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Queen

Discussione in 'Hard Rock - AOR' iniziata da FIVIC, 18 Maggio 2004.

  1. alexmai

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    14 Ottobre 2014

    Potrebbero tirare fuori 20 demo più che decenti e farne almeno due Made in Heaven...
     
  2. GegioSebastian

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    14 Ottobre 2014

    questo è sicuramente vero, caro alex, ma vallo a spiegare a brian..e poi avrà calcolato che, anche alla luce della sempre piu' crescente crisi, discografica e non, vende molto di più una raccolta di vecchi brani con qualche inedito, rispetto a un disco totalmente con canzoni "nuove". e, da un certo punto di vista, non si può certamente biasimarlo (come ragionamento economico intendo.)
     
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  3. strutter1966

    strutter1966
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    4 Novembre 2014

    L’inedita “Let Me In Your Heart Again” dei Queen è da poco disponibile su Itunes, la song, i cui ricavati verranno devoluti alla (Coca-Cola) RED campaign che si batte per incentivare la ricerca contro l’HIV, è stata missata da William Orbit e fa parte della raccolta “Queen Forever“. Di seguito le dichiarazioni di Brian May al riguardo: Sono passati 23 anni da quando Freddy ci ha lasciati, da allora sono stati fatti passi da gigante per la ricerca contro l’HIV ma non possiamo e non dobbiamo sederci sugli allori semplicemente perchè è stato scoperto un modo per arginare i danni causati dal virus, dobbiamo inoltre far sì che tutti possano accedere alle cure. Io e Roger siamo molto felici di poter dare, attraverso i ricavati di “Let Me In Your Heart Again”, il nostro contributo alla (Coca-Cola) RED campaign con la speranza che la voce di Freddy possa donare speranza a tutti coloro che ne hanno bisogno.

    https://www.youtube.com/watch?v=eCbxTTW_B0A#t=113
     
  4. strutter1966

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    26 Novembre 2014

    C'è chi li considera la più grande band di tutti i tempi e c'è chi li reputa sfacciatamente commerciali. C'è chi ama i loro brani pop degli anni '80 e chi, invece, è invaghito del loro periodo rock-operistico. C'è, addirittura, chi li odia in modo atavico. I Queen, e questo è ormai assodato, hanno sempre diviso il pubblico e continueranno a farlo finché nel mondo si ascolterà musica. Ricostruire il mastodontico itinerario di una band che si è mossa attraverso tre decenni e ha sfornato decine e decine di hit non sarebbe facile in cinque libri, figurarsi in quindici canzoni. La grandezza dei Queen sta proprio nella loro trasversalità, nell'essere riusciti ad arrivare alle orecchie della casalinga più disperata e al cuore del metallaro più oltranzista. I brani dei Queen analizzati spaziano dal metal alla disco e coprono universi tematici così lontani da essere talvolta quasi in contrapposizione. Per forza di cose molti classici della band sono stati esclusi dalla lista, non perché ritenuti meno interessanti o "storici" degli altri, ma perché meno centrati all'interno di un discorso narrativo.

    1. Stone Cold Crazy
    È in assoluto il primo brano suonato live dai Queen (nel 1970). Scritta da Freddie Mercury sul finire degli anni '60 e pubblicata solo all'interno del terzo disco dei Queen (Sheer Heart Attack, del 1974), la canzone può essere considerata un primordiale esempio di thrash metal (thrash metal prima che il termine thrash metal fosse inventato, secondo il magazine britannico Q); la famosa cover dei Metallica (vincitrice di un Grammy) esemplifica bene quanto i Queen siano stati importanti per l'evoluzione del metal primordiale (anche i Judas Priest dei primi dischi hanno attinto a piene mani dal sound dei quattro londinesi), oltre che, come più noto, per i destini dell'intera scena pop-rock ottantiana. Stone Cold Crazy è un brano veloce ancora oggi, e davvero velocissimo per l'epoca, caratterizzato da suoni distorti e dal piglio arrembante della batteria. La versione presente su Sheer Heart Attack è sicuramente debitrice, a livello di sonorità e resa, dei lavori contemporanei di band come Led Zeppelin e Deep Purple. Il cantato di Mercury, ad esempio, per quanto già connotato da un'evidente vena operistica, è decisamente più affilato e "metal" rispetto alle vocalità drammatiche e sovrastrutturate che raggiungerà nel proseguo della storia della band.
    Il testo del brano parla dell'improbabile e surreale avventura di un emulo di Al Capone, ma non manca chi sostiene si tratti di una fantasia omoerotica di Freddie Mercury ("Playing on my slide trombone/ Rubber Tommy water gun/ Ran right outta juice"). Le lyrics in ogni caso sono spensierate e al limite del nonsense, ben lontane dalla magniloquenza dei testi più ispirati del quartetto inglese. Stone Cold Crazy non è mai uscita come singolo, ma, amatissima dai fan della prima ora, è stata proposta dal vivo quasi ininterrottamente dal 1974 al 1978.

    2. Killer Queen
    Con Killer Queen inizia a prendere forma il sound sospeso tra rock e opera per cui i Queen sono divenuti famosi in tutto il mondo. La canzone, che va considerata un vero e proprio manifesto del movimento glam, è un meraviglioso esempio di ballata pop-rock, impreziosito dall'estro di Freddie Mercury e dalla performance solistica di Brian May (lo stesso May ha definito l'assolo di Killer Queen uno dei migliori da lui partoriti). È però la voce del singer la vera protagonista del brano: Mercury si lancia in una performance ammiccante e piena di pathos, che anticipa lo stile di hit come Love of my Life e Somebody to Love. Il pianoforte, suonato sempre da Mercury, accompagna senza invadenza (problema non trascurabile dei primi due dischi della band) e riesce a dare una connotazione ulteriormente bohemien all'atmosfera della canzone. Il basso di Deacon e la batteria di Taylor si adattano al mood spensierato della traccia, senza risparmiarsi una certa dose di istrionismo compiaciuto. In Killer Queen compaiono anche i cori a più voci che contribuiranno in seguito al clamoroso successo di brani come Bohemian Rhapsody.
    Non è un caso dunque che sia proprio Killer Queen (che oltretutto ha il nome della band nel titolo) a lanciare definitivamente il quartetto inglese sulla scena internazionale. Il brano raggiunge la posizione numero due nelle charts inglesi e la dodici in quelle americane ed è una delle ragioni principali del successo di Sheer Heart Attack. Brian May ha detto in seguito che Killer Queen è stata il punto di svolta, la canzone che riassumeva meglio il nostro stile musicale e una grande hit; noi avevamo un bisogno disperato che ci succedesse qualcosa di positivo, qualcosa che ci desse conferme. May, tra l'altro, all'epoca delle sessioni di registrazione del disco, soffriva dei postumi di un'epatite e stava seriamente valutando l'eventualità di lasciare il gruppo. Fece giusto in tempo a rimettersi per registrare l'assolo di chitarra di Killer Queen.
    Per quel che riguarda il testo della canzone, si tratta di un'ode parodistica ai valori/disvalori di un certo tipo di borghesia decadente. Mercury, però, avrebbe dedicato la canzone a Eric Hall, uno speaker radiofonico di cui era innamorato (non corrisposto). Secondo la versione dei fatti fornita dallo stesso Hall, la "regina assassina" del titolo sarebbe proprio Freddie Mercury.

    3. Love of my Life
    Tratta dal capolavoro A Night at the Opera, Love of my Life è, con ogni probabilità, La Ballata dei Queen. La canzone è al 100% mercuriana ed è dedicata a Mary Austin, storica fidanzata del frontman (il testo parla di un uomo abbandonato dalla propria amante). L'interpretazione di Mercury è folgorante, perfettamente calibrata tra un'intensità vicina al parossismo e una malinconia sofferta e sincera. Il singer si è occupato della registrazione di ogni linea vocale presente nella traccia e dell'accompagnamento pianistico, influenzato da maestri della musica classica come Chopin e Beethoven. L'unico membro della band, al di fuori di Mercury, a intervenire nella canzone, è Brian May, che si occupa di chitarra e arpa. Il pezzo è divenuto rapidamente uno dei più amati dai fan: famosi sono i duetti tra Freddie Mercury e le gigantesche audiences dei concerti dei Queen di fine anni '70 e degli anni '80. Il vocalist lasciava che fosse proprio il pubblico a cantare buona parte del brano, sottolineando il rapporto di amore sincero esistente tra band e fanbase ed evidenziando il valore universale della canzone. Paul Rodgers (che per alcuni anni ha cantato per i Queen) nel live Return of the Champions definisce Love of my Life un pezzo appartenente a Freddie e ammette di non essere in grado di interpretarlo bene come lui.
    Ulteriore testimonianza del legame speciale che univa Brian May e Freddie Mercury è la scelta del chitarrista di cantare personalmente Love of my Life in molti degli ultimi live dei Queen, dedicandola al defunto frontman. Il brano, infine, è uno dei più coverizzati in assoluto della sterminata discografia della band; alcune versioni, più o meno note, sono quelle di: Scorpions, Extreme, Elaine Page e Michael Burgess.

    4. Bohemian Rhapsody
    Siamo di fronte, con ogni probabilità, alla più grande canzone della storia del rock insieme a Stairway to Heaven dei Led Zeppelin: Bohemian Rhapsody è la definitiva testimonianza dello sconfinato talento artistico dell'incontenibile Freddie Mercury. Si tratta di un brano che racchiude, nei suoi cinque minuti e cinquantacinque secondi di durata, l'intera storia del rock e della musica operistica. La canzone è divisa in sei sezioni di lunghezza differente, ognuna delle quali è dotata di una propria dignità artistica e strutturale; la magniloquenza della traccia è sita, però, nel perfetto gioco d'incastri tra i vari movimenti che la compongono. Si passa dagli intermezzi operistici al metal, per tornare alla musica classica muovendosi attraverso l'hard rock à la Zeppelin.
    Bohemian Rhapsody, a partire dal titolo, è la perfetta incarnazione musicale dell'universo "filosofico" dei Queen, l'esempio inarrivabile della coincidenza assoluta, raggiunta dalla band londinese, tra l'aspetto prettamente "sonoro" e l'immaginario etico di fondo a cui la musica fa per forza di cose riferimento. I Queen, da Bohemian Rhapsody in avanti, saranno i massimi portavoce di quella corrente glam che andrà poi a sconfinare in tutta una serie di movimenti musicali più o meno edonistici. Nessuno riuscirà però a eguagliare la bravura di Mercury e compagni nel comporre musica qualitativamente e strutturalmente eccezionale senza, in apparenza, prendersi sul serio. Bohemian Rhapsody è uno dei singoli più venduti nella storia della musica e, più in generale, uno di quei dieci-quindici brani che tutti, davvero tutti, conoscono. Dietro a quello che ha il piglio di un quasi-divertissment c'è un lavoro mostruoso da parte di tutti e quattro i membri della band. Mercury, May e Taylor, durante le massacranti sessioni di registrazione della traccia, sono arrivati a cantare le rispettive parti vocali anche per dodici ore di fila, alla ricerca della perfezione più assoluta. Il desiderio di esplorare territori musicali ancora vergini porta la band a scontrarsi con l'attrezzatura tecnologica limitata esistente all'epoca. Per questo motivo Bohemian Rhapsody, al momento dell'uscita, diventa il singolo più costoso mai prodotto. Una menzione va spesa per il video, realizzato in modo innovativo (per la prima volta le immagini sopravanzano la musica) e per questo motivo esempio per migliaia di gruppi musicali a venire.

    5. Somebody to Love
    Una delle canzoni più famose della band, seconda solo a Bohemian Rhapsody, e uno dei massimi capolavori del rock operistico di tutti i tempi. Somebody to Love è il contrappunto gospel proprio di Bohemian Rhapsody e, con il brano tratto da A Night at the Opera, costituisce un dittico inscindibile e ineguagliato.
    Composta da Freddie Mercury, la canzone si struttura, tematicamente, intorno all'interrogativo sommo riguardo l'esistenza di Dio. Nello specifico Mercury si chiede come sia possibile una vita senza amore in un mondo governato da una creatura divina benevola.
    La traccia, inoltre, è una dedica implicita ad Aretha Franklin, una delle massime fonti d'ispirazione dello stesso Mercury. Oltretutto, il frontman ha dichiarato più volte di sentire questa canzone particolarmente vicina, al punto da ritenerla una delle sue preferite in assoluto all'interno della discografia della band. Di nuovo i Queen si avvalgono di tecniche di registrazione all'avanguardia, in questo caso per creare un coro gospel a partire dalle sole tre voci (sovraincise più e più volte) di Mercury, May e Taylor. Anche grazie all'ottima resa della versione studio, Somebody to Love è il maggior successo di A Day at the Races, l'album del 1976 da cui è tratta. Dal vivo è sempre stata immancabile, dando la possibilità a Mercury di sfoggiare le sue considerevoli doti vocali interpretando in modo sempre diverso un brano complesso e impegnativo.

    6. We Will Rock You
    Con il sesto album News of the World del 1977, i Queen iniziano a flirtare più decisamente e consapevolmente con il mercato mainstream. Già artisti di caratura internazionale, ma accusati di aver fatto uscire un disco noioso con A Day at the Races, i quattro stabiliscono di registrare un lavoro più smaccatamente listener-friendly.
    Il risultato ultimo di tale proposito è sicuramente la celebre We Will Rock You, uno dei brani più anthemici della storia della musica. La canzone, composta da Brian May, è stata deliberatamente concepita come inno al rock e tale è in effetti divenuta per milioni e milioni di fan. La sua struttura accattivante, con battiti di piedi e mani, la rende perfetta per coinvolgere l'audience nell'ottica di un'esibizione live. Brian May ha dichiarato di aver voluto creare una canzone "che potesse far partecipare il pubblico". Curiosamente, il sound caratteristico del brano è stato raggiunto registrando all'interno di una chiesa.
    Qualcuno sostiene che il testo della canzone sarebbe una risposta all'esplosione del movimento punk, avvenuta proprio in quegli anni. La tesi è avvalorata dall'incontro, avvenuto in studio di registrazione, tra Queen e Sex Pistols. Tale incontro, risoltosi con qualche scaramuccia verbale, avrebbe fornito alla band di Mercury e May l'occasione per riflettere sulla reale portata del fenomeno punk. La semplificazione ricercata dai Queen da lì in avanti, come confermato pure da Roger Taylor in un'intervista, sarebbe anche il risultato del rapporto con lo schematismo musicale di gruppi come i Sex Pistols.

    7. We Are the Champions
    We Are the Champions è il brano gemello di We Will Rock You. Entrambi sono inseriti nella tracklist di News of the World, dove sono collocati uno dopo l'altro, e hanno contribuito alla creazione di un'aura praticamente mitologica intorno ai Queen. Dal vivo, tra l'altro, sono sempre stati proposti in coppia, anche per sottolinearne la consonanza tematica. We Are the Champions è stata composta da Freddie Mercury con il preciso intento di ideare una canzone che potesse fare da sottofondo ai più importanti eventi sportivi (Pensavo al calcio quando l'ho scritta, ha dettoMercury), una sorta di rielaborazione teatrale e operistica dei canti da tifoseria. I risultati ottenuti dal brano sono andati ben oltre le aspettative: come noto We Are the Champions è il pezzo suonato d'ufficio per celebrare i vincenti di qualsivoglia manifestazione sportiva in tutto il globo.
    La potenza dell'interpretazione vocale di Mercury e il solito, azzeccato, apporto chitarristico di May, rendono la canzone più che ipnotica, pur nella sua relativa semplicità. Addirittura uno studio scientifico ha stabilito come We Are the Champions sia la canzone più "catchy" di sempre. All'interno del percorso della band, come la già citata We Will Rock You, il brano costituisce uno dei prodromi della svolta che porterà i Queen dal rock operistico delle origini al pop da classifica degli anni '80. Tematicamente, invece, segna il passaggio dalle sovrastrutture liriche dei capolavori degli anni '70 alla volontà di potenza mista ad apparente superficialità tipica del periodo di maggior successo commerciale della band.

    8. Don't Stop Me Now
    Contenuta in Jazz, disco del 1978, la canzone s'inserisce nel contesto di un album ampiamente sperimentale ma non particolarmente amato da pubblico e critica. Jazz è composto da canzoni ascrivibili a molteplici generi musicali, ma da nessun brano jazz.
    Don't Stop Me Now è un pezzo fresco e dinamico, caratterizzato da una prestazione vocale maiuscola di Freddie Mercury; sono presenti pure le consuete armonizzazioni a più voci, ormai tratto distintivo principe della band. La traccia è stata composta proprio da Mercury, mentre May non l'ha mai amata particolarmente, anche a causa dell'eccessiva dose di effetti audio caricati sulla sua chitarra in fase di produzione studio. All'epoca la canzone venne accolta piuttosto freddamente. Solo col tempo ha raggiunto lo status mediatico degli altri brani fondamentali dei Queen, principalmente grazie a una presenza massiccia in film, telefilm e pubblicità. Si tratta di una delle canzoni che continuano a vendere di più ancora oggi, di quelle presenti all'interno del catalogo della band. Un sondaggio l'ha decretata "Miglior Canzone da Guida di sempre".
    Il testo è connotato da una forte carica positiva e s'inserisce compiutamente nel percorso inaugurato da We Will Rock You e We Are the Champions, che vede il gruppo confrontarsi con nuove forme di slancio vitalistico tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 (a causa dei loro atteggiamenti superomistici i Queen sono stati definiti una band fascista a più riprese).

    9. Another One Bites the Dust
    In una carriera fatta di successi e vendite stellari, in buona parte attribuibili al lavoro congiunto di due mostri sacri come Freddie Mercury e Brian May, la palma di canzone dei Queen con più copie vendute all'attivo va a Another One Bites the Dust, scritta dal bassista Roger Deacon.
    Deacon ha raccontato di aver avuto la linea di basso in testa per parecchio tempo; buona parte degli strumenti presenti su Another One Bites the Dust, oltretutto, sono suonati da Deacon stesso. L'idea del bassista era quella di provare ad avvicinarsi a un'audience poco frequentata dai Queen fino a quel momento, cioè alla fascia di pubblico costituita dalle persone di colore. La linea strumentale funkeggiante e la presenza di effetti vicini alla musica elettronica sono in effetti riuscite a rendere la canzone appetibile per un'audience molto vasta. I fan storici della band, a questo punto, hanno iniziato a storcere il naso, ma i Queen avevano ormai deciso definitivamente quale strada intraprendere, sacrificando parte del proprio considerevole talento compositivo e tecnico-performativo per raccattare più denaro possibile dalle vendite dei dischi e dai mastodontici tour internazionali. Grazie ad Another One Bites the Dust, infatti, finalmente per i quattro britannici si spalancano una volta per tutte le porte degli Stati Uniti: la canzone diviene rapidamente una delle più suonate nelle discoteche americane.

    10. Under Pressure
    Prima collaborazione dei Queen con un musicista di fama, Under Pressure contiene un leggendario duetto tra le due icone assolute del glam: Freddie Mercury e David Bowie.
    La canzone scaturisce da una jam session tra i Queen e Il Fu Ziggy Stardust tenutasi a Montreux, in Svizzera. Nelle linee vocali dei due cantanti è in effetti ravvisabile un certo margine di improvvisazione (si narra che i due abbiano inventato le proprie parti canore al momento, in reciproca risposta a quanto fatto dal partner di microfono). La presenza di due galli di tale caratura nel pollaio di uno studio di registrazione ha portato, per forza di cose, a un confronto anche piuttosto acceso. Entrambi i cantanti hanno cercato di accattivarsi i favori del produttore per essere privilegiati nel missaggio conclusivo. Secondo Brian May Under Pressure avrebbe dovuto essere prodotta in modo completamente diverso.
    Il risultato finale è comunque pregevole, tanto da portare i Queen a conquistare la seconda numero 1 nella classifica britannica della propria carriera. Fino a quel momento solo Bohemian Rhapsody era riuscita a collocarsi in vetta al ranking delle vendite.
    Il testo della canzone, scritto da Mercury, è di grande attualità; si tratta infatti di una riflessione sulla pressione subita quotidianamente da chi vive nelle moderne società tecnologiche e guerrafondaie. La soluzione proposta da Mercury per salvare la gente che vive per strada e quella che rischia un esaurimento nervoso è la medesima: l'amore. Under Pressure diventa un classico istantaneo; i Queen la ripropongono spesso live, mentre Bowie non la canta dal vivo fino al Freddie Mercury Tribute Concert, tenutosi in occasione della prematura dipartita del frontman del Queen, dove viene affiancato da Annie Lennox.
    Nota di colore: la famosa hit rap Ice Ice Baby, di Vanilla Ice, ricicla la celebre linea di basso di John Deacon. Pare che la band inglese e il rapper americano si siano accordati sui diritti d'autore solo molti anni dopo l'avvenuta affermazione di Ice Ice Baby.

    11. Radio Ga Ga
    Scritta dal batterista Roger Taylor, Radio Ga Ga è una delle canzoni più iconiche della produzione dei Queen. Il brano prende spunto dalle derive tecnologiche degli anni '80, periodo in cui la televisione diventa definitivamente il media più importante, spodestando una volta per tutte radio e giornali. Il testo è una dolceamara riflessione sul declino della radio (dovuto secondo Taylor a una programmazione scadente e troppo commerciale) e una profetica anticipazione del mondo musicale futuro, dominato dai video televisivi e da multinazionali dell'immagine come MTV. L'elemento curioso della questione è il fatto che, come noto e come già puntualizzato in precedenza, siano stati proprio i Queen a dare, con Bohemian Rhapsody, l'accelerazione definitiva all'affermazione del format del video musicale. Oltretutto, il video di Radio Ga Ga è forse uno dei più noti in assoluto nella storia della musica (l'ispirazione giunge dal lontano 1926 e da Metropolis, il film più celebre di Fritz Lang).
    Il nome Radio Ga Ga pare sia venuto in mente a Roger Taylor dopo aver sentito pronunciare al figlioletto le parole "radio caca", esclamate con l'intento di sottolineare il suo scarso gradimento per la radio. Il passaggio a Radio Ga Ga sarebbe stato sollecitato dagli altri membri della band, interessati a comporre un inno alla radio, più che a criticarla. La canzone ha una struttura piuttosto semplice, ma si presta come poche altre a una costante riproposizione live. I famosi battiti di mano sul ritornello diventano un leitmotiv di ogni concerto dei Queen. Particolarmente famosa l'esibizione al Live Aid del 1985, in cui Mercury e soci hanno fatto battere le mani a ben 72000 persone. Il grande successo della canzone fa centrare ai Queen un incredibile risultato: con l'affermazione di questa hit, firmata Taylor, ognuno dei quattro componenti della band è stato almeno una volta nella propria carriera un compositore da top-10.

    12. I Want to Break Free
    Uscita in pieno periodo AOR/glam metal I Want to Break Free fu un successo internazionale, ma non riuscì a far breccia nell'audience a stelle e strisce. La causa di tale inconveniente è sicuramente da ricercarsi nel famoso video della canzone, per nulla politically correct, secondo le valutazioni del pubblico e degli esperti del settore americani. Tale video, arcinoto, vede infatti i quattro Queen, vestiti da donne, atteggiarsi in pose totalmente agli antipodi degli stereotipi rock.
    Come ha affermato Roger Taylor: "MTV a quei tempi trasmetteva i Whitesnake, e ancora i fottuti Whitesnake, e poi ancora un pezzo dei Whitesnake! Devono aver pensato che degli uomini conciati da drag queen non fossero abbastanza rock, immagino." Brian May invece ha commentato: "Credo sia a quel punto che abbiamo perso l'America, il che è un peccato, perché significa che c'è un bel mucchio di canzoni dei Queen che non saranno mai suonate o sentite da quelle parti."
    L'idea del travestimento, da molti attribuita a Freddie Mercury, fu invece della fidanzata di Roger Taylor. Non si trattava di un divertissement gay, bensì di un riferimento alla serie televisiva Coronation Street. John Deacon, autore del testo, intendeva confrontarsi con il tema dell'emancipazione femminile. La canzone, con la sua esaltazione della libertà di autodeterminazione e di scelta, divenne uno degli inni dell'ANC, il partito pro-neri e anti-apartheid del Sudafrica pre-liberazione di Mandela. Dal punto di vista musicale, interessante (e contestata da alcuni) la scelta di inserire un assolo di sintetizzatore (suonato da Fred Mandel), strumento lontanissimo dalla concezione stilistica dei Queen delle origini.

    13. I Want It All
    Il periodo di I Want It All (1989) è uno spartiacque rilevante nella carriera dei Queen. Freddie Mercury aveva già contratto la malattia che lo avrebbe portato alla morte nel giro di pochi anni e, indebolito, si stava gradualmente ritirando dalla vita pubblica. Le sue condizioni di salute non gli permettevano più di imbarcarsi negli estenuanti tour che avevano reso i Queen delle leggende del rock negli anni precedenti. I Want It All, insieme ad altre canzoni poi diventate estremamente famose, è uno dei successi della band mai proposti dal vivo con Freddie Mercury dietro il microfono.
    La canzone è stata scritta da Brian May, partendo da uno spunto suggeritogli dalla moglie, Anita Dobson. La Dobson, nello specifico, tacciava May di essere troppo attendista e di non prendersi con forza ciò che gli interessava. May era appena uscito dal suo primo matrimonio ed era caduto in depressione, prima di riuscire a riprendersi proprio grazie all'aiuto della Dobson. Il parallelo tra il messaggio di speranza della canzone e il tunnel senza uscita imboccato da Freddie Mercury, visto retroattivamente, è ancor più desolante.
    Il brano è uno dei più rock composti dai Queen negli anni '80 e contiene un assolo di Brian May che confina addirittura con il metal. Le parti canore sono suddivise tra Mercury e May, con quest'ultimo che si appropria delle lyrics più personali ("I'm a man with a one track mind, so much to do in one lifetime.").
    La canzone, proprio per la sua carica energetica esplosiva, è stata riproposta dal vivo in una versione a doppia chitarra (con l'ausilio del maestro del metal Tony Iommi, chitarrista dei Black Sabbath) in occasione del tributo a Freddie Mercury. Il brano è stato cantato da Roger Daltrey, storica voce dei The Who.

    14. Innuendo
    Innuendo è l'ultimo album dei Queen registrato con Freddie Mercury ancora in vita. È considerato più o meno all'unanimità uno dei capolavori della band londinese e l'unico disco uscito dopo gli anni '70 a essersi avvicinato ai leggendari A Night at the Opera e A Day at the Races. La traccia che dà il titolo all'album è ritenuta, da buona parte dei fan e della critica, l'unica in grado di rivaleggiare con Bohemian Rhapsody per complessità e bellezza (ci sarebbe anche The Prophet's Song, a dirla tutta, ma per molti è andata perduta nelle nebbie del tempo).
    La canzone nasce da una jam session a tre tra May, Deacon e Taylor. Mercury si è invece occupato della melodia e di parte del testo. Innuendo è ricordata, sopra ogni altra cosa, per la sua sezione centrale, costituita da un assolo di chitarra in stile flamenco suonato da Steve Howe, leggendario chitarrista della prog-band Yes. L'apice raggiunto dal successivo ingresso della voce di Mercury (e del classico coro d'ispirazione operistica) è da annoverarsi tra i massimi risultati emotivi conseguiti dalla musica rock negli anni '90.
    Innuendo è una canzone fondamentale anche perché, come già accennato, apre l'ultimo disco registrato da Freddie Mercury con i Queen. Il testo del brano è infatti parzialmente ispirato alle condizioni di salute sempre più declinanti del frontman. Un'altra importante fonte d'ispirazione, sia a livello lirico che sonoro, giunge dai Led Zeppelin (in particolare da Kashmir), di cui i Queen si sono sempre dichiarati fan. Non è un caso, dunque, che i tre membri superstiti della band abbiano chiamato proprio Robert Plant, frontman degli Zeppelin, a cantare Innuendo durante il tributo a Freddie Mercury.


    15. The Show Must Go On
    The Show Must Go On è l'ultima traccia dell'ultimo album registrato dai Queen con la formazione originale al completo. All'epoca, nel 1991, ancora quasi nessuno sapeva della malattia di Freddie Mercury, eppure ormai erano in molti a sospettare che lo stato di salute del cantante fosse in declino. Per forza di cose, la canzone è considerata il testamento spirituale di Mercury.
    Il testo è in effetti autobiografico, pur se non facilissimo da comprendere fino in fondo, nella sua abbondanza di riferimenti e figure retoriche. Il messaggio trasmesso da Mercury, già più volte rimarcato durante la sua carriera coi Queen, è quello di cercare positività anche nell'oscurità più assoluta. Brian May, nel documentario Days of Our Lives, ha sottolineato la forza spirituale del suo amico e compagno di band: "Non si è mai lamentato, non ha mai detto „la mia vita fa cagare, è terribile, odio questa cosa" e ancora "Aveva un'incredibile forza, un'incredibile pace." La linea vocale di Mercury in questa canzone è particolarmente complessa e Brian May, consapevole delle difficoltà fisiche del frontman, temeva che questi non riuscisse a interpretarla correttamente. Invece, con grande sorpresa di May, Mercury riuscì a registrare la sua parte in un solo take.
    La scelta di collocare il brano in coda a Innuendo rappresenta un'ideale dedica della band al suo leader. Dopo il tributo del 1992, John Deacon ha suonato questo brano solo un'altra volta, nel 1997, per poi ritirarsi dal mondo della musica.
     
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  5. Aslan

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    Madò strutter mi hai ucciso, potevi fare un ebook e linkarlo :D

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  6. alexmai

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    La seconda che hai detto ;)
     
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  7. Meat Loaf

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    Gran bell'articolo ;).
     
  8. strutter1966

    strutter1966
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    26 Novembre 2014

    ci vò pazienza............... ;)
     
  9. Thrashead

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    27 Novembre 2014

    Ma proprio un sito concorrente vai a linkà :D
     
  10. strutter1966

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    27 Novembre 2014

    infatti.......... :roll:
     
  11. alexmai

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    28 Novembre 2014

    E' lui che copia senza mettere la fonte... mi spiace ;)
     
  12. Thrashead

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    28 Novembre 2014

    Sí ok, potete farlo notare che non è farina del suo sacco, però evitiamo di linkare portali di musica metal diversi da truemetal
     
  13. strutter1966

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    28 Novembre 2014

    infatti...........mi sembra il minimo :roll:

    non si mette mai la fonte di un link concorrente anche per correttezza con chi ci ospita in questo
     
  14. alexmai

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    28 Novembre 2014

    :( scusami :(
     
    A Thrashead piace questo elemento.
  15. alexmai

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    28 Novembre 2014

    Basta mettere: "copio questo testo da un sito che non posso linkare" ;)
     

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