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Manowar

Discussione in 'Heavy Metal' iniziata da omega, 6 Agosto 2004.

  1. Mordred87

    Mordred87
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    The Pumpkin King

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    26 Ottobre 2025

    Può essere. Però non era questo il punto del mio discorso ma quello di rimarcare la differenza nell'approccio della musica e l'apertura nei confronti di più generi in contemporanea oggi rispetto ad allora . Ho fatto questi esempi per far capire che oggi "difendiamo la spada del metal " o "difendiamo il vero metal " non sono slogan che trasportano un sentimento che fa scaldare gli animi come succedeva negli anni 80. E quindi si ritorna al discorso dei manowar e del perché le nuove generazioni prediligono altri sottogeneri del metal più moderni dal punto di vista tematico e di sonoritàe produzione . Poi il risultato di questi cambiamenti nell'approccio ognuno li può giudicare come preferisce.
     
  2. angus81

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    fight fire with spitfire

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    26 Ottobre 2025

    Personalmente trovo poco senso nel discorso di epoche diverse = approccio diverso, mio nipote fino a 2 anni fa ascoltava trap, poi ha scoperto i nirvana e manco un mese dopo mi chiama e mi fa sto ascoltando i mayhem :rotfl: ora è completamente immerso nel metal, perlopiù quello estremo evidentemente doveva trovare ancora la sua via e ora pare l’abbia trovata, lui sarebbe uno di quelli che se partisse una canzone della Pausini al concerto, vomiterebbe e direbbe che è sta merda, un approcio se vogliamo immaturo, tipico di ha trovato un luogo dove ha trovato una sua posizione sociale, dove ha trovato la sua zona di comfort e tutto ciò che sta Al di fuori di questa è in automatico merda, magari crescendo avrà un approcio più maturo, magari non ascolterà manco più metal (dubito, oppure continuerà sulla stessa linea di oggi, semplicemente è la sua storia, si è avvicinato a questo mondo perché ha sentito delle vibrazioni che lo stanno facendo sentire bene e il suo approcio a questo ne è la conseguenza, per lui magari valvola di sfogo, per altri solo puro piacere, anche davanti alla stessa canzone per quanto piaccia ad entrambi potremmo avere vibrazioni diverse del perché ci piace, semplicemente ognuno ha il suo percorso ed è questo che conta, non le epoche non l’età ma il come e il perché ci si avvicina
     
    #28652
    Ultima modifica: 26 Ottobre 2025
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  3. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    27 Ottobre 2025

    Sì, era questo il fulcro del mio discorso: è storicamente falso che il metal debba trattare scottanti temi d'attualità (che ci sono sempre stati) per risultare attrattivo nei riguardi delle nuove generazioni. @Mordred87 preferisce liquidare il tutto con “tu appartieni a un'altra generazione”, come se nella mia generazione i temi d'attualità scarseggiassero (eravamo circondati da piagnoni, altroché)... come se in piena epoca grunge/nu metal non ci fosse gente che detestasse l'atteggiamento dei Manowar (ce n'erano eccome, solo che oggi c'è internet e fanno più rumore).

    Ogni generazione ha i suoi artisti “in”, i suoi argomenti di stretta attualità, tuttavia una barca di giovani metallari li osserva con distacco e cerca altro (tipo il nipote di Angus), optando per un immaginario e degli argomenti diversi. Non è cambiato proprio nulla, su quel fronte.
    Mica nego che chi segue band come gli Spiritbox sia attratto da certi temi a la page: dico che rappresentano solo una parte dell'universo metallaro, così come un tempo c'erano tantissimi ragazzi che prendevano per la Bibbia i testi dei RATM ma rappresentavano comunque una minoranza sul totale, per fortuna.

    Faccio un parallelo col mondo del cinema horror: da anni un sacco di film affrontano temi caldi quali il razzismo (i vari “Get out”, “His House”, “Antebellum”...), la violenza di genere (l'ottimo remake di “L'uomo invisibile”), il patriarcato (“The woman”, “Men”...), il bullismo (“Piggy”) eccetera: sono quasi sempre film molto interessanti, ben fatti, eppure i giovani fan del cinema horror reclameranno sempre (sempre) gli slasher ignoranti, le ghost-stories, gli zombi-movie, le case infestate, i film coi vampiri, i mostri venuti dallo spazio, i clown psicopatici e quant'altro.
    Non puoi togliere l'essenza a un genere né costringerlo in una manciata di argomenti/situazioni.

    Il parco tematico del metal è sempre stato ampissimo e consente ai ragazzi di accedere al genere attraverso varie porte. Quelle che conducono agli argomenti tipici del power, del black, del death, dell'epic eccetera non sono state “sbarrate” dalla modernità: sono lì e ogni giorno, checché ne pensi Mordred, da qualche parte nel mondo ci sono dei ragazzini che provano curiosità nei riguardi di un immaginario e di un aspetto concettuale ben precisi, e si chiedono “vediamo un po' cosa c'è oltre quella porta... magari quella col simbolo del pentacolo... o quella col simbolo dell'Harley Davidson”.
    Quegli argomenti, quell'immaginario e quegli aspetti concettuali non sono affatto superati né superabili, solo implementabili. Ci si può mettere accanto qualcos'altro, non sovrascriverli. Poi ognuno opta per quelli che sente più "suoi".

    P.S.
    Non ribadirò come a un sacco di metallari dei testi freghi poco o nulla, dal momento che il “metal” è tale per via della musica, del suono, del fragore, non in virtù di argomenti prestabiliti, una questione che già di suo smonta qualunque pretesa di ipotizzare che dei temi specifici siano condizione sine qua non per risultare appetibili ai gggiovani d'oggi.
    E ora mi taccio, chiedendo scusa ai fan dei Manowar se per causa mia (indirettamente) qua dentro sono stati citati i Linkin Park.
    :look:
     
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  4. Idol

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    27 Ottobre 2025

    Oltre che quotare il messaggio di @Dwight Fry aggiungo solo che ogni decennio, periodo, generazione ha avuto la musica del suo tempo come riferimento, ma sono le persone che fanno la differenza, tra chi rimane in superficie su ogni genere ed alla fine è solamente un ascoltare generalista, senza approfondire nessun genere in particolare, e chi invece diventa appassionato di un genere e ne rimane affascinato e poi segue in profondità in tutti i suoi aspetti.
    Per rimanere IT, se ascolti Kings of metal e parte Wheels of fire hai due possibilità: o ne rimani travolto e affascinato al punto in cui vuoi approfondire, oppure non ti piace e ascolti altro. Testi o non testi, quello che conta è la musica, le liriche hanno sempre un impatto relativo.
    Altrimenti mi spieghi perchè gli stessi giovani a cavallo tra 80 e 90 prima dicevano "Yeah, sesso droga e rock'n'roll" ed il giorno dopo "Sono un depresso fatto di droga e alcool", quando in verità prima andava di moda una musica ed ascoltavano quella e poi l'altra. I testi? Irrilevanti.
     
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  5. Dreki

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    27 Ottobre 2025

    Cazzarola che bel tema.

    Come tanti qua prima, quoto e sottoscrivo i due post di Dwight Fry qua sopra.

    Al massimo, possiamo aggiungere questo:
    C'è chi ci ha provato - pur con milioni di strati metaforici - come gli Atlantean Kodex, generando quasi una spaccatura (quel famoso "anti-fascist Epic Metal") e gli Smoulder
    Ma l'impressione è che siano... terreni minati.,

    Personalmente, credo che sia proprio come dice Dwight: che si voglia "lasciare fuori" l'attualità - o quantomeno in forma esplicita - perché questo contesto musicale viaggia su un binario che non ha necessità di aderire a quel contesto.
     
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  6. Dreki

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    27 Ottobre 2025

    Curiosamente, non vedo le due cose in antitesi.

    È vero: quei messaggi di unità nascono in un contesto in cui "se ne sentiva il bisogno"... mentre oggi, coi social, quale metallaro o metallara - ammesso che usino ancora questo termine - sente la necessità di un manifesto per la congrega a cui aderisce? (sto usando, volutamente, alcuni termini dal testo di Luca Signorelli, "L'Estetica del metallaro")

    Ma è altrettanto vero che utilizzarli ancora oggi può mantenere un senso stilistico, una sorta di linguaggio di fondo. Non del tutto diverso dalla scelta di aderire o meno a un determinato canone/stereotipo estetico: il capello lungo, il chiodo, la tshirt/felpa della band... che per qualcuno è diventato così fuori tempo massimo da essere un'inguardabile macchietta, mentre per qualcun altro resta un'espressione di un codice. Qualcosa che ha un forte, fortissimo senso di rappresentazione (e auto-rappresentazione).

    Che poi... non è un discorso tanto lontano da quello che Joey DeMaio & co avevano alla base della loro scelta lirica e stilistica - e mi riferisco in particolare alla scelta di scrivere i testi quasi tutti alla prima persona plurale, quel "WE ARE" onnipresente nei testi di quel tipo.
     
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  7. LucaGiulio

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    27 Ottobre 2025

    Io possiedo quel disco, ne apprezzo la musica, ma quella frase mi ha allontanato da loro.

    Non mi interessano i discorsi politici, posso anche ritenermi "anti-fascista" (sempre che abbia un senso dichiararlo oggi, sono anche anti-schiavitù, per dire...), ma quel brusco ritorno alla realtà ha ucciso tutto l'immaginario che SECONDO ME una band di questo genere dovrebbe mantenere.

    Mi ha fatto l'effetto di un iPhone in mano a Conan, mentre fugge nella giungla, inseguito da una banda di Pitti.

    I Manowar avranno anche un immaginario "cringe" (termine che ovviamente odio) e un po' "stantio", ma personalmente io me lo tengo ben stretto.
     
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  8. Aslan

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    27 Ottobre 2025

    A me ha fatto più o meno lo stesso effetto. Però penso che quella dicitura sia stata una cosa quasi più dovuta che non una dichiarazione di intenti politici. In germania purtroppo vige un politically correct su certe cose che neanche in italia. Ecco, non l'ho interpretata come una presa di posizione. Però come dici l'ho trovata pure io inopportuna, per le medesime tue ragioni

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  9. Dreki

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    28 Ottobre 2025

    Comprendo entrambe le osservazioni.
    Parliamo, fra l'altro, di un disco che io amo alla follia (quanto mi spiace essermeli persi nelle scorse settimane!), lo classifico come il mio album preferito del genere degli ultimi 25 anni.

    Aslan, secondo me è andata più o meno come dici tu, e secondo me c'entra anche molto (siamo un po' OT, scusate) il contesto greco: in Grecia ho avuto spesso l'impressione di un pubblico fortemente schierato e diviso. Siccome alcuni testi degli AK si prestavano a fraintendimenti... credo abbiano voluto mettere le cose in chiaro.
    E concordo con voi che la scelta di farlo esplicito sia "triste"... ma forse per loro necessaria. A me andava stra-bene il testo di "Twelve Stars", ma evidentemente non era abbastanza


    E su questo... nulla da aggiungere.
     
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  10. the Fierce

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    30 Ottobre 2025

    condivido, c'è di molto peggio, però si parla di Pleasure slave. Perchè Pleasure Slave sia cringe, mentre i Rammstein no, non riesco però a capirlo.
    Tornando al pezzo, ritengo doveroso fare due postille:
    1) pleasure slave, dal punto di vista delle liriche, è un pezzo atipico per i Manowar perchè, se ci facciamo caso, i Manowar generalmente non parlano di sesso: la componente sessuale nei Manowar, tranne pochi riferimenti sporadici, è piuttosto ridotta
    2) non trovo che abbia connotazioni BDSM: è però un pezzo coerente con l'immaginario della band e che riprende quello della letteratura sword and sorcery, dove le donne e la sessualità sono puramente di contorno, perchè l'attenzione è puntata su altro.

    tra l'altro, lasciando momentaneamente perdere la componente cameratistica, il metal non è certo l'unico genere con tinte "autocelebrative": basti pensare al blues...

    Più che impegnata, Guyana parla di un fatto abbastanza attuale, che è diverso. I Manowar non sono "impegnati": meglio così. Non significa certo che i gruppi che che parlano di temi sociali abbiano migliori capacità di scrittura. anzi, imho.

    bella forzatura, imho. Il metal dovrebbe, imho, restare quello che ha descritto Dwight, non l'ennesimo terreno di scontro per un'ulteriore tribuna politica.
    Io non sono uno che ama i cosiddetti testi "impegnati", quando l'impegno va sulla politica e l'attualità, semplicemente perchè se voglio avvicinarmi a quei temi, non vado sulla musica, vado su altro. Non ho bisogno di Tom Morello per farmi "spiegare" certi argomenti; ho bisogno di un Joey DeMaio che mi faccia vedere un mondo nuovo e diverso.

    che poi, uno che ascolta metal che dice ad un altro metallaro che ascolta cose cringe mi ha sempre fatto ridere: il metal si basa sull'eccesso.
     
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  11. Dwight Fry

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    31 Ottobre 2025

    Se parliamo di epic metal, sì, la mia sensazione è quella, poi in generale sappiamo tutti che il metal si è sempre occupato di temi sociali (nell'87 i Pariah e i Coroner già affrontavano un tema scomodissimo come l'eutanasia... di che stiamo parlando?).

    Posto che per me, sempre in generale, a livello lirico il bello del metal sta proprio nella ricchezza di temi, atmosfere e immaginari. Solo un adolescente dalla visione e dagli interessi limitati può decidere di andare in un'unica direzione. Liberissimo/a, eh, ma a quel punto il problema è il fan X, non l'epic metal o il black o l'hard rock.

    Senza contare che, come ribadito più volte, il metal non ha bisogno di testi sopraffini o in linea coi propri interessi, per risultare attrattivo. Da ragazzino ho amato moltissimo i Guns ma le loro storie “urbane” non mi dicevano un cavolo, troppo americane per sentirle mie.
    Così come nelle scorse settimane ho finalmente acquistato in CD “Vox in excelso” dei Saracen, concept-album dalla copertina decisamente epic metal
    [​IMG]
    incentrato sui templari: un argomento che considero noioso e inflazionato come pochi, ma appena parte il riff di “Meet me at midnight” non capisco più niente.
     
  12. Dwight Fry

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    31 Ottobre 2025

    Aspè: ho parlato di "banale testo di dominazione sessuale in stile BDSM", non penso che la canzone in sé abbia un testo BDSM.
    Nella frase in corsivo colpisce la seconda parte, me ne rendo conto, ma fa perno sulla prima: "testo di dominazione sessuale", perché il gioco tra ruoli contrapposti, tra donna-dominata e maschio-dominante, ellitticamente rimanda a quell'immaginario.
    Ma è una questione di lana caprina: il testo fa schifo e la musica pure. O almeno a me non piace per nulla, non so a voi.

    Giusta osservazione.
    Dirò di più: se mettessimo un piede al di là del metal e chiedessimo a chi ascolta altri generi (magari più alla moda) di esprimere un giudizio sulle band che i giovani metallari trovano "cool", arriverebbero chissà quanti giudizi impietosi sull'estetica (Ma quei capelli? / Quei vestiti? / Quelle maschere?), sulla musica, sui temi, sui messaggi e via dicendo.
    Nessuno è al riparo dall'accusa di ascoltare gruppi che causano imbarazzo/disagio, nel metal e non solo.

    Mi sono occupato a lungo di scrittura e posso confermarlo.
    Dipende tutto da chi prende in mano la penna, per così dire. E infatti due "scrittori" che apprezzo particolarmente per uso della metrica, figure retoriche e ricchezza lessicale sono Martin Walkyier e Greg Graffin, due musicisti che tra di loro non c'entrano una mazza.
     
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  13. BANDIT

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    31 Ottobre 2025

    bravo.
    Il metal è per i maniaci.

    Maniaci dell'eccesso
     
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  14. Tarotman

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    1 Novembre 2025

    Credo che l'uscita degli Atlantean Kodex sia dovuta ad alcune scelte iconografiche e tematiche che potevano sembrare fuorvianti.

    I riferimenti a L'isola dei morti di Arnold Bocklin, al ramo d'oro e alla teoria evoluzionistica, a parer mio erano fatti dalla band assolutamente in buona fede, senza neppure l'intenzione di giocarci su. É tuttavia inevitabile essere associati a una determinata area politica quando si maneggiano certi contenuti, perché quell'area politica si é ispirata in modo del tutto strumentale a quei contenuti. Credo che la band dichiarandosi in quel modo abbia voluto fugare ogni dubbio per non avere grane.
     
  15. Aslan

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    1 Novembre 2025

    Sì penso anch'io.
    Ovviamente a discapito di tutto il lavorone culturale e iconografico che avevano fatto e dell'immersività (mi riferisco anche al modo peculiare con il quale presentavano le date live)

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    #28665
    Ultima modifica: 1 Novembre 2025

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