino la tua integrità fisica e la tua possibilità di procreare.
    D'altronde in molti vizi lo stato interviene solo quando questi finiscono per limitare la libertà dell'individuo stesso. È così per il gioco d'azzardo, per l'alcool, il fumo... dovrebbe porre un argine quando si degenera in ludopatia, alcolismo ecc...
     
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  4. Barney Panofsky

    Barney Panofsky
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    28 Giugno 2019

    Nessuno pretende che lo spazio di libertà concesso ai singoli cittadini sia assoluto, motivo per il quale la consumazione di alcolici è limitata nel caso in cui un soggetto si ponga alla guida di un autoveicolo, ponendo a rischio la vita e l'integrità fisica di altre persone. Ma nemmeno i valori di cui tu pretendi che lo Stato si faccia portatore (come la tutela della salute di cui all'art. 32 della Cost.) possono definirsi assoluti, motivo per il quale non ha alcun senso (permettimi di dirtelo, senza che tu ti offenda) elaborare un piano nazionale di eliminazione di qualsiasi forma di dipendenza. La nostra Costituzione pone le basi per l'esistenza di uno Stato pluralistico, dove diversi valori vengono riconosciuti e tutelati ma nessuno di essi in forma assoluta. Il motivo è semplice: può anche capitare che tali valori entrino in conflitto tra di loro. Se dovessimo porci come unico obbiettivo l'eliminazione di ogni forma di dipendenza, potremmo prevedere anche forme coercitive di limitazione della libertà personale, in evidente contrasto con l'art. 13 Cost, che ne sancisce l'inviolabilità. Se alla tutela della salute dovessimo riconoscere un valore assoluto, dovremmo impedire il commercio non solo di tabacco e alcol ma anche di larga parte dei prodotti dell'industria alimentare. L'intero sistema si basa su un equilibrio liquido e fluttuante, che può essere modificato a seconda delle diverse maggioranze parlamentari e che ha come unico limite la nostra Carta Costituzionale. Ma nell'apportare simili cambiamenti, ognuno di noi si basa sulla propria personale e soggettiva scala di valori. A differenza di quanto scrivi qui:

    ... non c'è nulla di oggettivo in tutto questo. Non stiamo parlando di scelte tecniche ma politiche. Nessuno intende negare che l'utilizzo personale di droghe leggere è dannoso. Tuttavia viviamo in una società in cui un soggetto non è eterodeterminato e gode anche della libertà di porre in essere condotte dannose per la sua salute. In caso contrario, dovremmo riscrivere la Costituzione e prevedere l'esistenza di uno Stato interventista e totale, all'interno del quale determinati valori siano da considerarsi come assoluti.

    Poi dovrei aprire una parentesi gigantesca sul confronto con il sistema sanitario statunitense, perché nonostante l'esistenza di un Sistema Sanitario Nazionale, purtroppo anche noi ci stiamo gradualmente spostando verso quel modello. Nel nostro Paese possiamo ancora scegliere se usufruire della sanità pubblica o privata ma il confronto sta diventando sempre più impari, anche per la diversità di obbiettivi perseguiti (la tutela della salute pubblica da una parte, l'esercizio di un'impresa economica dall'altra). I contratti di assicurazione sanitaria stanno aumentando perché le cliniche private possono offrire servizi di qualità e con minori (quando non esistenti) liste d'attesa ma, perseguendo un fine di lucro, lo fanno solo in relazione alle prestazioni che possono anche definirsi come economicamente redditizie, lasciando alla sanità pubblica il compito di eseguire le prestazioni economicamente più gravose. Aggiungiamo il fatto che le imprese di assicurazione si sono rifiutate di assicurare alcune aziende sanitarie per la responsabilità civile da danno medico, adducendo come scusa di rischio non assicurabile il numero troppo elevato di richieste di risarcimento presentate dagli utenti (che in alcuni casi potrebbe anche essere veritiero, stante i continui tagli lineari e la mancanza di medici). Ma questo è un discorso totalmente diverso e non connesso alla questione delle droghe leggere.
     
  5. Sixx77

    Sixx77
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    28 Giugno 2019

    Non ho detto questo…
    Ma di per se sarebbe comunque un ottimo motivo.
    Perché lo stato(quinti tutti noi) paghiamo il sistema sanitario nazionale anche per pagare la malattia di chi ha un problema di dipendenza.
    cosa giusta e a mio avviso sacrosanta.
    Ma per pura logica, se lo stato cura chi si è ammalato con delle sostanze per giunta proibite, mi pare logico che non debba consentire alle persone di averne un accesso ancora più semplice.

    perché senno…. si ammalano…. e di conseguenza dovranno essere curate,ecc…

    Non possiamo impedire alle aziende di vendere l 'idraulico liquido solo perché esiste qualcuno che potrebbe berselo…
    ma l'idraulico liquido è fatto per sturare i lavandini.

    la cannabis è fatta solo per sballarsi.

    e aggiungo… Visto che quella teapeutica (che è legale in Italia) deve essere prescritta da un medico e non "autogestita".

    Guarda che , posso essermi espresso male…
    ma io ho fondamentalmente ribadito quanto tu hai gia scritto in modo impeccabile qui: Droghe: svago innocente o crimine da punire?

    qui c'è semplicemente un conflitto di concetto…
    Faccio uello che mi fare fregandomene del fatto che sto ledendo qualcun altro è oppressione non libertà, son un termine l'opposto dell'altro.

    L essenza della libertà sta nel rispetto dei diritti e dei doveri.

    l'essenza dell'oppressione sta nel menefreghismo della diritti altrui.


    questa definizione molto larga implica che una persona se vuole scegliere uno sport scevro da rischi come gli scacchi o molto rischioso come il il motociclismo o il paracadutismo lo può fare e lo stato non gli può dire nulla.

    ma le leggi impediscono de facto ogni forma di violenza da operare sia sugli altri che su se stesso.
    tant'è che l'eutanasia non è ancora legale e che se una persona tenta il suicidio non lo si aiuta a farla finita ma lo si ricovera e lo si cura.

    hai fatto comunque un esempio limite che fondamentalmente fa parte delle eccezioni che confermano la regola.
    tanto è che prima di operare una vasectomia come un cambio di sesso(che sono fondamentalmente interventi irreversibili) il paziente passa attraverso una lunga trafila di visite psicologiche per verificare che queste scelte siano dettate da una patologia mentale o da un problema di identità ecc...

    Il punto è questo…
    se nel caso dell'alcol s'è una situazione a rischio che comunque al netto di tutto dimostra di poter essere gestibile anche nella forma, visto che dell'alcol esiste l'uso e non solo l'abuso, nel caso del gioco d'azzardo lo stato ha dimostrato come con il vizio non si debba scherzare e che non si debbano prendere decisioni superficiali.

    - Lo stato dalle macchinette per videopoker non guadagna nulla al netto delle spese ma ci perde.
    - lo stato con questa decisione ha oggettivamente "fatto ammalare" persone, e non poche...
    - Il videopoker è legale ma la malavita si è subito creata il suo enorme business che lo stato deve combattere con immenso dispendio di soldi… ma proprio immenso(Lo stato ha dovuto condonare una quantità incredibile di soldi frutto dell'evasione di fronte all'impossibilità di poterli recuperare).

    a questo punto la domanda nasce innocentemente spontanea:
    "Ma c'era proprio bisogno di legalizzarla?"

    forse all'epoca qualche minchione se ne era uscito con:
    "tanto esistono le bische clandestine… io rendo tutto legale cosi la criminalità non ci guadagnerà più nulla"
    Oppure:
    "lo stato guadagnerà un sacco di soldi cone le tasse,ecc"...
    Cippirimerlo….

    lo stato NON doveva legalizzare, e le persone che dovevano decidere dovevano ragionare e non essere degli idioti da social network tipo: "legalizza e uccidi la criminalità!".

    Sigarett, altro errore, ma almeno figlio di vecchi retaggi… (cose che tu stesso han ben sviscerato nel vecchio post da me linkato).
     
  6. Sixx77

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    28 Giugno 2019

    Scusa tu…
    Non ti offendere tu, ci mancherebbe…
    Ma tutta questa spataffiata barocca si riconduce al solito concetto trito e ritrito:

    C'è l'alcol…
    C'è il tabacco…

    Sono argomenti classici che escono e che sono fondamentalmente privi di senso.

    le sigarette fanno male??? certo… quindi legalizziamo un altra droga perché senno la marjuana siu offende e ci può denunciare?

    L'alcol fa male…"SI"
    ma a differenza delle altre sostanze è possibile farne uso e non solo abuso.

    Abuso che è illegale in Italia… non solo alla guida!
    Lo stato stabilisce dei limiti al di sotto dei quali è impossibile sviluppare una dipendenza.

    veramente non so cosa tu intenda per "QUI" perché, se tu intendi questo tread ok!.
    ma se intendi tutto il mondo la fuori allora le cose cambiano, e di tanto.

    la mrjuana è pubblicizzata ovunque come una droga praticamente delò tutto priva di effetti collaterali ingiustamente resa illegale(con tanto di teorie complottiste al seguito) e al tempo stesso utilizzata come medicamento miracoloso.

    senza rendersi conto che una affermazione nega l'altra.

    no!
    Lo stato non consente in nessun punto l'utilizzo di violenza su nessuno… fondamentalmente neanche su se stesso.

    Gli USA sono un paese gestito in modo totalmente diverso.
    alcuni stati hanno legalizzato l'uso a scopo medico di Marjuana creando un impennata di abuso, consumi e criminalità…

    Tuttavia tutte le malattie(e non sono poche) a cui un drogato va incontro ritornano indietro allo stato con gli interessi.

    se conti che la marjuana, al contrario di ciò che si dice, si pensa, si diffonde… è molto più cancerosa del tabacco e che un trapianto di polmone costa tutto considerato intorno ai 500 Mila dollari.
    Puoi arrivare tranquillamente al totale.

    e giusto per capirsi… in Italia questo intervento costa ancora di più.
     
  7. ReignInBlood_1986

    ReignInBlood_1986
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    Almeno il doppio

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    28 Giugno 2019

    Quanta trama
     
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  8. sciacallo010

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    28 Giugno 2019

    Qualcuno ha da accendere?
     
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  9. Barney Panofsky

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    29 Giugno 2019

    Si chiama diritto costituzionale (o al massimo potremmo definirla filosofia del diritto). Se introduci nella discussione un tema come quello dello Stato e dei valori che esso dovrebbe tutelare, non capisco perché tu debba poi definire "barocche" simili argomentazioni. Sono materie del primo anno di giurisprudenza.

    Ma anche no. Non minimizzare. Ho semplicemente menzionato l'ipotesi del consumo di alcol per i soggetti che poi si mettono alla guida. @Evillupo ha elencato diversi esempi dove, in virtù del concetto di salute come stato complessivo di benessere psico-fisico, un soggetto può ricorrere ad operazioni o trattamenti medici teoricamente lesivi della sua integrità fisica. Senza dover ricorrere ad esempi limite (come la vasectomia o l'asportazione di una arto), anche la circoncisione viene attualmente utilizzata per risolvere un problema molto comune come quello della fimosi. Tralasciamo poi il fatto di menzionare l'eutanasia come esempio. Sei perfettamente cosciente di come, al netto della (contestatissima) normativa vigente nel nostro ordinamento (le norme penali in materia risalgono al 1930, anno di pubblicazione del nostro codice penale, non di certo "repubblicano"), questo tema sia politicamente ed eticamente controverso.

    Ti ho già esposto il mio pensiero in merito alle modalità con cui certi argomenti vengono trattati nei media. E credo che forse tu stia esagerando in merito alla buona pubblicità che viene fatta a favore della cannabis. Se dovessimo analizzare l'umore dell'elettorato, non credo che la maggioranza attualmente sia favorevole alla sua legalizzazione. Riprova ne è il fatto che, come abbiamo scritto in qualche pagina precedente, chi si occupa principalmente di analizzare e focalizzare sulla propria persona il consenso elettorale abbia cambiato opinione in merito.


    Tu confondi una condotta posta in essere da un soggetto perfettamente capace e cosciente, la quale può tuttavia risultare dannosa per la sua salute psico-fisica (come il consumo personale di droghe), con la violenza, concetto che implica invece una forma di coercizione fisica o psicologica attraverso la quale imporre ad un altro soggetto una data condotta. La violenza implica la compressione o la lesione di un diritto altrui. Il consumatore, se capace e cosciente, non fa violenza su sé stesso.
    E ti dirò di più: esiste una norma del nostro codice penale (art.50), definita "consenso dell'avente diritto", la quale giustifica penalmente delle condotte teoricamente lesive dei diritti altrui (tra i quali anche l'integrità fisica) se poste in essere con il consenso dell'eventuale soggetto leso. Certo, non tutto può essere concesso, perché esistono anche diritti "indisponibili" (come, attualmente, nell'esempio che tu stesso hai riportato in merito all'eutanasia, il diritto alla vita ma nulla esclude che la materia possa essere riformata) ma senza quella norma trattamenti medici come quelli che abbiamo menzionato non sarebbero possibili.
     
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  10. Evillupo

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    29 Giugno 2019

    @Sixx77 io ho una personale antipatia nei confronti della marijuana e della sua sottocultura. Quello che contesto è l'idea così "paternalistica" dello stato, perché secondo me estremizzare queste idee può portare a delle limitazioni anche di libertà che mi stanno molto più a cuore della marijuana legale. Così come mi sta profondamente antipatico il tabacco, ma mi rendo conto che tante persone lo usano come valvola di sfogo per lo stress, e come la marijuana (consentimi il paragone) fa solo male ed è solo abuso. È che non vorrei che un giorno mi venisse impedito di mangiare quelle patatine dai sapori assurdi della San Carlo cosparse di polvere colorata
     
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  11. Il Luppoooo

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    29 Giugno 2019

    Forse però potrai ancora fumartele
     
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  12. Il Luppoooo

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    29 Giugno 2019

    Adesso mi devi pagare
     
  13. Il Luppoooo

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    14 Luglio 2019

    Wat
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  14. Sixx77

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    20 Luglio 2019

    La cura di una patologia, che sia mediante farmaci o mediante un intervento è sempre altamente lesiva della salute dell'individuo solo che nel contesto di una patologia rientra un equazione di guadagno che porta il paziende a guadagnare della lesione o dalla sostanza tossica somministrata un guadagno superiore al rischio corso.

    si tratta di una precisa reposnsabilità di un medico che prescrive un farmaco o decide per effettuare un intervento.

    non è ne deve essere una decisione di chi non ha una preparazione in merito ne tantomeno una decisione del paziente(soprattutto ovviamente se corrisponde all'esempio di prima.

    e questo il punto del discorso:

    L'andare avanti a portare esempi di natura medica a supporto di questi argomenti è, per dirla bonariamente, fuorviante, per non dire sbagliata fino anche in malafede.

    I medicinali a base di THC esistono e sono legali "dietro prescrizione medica".
    nessuno ha il diritto di autoprescriversi sostanze tossiche a cura di un malanno….

    e io aggiungo… Figuriamoci a cura del niente.

    questo a mio avviso fa cadere ion automatico ogni contro esempio, non perché sbagliato, ma perché decontestializzato al discorso.

    io ti invito ad una riflessione in materia riguardo fatti a cui puoi trovare riscontro nella vita di tutti i giorni:

    -Entra in libreria e cerca un libro sulle droghe e sulla marjuana…. e dimmi quanti libri riesci a trovare scritti da un tossicologo.
    Puoi trovare libri sull'argomento scritti da "giornalisti"(che scientificamente è la categoria peggiore in assoluto), cantanti, attori, comici,ecc…

    - Segui una qualsiasi trasmissione sull'argomento e applica lo stesso concetto precedente. Potrai trovare sempre attori (J-AX intervistato per parlare di queste cose… chiedetevi che senso abbia) cominci, giornalisti e al massimo…. Giovanardi.

    e a questo c'è un motivo: UN tossicologo ucciderebbe qualsiasi "opinione" davanti all'unica "opinione" che conta: quella della scienza… che dice che la marjuana è una sostanza stupefecente tossica e altamente lesiva.

    a questo aggiungo un'altra rifglessione con un esempio gia posto qui (e puntualmente sempre travisato):
    - UN attore intervistato dalle Iene a cui viene fatta la domanda: "Quando ti sei fatto l'ultima canna?" e lui : "10 minuti fa!".

    qeusto attore, le iene, i loro editori e il pubblico che li segue sanno che si tratta di un atto illegale?
    se gli avessero chiesto: "quando hai picchiato l'ultima volta tua moglie?", "quando hai bastonato l'ultima volta il tuo cane?" oppure "Quando hai scaricato monnezza in mare?" avrebbe sempre risposto con cotanta naturalezza o si sarebbe arrabbiato ecc?

    è chiaro che l'illecito di acquistare e consumare droga è considerato accettabile anche in base a questo tipo di politiche mediatiche.

    la tossicodipendenza, per fare un esempio, è equiparata ad una tendenza suicida che è a tutti gli effetti considerata una Patologia, o comunque un comportamento riconducibile ad una patologia appunto.

    La malattia non è qualcosa di cui prendere atto e far finta di niente… le malattie devono essere contrastate e soprattutto curate.

    Si tratta comunque di leggi che si interfacciano con il codice civile a disposizione di casi "limite" e non certo a supporto della liberta di sballarsi da parte di milioni di persone.


    da qualsiasi punto di prenda questo discorso non risulta mai possibile arrivare ad un sensato e etico supporto alle tesi riconducibili a legalizzazione delle droghe leggere, ecc.

    è una cosa palesemente evidente anche nelle pagine di questo topic e della qualità delle argomentazioni presentate.

    Si tratta del più grande business al mondo e casualmente i media insistono con profusione di disinformazione e falsità a spingere per una "tolleranza".
    ma cosa manca a capire cosa sia veramente importante?
    credo proprio nulla.
    L'unica soluzione verà è far si che meno gente possiible si droghi.
    il resto non mi intimidisce dire cha sia tutto fuffa delinquenziale.
     
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  15. Barney Panofsky

    Barney Panofsky
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    20 Luglio 2019

    Parlare di equazione che comporta sempre un guadagno in relazione allo stato di salute psico-fisica complessivo, soprattutto in relazione all'assunzione di alcuni farmaci, è un po' troppo semplicistico. Questo è il motivo per il quale il medico non ha soltanto la responsabilità di effettuare la diagnosi e prescrivere le cure che ritiene più efficaci ma anche di informare adeguatamente il paziente circa le conseguenze che potrebbero derivarne. Il c.d. "consenso informato" sta alla base di questa casistica e come tale richiede comunque una partecipazione attiva del paziente. E nell'ipotesi in cui quest'ultimo sia capace e cosciente, non si può sempre intervenire coattivamente nei suoi confronti qualora rifiuti la cura.

    Si, ma io non discutevo (cosa che abbiamo già fatto) di come simili argomenti vengano trattati nei media bensì di quale ritengo sia l'opinione dominante in materia di legalizzazione delle droghe leggere. E come può esserci disinformazione da parte di chi sostiene tale legalizzazione, può essercene anche dalla parte di chi si afferma contrario. Per riprendere il tuo esempio, questo è il motivo per il quale in un talk show preferirebbero invitare come ospite Giovanardi, piuttosto che un tossicologo o uno psichiatra. Inoltre, ciò che viene ritenuto come socialmente accettabile in determinati ambienti (come lo spettacolo) potrebbe non essere ritenuto tale in altri. Prova ad osservare le diversi reazioni che otterresti nel fare il saluto romano presso una sede di Casapound e un ex-circolo PCI (sempre che esistano ancora). Il fatto che l'argomento sia trattato con tale approssimazione dai media non significa che la maggioranza (spesso definita "silenziosa") sia favorevole alla legalizzazione. Nulla esclude che quest'ultima preferisca identificarsi nelle posizioni del Giovanardi di turno.

    Prima di equiparare qualsiasi forma di tossicodipendenza ad una tendenza suicida ci sono diversi gradi da percorrere e non dimenticarti del fatto che discutiamo di droghe leggere. Non tutte le sostanze stupefacenti provocano lo stesso grado di dipendenza e la reazione psico-fisica della "crisi d'astinenza" non sempre ha le stesse ripercussioni. Per questo ho sottolineato il fatto che il consumatore non fa violenza su sé stesso se è capace e cosciente, cosa che non avviene in uno stato di crisi.
    Poi, tu torni a menzionare altri temi, come i limiti che lo Stato ci riconosce nell'esercitare determinate libertà e il fatto che, al momento, il commercio delle droghe sia gestito dalla criminalità organizzata (credo tu ti riferisca anche a questo quando parli di "fuffa delinquenziale"). Come ti ho già detto, l'argomento della criminalità organizzata per me non è vincente perché, al momento, essa ha ormai dimostrato la propria capacità d'infiltrazione anche all'interno di qualsiasi mercato legale (dalla gestione dell'accoglienza fino all'ortofrutta). Se dovessimo ipoteticamente optare per la legalizzazione, non dovremmo avere né il timore di aumentare i guadagni delle varie mafie, né la falsa speranza di estrometterle definitivamente dal mercato.
    Per questo motivo io credo che la questione sia soprattutto etica e sia relativa a come ognuno di noi concepisce il rapporto Stato-cittadino. I più liberali saranno eventualmente favorevoli alla legalizzazione. Si tratta di una discussione che include, a mio parere, anche altri temi, come la legalizzazione della prostituzione. Perché di fronte alle evidenze oggettive che tu, giustamente, continui a sottolineare (cioè il fatto che l'assunzione di droghe leggere sia da considerarsi dannosa per la salute), rimane la soggettività di una scelta: quella relativa alla libertà o meno di assumere droghe leggere pur essendo consapevoli delle conseguenze. E in relazione ad una simile scelta la nostra Costituzione non impone limiti ristretti perciò essa è ipotizzabile. Questo intendo dire quando ti contesto affermazioni come questa:
     

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