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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. Vittorio

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    Fatela l'invasione, fatela...
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    23 Maggio 2023

    A Natural Disaster sta ai Pink Floyd come A Fine Day To Exit ai Radiohead. :sisi:
     
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  2. Carnival900

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    29 Maggio 2023

    Arrivano i nostri (cit.)

    BOB DYLAN (1959 - in attività)
    [​IMG]

    Steve Jobs mi ha portato qui. Dire infatti che è stato il suo artista preferito sarebbe dire un eufemismo, talmente sono le volte che viene citato nella sua autobiografia.

    Bob Dylan comunque è prima di tutto un simbolo americano e una leggenda musicale vivente. Sentirmi, anzi scoprire ciò che quest'uomo ha fatto in oltre una dozzina di lustri di anni di musica è stata una vera e propria sfida, come non ne facevo da tempo, ma ne è valsa assolutamente la pena.

    La bellezza della sua musica è semplicemente unica. E questo fin dal primissimo album. Folk, blues, armonica e parole potenti (che ovviamente non sempre sono riuscito a captare, penso infatti che un artista così sia da sentire e risentire con i testi in mano).

    "The answer, my friend, is blowin' in the wind..." dice la opener del secondo album, mentre "You say you're lookin' for someone/Who'll pick you up each time you fall/To gather flowers constantly/And to come each time you call/A lover for your life and nothing more" l'ultima del quarto, concludendo così un poker d'assi assoluto di album di un folk acustico americano gigante!

    Dal quinto Bob appiccia gli amplificatori andando elettrico (cit.) e questo non riceve proprio la stime di tutti, anzi.

    Ma per noi, sentire quelle tre gemme di lavori che corrispondono ai nomi di "Bringing it all back home", "Highway 61 revisited" e "Blonde on blonde" non ha prezzo! Capolavori dal primo all'ultimo secondo, uno meglio dell'altro, una goduria per chi è amante (anche) del blues.

    Un successivo incidentino in moto arresterà in parte la sua carriera, o perlomeno quella concertistica.

    Per la fine dei '60 Dylan fa però in tempo a pubblicare altre due gemme, stavolta di genere puramente country, ovvero "John Wesley Harding" e "Nashville Skylines". Album brevissimi in relazione ai predecessori e come detto anche di genere diverso (c'è addirittura un duetto con Johnny Cash) ma comunque di una bellezza disarmante. Le mie quattro mura sono state in estasi grazie a questo artista. *_*

    Bisognerà aspettare il '75 però per vedere un album del suo livello abituale, ovvero "Blood on the Tracks" (non contando ovviamente la celebre colonna sonora di "Pat Garrett & Billy the Kid" contente niente popò di meno che "Knockin on Heaven's Door").

    Gli anni e decenni che seguono sono sostanzialmente normale amministrazione. Dylan gira e rigira fa folk, poi gospel (cristiano, essendosi convertito alla fine dei Settanta), poi di nuovo folk, poi elettrico. Il ciclo della vita umana quindi, con situazioni che vanno e vengono, che tornano e poi ritornano.

    Di questo periodo da segnalare "Street-Legal" (1978), "Slow Train Coming" e "Infidels", (1979 e 1983, entrambi con alla chitarra il mitico Mark Knopfler dei Dire Straits), "Knocked Out Loaded" (1986, bella la copertina stile locandina anni ‘40 e bello in generale l'approccio simil old blues), “Oh Mercy” (1989), la Trilogia ‘01-‘09 (anche se in verità è l’album precedente a questi, ovvero quel “Time Out of Mind” del 1997 ad aver spianato la strada al Dylan nuovamente di successo) e l’immancabile album natalizio “Christmas in the Heart” (2009).

    Dell’ultima decade invece pollici su unicamente per “Tempest” del 2012 e per l’ultimo, bellissimo, “Rough and Rowdy Ways”, uscito tre anni fa.

    Nota a piè di pagina, i live; Dylan è anche noto per stravolgere completamente i suoi pezzi in sede concertistica, a volte bene a volte meno bene. Negli anni settanta e ottanta però andava alla grande, basta sentire le versioni di "Bob Dylan at Budokan" e "Real Live" per rendersene conto. Questi sono due live contengono infatti imho versioni che cagano in testa alle versioni studio degli originali. Questo lo dico comunque per aver sentito unicamente i suoi album live ufficiali (tutti) più qualcosina con ripresa amatoriale sul tubo, Dylan infatti non solo vieta attualmente l’uso degli smartphone e dei dispositivi per filmare ma non ha nemmeno rilasciato live ufficiali negli ultimi, chessò, due-tre decenni (eccezion fatta per la serie bootleg, dove vengono trattati anche i tardi novanta e giunta al sedicesimo numero, ma che però per motivi di tempo non ho ascoltato, perlomeno per ora).






    BRUCE SPRINGSTEEN (1972 - in attività)
    [​IMG]

    Il suo Greatest Hits del '94 è secondo me un must di ogni nucleo familiare mondiale, o perlomeno risulta così per ogni nucleo dei miei famigliari/parenti che conosco.
    Apparte questo, “Born in the USA” penso sia conosciuta anche dai muri, ed è giusto così.

    Tanti i motivi che avevo quindi di approfondire questo artista, probabilmente tra i primi, assieme ai Nirvana, che i miei orecchi hanno avuto il piacere di ‘incontrare’.

    Esordito discograficamente esattamente 50 anni fa con l’uscita di ben due album, "Greetings from Asbury Park, N.J.” e “The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle”. Entrambi mi hanno lasciato abbastò basito, specialmente il primo, sorvolabile come poca roba del periodo. Leggermente meglio il secondo ma pur sempre niente in confronto a ciò che verrà dopo.

    “Born to Run” del ‘75 inaugura infatti una serie stratosferica di capolavori su capolavori. Non mi voglio dilungare ulteriormente su una cosa della quale probabilmente il web è pieno, voglio solo dire che la registrazione dello stesso è durata quasi 15 mesi, sei dei quali dedicati soltanto alla concezione della traccia titolo. Se questa non è ossessione per la perfezione, io non so cosa lo sia. Inchino.


    Trilogia quindi (intanto) continuata con “Darkness on the Edge of Town” e culminata poi col celebre “The River” nel 1980.

    A tutto ciò è seguito due anni dopo “Nebraska”, album solista (realizzata senza la E Street Band, backing band del Boss e co-autrice dei suoi precedenti capolavori). Sesto album quindi che taglia di netto il discorso anche commerciale o comunque di successo intrapreso fino ad allora ma che è di una bellezza veramente con la B maiuscola. Album da ascoltare e riascoltare, nel silenzio della notte e personalmente uno dei miei preferiti della sua discografia.


    Dopo questa piccola parentesi quindi, esce nel 1984 il famoso “Born in the U.S.A.”. La grandiosità di questo (e della sua traccia titolo) è senza eguali. Bruce però fa, per la seconda volta consecutiva in carriera un altro voltafaccia, ovvero dopo un capolavoro realizzato con la E Street Band va di nuovo acustico (e stavolta per un periodo più lungo)

    I successivi Tunnel of Love, Lucky Town e Human Touch non mi hanno praticamente detto niente, ed è stato solo col quasi seguito di Nebraska (ma va?) che ho trovato un suo disco ancora godibile, trattasi di quel “The Ghost of Tom Joad” pubblicato nel ‘95 e canto del cigni di un decennio non molto felice per quanto riguarda gli album studio (eccezzione fatta giusta per la raccolta citata nell'incipit, contenente anche alcuni inediti e di fatto reunion con la sua backing band preferita). Reunion che sarà definitivamente confermata a fine millennio con un bel tour strappa record e nel 2002 con l’uscita di "The Rising" (:sbav:)


    Inutile girarci intorno, lo Springsteen che piace a me è quello elettrico, e quella piccola perla datata ventuno anni fa è anche li a dimostrarlo. Inspiegabilmente (per me) dopo quello però avverrà un nuovo dietrofront con un altro album acustico, il bellissimo "Devils & Dust" (terzo acustico da pollice su dopo i due album datati ottantadue novantacinque, per i quali ho già speso belle parole sopra).

    Volendo si potrebbe parlare per ore e ore della sua carriera, ma mi voglio fermare qui. Gli album successivi (ben otto) sono stati praticamente tutti o quasi con la E Street Band (il che vuol dire pollice su sicuro) tranne due eccezioni folk ("We Shall Overcome - The Seeger Sessions" del 2006 e “Only the Strong Survive”), quest'ultimo composto di cover di vecchi pezzi soul e uscito l’anno scorso.

    Un artista immenso! Ho aggiunto la sua autobiografia “Born to Run” nella mia wishlist, o me lo regalano questo natale o me lo compro da solo! Di sicuro c'è che nel 2024 me la gusterò.:happy:




     
  3. Vittorio

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    29 Maggio 2023

    Nebraska :love:
     
  4. Carnival900

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    13 Giugno 2023

    Pride of Lions (2003-)
    [​IMG]

    Oro colato! Questo è questa band, se dovessi descriverla nel modo più breve possibile. Nel contest AOR da poco concluso mi ha particolarmente colpito un’affermazione (non ricordo se di @kaba69 o @angus81) in cui si affermava che Jim Peterik (ex Survivor dei bei tempi) ora focesse con i Pride of Lions una sorte di prosecuzione di quello che furono appunto la sua ex band fino a Too Hot To Sleep. Per me affermazioni così contano tantissimo, e quindi ho aggiunto subito, a scatola chiusissima proprio, questa band alla mia lista. E le ho fatto pure scavalcare tutti gli altri gruppi già presenti (una decina) e in teoria “da fare” prima.

    Decisione migliore non si poteva fare, il gruppo fa il miglior AOR degli anni ‘80, trasportato nei giorni nostri, e ogni amante della musica non dovrebbe lasciarseli sfuggire. Sotto questo punto di vista bravi alla Frontiers a beccarli, peccato però per il lavoro di marketing e compagnia assolutamente non all’altezza della proposta musicale. Gran peccato sul serio.

    Come già detto Peterik è qui il leader accompagnato alla voce principale dalla promessa Tony Hitchcock. I due creano un duo meraviglioso, arrivati già tra l’altro al ventesimo anno insieme con la bellezza di sei album uno più belli dell’altro. Col settimo che tra l’altro uscirà proprio questo venerdì.

    Una nota negativa però c’è, ovvero il genere musicale. Nonostante i primi due, toh tre, album siano bellissimi (col primo vincente per distacco), gli altri sono sostanzialmente una sorta di ripetizione. L’AOR è un genere di per sè inflazionato (siamo nel 2023 inoltrato, per dinci, vorrei anche vedere) ma questo può sul serio essere un problema perché sostanzialmente il genere ha già detto almeno il 99% di quello che aveva da dire decenni fa, anche se è sempre piacevole sentire da questi Pride Of Lions muoversi e osare in quel rimanente 1% grazie a canzoni come “Now” e “Fearless”.

    Dire che sono invogliato ad approfondire anche il resto della carriera di Peterik sarebbe dire poco, anche se sarei prima di tutto curioso di leggere, da una nota serie libraria, il “Songwriting for Dummies”, libro del quale lui è proprio co-autore.



    Eclipse (1999-)
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    In vista del tour di fine estate degli H.E.A.T, del quale faranno da supporto, e spinto anche da una moltitudine di commenti positivi a riguardo, ecco pronto il piatto Eclipse, gruppo svedese del team Frontiers e in procinto, il prossimo anno, di raggiungere la ragguardevole soglia del 25esimo anniversario.

    Nove album studio, praticamente uno ogni due anni e mezzo. Melodic Hard Rock mischiato a Hair Metal mischiato a AOR con una qualità media molto elevata e invidiabile dalla maggioranza dei gruppi attualmente in circolazione.

    Dopo il debutto del 2001 („The Truth and a little More“) fanno parte, come già detto, del roster dell’etichetta italiana per eccellenza, dal 2004 e sono in procinto tra pochi mesi, di pubblicare il nono inedito in studio, decimo se vogliamo considerare anche la versione MMXIV del terzo album.

    Gruppo micidiale, con tutti lavori di ottima fattura, magari giusto con “Bleed & Scream”e “Armageddonize” appena un pelino più superiori del resto, ma ripeto che sono tutti più che meritevoli.

    Sono gruppi cosi che tengono alta la fiamma del hard rock; semplicemente magistrali! :pray:

     
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  5. Carnival900

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    28 Giugno 2023

    Nelle precedenti puntate...
    Non credo che si debba per forza raggiungere un elevato numero di ascolti per recensire un album, anzi, non credo proprio che questo topic tecnicamente sia l'equivalente delle recensioni. Io per dire raramente arrivo a tre ascolti, ma un'idea ce la si fa comunque.
    Io penso che tutta la musica sia valevole, a patto che ci sia una predisposizione naturale per il genere di base ovvio, e questo per fortuna è spesso possibile, perlomeno per il sottoscritto.
     
  6. Idol

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    29 Giugno 2023

    THE TOLL - STICKS & STONES AND BROKEN BONES

    [​IMG]

    Gruppo proveniente da Columbus, Ohio, attivo da metà anni ottanta ai primi anni novanta, con la seguente formazione:
    Brad Circone - Voce
    Rick Silk - Chitarra
    Brett Mayo - Batteria
    Greg Bartram - Basso

    Il genere è hard rock, anche se forse il primo album The Price of progression del 1988 è più rock, con riferimenti agli U2 dovuto al sound ed alla voce di Circone, che contiene tra l'altro tre brani oltre i dieci minuti, soprattutto Jonathan Toledo, che ebbe anche un video che girò parecchio su MTV.

    Il secondo e migliore album, Sticks & stones and broken bones è del 1991, prodotto alla stragrande da Matt Wallace, vede il gruppo progredire con canzoni che inglobando varie influenze riescono ad essere fresche ancor oggi.
    Il gruppo guidato dalla bellissima voce di Circone alterna pezzi più duri come Boys are bustin briks e War is release, ad altri più pacati come One last wish, in altri sembra di sentire una versione più dura degli U2, come in Hear your brother calling o Colorblind o Sweet misery.
    Capitolo a parte per me merita Standing on the ledge, canzone STRATOSFERICA!!! Inizia con un delicato arpeggio, Circone ci guida con una voce delicata, poi scoppia il riff principale ed il brano si incendia, il basso pulsa, la batteria incalza, Circone aumenta i giri fino al fragoroso coro, che lascia poi strada ad un fantastico assolo, e per poi riprendere fino alla fine col coro finale. Una delle mie canzoni preferite di sempre.



    Il gruppo non sfondera' e si scioglierà nell'anonimato, ma questo album è una perla nascosta di quei tempi.
     
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  7. Dwight Fry

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    8 Luglio 2023

    Megadeth, “Countdown to Extinction” (heavy-thrash, 1992)

    [​IMG]

    Dei Megadeth ho ascoltato pochissimo, in vita mia. Dave mi ha sempre ispirato una discreta antipatia e la sua band è colpevole di aver posticipato il mio ingresso nel mondo del metal a causa di “Killing is my business”, che oggi valuterei con altre orecchie ma che all'epoca, ancora ragazzino, mi fece pensare che quella musica fosse proprio insopportabile.

    Poi ovviamente ho percorso la mia strada, il metal è diventato il mio genere preferito e per ragioni extra-musicali ho rivalutato in parte il buon Dave (la comune passione per Alice Cooper...). Resta il fatto che conosco pochissimo la discografia dei Megadeth. Di “Countdown”, per esempio, ricordavo giusto tre pezzi, per cui sono contento di averlo comprato e apprezzato in toto: mi dà modo di puntare altri album, peraltro di facile reperibilità e poco costosi.
    Il giudizio positivo è stato facilitato, suppongo, dal parziale spostamento della band su territori classic heavy, a me molto più congeniali rispetto a quelli propriamente thrash. Tra le linee vocali di “Sweating bullets”, “Captive honour” e in parte di “Psychotron” mi è parso di cogliere, inoltre, lo spirito sardonico del citato Alice Cooper, ovviamente rivisto in un'ottica heavy-thrash.

    Se dovessi stilare un podio dei pezzi che preferisco, inclusi quelli che già conoscevo, piazzerei al primo posto “Ashes in your mouth”. poi “Skin o' my teeth” e al terzo posto, pari merito, la notissima “Symphony of destruction” e “Sweating bullets”.

    Sarei curioso di riascoltare il black album dei 'Tallica, dopo trent'anni, per vedere se mi piace più di questo.
     
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  8. The Dweller

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    8 Luglio 2023

    Pensa che anch'io ascoltai come primo album Killing is my Business, ma al contrario tuo mi piacque subito parecchio... mentre quando approcciai per la prima volta Countdown to Extinction, reduce dai primi quattro album thrashosi, lo trovai insopportabile. Oggi lo reputo buono e ogni tanto lo riascolto con piacere, ma non credo sarà mai amore
     
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  9. Dwight Fry

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    10 Luglio 2023

    Percorsi speculari, i nostri, eppure entrambi coerenti: bisogna sempre vedere le premesse, il modo in cui si è evoluto il gusto personale. Il mio percorso è stato molto graduale, quasi "darwiniano": sono passato a generi via via più duri attraverso vari step.
    Aggiungo che tutt'oggi non posso considerarmi certamente un thrasher, sono pochi i gruppi di genere che mi piacciono, mentre apprezzo molto la componente thrash all'interno di album tradizionalmente heavy. Con la scoperta dell'US power, che in sostanza media i due approcci, ho trovato la sintesi ideale.
     
    #1674
    Ultima modifica: 10 Luglio 2023
  10. Vittorio

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    10 Luglio 2023

    Io Killing Is My Business l'ho sempre considerato male negli anni, trovato sempre inferiore ai vari Kill'Em All, Bonded, Legacy etc.

    Ho iniziato ad apprezzarlo solo con il recente remaster che lo ha completamente rigenerato.
     
  11. Dwight Fry

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    10 Luglio 2023

    Dio, “Lock up the wolves” (heavy metal, 1990)

    [​IMG]

    Quinto album del compianto Ronnie, da me recuperato in una bella edizione con booklet apribile tipo poster, con tanto di foto + bio dei 5 musicisti (spicca la giovanissima meteora Rowan Robertson alla chitarra solista).
    All'epoca fu un flop, tanto che Dio accettò la proposta di Iommi di tornare nei Black Sabbath, con lo stesso entusiasmo che avrei io all'idea di entrare nella piazza di Melpignano durante la Notte della Taranta.

    Su TM probabilmente lo hanno sovrastimato:
    Recensione Lock Up The Wolves - truemetal.it
    ma è vero pure che troppa gente eccede sull'altro versante.

    A me non dispiace. Gli unici pezzi che oggi mi viene da skippare sono “Hey Angel” e "Twisted" (anonime) e “Night music”, che nonostante quel riff iniziale alla AC/DC ha un non-so-cosa di hard melodico e non mi convince. Parliamo ad ogni buon conto di pezzi dignitosi, non brutti in senso assoluto.

    Forse l'album è troppo lungo e lento ma si sa, Ronnie dava il meglio sui tempi medi; i due pezzi più veloci lasciano soddisfatti, comunque, e giudico “Why Are They Watching Me” il miglior brano dell'album insieme al pezzo eponimo e alla doomy “Between Two Hearts”, nonché tra i più heavy (in senso strettamente musicale) della carriera di Ronnie. Penso che il cambio di ritmo all'altezza dell'assolo valga, di per sé, i soldi che ho speso per comprare il CD su Amazon.

    Non è l'album giusto per approcciare la carriera di Dio, né il suo lavoro migliore o più rappresentativo, ma "Lock Up the Wolves" rimane il discreto tassello di una prestigiosa carriera.
     
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  12. Vittorio

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    10 Luglio 2023

    Fa impressione pensare che Rowan Robertson abbia solo 51 anni e che era appena maggiorenne all'epoca!
     
  13. Vittorio

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    10 Luglio 2023



    Nota di colore: Dio con i tacchi, Robertson e Cook con le All Stars piattissime per fargli recuperare il gap :fesso:
     
  14. The Thunder God

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    Samurai che profuma di girasoli

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    10 Luglio 2023

    Io considero Born on the Sun la migliore del disco (troppo lungo davvero)
     
  15. Idol

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    10 Luglio 2023

    [​IMG]
    :)
     

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