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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    22 Luglio 2023

    Comunque non pensavo che l'ultima frase del mio post su “Permanent vacation” potesse sollevare un polverone, non l'avevo scritta con quel proposito.



























    [​IMG]
     
  2. Carnival900

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    24 Luglio 2023

    Io nel frattempo voglio aprire una piccola parentesi per parlare degli storici Tygers of Pan Tang, gruppo (ormai) italo-inglese.

    Sono capitato, quasi per caso, nelle recensioni della loro ultima fatica, “Bloodlines”, uscita giusto ad inizio anno. Recensioni interessanti a dir poco che trattavano tutte di una band veramente in salute.

    Di loro devo dire di aver già ascoltato “Spellbound”, qualche lustro fa:hihi: Ho voluto quindi provarci per bene, galvanizzato non soltanto dalle belle recenti parole ma anche dalle belle copertine (a tema di tigre ma non solo) di quasi tutte le loro uscite.

    “Wild Cat” è il nome del disco di debutto, puro hard & heavy brittannico e stradaiolo di matrice NWOBHM.

    Debutto eccellente per quanto mi riguarda, e unica testimonianza in studio col cantante Jess Cox, che già dal successivo sarà sostituito da John Deverill dei Persian Risk.

    Con lui ci saranno cinque album, uno peggio dell’altro sinceramente. Di “Spellbound” non vorrei spendere brutte parole, diciamo che al riascolto dopo così tanto tempo pensavo mi dicesse di più; hard & heavy basilare con testi abbastanza meh, chitarra monocorde e una sensazione d’insieme di grande, grande leggerezza. È vero che erano gli anni ottanta, ma perdinci, Venom e Maiden, tanto per citare due gruppi a caso, viaggiavano su binari completamente diversi. Capolavoro del gruppo secondo molti, ma per me molto meno (ritengo il primo superiore).

    “Crazy Nights” (che contiene probabilmente la peggior opener di un disco hard & heavy dell’intera decade) e “The Cage” nel 1982 chiudono il contratto con la MCA e anche la band stessa, che si riformerà solo tre anni dopo con le uscite di “The Wreck-Age” e “Burning in the Shade”. Album semplicemente incommentabili, chitarrista originale Robb Weir assente, echi ai primi Riot qua e là e spruzzi AOR per dei risultati finali dimenticabilissimi. Band che quindi si riferma per riformarsi solo a fine millennio col primo cantante e Weir con una bella esibizione nel decimo Wacken Open Air, immortalata live e poi pubblicata qualche anno dopo.

    Chitarrista che da lì in poi prenderà le redini del gruppo con una resurrezione anche studio avvenuta nel 2001 con quel „Mystical“ che attinge a piene mani da AC/DC, Dokken, Aerosmith e altri per un album da sbavo e per me sinceramente perfetto e in grado di rivaleggiare alla grande coi primi due. Nuovo cantante Tony Liddell che viene però sostituito già dal successivo „Noises from the Cathouse“ da Richie Wicks degli Angel Witch. Album più sperimentale e modernista del precedente, ma sempre da pollice sù.

    Tygers che poi pubblicheranno sostanzialmente solo album buoni tra l’altro, in questa loro nuova reincarnazione. Terza versione che vede al microfono il fiorentino Jacopo Meille già dal successivo „Animal Instinct“ per arrivare al già citato all‘inizio „Bloodlines“. 5 cinque album più hard che heavy corsivo in 15 anni sui quali spiccano „Ambush“ del 2012 e il suo seguito, ovvero il self titled del 2016.

    Gruppo da scoprire, nonostante tutto.

     
  3. The Thunder God

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    27 Luglio 2023

    In questi giorni ho deciso di imparare il country.

    Guardando in giro cercando di capire da dove iniziare ho scoperto il movimento "outlaw country" che negli anni 70 ha rivoluzionato il genere.
    Ebbene, ho ascoltato diverse cose belle e ho scoperto un mondo. Credevo fosse un mondo tranquillo di ranch, amori perduti e cavalli, invece ho trovato storie di cocaina, insulti ai produttori/presidenti della label, prigioni e anfetamine. Altro che rock.

    Intanto parliamo di Willie Nelson.
    upload_2023-7-27_1-55-38.png

    Lui e Waylon Jennings sono stati i primi fautori del movimento outlaw, volto a ottenere libertà creativa all'interno di un genere stagnante e tutto uguale.

    Nelson aveva piazzato buone canzoni ad altri artisti ma fatica a decollare come performer. In un clima di sfiducia da parte della label e di difficoltà (il suo ranch era andato a fuoco e fu costretto a tornare a casa, in Texas) registrò Yesterday's Wine nel 1971, primo disco in cui possiamo vedere il vero Willie Nelson.

    Yesterday's Wine è praticamente una suite eterea e spirituale, con poca strumentazione e arrangiamenti semplici (cosa che ricorrerà nella sua carriera), tratta di memoria, tempo che passa, mortalità. Ma andò male, e Willie fu così deluso da considerare di mollare tutto. Ma non lo fece, poi.

    Shotgun Willie, 1973: il primo di una serie di successi, qui poté finalmente essere del tutto libero artisticamente. Un ottimo disco con due bellissime canzoni in apertura.

    Phases & Stages, 1974: un concept sul divorzio, il lato A dal punto di vista della donna e il B dell'uomo. Ritmi veloci, contiene il classico Bloody Mary Morning.

    Red Headed Stranger, 1975: altro concept di tradimento e omicidio. Arrangiamenti scarni, niente fronzoli. La label ha definito l'album "una demo invendibile", "non è finito, torna in studio e fai la produzione. Ma per contratto Willie aveva carta bianca quindi l'hanno dovuto pubblicare così. Fun un successo incredibile di vendita e critica.
    Questi tre dischi sono la trilogia imprescindibile della sua discografia.

    The Sound in Your Mind, 1976: da qui Willie ha ripreso a suonare canzoni scritte da altri, a volte per lui a volte proprio cover. Qui ci sono ancora cose sue e comunque nel genere si usa suonare così non proprie, come nel blues. Un buon album ma non quanto i precedenti.

    The Troublemaker, 1976: disco di sue versioni di canzoni gospel tradizionali. L'ho approcciato con espressioni di derisione, invece mi è piaciuto fin troppo, ben più del precedente.
    Da qui usciranno diversi dischi di cover di Natale, pop, e via dicendo, quindi ho iniziato a saltare.
    Saltiamo i pessimi anni 80 e arriviamo a

    Across The Borderline, 1993: non brutto ma troppa gente. Troppo ospiti. Nelson spesso alternerà dischi scarni con dischi pieni di gente...

    Spirit, 1996: appunto. Qui si torna a una strumentazione basica. Si sviluppa come un concept sulla perdita, le canzoni passano dal dolore all'accettazione al ricordo. Davvero bello, e tutte canzoni originali. Atmosfere stranamente molto messico-ispaniche

    Teatro, 1998: l'altro lato della medaglia di Spirit. Qui c'è un'atmosfera strana, ci sono ospiti (ma non troppi, anzi, il giusto) e percussioni fortissime. Ci sono versioni di sue vecchie canzoni che ottengono nuova vita.

    Da qualche parte qui in giro farà anche un album reggae, uno di classici blues (ma con arrangiamenti davvero "corrosivi", strani) e uno di canzoni country tradizionali. Eh.

    Band of Brothers, 2014: un altro buon album di originali. La chitarra classica richiama Spirit ma il suono è più pieno. Bello. Il tema della vecchiaia e della fine inizia a farsi sentire.

    God's Problem Child, 2017: bellissimo album. Atmosfere non allegre ma testi pieni di umorismo, come Still Not Dead ("Woke up this Morning/The internet said I was dead", tra l'altro col video girato col maglione con scritto Smoke Weed Everyday), come a dire "le canzoni tristi le ho fatte su Band of Brothers ma poi non sono morto, quindi boh?". Molto bello

    Last Man Standing, 2018: riprende i temi del precedente. Ormai il suo suono sembra essere questo, pieno e ritmato. Anche testi interessanti ("I don't want to be the last man standing/But on second thought maybe I do").
    Il successivo, Ride Me Back Home, è simile ma con meno canzoni originali.

    Da qui in poi non ho trovato nulla che mi interessasse. Segnalo solo che, dopo reggae, blues, gospel e country tradizionale, il 15 Settembre esce un album in cui reinterpreta alcuni suoi vecchi classici in stile bluegrass. A 90 anni ha ancora voglia di fare cose diverse, ben vengano musicisti così.

    Tutto ciò senza contare gli Highwaymen, supergruppo country con Nelson, Waylon Jennings, Johnny Cash e Kris Kristofferson, e la partecipazione a We Are The World
     
    #1743
    Ultima modifica: 28 Luglio 2023
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  4. Carnival900

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    27 Luglio 2023

    Azz è ancora vivo, non l’avrei mai detto.
    Willie Nelson è un grande a prescindere, per me, conosco purtroppo solo qualche canzone ma la sua fama e la sua musica è sempre stata presente nelle compilation che a loro tempo mi facevano i miei zii.

    Anche se non sono troppi album forse si potrebbe approfondire per bene. Dalle tue descrizioni potrebbe fare tanto a me l’album del 96 con quelle atmosfere messico-ispaniche, m‘ispira davvero tanto.
     
  5. The Thunder God

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    Samurai che profuma di girasoli

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    27 Luglio 2023

    Spirit, un album davvero inaspettato per quel periodo. Le atmosfere sono date dalla sua chitarra classica che è più presente del solito e soprattutto si fa sentire in un album così etereo e "scarno".

    Comunque la maggior parte di questi dischi durano 30 minuti come è giusto che sia, quindi si ascoltano relativamente in fretta.
     
  6. Carnival900

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    28 Luglio 2023

    „Momento, momento, momento x10“

    Mi sono sbagliato tutto il tempo, mi volevo riferire all‘altro Willy (questo sul serio morto):
     
  7. The Thunder God

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    28 Luglio 2023

    Che twist
     
  8. Quintus Horatius

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    28 Luglio 2023

    Preferisco di gran lunga il bluegrass, anche nei suoi nuovi sviluppi, il cosiddetto newgrass; ti è mai capitato di ascoltarlo?
    L'amore per quelle sonorità mi portò ad acquistare un mandolino americano di discreta qualità, pagato metà del prezzo di listino perché giaceva in un magazzino tedesco da tempo immemore, che suonai per un periodo con un piacere immenso. Poi, durante una delle cicliche crisi economiche che scandiscono la mia vita, lo misi in vendita.
    Tra le nuove leve più dedite alla contaminazione, una delle mie predilette è Sarah Jarosz (qui con due musicisti dotati di gusto sopraffino):

    La lista dei talenti contemporanei, però, si potrebbe estendere per molte righe di testo.
     
  9. The Thunder God

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    28 Luglio 2023

    Bluegrass ho ascoltato qualcosina, newgrass mai sentito prima.
    Adesso imparo le basi, poi vedo vedo le evoluzioni (mi sono segnato Wrecking Ball di Emmylou Harris del 95 che sembra interessante).

    Quel magazzino tedesco era per caso di Thomann?
     
  10. Quintus Horatius

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    28 Luglio 2023

    Esatto.
     
  11. The Thunder God

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    Samurai che profuma di girasoli

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    28 Luglio 2023

    Lo immaginavo perché ogni volta che scopro una strumento nuovo faccio un giro su Thomann per vedere se ce l'hanno, e ce l'hanno sempre, dalla balalaika al kazoo

    Da loro viene la mia armonica cromatica
     
  12. Quintus Horatius

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    28 Luglio 2023

    Sì, gestiscono il magazzino delle meraviglie.
    Sempre una cosa buona partire dalle basi di un genere. Il bluegrass si è evoluto molto negli ultimi decenni, pur rimanendo fedele alle origini, e ha conosciuto anche sviluppi definiti "progressive bluegrass".
    Un esempio dagli anni ottanta:
     
  13. Quintus Horatius

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    28 Luglio 2023

    Armonica cromatica? Interessante strumento. Io possiedo un paio di diatoniche (con ance compromesse dai "piegamenti" eseguiti con troppo vigore).
     
  14. The Thunder God

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    Samurai che profuma di girasoli

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    28 Luglio 2023

    Ho anche io 3 diatoniche in chiavi diverse, alla fine è salita la curiosità per la cromatica. Probabilmente se ti ci metti e studi, con questa rispetto alla diatonica sei aperto a più generi, incluso jazz e cose orchestrali... ma è troppo pulita per me, temo
     
  15. Dwight Fry

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    29 Luglio 2023

    Non ho mai apprezzato la scena grunge (per me noiosa) né quella da cui deriva (l'alternative rock di Sonic Youth, Meat Puppets, Dinosar Jr eccetera).
    Ma sono uno che talvolta “studia” anche la musica che non gradisce.

    Infatti, l'hair si stava già adeguando: tra 1990 e 1991 erano usciti “Facelift”, “Nevermind” e “Badmotorfinger”.

    Comunque non ha molta importanza, nell'economia del mio discorso. Non è quello il punto. Quando scrivo che l'irrompere di Nirvana e soci ha tramortito la scena dell'hard rock patinato mi limito a constatare quello che sappiamo tutti, e cioè che a un certo punto nuove sonorità e un nuovo immaginario provenienti da Seattle hanno preso il sopravvento. Poco importa che alcuni gruppi della scena glam avessero indurito la proposta, erano pur sempre saliti alla ribalta con canzoni allegrotte e immediate. Poi si sa, la massa generalizza e infila nel calderone di tutto, per cui finirono nel dimenticatoio anche gruppi che con Warrant o Poison c'entravano poco.

    Ma non era solo una questione musicale. Fu l'insieme di musica, immagine e pose a venire a noia: tutto quel trucco, quei vestiti falsamente trasandati, quei continui riferimenti a feste, sesso e groupie, quel disimpegno e quell'edonismo imbarazzante...
    Agli occhi e alle orecchie dei nuovi kids del rock duro, tutto ciò sembrava stucchevole e superato.
    Musicalmente, tuttavia, l'hard rock ha sempre avuto varie anime ed è per questo che ho chiuso il post scrivendo che può essere più aggressivo e meno costruito di così, riferendomi principalmente a “Permanent vacation” et similia, album di per sé validi e vendutissimi ma ruffiani, e di certo non dei campioni di asprezza rock. Poi che possano piacere un casino è un altro paio di maniche, dipende dai gusti.

    Aggiungo una postilla: la scena musicale del cosiddetto “hard rock patinato” era molto più ampia, per quanto mi riguarda. Voi avete pensato ai gruppi hair e pop metal, invece io pensavo anche a tutte quelle band heavy metal e persino punk che si erano ammosciate per imitare i Def Leppard e/o darsi a un hard rock impersonale, e che anche grazie alla decadenza dell'hair capirono che era meglio tornare a suonare una musica più spigolosa e/o sciogliersi in attesa di tempi migliori (Cockney Rejects, Sham 69, Hittman, eccetera).

    I principali gruppi dell'US power non scomparvero a causa dei Nirvana o dei Pearl Jam ma si suicidarono nel momento in cui abbracciarono il groove metal portato al successo nel 1992 da “Vulgar Display of Power”, vedi album come “Dissident Alliance” dei Jag Panzer, “Reopening the Gates” degli Omen, “Cyberchrist” dei Vicious Rumors, “Sick society” dei Chastain, “Coldblackugly” degli Exxplorer, eccetera eccetera.

    Sono due contesti diversi, non confondiamoli, anche perché dubito che chi si innamorò dei Nirvana nel '92-'93 aveva, in precedenza, consumato i vinili di “Ample Destruction” e “Soldiers of the night”.

    In generale, la scena grunge ebbe un successo planetario, totalizzante, e proprio per questo mise in ombra un po' tutti i generi e sottogeneri del rock. Chi più chi meno. Ma per identificare le vere “vittime” delle camicie di flanella bisogna rivolgersi a quelli che fin lì erano stati i loro diretti rivali in termini di popolarità, quindi la scena hair e quella pop-metal / hard rock commerciale (chi di MTV ferisce, di MTV perisce).
    In pratica tutto ciò che si trovava tra i Foreigner e gli Skid Row.

    Stiamo parlando curiosamente delle due scene che avevano affossato (a suon di lacca, melodie sdolcinate e video glam) l'heavy metal di inizio anni '80: questa cosa ha molti significati.
     

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