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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. jesse_pinkman

    jesse_pinkman
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    Quando espande espande, ma è gallinaceo (cit.)

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    18 Maggio 2016

    Noto che tra gli appassionati è apprezzatssimo, ma non mi pare abbia avuto un grande riscontro a livello di fama (immagino che non fare live abbia contribuito).
     
  2. dreamwarrior

    dreamwarrior
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    18 Maggio 2016

    Al di fuori del progmetal sono poco conosciuti, sicuramente anche per la mancanza di attività live.
     
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  3. Black Dome

    Black Dome
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    18 Maggio 2016

    Che meravigliosa scoperta, grazie!
     
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  4. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    29 Maggio 2016

    Saranno almeno tre anni che non scrivo piu' su TM!!! Quale migliore occasione per ricominciare condividendo l'ascolto di quello che e' uno dei miei album preferiti in generale, un album monumentale, unico e senza tempo. Signori stiamo parlando del megacapolavoro che arriva dal 1967, il grandissimo..

    Love - Forever Changes
    1967
    [​IMG]

    Tutto e' perfetto in questo album. Ogni singola canzone e' una meraviglia, gli accordi inusuali, la delicata voce di quel genio di Arthut Lee, gli arpeggi di chitarra di Bryan MacLean, gli arrangiamenti per corde e fiati, mai pesanti ma sempre funzionali alla canzone. Non so da dove partire... E poi c'e' quella patina di soffice malinconia che aleggia ovunque nell'album e lo rende assolutamente immortale.. Niente non ce la faccio a descrivere un'opera monumentale del genere. Mi prostro al genio assoluto e ascolto in silenzio :pray:
     
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  5. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    8 Giugno 2016

    New York Dolls
    New York Dolls
    1973

    [​IMG]

    Ammetto che avevo preso questo disco più per meriti storici che per altro - non mi aspettavo grandi cose.
    Sticazzi. Disco fenomenale. Un disco intriso di Rolling Stones fino al midollo, strafottente al massimo, rock 'n' roll puro e iconoclasta.

    Parte in quarta con "Personality Crisis" che mette subito le cose in chiaro (e fa poltiglia dei miei pregiudizi) con un riff memorabile, un pianoforte infuocato da rock 'n' roll d'annata e l'urlo sguaiato da coyote di Johansen. La canzone prosegue inarrestabile senza un momento di respiro con le chitarre di Sylvain e Thunders in grande spolvero e una prova magistrale di Johansen, sembra una canzone degli Stones sotto steroidi ed imbevuta d'arroganza adolescenziale.
    Si passa a "Looking for a Kiss", che si assesta su ritmi leggermente più lenti e che fa del suo punto di forza le sue linee vocali in-your-face di Johansen. Ma alla terza traccia entra in scena la violenza subdola di "Vietnamese Baby" con la chitarra di Sylvain che fa davvero la differenza coi suoi ricami su tutto il brano (bello anche l'assolo e potentissimo e drammatico il finale).
    Segue "Lonely Planet Boy", unico brano propriamente lento del disco e basato sull'acustica, a mio parere non malaccio ma tutto sommato il brano meno riuscito che prova a ricreare i magici lentoni degli Stones stile No Expectations / Sway / Country Honk / Torn and Frayed senza però riuscirci appieno.
    Dopo questa pausa arriva il brano più paradossale e infuocato del disco, "Frankestein", 6 minuti di follia che partono minacciando tempesta con la batteria martellante e ossessiva di Nolan su un riff inquietante e Johansen che declama a piena voce "Something must have happened.... over Manhattan..". Da qui è un crescendo di potenza inarrestabile, quasi ripetitivo e orgiastico nel suo continuo crescendo di chitarre distorte a cui si aggiunge il sintetizzatore di Rundgren sullo sfondo ad ingigantire il tutto.
    Segue a ruota la sbarazzina e frenetica "Trash", canzone antesignana del punk come forse nessun'altra nel platter. Strofe onestamente irresistibili e tutte da ballare, con i coretti glam ignoranti in background si raggiunge il top.
    Si prosegue con la durissima "Bad Girl", altro highlight del disco con ritmiche da sbavo, l'elegante "Subway Train" dalle melodie glam e chitarre graffianti con peraltro un ottimo e coinvolgente assolo, la cover stravolta di Bo Diddley "Pills", e l'oscura Private World sostenuta da un pianoforte ripetitivo e debosciato, per certi versi sembra coniugare certi aspetti del post punk (che esploderà 5-6 anni dopo) con schitarrate molto glam.
    Chiude il disco secondo me il brano più memorabile del disco, l'anthem-capolavoro Jet Boy. Riff da antologia, spintissimo e pieno di testosterone, battimano impazzito, tanta voglia di fare casino, coretti kitsch di sottofondo e pure una bella jam chitarristica frenetica e rumorosa nel mezzo. Una grinta cla-mo-ro-sa.

    Non so che dire. EMOZIONANTE.
     
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  6. jesse_pinkman

    jesse_pinkman
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    11 Giugno 2016

    Dato che non avevo mai ascoltato nulla degli Uriah Heep senza Byron alla voce, mi sono messo ad ascoltare Firefly e devo dire che l'ho apprezzato tantissimo. E' un pelino meno prog degli album che conoscevo e leggermente più easy-listening, ma questo non inficia minimamente la sua bellezza. Il cantante (non mi viene il nome così su due piedi) è bravissimo, soprattutto su Wise Man che è la mia preferita del disco. In ogni caso non ha canzoni brutte, per me è un ascolto consigliatissimo a chiunque voglia ascoltare dell'ottimo hard rock anni 70, magari uscendo fuori dai soliti nomi strafamosi (ok magari qui è un discorso superfluo, ma vi posso assicurare che è pieno di gente che ama Led Zeppelin e Deep Purple e già ignora chi siano i Rainbow, figuriamoci gli Heep.... :facepalm:)


    Questo pezzo è splendido per me :love:
     
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  7. Vince Summers

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    11 Giugno 2016

    Bello Firefly!
    Alla voce c'era John Lawton, già nei progster Lucifer's Friend. La sua era una voce più blues rispetto a Byron. Grande cantante!
    Ci sono dei pezzi molto belli in Firefly.. Wise Man è la più famosa, ma c'è altra roba come The Hanging Tree e Sympathy che non è da meno! Da rivalutare.
     
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  8. jesse_pinkman

    jesse_pinkman
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    Quando espande espande, ma è gallinaceo (cit.)

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    11 Giugno 2016

    Sono tutti bei pezzi alla fine, per quanto quello che ho postato mi abbia colpito di più di tutti.... comunque sì, sembra parecchio sottovalutato anche a me.
     
  9. forza panino

    forza panino
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    Rockettaro estremo (cit.)

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    17 Giugno 2016

    Un po' di ascolti recenti:
    Accept-Staying a life: forse (e senza forse) è il live che più di ogni altri sublima l'energia dell'heav metal. E' semplicemente devastante in ogni sua nota. Come dissi già tempo fa, un nanetto con una voce che ti scortica vivo, gli strumenti che trasudano violenza sonora, e tanta tanta attitudine. Niente pentacoli, niente croci rovesciate, niente spettacolini sanguinolenti: solo fottuto e sudatissimo heavy metal.

    Riot-Thundersteel: cos'altro dire di questo capolavoro che non sia già stato detto? Niente, se non che ascoltarlo a ripetizione dovrebbe essere un obbligo per ogni metaller che si rispetti.

    Opeth-Pale communion: si è detto molto attorno all'ultimo lavoro di Akerfeldt e compagni. Dico anche io la mia: non è vero che è un album derivativo, anzi, ci sento parecchia personalità. Gli stilemi del prog sono quelli, si sa, ma loro riescono a reinterpretarli in chiave attuale e secondo il loro gusto. Eternal rains will come è uno dei più bei pezzi dell'epoca moderna del progressive.

    Marillion-Brave: cosa mi ero perso trascurando l'era Hogarth! Un concept con i fiocchi, in cui la voce del cantante si interseca perfettamente con la loro solita abilità strumentale. Ricorda molto le sonorità di un album che io amo alla follia, cioè Clutching at straws.

    Jane's Addiction-Ritual de lo habitual
    : l'alternative metal (o come lo si voglia chiamare) come piace a me, spinto fino all'estremo ma con un retrogusto melodico. Three days e Then she did perle assolute.
     
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  10. mike_deflep&ledzep

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    17 Giugno 2016

    Gran dischi. Di Ritual mi piace moltissimo anche Of Course, ma come dici tu Three Days e Then She Did sono impareggiabili. Lo preferisco anche a Nothing's Shocking
     
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  11. dreamwarrior

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    17 Giugno 2016

    Anche con Hogarth hanno tirato fuori dei dischi bellissimi, sicuramente Brave ma anche Seasons End e Marble.
    La svolta prettamente progressive degli Opeth è da tenere in considerazione, soprattutto con Pale Communion.
    Poi un sound che si rifà dichiaratamente agli anni '70 non può che essere derivativo ma il livello compositivo è molto positivo (più di Heritage sicuramente)
     
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  12. mike_deflep&ledzep

    mike_deflep&ledzep
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    19 Giugno 2016

    Avevo già menzionato in qualche altro topic che ho solo recentemente cominciato ad esplorare la discografia dei Genesis. Ho cominciato con Nursery Cryme, ed è stata una vera e propria rivelazione. Mi sono innamorato dell'eleganza e della classe di brani come The Musical Box e The Fountain of Salmacis (ma non dimentichiamo quel capolavoro nascosto di Seven Stones, con linee melodiche definibili solo come infinite). Sto ora approfondendo la mia conoscenza con il suo successore, il celeberrimo...

    Genesis
    Foxtrot
    1972

    [​IMG]

    Per certi versi mi aspettavo un disco più simile a "Nursery Cryme".
    Trovo "Foxtrot" parecchio diverso dal punto di vista del songwriting, che mi sembra più curato nei dettagli, MOLTO più "pensato" e meno spontaneo.
    E infatti mi ci è voluto più tempo per apprezzare a pieno quest'altra meraviglia targata Gabriel & co, ma devo dire che con gli ascolti sta crescendo in maniera incontrollata, a dismisura.
    Un altro disco profondamente emozionante, che comincia con la grande, epica Watcher of the Skies (che brividi quando dall'oceano dell'organo di Banks si sente in distanza un ritmo unico, vortiginoso, guidato da Rutherford e Collins, che piano a piano prende forza. E' la storica sezione ritmica della canzone che si fa strada nell'apparato acustico dell'ascoltatore), che se dovessi fare un paragone mi sembra un po' la loro "Roundabout".
    Qui a Singapore è tardi quindi non mi dilungo troppo visto che lo conoscerete già tutti, ma ci tenevo a sottolineare quantomeno che secondo me Can-Utility and the Coastliners è un altro capolavoro da antologia, nel primo minuto l'armonia tra la voce di Gabriel, le tastiere di Banks e l'acustica di Hackett è semplicemente celestiale. E che immenso lavoro alle tastiere nella sezione centrale... Ecco una delle cose che mi fanno impazzire dei Genesis è quanto sia funzionale la loro tecnica alla canzone, mai fine a se stessa (premesso che io mi esalto anche con le masturbazioni alla EL&P). L'assolo di tastiere di questa canzone ne è un esempio, quando sembra pronto ad involarsi in una maratona di minuti, il flauto di Gabriel lo interrompe e lo invita a passare il testimone al compare Hackett che si erge sulla scena con una continuità commovente. Songwriting PER-FET-TO.

    E come non menzionare la gigantesca Supper's Ready. In genere le suites mi piacciono ma raramente sono le mie canzoni preferite sul platter; questa fa un'eccezione. I 23 minuti passano veramente in un baleno, un'avventura sonica incredibile, che spazia attraverso buona parte delle possibilità espressive del prog per chiudersi con un trionfo assoluto. La sezione "Apocalypse in 9/8" è una delle cose più incredibili che mi sia capitato di ascoltare recentemente, una tensione allucinante da peli dritti sulla schiena, da stropicciarsi gli occhi e chiedersi che razza di fuoco sacro animasse questi musicisti.

    Al momento non saprei dire se preferisco questo o "Nursery Cryme", per quanto riguarda il puro songwriting direi questo, ma Nursery Cryme ha una spontaneità stupenda che forse manca a questo disco. In ogni caso, due dischi TOTALI come non mi capitava di ascoltare da un pezzo.
     
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  13. mike_deflep&ledzep

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    28 Giugno 2016

    Amorphis - Tuonela
    1999
    [​IMG]

    Il mio primo disco degli Amorphis. All'inizio volevo prendere Tales From The Thousand Lakes ma alla fine ho optato per questo.
    Sono rimasto piacevolmente colpito dal disco, ha una bellissima atmosfera malinconica e crepuscolare senza indugiare troppo su se stesso - le canzoni durano quasi tutte intorno ai 4 minuti.
    Mi sono piaciute in particolare la sperimentale The Way, la meravigliosa title track con linee vocali eccezionali nella loro cupezza, e una traccia dal guitarwork forse semplice ma molto efficace e commovente, Withered, che aggiunge al mix delle vocals leggermente filtrate che si sposano alla perfezione col mood della canzone. Molto bella e atmosferica anche la conclusiva Summer's End.
    La cosa che mi ha sorpreso di più è la varietà dell'album: ho sempre un po' di temore coi dischi doom / gothic / whatever-you-name-it di trovarmi di fronte a un mattone omogeneo difficile da digerire. Non è il caso per quest'album: le canzoni sono tutte distintamente riconoscibili, e adottano soluzioni diverse (dal sottofondo elettronico di The Way, al riffing di Morning Star un po' à la Soundgarden di Superunknown, alle influenze folk in Rusty Moon).

    Ottimo disco, vivamente consigliato anche ai non appassionati del genere come me.
     
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  14. mike_deflep&ledzep

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    3 Luglio 2016

    The Feelies
    Crazy Rhythms
    1980
    New Wave / Post Punk
    [​IMG]

    Disco di debutto per questi ragazzi del New Jersey.
    Un disco davvero personale, dal sound unico: è un disco che come suggerisce il titolo è essenzialmente incentrato sulla ritmica, specificatamente sugli intrecci chitarristici , rigorosamente pulitissimi e precisi, tra Glenn Mercer e Bill Million, tutti molto minimalisti in tradizione post punk ma che compongono affreschi sempre affascinanti - a tratti ricordano l'incedere ostinato e ripetitivo di alcune canzoni dei primi Velvet Underground, a volte le soluzioni art rock adottate da esimi colleghi come Television e Pere Ubu.
    L'altro elemento importantissimo in questo disco sono le percussioni: con un grandissimo Anton Fier alle pelli, il disco è pieno zeppo di poliritmi che contribuiscono in maniera importante a rendere la proposta musicale del quartetto più interessante e unica. I musicisti impiegano una varietà impressionante di strumenti a percussione sul disco: batteria, nacchere, temple blocks, wood blocks, legnetti, maracas, cowbell e chi più ne ha più ne metta.

    Nota di merito anche alla voce di Glenn Mercer che, sebbene non essendo la protagonista del disco, si dimostra all'altezza del compito e denota una certa versatilità: a tratti suona molto stile Lou Reed (es: Loveless Love), ma quando serve si impronta su timbri più alla Bowie (es: Moscow Nights).

    Così tra il ritmo tribale e ipnotico di Boy With Perpetual Nervousness, il crescendo di Loveless Love (che contiene un grande assolo all'inizio), l'atmosfera dilatata e ossessiva di Forces At Work, le melodie decadenti di Moscow Nights (forse la mia preferita, che richiama molto fortemente le atmosfere di un certo Marquee Moon anche se con meno romanticismo), e quel sabba ritmico che è la title-track finale, i Feelies ci regalano un album grandioso a mio parere. Straordinaria a mio parere poi la cover di "Everybody's Got Something To Hide (Except for me and My Monkey)" di Lennoniana memoria, accelerata e trasformata in un treno impazzito con la cowbell completamente fuori controllo.

    Tipico album durante l'ascolto del quale, dall'inizio alla fine, il piede destro dell'ascoltatore si mette di sua volontà a battere il tempo e la testa si muove avanti e indietro a maniera di piccione. Ascoltatelo, sono sicuro che piacerà a molti!!!

     
  15. mike_deflep&ledzep

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    22 Luglio 2016

    July
    July
    1968

    [​IMG]

    In questi giorni mi sto ascoltando questo disco semidimenticato della psichedelia inglese di fine anni 60.
    Tutti gli elementi classici del rock psichedelico ci sono: vocals distorte e leggermente filtrate, filastrocche bislacche, chitarre acide, fraseggi lisergici, sitar, fattanza varia in abbondanza.
    In generale suona un po' come un incrocio tra "The Piper At the Gates of Dawn" e "Revolver" con qualche spruzzatina da "Fifth Dimension". Le canzoni spaziano da scanzonati esperimenti à la Barrett (es: Jolly Mary) ad altre più in linea con il Beatles sound ma con un piglio più acido (es: Friendly Man, To Be Free) ad altri che sembrano un vero e proprio crossover tra i due (es: la conclusiva A Bird Lived).

    Gli episodi migliori e più personali secondo me sono le due iniziali My Clown e Dandelion Seeds, che per me possono fare tranquillamente compagnia ai vari grandi classici del psychedelic rock come Eight Miles High, You're Gonna Miss Me, Tomorrow Never Knows e compagnia bella.
    Ottime anche la già menzionata Friendly Man e soprattutto Crying Is For Writers con un ottimo guitar work da parte di Tony Duhig, che straborda con un buon grado di fantasia lungo tutta la canzone. Da citare anche la fattonissima The Way, che con il suo sitar suadente e le sue atmosfere fumose farà contentissimi tutti i consumatori di LSD.
    Molto buono quasi tutto il resto, con un paio di canzoni sottotono (almeno per i miei gusti).

    Nell'edizione ristampa che ho io (penso che l'originale sia ormai introvabile) c'è una bonus track, "Hello Who's There" francamente abbastanza imbarazzante.

    In generale un disco molto interessante con una certa personalità che consiglio agli appassionati del genere!!
    Curiosità: Tony Duhig (chitarre) e Jon Field (flauto) formeranno in seguito i Jade Warrior, orientati su sonorità più propriamente prog rock ma sempre con qualche tinta psichedelica.

    Gli potete dare un ascolto al link qua sotto: Dandelion Seeds è ascolto obbligatorio!

     

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