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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. jesse_pinkman

    jesse_pinkman
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    Quando espande espande, ma è gallinaceo (cit.)

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    6 Agosto 2016

    @mike_deflep&ledzep, se non lo hai già fatto ti consiglio assolutamente di ascoltare Elegy degli Amorphis, è qualcosa di stupendo.
     
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  2. DiZ

    DiZ
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    6 Agosto 2016

    Agalloch-From Which of this Oak
    Santo iddio!

    12238.jpg

    È il 1997 e gli Agalloch sono ancora un giovane gruppo quando danno alle stampe questo demo. 35 minuti per 4 tracce di meraviglia sonora.

    Il tutto si apre con The Wilderness che profuma di Maiden e Dark Tranquillity dell'era Skydancer unito ed amalgamato dal Black metal più sentimentale. Il brano rientra nettamente nella definizione "Melodic Black Metal" -così come una buona parte del demo- ed è una corsa straziante che si ferma solo per farti scendere le lacrime con lo stacco acustico centrale e poi con uno dei migliori assoli mai composti dagli Agalloch.

    Si prosegue con As Embers dress the Sky che parte con un giro 100% Agalloch e che finalmente mostra alcune delle influenze che poi svilupperanno nell'album d'esordio. Un cantato più rauco e gutturale ci accompagna, tra stacchi acustici e melodie ossessive, facendo da perfetto contraltare ai cori angelici.

    Foliorum Viridum sa di terre lontane, di erba appena tagliata e vento che soffia tra le foglie, di guerrieri che sfoderano le lame sotto un cielo plumbeo e di pioggia leggera che annuncia un triste destino.

    This Old Cabin è la fine, la summa, la morte. Allo stesso tempo è vita, il desiderio straziante di rimanere agrappati ad essa ed il vano desiderio di essere eterni.



    Purtroppo questo demo è abbastanza raro ma consiglio assolutamente di recuperarlo anche solo in formato digitale.
    È triste e bellissimo:sisi:
     
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  3. The Thunder God

    The Thunder God
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    Samurai che profuma di girasoli

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    6 Agosto 2016

    Sembra una di quelle cose che acquisterei a scatola chiusa anche solo per la copertina.
     
  4. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    11 Agosto 2016

    Grazie, aggiunto in lista acquisti (insieme a Tales From a Thousand Lakes!)
     
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  5. jesse_pinkman

    jesse_pinkman
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    Quando espande espande, ma è gallinaceo (cit.)

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    11 Agosto 2016

    Occhio però che Tales è un album death a tutti gli effetti! Elegy è già più eclettico...
     
  6. Mordred87

    Mordred87
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    The Pumpkin King

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    11 Agosto 2016

    questo è stato anche per me il primo disco degli amorphis che ho comprato. è rimasto però sullo scaffale per tanto tempo. All'inizio non mi diceva molto apparte l'opener "the way" poi circa un anno fa l'ho ripreso e ne sono rimasto folgorato. Atmosfere uniche , unite a un sound particolare, quasi grunge a tratti (forse è un pò esagerato ma in effetti spesso il sound di questo disco mi fa pensare a questo genere), canzoni veramente belle. Rusty moon su tutte. Daqualche giorno ho preso il suo successore Ad universum che ha un sound molto molto simile.
     
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  7. jesse_pinkman

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    Quando espande espande, ma è gallinaceo (cit.)

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    11 Agosto 2016

    Io li ho scoperti questa primavera con House of Sleep, grazie ai consigli di Spotify, e da allora sono abbastanza fissato.... Elegy, Eclipse e Skyforger li ho ascoltati un sacco di volte (vorrei dire consumati, ma non ne ho la copia fisica :hihi: )
     
  8. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    13 Agosto 2016

    Sì sì.. ce l'ho in lista acquisti da quando ascoltai Moon and Sun Pt. II che rimane ad oggi una delle mie canzoni preferite tra le frange "estreme" del metal!! Inizialmente volevo partire dal periodo death per esplorare la discografia degli Amorphis ma alla fine non so perchè sono partito da Tuonela :)
     
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  9. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    14 Agosto 2016

    Hatfield & The North
    The Rotters' Club
    1975

    [​IMG]

    Secondo parto di uno dei supergruppi più famosi della scena di Canterbury. Tutti i membri erano già stati in precedenti bands della scena:

    Phil Miller - chitarra - prima con Caravan e Matching Mole
    Dave Stewart - piano, organi e hammond - prima con Arzachel e Egg
    Richard Sinclair - basso e voce - già leader dei Caravan
    Pip Pyle - batteria - Delivery e Gong

    Questo disco funge secondo me da eccellente introduzione alla scena di Canterbury per chi non vi è avvezzo: progressive rock con forti influenze jazz e dal sapore fiabesco. Rispetto ai colleghi Soft Machine, per esempio, comunque le influenze jazz sono un po' meno marcate, e si mantengono nei canoni del jazz tradizionale senza troppe avventure in lunghissimi solos dal sapore free jazz.

    Il disco in sè è abbastanza vario: si parte con la breve Share It, grandiosa canzone dal sapore fortemente Caravan, con un'ottima prova vocale di Sinclair sostenuto da un grande tappeto ritmico di Pip Pyle e le tastiere di Stewart (che si esibiscono in un bell'assolo).
    A seguire Lounging There Trying, buona composizione molto jazzy di Miller dal sapore vagamente "lounge".
    Seguono (Big) John Wayne Socks Psychology on The Jaw - Chaos at the Greasy Spoon - The Yes No Interlude, che in realtà sono un'unica composizione strumentale a rondò, dove il tema principale (un arrembante riffone di organo) si ripete intervallato da pregevoli interventi solisti dei componenti (a me piace in particolare il solo di Miller).
    La composizione forse più bella del disco è la seguente Fitter Stoke Has A Bath, dove a una prima sezione delicata, melodica e vagamente assorta cantata da Sinclair (che mi ricorda molto la prima sezione di Moon in June) fanno seguito ottimi assoli di Stewart e Miller.

    La seconda traccia "orecchiabile" del disco, dopo Share It, è la dolce ballad Didn't Matter Anyway, dominata dal soave cantato e dagli inserti flautistici di Jimmy Hastings (guest musician). Segue a ruota Underdub, secondo esperimento molto jazzy di Miller, un po' più uptempo rispetto a Lounging There Trying.

    Si chiude con la monumentale Mumps, 20 minuti quasi interamente strumentali che sono la summa del talento del quartetto: la suite si incentra su due temi principali, il primo esposto proprio all'inizio del pezzo e il secondo sviluppato all'inizio della seconda sezione Lumps. Attorno a questi due temi base si sviluppa l'architettura sonica degli Hatfield and the North a creare un monumento jazz-rock invidiabile (forse un pelino lungo ma alcune sezioni sono strabilianti).

    In conclusione: ottimo disco, gran parterre di musicisti (Pyle in particolare alla batteria è grandioso). Come un po' tanti dischi dalle forti influenze jazz, a mio parere può risultare un po' soporifero se non ascoltato con la dovuta attenzione, ma questo è forse più una mia sensazione personale.

    Consiglio: procuratevi il remaster, le bonus tracks sono davvero succose e forse anche migliori di alcune delle canzoni sul platter: la bellissima Halfway Between Heaven and Earth, la pesantissima e distorta Oh, Len's Nature!, e la virtuosistica Lying and Gracing.
     
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  10. mike_deflep&ledzep

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    2 Settembre 2016

    Judas Priest
    Sad Wings of Destiny
    1976
    [​IMG]

    Di fronte a un classico così, posso essere laconico? Che la faccio a fare la recensione che lo conoscete tutti a memoria.

    Ma che CAZZO DI FIGATA è questo disco? Assolutamente meraviglioso, coi Black Sabbath sempre sullo sfondo. Rob Halford incredibile, e secondo me su questo disco si trovano alcuni degli spunti solisti più interessanti di Tipton e Downing. Dreamer Deceiver / Deceiver è una delle canzoni che preferisco dei Judas Priest, forse la mia preferita... Seguita a ruota da Victims of Changes.

    Inchino e giù il cappello davanti al CLASSICO DEI CLASSICI.

    Mourn for uuuus ooooppressed in fear
    Chaaaaained and shackleeeeed we aaaaaaare bound
    Freedom choked in dread weeee live
    Since Tyrant was enthrooooooooooned
     
  11. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    6 Settembre 2016

    Extreme
    Pornograffitti
    1990
    [​IMG]

    In generale l'hard rock molto patinato non è mai stato il mio genere preferito. Però questo disco mi piace molto e ciò è dovuto in buona sostanza al FATTORE NUNO. Nuno Bettencourt è uno dei chitarristi che unisce un grande gusto melodico, originalità, virtuosismo e un tiro pazzesco.

    Tutti ottimi musicisti su questo platter ma mi sembrerebbe ipocrita non notare che è Nuno a spadroneggiare, cosa che eleva questo platter (a mio modesto parere) un gradino sopra ad altri platter nello stesso genere (penso per esempio ai Mr. Big, che pure ascolto volentieri). Gli assoli di Lil Jack Horny, Get The Funk Out e It('s a Monster) sono assolutamente troppo troppo goduriosi.

    Ma anche dal punto di vista ritmico non si scherza, riff coinvolgenti, orecchiabili e tiratissimi, e mi piace come all'interno della stessa canzone Nuno non si limiti a ripetere il riff ma lo vari leggermente durante la canzone, aggiungendo sorpresa e longevità all'ascolto.

    La mia preferita? It('s a Monster), una di quelle canzoni che ad ascoltarla in cuffia mentre cammini alza i punti autostima e ti fa sentire un individuo veramente cazzuto.

    Poi secondo me qualche canzone sottotono c'è anche ma tutto sommato il disco scorre che è un piacere anche in maniera piuttosto varia e mai monocorde. Grande, una sorpresa per me che ero un pochino scettico all'acquisto!!
     
    A Zerotolerance70, forza panino e Vince Summers piace questo elemento.
  12. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    9 Settembre 2016

    Brainticket - Cottonwoodhill
    1971
    [​IMG]

    Oggi un disco davvero abbastanza speciale. I Brainticket sono una band europea capeggiata dal belga Joel Vandroogenbroeck (sì, ho dovuto controllare lo spelling su Google), e suonavano negli anni 70 un curioso mix di prog rock, jazz, krautrock e psichedelia. Joel era abbastanza un personaggio, pianista jazz che aveva viaggiato in Congo e in Indonesia da cui aveva preso alcune influenze musicali. I componenti del gruppo provenivano da varie parti d'Europa (alla batteria c'è un certo Cosimo Lampis, sardo che collaborerà anche con David Bowie!).

    Questo è il loro debutto (e unico loro disco in mio possesso), e si costituisce di sole tre canzoni: Black Sand, Places of Light e Brainticket.

    Black Sand è un gran heavy prog rock in stile psichedelico, con l'organo distorto di Joel e le chitarre di Ron Bryer ben in evidenza e condito da voci filtrate. Places Of Light si orienta invece su coordinate più leggere, su una base vagamente jazzy ma sempre con l'organo in primo piano. In Places Of Light facciamo la conoscenza della cantante Dawn Muir, che a dir la verità più che cantare parla e aggiunge un certo fascino alla canzone.

    Dopo questi due episodi pregevoli, però, arriva il piatto forte del disco; la mostruosa e indescrivibile title-track, Brainticket, parto malato di chissà quale cocktail malsano di droghe. Non ve la descrivo per non rovinare eventuali sorprese, ma è davvero una canzone unica nel panorama di inizio anni settanta, 20 minuti di puro delirio che quantomeno assicurano che uscirete dall'ascolto abbastanza provati. Ecco, se siete sotto stupefacenti diciamo che rimanderei l'ascolto ad altra occasione :lookaround:

    Come dice l'avvertenza dentro al disco: Only listen to this once a day. Your brain might be destroyed!

     
  13. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    1 Ottobre 2016

    Flaming Lips
    Yoshimi Battles the Pink Robots
    2002
    [​IMG]

    Mi trovo questo disco per le mani un po' per caso. Lo aveva lasciato la mia morosa a casa mia quasi tre anni fa, poi dopo che ci siamo lasciati questo è rimasto sul mio scaffale. Io non conoscevo il gruppo, quindi non l'ho mai preso in mano, ma di recente ho provato ad ascoltarmelo.

    Onestamente mi è apparso come un disco abbastanza... noioso. La produzione è fantastica ma la proposta musicale non mi esalta: un pop psichedelico su un tappeto elettronico, onestamente anche abbastanza originale ma in molti frangenti la noia prende il sopravvento (In the Morning of the Magicians, It's Summertime, All We Have Is Now). Altri episodi non sono niente male (a me piacciono One More Robot e Are you a Hypnotist?, e mettiamoci pure Ego Tripping at the Gates of Hell), altri un po' zuccherosi ma passabili (Fight Test, Yoshimi Battles the Pink Robots Pt. 1).

    Tutto sommato non è che mi abbia lasciato chissà che impressione. Però ho visto che hanno una discografia piuttosto estesa, e poi appena leggo la parola "neopsychedelia" mi sale in automatico la curiosità prepotente.

    Qualcuno ha ascoltato altro di loro? Ci sono altri dischi meritevoli della band o sono tutti più o meno come questo?
     
  14. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    8 Ottobre 2016

    Riot
    Fire Down Under
    1981
    [​IMG]

    Sapete cosa? Sono CONTENTO di aver scoperto questo disco così tardi.

    Cominciai a collezionare cd all'età di 14 anni, età che ormai rappresenta la metà esatta degli anni passati da me su questa terra. Tutto iniziò per merito di due dischi: il debutto dei Led Zeppelin e Pyromania dei Def Leppard. Da allora divenni una macchina fagocitante nuova musica e non mi sono ancora stancato di comprare musica. Col tempo i miei interessi sono un po' cambiati e ora il metal rappresenta una percentuale decisamente minoritaria dei miei ascolti. Però nel mio periodo di formazione musicale, dai 15 ai 18 anni, il mio punto di riferimento principale è sempre stato l'heavy metal classico anni 80 (oltre all'hard rock settantiano): stravedevo per i Judas e gli Iron, mi esaltavo con una Angel Witch al fulmicotone, con gli Anvil, mi sentivo un dio quando mettevo su Strong Arm of The Law.

    Eppure questo disco mi sfuggì all'epoca,sebbene avessi ascoltato Thundersteel, e gli anni portarono i miei interessi in altre direzioni.

    Ma oggi, a 28 anni, quando ho messo su questo disco, non so, qualcosa è successo. La purezza, la semplicità, l'attitudine di questo disco mi hanno commosso. Per 35 minuti sono tornato quel ragazzino di 16 anni che pensava a fare casino, pieno di quella self-confidence idiota tipica dell'adolescenza, il cui sottofondo era una colonna sonora sempre e solo METAL.

    Non sto scherzando, la scintillante purezza della proposta dei Riot, così cristallina e così ben suonata ma al contempo così semplice, così grezza, così METAL, mi ha portato indietro di più di un decennio nella mente del ragazzino ingenuo e metallaro che ero.

    GRAZIE RIOT. GRAZIE DAVVERO.

    OUTLAW E' SOLO DEFINIBILE COME LEGGENDARIA. Quanto si sente che questi ragazzi avevano assimilato le lezioni dei Thin Lizzy...
     
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  15. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    8 Ottobre 2016

    Un classico, e in quanto tale capace di emozionare a qualunque età, in qualunque anno, in qualunque angolo dello spazio siderale. Non è il mio preferito all'interno della discografia dei Riot ma Reale e soci non ci hanno mai semplificato la vita, sfornando dischi di qualità elevatissima per oltre trent'anni. L'heavy metal di quegli anni era qualcosa di pazzesco, oltre ai capolavori storicizzati ce ne sono altri (di pari livello) che venivano sfornati in altri punti del mondo, spesso meno considerati ma assolutamente da riscoprire. Il problema è che nel metal mode e tendenze si sono sempre succedute alla stessa velocità della sua musica, premiando solo chi si trovava nel posto giusto, al momento giusto, con manager ed etichetta giusti. A volte col look giusto, purtroppo.
    I Riot qua erano già fuori posto, fossero stati inglesi (forse) avrebbero avuto maggiore successo.
     
    A Zerotolerance70 e Vittorio piace questo messaggio.

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