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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. ReignInBlood_1986

    ReignInBlood_1986
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    De la Coronilla y Azevedo

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    8 Aprile 2023

    Secondo me lo spagnolo nel metal fa schifo
    Un po' meglio nel rock (gli esempi che mi vengono in mente sono Heroes del silencio e Ska-p)

    Il tedesco è perfetto per l'industrial e va alla grande nel black metal, dove stranamente anche il francese è ottimo (tanto cantando in screaming non si capisce un cazzo)
     
  2. Aslan

    Aslan
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    8 Aprile 2023

    Be' ma qualunque cosa canti in tedesco sta bene seguita da una bella rullata heavy o da una raffica di mitra.
     
  3. skeletor

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    ...

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    8 Aprile 2023

    o un porno anni 90
     
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  4. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    8 Aprile 2023

    Il tedesco è quella lingua che quando ti dicono "ti amo" ti viene da alzare le mani e arrenderti al Reich.

    Per via dei volumetti ho ascoltato heavy metal in tante lingue. Eccezioni a parte, quelle che mi sono sembrate meno adatte in assoluto sono il polacco, il giapponese (pur amando il metal nipponico), l'ungherese e il vietnamita.
    Il portoghese è perfetto per il punk/hardcore, meno per il metal.
    Lo spagnolo va bene per il power, l'heavy-power e si sposa benissimo con l'hard rock.

    Ovviamente non so come funzionano altri generi (il prog o il thrash, per dire) in una lingua diversa dall'inglese.
     
  5. Aslan

    Aslan
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    8 Aprile 2023

    Però il giapponese sta bene con l'hard rock neoclassico, tipo i concerto moon, ha un suono molto dolce e ovattato
     
  6. Idol

    Idol
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    8 Aprile 2023

    Pure l'ugandese va bene per il black metal tanto non si capisce niente:ops:
     
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  7. Idol

    Idol
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    8 Aprile 2023

    Gli X-Japan cantavano in un mix di inglese e giapponese e funzionava benissimo, come per tanti altri gruppi visual kei.
     
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  8. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    8 Aprile 2023

    Penso incida il giudizio che diamo alla musica e indirettamente al gruppo. In certi casi, tipo i Sortilege per me o i Concerto Moon per te, (anche) l'idioma ci sembra adatto perché alle nostre orecchie è l'insieme a funzionare. E certe volte è proprio così, sarà una questione di metrica migliore. I Sabotage di "Rumore nel vento", per esempio, hanno scritto linee vocali superiori alla media, su quel fronte.

    Vero pure che nel tempo ci si abitua. La prima volta che ascoltai i Loudness (a proposito di gente che anche quando canta in inglese sembra che stia cantando nella sua lingua madre) attaccai a ridere, oggi invece non ho problemi.
     
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  9. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    9 Aprile 2023

    Queen, “Queen on Fire - Live at the Bowl” (hard rock, 2004)

    [​IMG]

    Preso di recente in CD. Non per completismo (mi manca pure il “Live Magic”), ma solo perché i Queen sono il gruppo al quale sono più affezionato e Medimops vendeva questo live-album a un prezzo ridicolo e in condizioni perfette.

    I brani sono grossomodo quelli di sempre e in casi del genere, in linea teorica, resta da verificare soltanto la prestazione della band. Poi leggi il nome riportato sul CD e pensi “ma che vuoi verificare”: band stratosferica, Freddie eccezionale come sempre, del resto chi (come me) possiede la VHS di Rare Live conosce da anni la splendida versione di “Somebody to love”.
    Il primo dei due CD, però, presenta in scaletta alcuni brani atipici, ovvero “The hero” (deludente, è solo un estratto di appena due minuti) e tre pezzi presi dalla fetecchia Hot space: “Action this day” beneficia dell'arrangiamento rock ma rimane un brano mediocre. “Staying power” è uno dei pochi pezzi che si salva di quell'album e con un sound più duro diventa un bel brano di funk-(hard)rock. “Back chat” invece è pessima anche con più chitarra.
    Nel secondo CD c'è solo “Fat bottomed girl”, come pezzo atipico.

    Se penso che nel tour successivo introdurranno canzoni del calibro di “Hammer to fall” o “It's a hard life”, è facile intuire per quale motivo il Live at the Bowl sia stato pubblicato così tardi: per offrire ai fan un album che al di là della qualità presentasse brani meno sfruttati dal vivo, perché quei tre pezzi tratti da Hot Space non rappresentano certo il non plus ultra dei Queen.

    Un bel live, quindi, con un suo senso, ravvisabile nella funzione di raccordo tra gli storici “Live killers” e “Live at Wembley”.
    Davvero belle le foto del booklet e curiosa la presenza alle tastiere di Morgan Fisher, citato esplicitamente da Freddie prima di non ricordo quale pezzo, il quale aveva suonato con Tim Staffell (con Roger e Brian negli Smile, cioè i proto-Queen) in una band di rock progressivo chiamata Norman, se ho ben capito un incrocio tra ELP e Hawkwind.
     
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  10. Dwight Fry

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    13 Aprile 2023

    Rough Silk, “Mephisto” (heavy-prog, 1997)

    [​IMG]

    “Circle of pain” dei Rough Silk è uno dei miei album da isola deserta, quindi ogni volta che ascolto (o riascolto) qualcos'altro di questi tedeschi, il confronto è sempre impietoso.
    “Mephisto” lo conosco da tanto e il recente acquisto del relativo CD è stato l'occasione per rispolverarlo.

    I Rough Silk erano soprannominati “i Queen del metal” ma per noi che ne sappiamo basta un nome, per inquadrarli: Savatage, quelli più malinconici. Immaginateli però con una specie di “fratellino” di Ronnie James Dio al microfono, il bravissimo Jan Barnett, la cui uscita dalla band segnerà la fine dei migliori Rough Silk. Da lì in poi produrranno solo album trascurabili fino a ridursi a un'orrida caricatura.

    Fin dalle prime canzoni emerge uno dei limiti di “Mephisto”, ovvero la produzione troppo moderna (voluta, da quel che ho letto, proprio da Barnett), con chitarre zanzarose e batteria secca. A peggiorare la situazione ci si mettono, saltuariamente, dei beat estranei al metal e qualche filtro sulla voce. Descritto così l'album sembra orribile, almeno per uno coi miei gusti, in realtà quelli indicati sono elementi di contorno, la base è un metal duro e drammatico
    che raggiunge l'apice in canzoni uggiose e teatrali (le splendide “Subway angel's caravan”, “Dust to sand”, “Far from home”, “Wheels of time”...), un po' power ballad e un po' musical in salsa prog-metal, tant'è che qui e lì viene in mente anche la Trans-Siberian Orchestra.
    Ottimi i testi, incentrati come al solito su tematiche esistenzialiste.

    Alle prese con atmosfere del genere, la classe (cristallina) della band emerge alla stragrande. Ammetto invece di arrancare un po' nell'ascolto di pezzi come “Stay gold” o “My last farewell”.

    Nell'insieme lo considero un album per larghi tratti bellissimo, ma comunque un gradino sotto rispetto a “Circle of pain”. Sta di fatto che una band con capacità del genere, autrice di almeno due album di valore assoluto, avrebbe meritato molto più successo.
    L'ambiente metal conferma di non avere nulla di speciale o di diverso dagli altri, quando mortifica i suoi figli più talentuosi.

    Urge un ripasso anche di “Walls of never”, che ho in CD ma non ascolto da troppo tempo.
     
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  11. Dwight Fry

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    23 Aprile 2023

    Zeno Morf, “Zeno Morf” (power-heavy, 2009)

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    Certo che per esordire con un album così, nel 2009, dovevi proprio essere convinto di voler suonare questa musica: l'ondata power si era spenta da anni e la sua variante più rocciosa, senza tastiere e orchestrazioni, durante il revival non aveva goduto di pari fama.

    Ai norvegesi Zeno Morf, evidentemente, gliene fregava poco e così eccoli con questo lavoro di power-heavy pubblicato fuori tempo massimo, identico ai due che realizzeranno dopo, forse un po' più epico.
    Stessi difetti (cantante non eccelso, proposta standard) e stessi pregi (produzione verace, dedizione alla causa e approccio bellicoso, tanto che vien facile affiancarli a gente come i Grave Digger più heavy).

    Derivativo ma di rado noioso, l'album trova il suo apice in alcuni bei pezzi dai ritornelli evocativi (“Metal blast”, “Pure hate”)
    se non contagiosi (“Wild and free”, “The fire inside”), nonché in durissimi tempi medi alla Cirith Ungol.

    Album non trascendentale ma in vari frangenti discretamente trascinante, considerando che parliamo di un gruppo di nicchia (neppure su RYM è presente tutta la discografia, per dire). Peccato per la parte centrale, deboluccia anzichenò.

    A margine: leggo nel booklet del CD che la formazione è nata in realtà nel lontanissimo 1987. Le canzoni di questo album sono state registrate in sessioni diverse e distanti, alcune nel 2004 (con un batterista quindicenne!) e altre nel 2008, ma la scrittura risale comunque agli anni '80 e '90.
     
  12. The Thunder God

    The Thunder God
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    Samurai che profuma di girasoli

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    26 Aprile 2023


    Evidence Of Immortality, album dei Conan del 2022.

    Uno stoner-doom molto pesante e tendente allo sludge, fedele ai temi di guerra barbarica a cui il gruppo ci ha abituato, con batteria come tamburi e voce urlata dal profondo di una caverna.

    Molto buono, ma non nego di aver preferito cose del passato. A chi volesse approcciarsi consiglio l'album Revengeance.
     
  13. Vittorio

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    Fatela l'invasione, fatela...
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    27 Aprile 2023

    A me nel genere piacciono molto gli italiani Krownn

     
  14. Vic Rattlehead

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    I'm lost in Necropolis!

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    27 Aprile 2023

    Per curiosità me lo sto ascoltando, su spotify ci sono tutti e tre gli album di questa band, non è niente male!
     
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  15. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    27 Aprile 2023

    Sì, il primo è probabilmente il migliore dei tre, il pezzo alla Cirith Ungol mi piace parecchio e quelli power-speed sorprendono per l'immediatezza dei ritornelli.
    Ho avuto la fortuna di beccarli sul sito della Pure Steel a poco prezzo, al tempo (ora "Wings of madness", il secondo album, è salito a 8,49 euro e non penso che li valga) e quando le spese di spedizione ammontavano a soli 7 euro.
     

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