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Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da alexmai, 12 Settembre 2011.

  1. Dwight Fry

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    13 Dicembre 2018

    Buona fortuna. Dwight Fry non esiste su Facebook.
    Ho trovato solo la scena in lingua originale:
     
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  2. elpata86

    elpata86
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    The Thing From Another World

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    13 Dicembre 2018

    Infatti era tra le due frasi che avevo in mente - l'altra era quella sulla coltre di fumo - e me lo sentivo fosse una horror comedy.

    Preso il cofanetto Midnight Factory giorni fa, tra l'altro.

    Comunque bell'articolo e devo dire che concordo su tutto.
     
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  3. sciacallo010

    sciacallo010
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    MungoPolipiPerSoldi
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    13 Dicembre 2018

    A leggere alcuni commenti su Facebook, "fanculo l'unesco", "cazzo vuole l'unesco, w il metal" verrebbe da pensare che il Metal (o meglio, i metallari) al massimo potrebbero aspirare al mongolino d'oro :lookaround:
     
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  4. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    13 Dicembre 2018

    Beh, non credo che l'Unesco giochi chissà quale ruolo nella vita musicale di un individuo, quindi se il concetto è "chi se ne frega di quello che stabilisce l'Unesco, io ascolto quello che mi piace" può anche andar bene.
    Magari, ecco, non è poi così necessario sottolinearlo, visto che l'Unesco non ha sancito l'obbligo di ascoltare il reggae.
    Dipende dallo spirito col quale si scrivono certe cose, insomma: spesso il tono scherzoso non filtra attraverso lo schermo.

    Interessante il penultimo commento:
    "il NOSTRO metal è costernato di fascistoidi, protosatanisti, minorati vari [...] Gli xenofobi, gli omofobi, quelli che le tastiere e i cantanti che cantano sono femminucce, e una tonnellata di altri difetti che sono da limare per poter parlare di noi seriamente".
    Anche la lingua italiana è costernata per questo genere di errori terminologici (si scherza, dai) ma al di là di questo, quanto detto a LucaGiulio vale anche nell'altro verso. Se il reggae non può essere messo in croce per gli omofobi e i razzisti di casa sua, il metal non può essere messo alla gogna per i cretini che circolano tra le sue fila, tanto più che quando si parla di "metal" io non penso agli ubriachi che ho visto pogare coi gomiti alti né agli Absurd ma all'acuto di Halford all'inizio di "Ram it down", al testo di "When the crowds are gone", all'attacco di "Thundersteel" o alle corse di Bruce Dickinson su e giù per il palco.
     
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  5. Dwight Fry

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    19 Dicembre 2018

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  6. Dwight Fry

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    21 Dicembre 2018

    @Beller0f0nte
    E alla fine arrivarono a destinazione!
    Ecco qui i primi tre volumetti del mio saggio sull'editoria, la foto li fa sembrare diversi ma garantisco che hanno le medesime dimensioni e lo stesso colore di copertina:
    IMG_20181221_124111180_HDR-min.jpg
     
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  7. Beller0f0nte

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    21 Dicembre 2018

    Ok
    Dacci istruzioni, anche in privato ovviamente.
    Tieni conto che da oggi fino al 07 di gennaio io sarò sconnesso dalla rete o quasi, quindi è probabile che ordinerei dopo tale data.
     
  8. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    21 Dicembre 2018

    Tranquillo, li metterò in vendita dopo le feste. Non una mossa furbissima dal punto di vista commerciale ma ci sono buone ragioni se agisco così.
    Per il momento mi limiterò a spedire qualche copia promozionale in giro, e magari ad aprire la benedetta pagina facebook dedicata al libro e al mio alter ego.
     
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  9. MetalMusic667

    MetalMusic667
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    21 Dicembre 2018

    Di cosa parlano?
    Cioè, lo so benissimo, ma con "storia mai raccontata" cosa intendi?
     
  10. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    21 Dicembre 2018

    Visto che sei tu copio e incollo il primo paragrafo, lo metto sotto spoiler perché è lunghetto (ma spero interessante):

    La versione ufficiale è questa: il 25 luglio 1983 viene pubblicato l'album “Kill 'Em All”. Gli autori, un manipolo di metallari di stanza a San Francisco, si fanno chiamare Metallica e vengono considerati i capiscuola di un nuovo modo di concepire il metal. Tutto quello che c'è stato prima, cioè l'heavy metal tradizionalmente inteso, viene spazzato via o quasi, compresa la sua immensa popolarità. Il trionfo della prima edizione del mitico festival “Monsters Of Rock” (1980), il primo posto dei Motörhead nelle classifiche britanniche con “No Sleep 'Til Hammersmith” (1981), il disco d'oro conquistato negli Stati Uniti dagli Iron Maiden di “The Number Of The Beast” (1982) e la presenza dei Saxon al Festival di Sanremo del 1983, testimonianza della incredibile penetrazione dell'heavy metal in tutti i possibili livelli della popolarità mediatica, non hanno più alcuna importanza e appartengono al passato. A parte rare eccezioni, da lì in poi i suoi esponenti finiscono nel dimenticatoio e niente di particolarmente interessante accade in seguito.

    Questo è ciò che racconta la storia ufficiale: ma è andata davvero così?

    Sì e no. Da un lato il metal classico fu adombrato da altre realtà musicali, è vero, ma solo sul piano commerciale. In poche parole non sparì affatto, anzi: alcuni dei lavori più belli, e nel loro piccolo fortunati, furono prodotti dopo il 1983.

    Il problema è che questa sorta di autocensura metallara continua ancora oggi; basta leggere un qualsiasi saggio per rendersi conto della scarsissima attenzione dedicata a band e album “tradizionalisti” in seguito all'esplosione del thrash. L'errore è sempre lo stesso, cioè quello di identificare il metal classico con la scena inglese d'inizio anni Ottanta, la cosiddetta New Wave Of British Heavy Metal (NWOBHM): tramontata quella scena, si presume che nulla di significativo sia stato successivamente creato. A parte i grossi nomi (Iron Maiden e Judas Priest, più che altro) e un barbaglio che di tanto in tanto fa capolino per illuminare realtà di discreto successo commerciale, la parte dedicata all'heavy metal tout court finisce nel momento in cui ha inizio quella dedicata al thrash metal. Anche per una questione di sintesi, certo, sta di fatto che lo spazio a disposizione termina presto e la luce viene spenta con fretta eccessiva. Venga preso a unico esempio il comunque valido volume della Giunti (1) dedicato al metal del periodo 1983-1999: solo il 10% delle band analizzate, a voler essere generosi, risulta di matrice classica. Tutto il resto è dedicato ai generi estremi, al glam e all'alternative/new metal, con poche puntate in territorio power o prog. L'heavy metal viene citato perfino con occhio distratto; mette addosso parecchia tristezza, per esempio, veder collocate band come Jag Panzer e Omen nella categoria “thrash, post-thrash e death”.

    Così come fa male vedere interi capitoli di tanta saggistica dedicati a band molto più vicine al rap che al metal, laddove gruppi come Manilla Road o Cloven Hoof non vengono mai citati. Il punto è proprio questo: nella ricostruzione dell'epopea metal ci si concentra quasi sempre su due elementi, ovvero l'estremizzazione sonora e il successo commerciale. In questo modo un mucchio di perle finisce per smarrirsi nel marasma di uscite più “moderne” e/o ammiccanti al pubblico giovanile. È sempre stato così, per ragioni che vedremo in seguito.

    Questo libro in più volumi si propone di seguire gli sviluppi di quello che oggigiorno viene definito “heavy metal classico”; si parte dal 1984 per arrivare grossomodo ai giorni nostri. Soprattutto, si pone l'evidente scopo di riportare a galla nomi finiti troppo presto nel dimenticatoio. In sostanza, laddove altri saggi analizzano la NWOBHM e passano subito al thrash, ricordandosi del metal classico solo in virtù dell'estemporaneo successo dei Judas Priest di “Painkiller” (1990) o per la reunion degli Iron Maiden di “Brave New World” (2000), questo saggio non stacca gli occhi di dosso alla scena heavy. La luce dei riflettori resta puntata su gruppi vecchi e nuovi, di Paesi vicini e lontani, anche di nazioni poco considerate a livello mondiale.

    Inoltre, i volumi che andranno a comporre quest'opera desiderano seguire da vicino band e sottogeneri strettamente legati al metal classico ma costantemente ignorati da saggisti e pubblico. Desiderano informare i lettori che il genere non è mai morto e che – anzi! – gode di ottima salute, non solo grazie a un sano ricambio generazionale ma anche in virtù di gruppi rinati dopo periodi di appannamento più o meno lunghi.

    Il concetto alla base del libro è questo: negli ultimi trent'anni non ci sono stati soltanto i lavori di Judas Priest, Iron Maiden, Motörhead o Manowar, in campo “classic”. Tantissima roba interessante è sfuggita per colpa di una critica musicale spesso incline a benedire unicamente il nuovo che avanza, seguendo un modus operandi per il quale un discreto album dalle sonorità innovative è migliore di un ottimo album che non inventa nulla, atteggiamento critico che non condivido affatto. Aggiungo che numerosi lavori sono saliti agli onori della cronaca o sono rimasti nel buio per fattori extra musicali; mi riferisco alla facilità con la quale il gruppo nazionale viene incensato/massacrato per via di tendenze scioviniste/esterofile, e della ben nota deferenza di troppi giornalisti nei riguardi delle principali etichette discografiche (2). Da non sottovalutare, inoltre, il timore reverenziale verso i nomi altisonanti della scena, quelli in grado di conquistare copertine e “top album” anche in presenza di lavori pressappoco trascurabili.


    1 “Heavy Metal – I Moderni”, L. Signorelli e autori vari, Giunti, 2000.

    2 Il giornalista Beppe Riva l'ha confermato in un'intervista, pubblicata in data 25-3-2005 sul portale Truemetal.it.
     
    #805
    Ultima modifica: 21 Dicembre 2018
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  11. MetalMusic667

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    21 Dicembre 2018

    Bellissimo o.o giuro che te lo comprerò quando lo metterai disponibile (coi soldi di mia mamma muahahhahhahah)
     
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  12. Vittorio

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    22 Dicembre 2018

    Voglio la copia 001.
     
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  13. The Eternal Wayfarer

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    22 Dicembre 2018

    - disse David Gilmour una quindicina di anni fa :lookaround:
     
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  14. Carnival900

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    28 Dicembre 2018

    Ecco qua:

    Speciale: Motörhead's legacy - L'eredità di Lemmy

    L'idea m'è venuta alcuni mesi fa, ascoltando alcuni dei gruppi citati lì e quindi ho deciso di provarci, anche perchè, è ingiusto che questa musica sia soltanto privilegio di pochi fortunati, quando in verità può essere scoperta da molti altri.

    Ringrazio ancora una volta @Vittorio @sciacallo010 @Orso80 Steven e tutto il Sito.
     
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  15. Vittorio

    Vittorio
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    28 Dicembre 2018

    Gran bell’articolo.
     
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