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Le Nostre Recensioni

Discussione in 'Chiacchiere' iniziata da Guru73, 3 Gennaio 2013.

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  1. Federico95

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    6 Gennaio 2013

    Ottimo topic, bisognerebbe però trovare un modo per non rendere il tutto dispersivo, così le recensioni hanno una durata di due giorni sì e no... Magari i mod qua faranno anche da talent scout :lookaround:
     
    #31
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  2. Guru73

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    Subbuteo

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    6 Gennaio 2013

    Aggiorno la prima pagina? :hihi:
     
    #32
  3. Federico95

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    6 Gennaio 2013

    Non sarebbe un'idea malvagia in fin dei conti :lookaround:
     
    #33
  4. Guru73

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    6 Gennaio 2013

    Ok, per una facile consultazione, raccoglierò nel mio post di apertura tutte le recensioni fatte in questo Topic :sisi:
     
    #34
  5. Araya88

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    6 Gennaio 2013

    maaaaaaaaaaaaaaaaaaaa si possono fare anche dei live report??
     
    #35
  6. Guru73

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    6 Gennaio 2013

    #36
  7. Araya88

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    6 Gennaio 2013

    molto bene, ne ho uno che volevo pubblicare da un po'
     
    #37
  8. Araya88

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    6 Gennaio 2013

    Fat metal Night - Cold Aenima + Dephacer


    Il nostro viaggio comincia alle quattro del pomeriggio, seduti sulle mattonelle della piazzetta Alfano, a Barcellona Pg. Ci trasciniamo fino al bar per prendere un caffè, e partiamo alla volta del Piadina 114, locale veramente molto bello e accogliente dove si svolgerà la Fat Metal Night, il nostro obiettivo di questo caldissimo 18 Agosto. Dopo circa un’ora abbondante di viaggio arriviamo a destinazione, dove troviamo dei sudatissimi Cold Aenima già intenti a montare tutta l’attrezzatura sul palco.
    Approfittando del fatto di essere una donna, mi defilo dai lavori pesanti ( mi sono fatta perdonare aiutando a smantellare le attrezzature a fine serata, giuro) e approfitto della splendida spiaggia che si trova a 50 metri dal locale, gustandomi un pomeriggio al mare accompagnata dal sound check dei Cold Aenima, sia dell’altro gruppo che ci avrebbe deliziati durante la serata, i Dephacer. Tra un tuffo e un po’ di tintarella arriva l’ora di cena, e possiamo goderci le ottime piadine del locale (che devo dire merita la nomea che lo precedeva di migliore piadineria dell’interland messinese). Poco dopo le 22 comincia la serata.
    Il gruppo thrash che apre, I Dephacer, nasce alla fine del 2005 come cover band Heavy-Thrash, dopo pochi live la line-up si sgretola ed i due chitarristi (Corrado Rampulla e Francesco Pirrone) decidono di proseguire con l'attività in studio pubblicando nell'autunno del 2006 una demo autoprodotta, positivamente accolto dalle fanzine e dal pubblico underground. Segue una lunga pausa in cui Corrado e Francesco si dedicano ad altri progetti musicali (rispettivamente i Final Deadline ed i Warcryer). La band riprende le proprie attività alla fine del 2011, con un nuovo schieramento (Adriano Accetta – Bass e Francesco Giorgianni- Drums) e qualche inedito che coniuga il vecchio stile Thrash ad influenze più moderne e melodiche. Di recente ha rinfrescato la sua line up con l’ingresso nella band di un nuovo componente, Fabio Abrami, alla voce.
    I Dephacer ci trascinano in un turbinio di pezzi composti da cover e inediti. La voce graffiante di Fabio, lo scream acuto che padroneggia con tecnica, il suo essere un frontman trascinante, si adattano bene alla scaletta scelta dalla band messinese. La pesantissima “Kneel to the facer” ci investe come un tornado, tutto il gruppo è preso da un’esecuzione che pesta di brutto, salvo poi riportarci con i piedi per terra grazie ala magistrale imitazione di Richard Benson da parte del cantante, che sembra volerci dare un attimo di respiro e di risate prima di trascinarci nuovamente tutti all’inferno con “Create a new sacrament”. La band è in perfetta armonia, le due chitarre, Francesco e Corrado, fendono perfettamente l’aria di morte che si sta venendo a creare davanti al palco (vuoi per il pogo in pieno agosto siculo, vuoi per la polvere che si alza dal pietrisco). Ma la sezione ritmica non è certo da meno. Il batterista Francesco Giorgianni si rivela all’altezza, se non superiore, alle aspettative, una macchina da guerra in piena regola. Pesta dall’inizio alla fine senza darsi e darci un secondo di tregua. Il bassista Adriano Accetta si comporta benissimo con il basso in mano, salvo sfracellarsi una mano con una corda. Unica nota negativa della sua prestazione è la maglia della juventus indossata durante la performance (e che ci volete fare, io tifo inter)
    La performance del gruppo messinese scorre senza problemi, una potentissima “Napalm in the Morning” esalta tutto il pubblico presente. In tutto il gruppo ci propone 6 pezzi. Nota negativa (se così può essere definita) per la band è la chiusura del live con una “Ace of Spades” che mette molto in svantaggio il frontman, la cui voce graffiante non è adatta ai pezzi e alla voce del buon Lemmy. Nel complesso però la band ha un bell’8 da parte della sottoscritta, che diventa un 9 pieno se consideriamo il momento in cui il sudatissimo batterista Francesco si alza dalla batteria, lasciando a bocca aperta molte delle signorine presenti.
    Ottima prestazione dunque, un 8 pienissimo, seguita a ruota da quella dei calabresi Cold Aenima.
    I ragazzi ci si presentano con questa formazione: Alex Ielo – Vocals, Carlo "Grizzly" Femia – Guitars, Sid – Bass, Antonio "Hamon" Guida – Drums.
    La band desta molta curiosità nel pubblico che, affamato ancora di morte, si aspetta molte cose da una band con in attivo 5 anni di esperienza, nonostante tutti i cambi di line up che si sono susseguiti negli anni.
    Il frontman, Alessandro Ielo, (Schizo e Neurotomy) è conosciuto tra i sostenitori della old school, e il suo cantato è ben calibrato, graffiante.
    La band ci propone in tutto 9 pezzi. Il pubblico si scalda velocemente, il death metal di questi ragazzi mi lascia piacevolmente sorpresa. L’adrenalina sale quando il gruppo ci propone “Non-Birth”, ultimo singolo pubblicato proprio questa estate, e che riesce a tirare fuori la vera essenza di questo gruppo: un death metal calibrato, sporco ma non troppo. Un pezzo potente, aggressivo, di quelli che non ti aspetti. La scaletta procede serrata, “Suffocated Knowledge” mi lascia piacevolmente sorpresa, mi sento una ragazzina spersa in mezzo a tanti metallari brutti e cattivi. La band ci lascia con “The Shaft”, che purtroppo viene penalizzata da alcuni problemi tecnici. L’esibizione è nel contesto buona, qualche problemino non aiuta di certo, anche se il pubblico non fa certo mancare il suo sostegno e apprezzamento. Ottima la prestazione del cantante, anche se l’annuncio di quello che sarebbe stato l’ultimo pezzo credo che sarebbe stato gradito dal pubblico. Ci piace molto soprattutto il batterista, che però dovrebbe pestare un po’ di più a mio avviso. Triggherare la batteria sarebbe una buona soluzione probabilmente, ma non sono certo le capacità che mancano a questo ragazzo, che, ne sono certa, ha ancora molte carte da giocare.
    La serata finisce, ma mi lascia con l’amaro in bocca. Non certo per le prestazioni delle bands, non per la birra, non per le troppe sigarette. La motivazione è solo una, e me ne rendo conto seduta a bordo palco: ne volevo ancora.


    ​Mastra
     
    #38
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  9. SkWoZ

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    6 Gennaio 2013

    Between the Buried and me-Colors




    "Madò che palle il prog!" (cit. Marino Skwoz Bianco).

    Era questo il pensiero che mi accompagnò fino al 2007. M
    a un bel giorno mi capito fra le mani questo CD di questa band giovane misconosciuta all'epoca i "Between the buried and me" e da allora le cose cambiarono e non poco.
    Questo CD parte con l'intro "Foam Born Pt.A The Backtrack" che comincia con qualche accordo di piano e il cantato pulito di Tommy Rogers che si evolve in una parte molto alla "Muse dei bei tempi" per poi finire in una furia esplosiva di blast beat, scream ed un guitar work che sarà qualcosa di delizioso per le mie giovani orecchie da ginnasiale (e lo è ancora) rimasi a bocca aperta, i suoni erano precisissimi e brillanti.
    Il pezzo successivo "Foam Born Pt. B The Decade of Statues" è un pezzo che non mi piace abbastanza, ma non per demerito suo, ma tanto perché in quel CD c'è la compagnia di pezzi come "Sun of Nothing" "Ants of The Sky" e "White Walls", di cui parlerò a tempo debito.
    Comunque sia, trattasi di canzone di pregevole fattura, in qui si sentono parecchio le radici Deathcore del combo stelle e striscie ed è una canzone abbastanza lineare per i loro standard, la sufficienza la porta a casa tranquillamente, ed anche qualcosa di più.
    Delle cupe percussioni annunciano la successiva "Informatl Gluttony", molto orientaleggiante ed è qui che la band lascia emergere di più le caratteristiche prog del nuovo corso.
    Blast beat, guitar work intricato, delle ottime linee di basso e per la prima volta nel CD appare un ritornello, ancora un buon pezzo, ma il meglio deve ancora venire.
    Ed ecco "Sun of Nothing" una delle tre canzoni che superano i 10 minuti di lunghezza una canzone che si ricollegherà col CD successivo a livello lirico, narra della storia di un uomo che parte verso lo spazio da solo per fuggire alle costrizioni della vita moderna, ed è proprio qui che il gruppo comincia a fare davvero sul serio: breakdown, cambi di tempo ad ogni battuta o quasi, Blake Richardson (batteria) sempre sugli scudi ma anche Dan briggs (basso) non è da meno. In questo brano non si sa cos'è il piattume poiché è tutto sempre in costante cambiamento, ed è stato proprio questa caratteristica che mi fece innamorare di questa seconda parte di CD (che varrebbe quanto la discografia di parecchi gruppi) da notare i break che sembrano presi da programmi per bambini e le linee melodiche proposte da Paul Waggoner e Dustie Waring che da ora in poi faranno la parte delle padrone nel CD.
    Oramai i brani sono in un crescendo pur mantenendosi su livelli bestiali in questa seconda e tocca a "Ants of The Sky" che comincia con sweep a buttare, oramai è inutile che ripeto se qualcuno aveva mezzo dubbio sulle capacità tecniche sulla band oramai s'è ricreduto, riff ed assoli si susseguono mentre anche il basso ha un ruolo di rilievo, Tommy Rogers sempre sugli scudi (anche se il suo cantato pulito è un pò debole) songwriting che si fa sempre più convincente perché questi ragazzi oltre che a suonare, sanno anche scrivere una canzone e vi assicuro che non è la stessa cosa, diventa un pò stantia nella parte centrale ma per una canzone di 13 minuti ed oltre è una cosa normale e si può benissimo abbonare visto anche il break country che segue a breve e che anticipa l'esplosione finale.
    Tocca a Prequel to the Sequel, canzone più breve (8 minuti appena xD) che oramai mostra tutti i segni che faranno del BTBAM una delle band più apprezzate di questi anni ovvero: guitar work sopraffino e molto tecnico senza risultare mai stucchevole, una bella dose di break-downs senza renderli imbecilli, ed insomma mi rompo anche io a ripetere le stesse cose ma anche questo brano è un ottimo brano, ci sono varie influenze (oltre a quella onnipresente dei Dream Theater) fra cui anche i Meshuggah, e ad una certa vedi spuntare una fisarmonica perché l'adesivo dei Mr Bungle sulla tastiera di Tommy Rogers non sta li a caso, anche se questo è il pezzo più -core dell'album a livello vocale.
    Dopo la fusion "Viridian" in cui il bassista si mette in evidenza, tocca al capolavoro assoluto del CD, un brano che da solo vale la discografia di interi brani. i 14.15 minuti di White Walls.
    Intro percussivo, cambi di tempi, guitar work eccellente, breakdowns, parti pulite che si incastrano perfettamente e danno un senso di esplosività che dal vivo ti fa esaltare (esperienza personale) un brano che come altri del gruppo parlano della musica e del segno che lascerà "We will be remembered for this" urla Rogers.
    Ma qui il vero padrone è Paul Waggoner nei 5 minuti di assolo finale in cui insegna come dovrebbe essere un assolo veloce, tecnico e con un gusto per la melodia sopraffino, una canzone da 14 minuti che si lascia sentire più e più volte di fila non è una cosa da tutti e penso che sia stato proprio questo brano, che da allora è stato quasi sempre riproposto dal vivo, ad aver dato la giusta fama a questa band della North Carolina, non dico altro per non essere ulteriormente ridondante.
    In conclusione se questo è stato il CD prog preferito da Mike Portnoy nel 2007 un motivo ci deve pur'essere, così un motivo deve essere se ora non penso più "Che palle il prog" dopo aver ascoltato questo capolavoro.

    Voto 9.5/10
     
    #39
    Ultima modifica di un moderatore: 23 Luglio 2015
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