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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. ReignInBlood_1986

    ReignInBlood_1986
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    De la Coronilla y Azevedo

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    9 Marzo 2023

    Segnalo che l'album degli Electric love hogs è ad un ottimo prezzo su Medimops
    Io l'ho tolto dal carrello perché non mi fa impazzire (ma non si sa mai, visto il prezzo molto conveniente), ma se qualcuno è interessato fa un affare
     
  2. Vittorio

    Vittorio
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    Fatela l'invasione, fatela...
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    9 Marzo 2023

    Ascolterò. Loro sono "conosciuti" soprattutto per Hypertrace e Terminal Earth, se non erro. Li avevo ascoltati, ma non mi hanno impressionato.
     
  3. The Dweller

    The Dweller
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    9 Marzo 2023

    Io degli Scanner adoro Hypertrace, ma il resto della discografia devo ancora scoprirla
     
  4. Vince Summers

    Vince Summers
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    9 Marzo 2023

    Fantastici gli Scanner, bellissimi i dischi anni 80 ma anche Mental Reservation (soprattutto) e Ball Of The Damned, pubblicati negli anni 90.
    Il Power metal come piace a me.
     
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  5. Idol

    Idol
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    15 Marzo 2023

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    GREAT WHITE - HOOKED


    Quando si parla di hard rock anni ottanta e Usa uno dei principali e migliori gruppi sono senza dubbio i Great White.
    Pur iniziando con un sound più cromato, quasi class metal, il gruppo vira poi verso un hard rock blues, che ha tra le principali influenze i Led Zeppelin.
    Il disco che meglio rappresenta il gruppo è il qui presente Hooked, con la famosa ed "iconica" e sobria copertina :stare:

    E se il buon giorno si vede dal mattino il brano di apertura dice tutto: Call it rock'n'Roll, poco da dire, un semplice diretto rock'n'roll, con la voce plantiana di Jack Russell che conduce le danze ed un Mark Kendall scatenato alla chitarra.
    Ed è l'antipasto.
    Il singolo Acdciano The original Queen of Sheeba prosegue senza indugi, bissato dall'hard rock blues Cold hearted lovin, che fa ben capire perché Jack Russell fosse il più degno successore di Plant, prima che Kemdall dettagli di nuovo con un portentoso assolo.
    Poi parte quel riff: Ac/dc, ah, no The Angels, ed è la magnifica I can't shake it, lezione da novanta.
    Volete poi non mettere un lento da novanta? Lovin' Kind vi accontenta, accompagnato dalle note del pianoforte ancora una volta la voce di Russell vola altissima, Kendall ci rifila un assolo blues da brividi, e le ragazze americane dell'epoca erano già completamente bagnate la' sotto :ammicca:
    Vogliamo poi parlare di uno dei pezzi da novanta del gruppo? Congo square, un capolavoro blues rock in crescendo, prima soffuso, arriva pure l'hammond, ancora una volta uno splendido assolo di Kendall (mai troppo lodato questo chitarrista), che conduce sempre più in alto fino al termine della canzone. Meraviglia:seghe:
    South bay cities ti porta in qualche fumoso locale blues di New Orleans di inizio novecento, e dopo la più scatenata Desert moon, la ballata Afterglow conclude alla grande questo magnifico album.

    Ho sempre adorato il gruppo, autore di album semplicemente strepitosi, e probabilmente questo è il punto più alto avuto dal gruppo, purtroppo caduto abbastanza nell'oblio dopo il famoso incidente, la separazione con Russell (ormai sembra un relitto umano), ed il continuo cambio di cantanti.
    Il tempo è passato, è stato bello finché è durato, ma i dischi non si scorderanno mai.
     
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  6. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    17 Marzo 2023

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    Blackthorne, “Afterlife” (1993, hard rock)

    Il classico supergruppo rimasto in giro per pochissimo tempo, quello necessario a registrare l'album di debutto.
    Trovato a poco più di 3 euro su Medimops, l'ho preso quasi al buio, dopo avere ascoltato giusto un paio di canzoni sul tubo. Poi ho scoperto che erano le migliori e le più rudi, infatti mi hanno sviato. Pensavo a un album vicino all'heavy, invece è hard rock. Roccioso, moderno (nel suo contesto storico), a tratti metallizzato in stile “Revenge” dei Kiss, ma pur sempre di hard rock anni '80-90 parliamo.
    Non la mia tazza di te, solo che quando adocchio CD a quel prezzo mi piace ancora rischiare, poi è sempre un piacere ascoltare la voce di Graham Bonnet, qui in compagnia di Bob Kulick e degli inseparabili Banali/Wright dei Quiet Riot.

    Comunque l'album è passabile. Dà il meglio di sé nei primi tre pezzi e soprattutto nella particolare We won't be forgotten, che dopo un furto ai danni degli AC/DC sciorina un ritornello corale di presa immediata, una roba che oggi si ascolta di rado. Anche il pezzo finale, vicino agli anni '70 e in particolare a Ted Nugent e ai Kiss, mi piace.
    Tutto il resto oscilla tra alti (ma non troppo alti) e bassi, inoltre il furto di cui sopra non rimane isolato: Breakin the chains è praticamente Hot for teacher dei Van Halen suonata dai Mr Big.

    In generale l'album, nell'insieme, suona un po' derivativo e senza una direzione precisa. Peccato, perché i primi tre pezzi lasciavano presagire una personalità più spiccata e un approccio più rude.

    Album marginale ma per 3 euro il gioco valeva la candela.
     
  7. Carnival900

    Carnival900
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    17 Marzo 2023

    Formazione interessante, e accostamento a Revenge che vale da solo dei punti in più. Se trovo un buco nei prossimi giorni gli darò un ascolto, anche se so già che col contest AOR sarà più difficile. Approposito @Idol, ancora qualche ora ed è finita la giornata designata per l’inizio :roll:

    EDIT: Ho letto ora sull’altro topic, potresti anche delegare il lavoro volendo, stile Shadowplay per intenderci.
     
    #1552
    Ultima modifica: 17 Marzo 2023
  8. Carnival900

    Carnival900
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    27 Marzo 2023

    NAPALM RECORDS Trilogy

    Russkaja (2005-2023)
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    Ho letto tante volte nel corso degli ultimi anni il loro nome su varie testate, prevalentemente italiane e tedesche. Ho però davvero cominciato ad "incuriosirmi" durante l'annuncio dell'ultimo album il mese scorso. Annuncio che era allo stesso tempo l'annuncio della fine della band, e siccome annunci così non si vedono tutti i giorni la curiosità ha fatto presto ad aumentare, trasformandosi in interesse.

    I Russkaja vengono dall'Austria e fa(cevano) sostanzialmente uno ska / polka mischiato col folk popolare nel filone est-europeo e tipico di Russia e Balcani. Il tutto contornato da qualche riff di stampo metallico. Cantato in praticamente tutte le lingue possibili (ascoltare Violina Mia per sentire uno dei tanti esempi in italiano) con le prevalenti che rimangono il russo e l'inglese, ma senza disdegnare nemmeno lo spagnolo, il francese e ovviamente il tedesco. E come minimo sicuramente qualche altra lingua che non avrò avuto modo di riconoscere.

    Discografia consistente in sette album, uno per ogni giorno della settimana, che si è conclusa precocemente viste le folli e prolungate azioni di quello psicopatico corrispondente al nome di Vladimir, che non fanno che mettere in croce quel gran paese che in verità è la Russia e il suo popolo.

    Riguardo alla musica, ottimi e variegati sostanzialmente tutti gli album (forse giusto il terzo e il penultimo, "Energia!" e “No One Is Illegal” non mi hanno detto tanto).
    A loro va il merito di rendere allegri i momenti e sopratutto di fondere così tante culture e così tanti generi musicali in una sorte di mash-up che, sono convinto, la maggioranza dei musicisti non sarebbe in grado di fare, perlomeno a questi livelli.

    Uno dei gruppi migliori e positivi che abbia scoperto in tempi recenti, sicuramente il migliore con distacco di questo 2023; seguirò sicuramente ciò che faranno i membri superstiti, specialmente il cantante, anche perché coi versi che fa sarebbe assurdo ‘ignorarlo’.



    Alestorm (2007-)
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    “Se loro fanno pirate heavy metal io sono Capitan Uncino.” Questo è stato esattamente quello che ho pensato mentre ascoltavo il loro primo album, datato 2007 e intitolato “Captain Morgan’s Revenge”. Bisogna però dire a loro discolpa una cosa, l’esempio che io avevo, fino ad allora, di Pirate Metal, erano i pesi massimi Running Wild e, ascoltare questa roba nuova, moderna e sicuramente diversa (sembra musica da irish pub e loro sono dei ragazzini, anche se s’impagliacciscono parecchio) ovviamente non mi è piaciuto. La forza della ripetitività però ha anche stavolta funzionato e il gruppo dal secondo album in poi mi ha fatto meno schifo, probabilmente perché ha trovato delle orecchie non più vergini.

    Il primo album che m’è piaciuto davvero però è stato il quarto, “Sunset on the Golden Age”, che è allo stesso tempo il primo con più elementi leggeri e hard rock rispetto al miscuglio Power/Folk fino ad allora presente. Curiosamente è anche l’album di debutto del secondo cantante, adibito alle tastiere e agli scream ma molto funzionale nelle armonie e melodie generali.

    Il gruppo ha in seguito aumentato anche gli inserti umoristici e commerciali con una scanzonata generale che è abbastanza palese. Loro però non sembrano prendersi sul serio e gli va bene cosi, a me insomma, però comunque non lì reputo totalmente bocciati, grazie ad una salvezza probabilmente in extremis e, anche qui, alla positività generale che traspare dalla loro musica.


    Powerwolf (2003-)
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    È già ventesimo anniversario per questo gruppo tedesco con cantante rumeno che ha letteralmente rotto il cazzo da quanto viene spammato pubblicizzato da praticamente tutti.

    Etichettati come “Power metal” sono esorditi nel 2005 con un album dalle forti influenze metallo classico. Sembravano quasi revival, per certi versi e ad un primo ascolto.
    Non ho purtroppo capito a chi di preciso si fossero ispirati, però ho notato sparse influenze di un po' tutti i tipi (Rage, Metallica post-AJFA, Mercyful Fate, Cathedral, Maiden e chi più ne ha più ne metta).

    Mitologia dei lupi e primo album che scorre via che è una bellezza, col secondo che al contrario però m’è piaciuto molto meno, complice un irrobustimento generale dei suoni e della produzione.

    Gruppo che comunque ingloba il “Power” fino ad allora presente solo nel nome, ufficialmente anche nella loro musica, ovvero a partire dal terzo album, “Bible of the Beast”.

    Ottimo disco ad ogni modo ma da lì le uscite si assomiglieranno un pò praticamente tutte con “una formula alla Sabaton” che però in tempi di magra forse tanto male non è.

    Dopo la Bibbia della bestia sono seguiti altri 5 album, primi quattro dei quali grandissimi e dello stesso eccelso livello. E settimana prossima è già tempo del nono. Aspettiamo di vedere se si riprenderanno dall'ultimo "Call of the Wild" e soprattutto se riusciranno a piazzare per la quinta volta consecutiva il disco nella Top 3 della madrepatria tedesca.


     
    #1553
    Ultima modifica: 27 Marzo 2023
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  9. The Dweller

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    27 Marzo 2023

    Bible of the Beast era un ottimo disco davvero, è un peccato che una volta trovata la formula si siano ripetuti allo sfinimento, con ispirazione via via calante. Per me in quel periodo erano diverse spanne sopra a Sabaton ed Alestorm
     
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  10. Carnival900

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    27 Marzo 2023

    Di solito qualcosa che funziona non si dovrebbe cambiare, ed infatti secondo me anche i successivi sono molto, molto buoni (ma ascolto sicuramente meno power di te). Io l'ispirazione calante ho cominciata ad avvertirla solo con l'ultimo.
     
  11. The Dweller

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    27 Marzo 2023

    Anche secondo me i successivi sono "buoni" (che già è meno di "ottimo"), poi io in realtà li ho seguiti solo fino a Blessed and Possessed (in quel periodo li vidi anche dal vivo in un bel festival power metal), dopo mi vennero a noia e li abbandonai

    Questione del cambiare: effettivamente fare sempre le stesse cose non è un problema di per sè, ma credo che farle bene senza cambiare una virgola nè nella musica nè nelle tematiche, nel mood, nell'impostazione, sia davvero difficile: prima o poi certe idee finiscono, non si può spolpare uno stesso sound all'infinito. Preferisco le band che album dopo album aggiungono tasselli, mescolano le influenze già mostrate in maniera diversa, per creare qualcosa di "nuovo" ma allo stesso tempo coerente con la propria identità. E anche questo non è semplice, me ne rendo conto :lol:
     
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  12. Vince Summers

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    27 Marzo 2023

    Per me Bible Of The Beast rimane il loro apice, ma dal disco successivo sono diventati troppo ripetitivi. Un peccato, perché all'epoca portavano avanti un'idea tutto sommato nuova e interessante.
     
  13. Dwight Fry

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    31 Marzo 2023

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    Sweet, “Live At The Marquee” (hard & heavy, 1986)

    Cos'hanno in comune i Raven, i Def Leppard, i Saxon, Doro, i Krokus, le Girlschool e altri grandi nomi dell'heavy metal? Citano tra le loro influenze dei tizi che si autodefinivano “quattro checche senza speranza” e che nei primissimi anni '70 sono saliti alla ribalta suonando un pop-rock allegrotto: gli Sweet.

    Mi sono chiesto il motivo per anni, poi ho letto uno speciale della rivista Psycho e ho scoperto la doppia anima degli Sweet: da un lato i pezzi commerciali scritti per loro da due membri esterni, dall'altro i pezzi che scrivevano di proprio pugno e che erano molto più duri.
    Cioè, questi nel '74 se ne uscivano con canzoni così (occhio al riff di chitarra sotto al ritornello):
    Erano già heavy metal al 100%.

    Non troppo tempo fa, infine, ho scoperto che per un breve periodo transitò nella band Paul Mario Day, primo cantante degli Iron Maiden, col quale registrarono un album dal vivo, quello in oggetto. Ho deciso di comprarlo, perché la voce di P.M. Day mi piace e il CD costava meno di 4 euro su Medimops.

    Un bel live, piuttosto energico, nel quale sono presenti molti pezzi noti della band. Quasi un Greatest Hits dal vivo, se vogliamo. Paul Mario Day decisamente all'altezza e che signor chitarrista, Andy Scott! Mi secca solo la presenza delle tastiere, che non sopporto, anche se a suonarle qui è un certo Phil Lanzon (la parte jazzata di “Restless” rappresenta il suo pezzo di bravura).
    Penso che recupererò un live della formazione originaria, ho idea che possa piacermi più di questo dal momento che le tastiere inizialmente non giocavano un ruolo significativo nel sound del gruppo.

    Album consigliato ai fan del rock duro anni '70, se i coretti in stile Queen o Darkness (entrambi influenzati dagli Sweet) non rappresentano un problema. In caso contrario rischiate di perdervi alcuni dei riff di chitarra più entusiasmanti di quel decennio.

    P.S.
    Paul Mario Day ha fatto in tempo a registrare alcuni brani in studio, con gli Sweet, robaccia AOR (o qualcosa del genere) che è stata inserita come bonus dopo il live in oggetto e che io ho provveduto a cancellare prontamente dall'elenco di riproduzione di Windows. Mi è bastato un ascolto.
     
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  14. Idol

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    31 Marzo 2023

    Ma è stato ripubblicato con un"altra copertina?
    Io ho questo doppio vinile:
    [​IMG]

    E le cose migliori sono le foto.....:lookaround:
     
  15. Idol

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    1 Aprile 2023

    F.F.F. - Blast culture

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    Se parliamo di crossover negli anni novanta ci furono tanti gruppi che nonostante avessero grandi potenzialità non ebbero troppo successo, o proprio niente.
    Tra i tanti gruppi vanno menzionati gli F.F.F., che sta per Federation Francaise de Fonck o French Funk Federation, gruppo francese fondato dal cantante e trombettista Marco Prince e dal bassista Nicolas "Niktus" Baby, negli anni ottanta con l'intenzione di creare un gruppo che fondesse il funk ed il rock.
    Dopo varie vicissitudini, assoldati chitarrista, batterista, tastierista e sassofonista, il gruppo incide a New York il debutto Blast Culture per la Epic nel 1991.
    Si tratta di un doppio album che fonde magistralmente il rock (a volte hard rock) col funk, col soul ma anche con il reggae, cantato per lo più in francese (e qui a differenza del metal la lingua d'oltralpe ci sta benissimo), caratterizzato anche dai fiati che fanno la loro porca figura, donando quel groove che ti fa muovere il culo (a meno che uno non sia morto).
    Inutile descrivere le varie canzoni, ma nella quasi ora di durata ogni traccia ha una sua anima un suo perché, rendendo il disco uno dei migliori del genere.
    Qualche esempio.









    Dal vivo erano poi trascinanti come pochi, sopratutto Marco e Nicolas, autentici mattatori del palco. Ebbi la fortuna di vederli in quel di Torino con forse 50 persone fare uno dei concerti più belli che abbia visto.

    Dopo questo disco ne fecero altri tre, il secondo più duro, hard rock, ma sempre con quelle influenze funk che li contraddistingue, anche se per me il primo album resta di un altro pianeta.
    :hype::hype::hype::hype::hype:
     

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