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La Morte

Discussione in 'Chiacchiere' iniziata da fritz, 26 Febbraio 2006.

  1. DESPOTA9

    DESPOTA9
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    26 Febbraio 2006

    io penso che la paura della morte derivi dal fatto che NON LA SI CONOSCE.... da che mondo è mondo l'uomo è attratto e terrorizzato insieme da ciò che non conosce, che non può capire, che gli è oscuro.... l'unica cosa che sappiamo è che ttt il nostro mondo, ttt ciò che è importante per noi viene spazzato via.... niente le s può opporre eppure non abbiamo la minima idea d COSA ESSA SIA!
     
    #46
  2. VentoGrigio

    VentoGrigio
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    26 Febbraio 2006

    Quello che mi dà alla testa è invece la possibilità di ricordarti tutto quello che hai fatto nella tua vita....
    Naturalmente è un discorso mega paranoico, ma ogni tanto penso a come sarebbe se dopo la vita uno si ricordasse in qualche modo tutte le cose che ha fatto in precedenza.. l'idea insomma di essere in una specie di limbo in cui non puoi far più niente di quello che facevi prima... ti ricordi i libri che hai letto, i cd che hai ascoltato, i film che hai visto, vorresti andare a correre in un prato, ascoltarti la musica che ti piaceva tanto ma non puoi perchè non esiste niente di simile se non nei tuoi "ricordi" e soprattutto perchè "non" esisti più...
    L'altra ipotesi è appunto quella di dimenticare tutto quello che si è fatto, e nemmeno questa non è una prospettiva allettante: ci si sbatte una vita intera ad imparare cose nuove, a lavorare, studiare, e poi tutto finisce con la morte... viene da pensare a che pro? Questa è una visione direi mega pessimista, ma mi fa pensare che si è fregati in entrambi i casi.
    Non mi ricordo se era Asimov ma avevo letto da qualche parte qualcosa tipo che eventuali tecnologie di popolazioni aliene più avanzate da noi non potrebbero essere comprese dagli umani, perchè al di sopra dell'umana intelligenza. Beh, su questa linea spero che ci sia una realtà sulla morte che vada oltre a quelle del nulla e del limbo, inconcepibile perchè al di sopra della mente umana, ma migliore delle ipotesi formulate per millenni dalle persone...
    ok, basta con le paranoie;)
     
    #47
    Ultima modifica: 26 Febbraio 2006
  3. Metalslasher

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    26 Febbraio 2006

    é qui il problema: ki ti dice ke dopo nn sarai? cioè nn esisterai? e se pure fosse così nn provi paura adesso, nel presente, di dissolverti? è un labirinto da cui nessuno di noi può fuggire....
     
    #48
  4. Metalslasher

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    26 Febbraio 2006


    e poi nn ho detto ke ti sei imposto di nn aver paura. Cmq se pure avessi detto così ti sei contradetto lo stesso xkè una macchina un può imporsi qualcosa ma gli viene imposta da un fattore esterno ad essa. Nn puoi dire "mi sono imposto" in un discorso e poi abbinarlo con il termine "comandabile". essi sn in estrema opposizione. :)
     
    #49
  5. Zoidberg 88

    Zoidberg 88
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    La Sfiga

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    26 Febbraio 2006

    accidenti quanto mi piacciono sti discorsi, con gi Arcturus in sottofondo poi è ancora meglio :D

    allora. se uno non sarà, basta, finito, non avrà alcuna percezione, non potrà rammaricarsi per come ha vissuto o averne nostalgia. nella vita, è vero, hai faticato, ma l'hai fatto solo per cercare di renderti quel po' di tempo migliore, per cercare di essere felice, non per guadagnarti chissà cosa dopo la vita.
    e circa la vita post-mortem (e non raining blood :x zoidberg idiota :grin: stoun) a quello che ci raccontano dev'essere una figata :grin: :grin: , cioè se vai in "paradiso" non avrai bisogno di ascoltare la musica che ti piaceva, fare le cose che ti piacevano ecc ecc. (il casino è se vai all'inferno :grin: :grin: ). insomma, reputo la morte parte integrante della vita e come tale va accettata, anche controvoglia. è l'unica certezza che abbiamo, perchè temerla...
     
    #50
  6. Zoidberg 88

    Zoidberg 88
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    La Sfiga

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    26 Febbraio 2006

    posso comandarmi da solo, autoimpormi un qualcosa, ma non lo faccio da solo (nè mi viene fatto), perchè non sono una macchina in senso di non spontanea, di un qualcosa di freddo. è un casino spiegare ciò che voglio dire credimi. hai travisato il mio discorso, che ruotava sulla spontaneità e sulla autosincerità.
     
    #51
  7. Metalslasher

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    26 Febbraio 2006


    Allora la cosa cambia...;)
     
    #52
  8. Zoidberg 88

    Zoidberg 88
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    26 Febbraio 2006

    che dilemmi. se trovassero il modo per rendervi immortali voi accettereste?

    io NO :headshak: non se ne parla :headshak:
     
    #53
  9. Metalslasher

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    26 Febbraio 2006


    Ti dico la verità anke io mi sn posto spesso qst domanda, ma nn riesco a darmi una risposta.:sgrat:
     
    #54
  10. Sacmademonia

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    27 Febbraio 2006

    Potessi diventare immortale lo farei sicuramente.8-]
     
    #55
  11. Sakuragi

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    27 Febbraio 2006

    Certo, poi andrei in giro per il mondo con una katana nascosta sotto all'impermeabile alla ricerca di altri immortali, per decapitarli tutti e rimanere il solo e unico.
     
    #56
  12. Zoidberg 88

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    27 Febbraio 2006

    uau, immagina l'ergastolo da immortale :D :D
     
    #57
  13. VentoGrigio

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    27 Febbraio 2006

    assolutamente sì 8-]. quale disco in particolare?
    Secondo me si riuscirebbe a "ragionare" meglio sulla vita post-mortem se si bypassassero i concetti di inferno/paradiso e di bontà/cattiveria, solo che significa andare contro ad idee acquisite da anni e che fanno parte della cultura di un popolo: anche involontariamente finisci per usare il concetto di "paradiso/inferno" nei tuoi segoni mentali concernenti l'aldilà...
     
    #58
  14. VentoGrigio

    VentoGrigio
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    27 Febbraio 2006

    anche io8-]
    me lo sono posto diverse volte questo problema, ma le ragioni per il sì sono la maggioranza...
    la cosa che preferirei di più però sarebbe fare il ciclo della vita e rinascere ricordarmi la precedente:)
     
    #59
  15. Darkest Endeavor

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    27 Febbraio 2006

    Perchè abbiamo paura di morire?
    Secondo me è un problema tutto di civiltà e di cultura. Mi spiego meglio... fin da piccoli nella nostra testa si forma un semplicissimo quanto perverso collegamento: l'immagine di una bara e delle persone intorno che piangono, il cadavere di una persona e la tristezza che ne consegue da parte di chi invece è rimasto. Certo, la morte mica porta felicità e gaudio: però forse ci si dimentica di dire (almeno nella logica di chi non crede, che al momento è da prendere come presupposto per capire cosa voglio dire) che il morto di felicità, tristezza, riso o pianto ne sa ben poco, lui è semplicemente una macchina spenta, non è poi così differente dal nostro computer una volta che gli si stacca la corrente. Il morto non soffre, il morto è morto. Spento, senza percezione, fondamentalmente Non-E'. Il problema è che siamo sempre stati abituati ad associare alla morte un sensazione di sofferenza, di infelicità. Ma queste cose riguardano noi vivi che pensiamo alla persona scomparsa, alle cose che se ne sono andate con il suo ultimo respiro e ai ricordi che conserviamo di lui. Noi soffriamo, lui no. Perchè quindi aver paura di morire? Non è forse questa una fase necessaria e finale per la macchina-uomo? Certo, ma resta il fatto che se si pensa alla morte il collegamento con la sfera delle negatività (appartenente originariamente a chi rimane, ribadisco) è inconscio e automatico.

    Ma se uno è credente allora? Forse non teme di morire? Tesi sbagliata.
    Ovviamente prendo ad esempio la religione che tutti noi consciamo meglio, il cristianesimo. Perchè un cristiano dovrebbe aver paura di morire? Non è forse vero che se è stato un buon cristiano (e io sinceramente fatico ad accettare la definizione "cattivo cristiano", a mio avviso questo non può rientrare nella schiera dei cristiani, in quanto la religione è dogma, va presa alla lettera e va obbedita parola per parola, quel tipo di fede personale che ti fa sentire credente nonostante i grandi peccati commessi e le regole fondamentali non seguite -e sgarrare ad uno qualsiasi dei 10 comandamenti o cadere vittima di uno dei peccati capitali è di una semplicità nonchè frequenza mostruosa- non è degna di tal nome a mio giudizio... as usual, opinioni personali ;) ), se si è dimostrata una buona pecora del Signore, non è forse allora vero che questi entrerà di diritto nella casa di Dio? E quale può essere il dono più grande per un credente, quale vita terrena, per quanto straordinaria, può valere ed essere preferibile ad un simile futuro? Risposta? Niente può valere di più. Quello è il fine del cristiano, quello è l'obiettivo del devoto, niente è quanto meno paragonabile. Ma allora perchè temere la morte, se è semplicemente il ponte che ci porta a quanto più desiderabile ci sia?
    Beh, io credo che il perchè sia fondamentalmente simile a quello presentato poco sopra: appena la parola "morte" viene nominata l'incoscio torna a galla, dentro di sè anche il buon cristiano sente il disagio per quella sorta di bivio e minaccia che si porta dietro come una carogna da quando è nato, Paradiso o Inferno, perdono o dannazione, Dio o Satana. Anche il miglior devoto teme di non essere all'altezza e di non essere puro abbastanza (questo almeno a livello di subconscio) e scatta quindi la paura per l'ignoto e il timore del futuro (che non può esserci nell'ateo meccanicista, dove morte vuol dire game over, dove trapasso vuol dire fine del sentire di qualsivoglia natura), la possibile sofferenza infernale pesa di più della promessa paradisiaca, come avviene per ogni cosa negativa messa a confronto con il positivo, il pensiero del male atterisce sempre più di quanto l'idea del bene possa sollevare.
    Ma forse le persone vicine al defunto, reputandolo un buon cristiano, non dovrebbero essere felici del suo nuovo dimorare nella casa del Signore? O forse ritengono questo meno importante e meritevole di considerazione del proprio soffrire per la perdita del caro? E nel caso del cattivo cristiano, se l'Inferno è a sua destinazione, perchè soffrirne? Non è forse quello, per quanto il pensiero possa ferire queste, il volere dell'Onnipotente? Ma di quale immensa ipocrisia e ed infame egosimo si macchiano allora?

    O forse, religiosi o meno, dobbiamo sempre lasciare che la razionalità venga soffocata dalle passioni e dal cuore?

    Perchè quindi temiamo la morte? Perchè la nostra cultura (all'inverso di quelle orientali, ad esempio) ci porta a questo, perchè il nostro modo di pensare ci conduce a dedurre, incosciamente ma stupidamente, che quando piangi un morto soffri per lui e non per te stesso, che la morte, fine dell'esistenza o passaggio all'eterna vita che sia, va temuta, non va menzionata se non in certi casi, va vissuta con superstizione e magari con una toccata agl'attributi, che non possa esserci niente di positivo o almeno non-negativo dietro ad essa.

    Mi sforzo di pensare che sorriderò di fronte alla prossima morte di una persona a cui voglio bene, che viaggerò contento con la mente alla ricerca dei bei ricordi che conservo di lei e che la sua dipartita non sarà poi così tragica per me, mi sforzo di pensarlo e conto di farcela, conscio per primo della difficoltà che vado ad affrontare.
     
    #60

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