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Islamofobia?

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da HeadlessChild, 8 Dicembre 2008.

Status Discussione:
Chiusa ad ulteriori risposte.
  1. The Neuromancer

    The Neuromancer
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    2 Dicembre 2010

    Sei stra-preparato!
    Hai qualche informazione sul Sufismo? Ho provato a cercare qualcosa ma non sono mai andato oltre Wikipedia (sigh! :cry:) e qualche sito internet, molto "ermetico" per la verità.
     
  2. Helevorn

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    estiqaatsi

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    2 Dicembre 2010

    assolutamente!! :D (ringrazio già da adesso perché non pensavo che qualcuno mi leggesse :hihi: ) ti dico già da subito che non so se lo trovi, io comunque l'ho trovato anche in commercio ma in una libreria di Bologna..secondo me su internet si trova.. comunque il mio professore d'islamistica Cevenini è specializzato sui versanti mistici dell'islam, sulla teologia e quindi sul sufismo.. ha scritto tra gli altri un libro piccolo ma estremamente interessante ed esaustivo, lo consiglio senza dubbi :D

    Daniele Cevenini, Sufismo. Il viaggio infinito
    Sufismo: il viaggio infinito - Daniele Cevenini - Libreria Bonomo (qui è il sito della casa editrice e sembra che lo spediscano anche ma non garantisco :D)

    io tra i vari prof con cui ho studiato lui lo adoro, anche perché è (a differenza di molti altri) neutrale sotto ogni aspetto :) (vedrai poi che il sufismo è ai livelli non so, dell'esicasmo o della mistica yogi, e va a collocarsi in un posto particolarissimo dell'islam)

    un altro libro sul sufismo molto molto bello e recente è questo: Il sufismo - Chittick William C. - Libro - IBS - Einaudi - Piccola biblioteca Einaudi. Mappe
    di un grandissimo traduttore, islamista e interprete americano (william chittick)

    purtroppo testi del genere hanno scarsissima diffusione, e la gente viene a dire che il Corano è immutabile, gli islamici sono fatalisti e per i musulmani dall'indonesia al marocco tutti gli occidentali devono morire :hihi:
     
  3. RIP

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    3 Dicembre 2010

    Complimenti. Bellissimo intervento Helevorn. :)


    Sapresti consigliarmi qualche libro con questo tema, che possano andare bene per un neofita? Anche in inglese, va bene uguale :) Più titoli scrivi, meglio è :happy:
     
  4. The Neuromancer

    The Neuromancer
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    3 Dicembre 2010

    Da applausi!
    Io avrei domande da fare ma da ora in poi mi riservo di romperti le scatole in pvt.:sadic:

    Il mio problema è che devo accingermi alla lettura - critica ovviamente - de "Il libro nero dei regimi islamici" di Carlo Panella, regalatomi un anno fa da mia madre che, conoscendo la mia avversione per i monoteismi pensò di farmi un favore.
    Ora, qualcosa ho letto, ed è sostanzialmente un peana pro-Israele e specialmente pro-guerra totale contro la barbarie musulmana che circonderebbe il Giardino in Terra, faro delle democrazie occidentali.
    I dati storici riportati sono giusti ma tutti incasellati in un frame cognitivo che è un elogio alla "Zivilisation" - come direbbe Spengler - occidentale.

    A questo proposito vorrei chiederti se avete discusso delle correnti fondamenteliste wahabite, nocciolo della teocrazia saudita nonché perno ideologico di Al-Qaida, e se l'avete fatto che è saltato fuori?
     
  5. Helevorn

    Helevorn
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    estiqaatsi

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    3 Dicembre 2010

    ma dai ma grazie O_O scrivo da panico, credevo che non si capisse niente :hihi:

    comunque la tua domanda è da :shock: ed è la faccia che feci io quando chiesi in cosa consisteva la materia nel mio primo giorno del corso di storia delle religioni con la professoressa Mazzanti XD

    per darti un'idea, storia delle religioni con la Mazzanti studiammo il tardoantico, l'apologetica cristiana, le persecuzioni dei romani e gli scontri tra i padri apologeti e i filosofi e gli scrittori romani 'pagani'! in realtà storia delle religioni dev'essere tematizzata..sennò non ha molto senso, a meno che uno non parli ovviamente di testi (ci sono manuali fantastici al proposito) che danno appunto una grande panoramica su tutte le religioni del mondo..cosa impossibile da fare all'università XD

    per quel che riguarda un discorso enciclopedico Giovanni Filoramo, oltre ad aver curato il testo Islam che ho scritto da qualche parte sopra, l'ha inserito in una collana STUPENDA che si compone di 5 libri, scritti da vari autori precisi e molto competenti:

    1- l'antichità
    2- ebraismo e cristianesimo
    3- religioni dualiste. islam
    4- religioni dell'estremo oriente
    5- religioni dell'america precolombiana e dei popoli indigeni

    il testo Islam, che come gli altri si trova anche separato, è la seconda parte del numero 3 XD.. altrimenti c'è anche un ottimo manuale che è quello che ho studiato per un po' di tempo:

    Manuale di storia delle religioni - Laterza - Libro - Libreria Universitaria - 9788842055044

    questo ( Storia delle religioni - - Libro - IBS - Edizioni Giuridiche Simone - Il timone ) non l'ho mai letto ma può essere interessante XD in ogni caso dipende davvero cosa tu cerchi, io per esempio non mi interesso per niente del mondo cristiano né del mondo ebraico se non per quel che concerne la mia storia extraeuropea (quindi nestorianesimo copti monofisiti ecc..) ma di cristianesimo d'Europa so ben poco.. c'è per esempio l'oxford dictionary of world religions e anche noi in biblioteca al dipartimento di studi linguistici e orientali ne abbiamo un casino di quei testi lì da 200 euro l'uno :hihi:

    se cerchi qualcosa di antropologico che confronti le religioni o qualcosa che esca dall'ambito dello storico io so proprio poco purtroppo, però di testi in giro ne trovi finché vuoi :)

    ah giusto, in inglese: Amazon.com: The HarperCollins Concise Guide to World Religion: The A-to-Z Encyclopedia of All the Major Religious Traditions (9780060621513): Mircea Eliade, Ioan P. Couliano: Books di eliade (credo piuttosto conosciuto per vari motivi..ma un erudito straordinario al di là di ogni implicazione politica che io non considero) e couliano (allievo di eliade ma storico delle religioni di professione).. è una STORIA delle religioni, dove predomina l'elemento storico e descrittivo.. a me è piaciuto molto (i link sono a caso eh, sono i primi siti che ho trovato) XD

    quoto quel che dice un tipo che l'ha recensito sotto: You can't tell what religion the writers belong to, which gives this book a distance which is necessary when studying one of the greatest emotional tools of the world: religion.

    eddaii XD non sono nessuno, è solo che la storia è la mia passione (assieme alla scrittura^^)

    certo, del wahhabismo non si può non parlare anche perché deriva dall'hanbalismo che è una delle quattro scuole giuridiche sunnite..

    un libro molto interessante anche se non molto scorrevole al proposito è Islam e politica di Campanini, che parte dagli inizi fino ai giorni nostri.. io purtroppo concentrandomi sulla storia preottocentesca non so molto su tutti i nuovi sviluppi.. non ho mai studiato la figura di bin laden né il terrorismo islamico, ma oltre al fatto che in quel libro ne trovi una buona trattazione, anche solo studiando la storia dell'islam le radici te le ritrovi tutte, basta citare gli 'assassini' nizariti di Alamut e lo stato arabo

    Massimo Campanini è un grandisimo studioso di fama internazionale e ho avuto modo di ascoltare sue lezioni a bologna.. conoscendo però poco di lui, dato che si occupa principalmente del mondo arabo contemporaneo e della politica, posso dirti che ha scritto tre testi che penso siano inerenti all'argomento:

    si chiamano Il pensiero islamico contemporaneo (il Mulino 2005) e Ideologia e politica nell'Islam (il Mulino 2008)

    io personalmente mi sono limitato a seguire corsi di islamistica e storia del mondo arabo (sono totalmente ignorante in materia di politica e di contemporaneità in generale :hihi: ), Campanini insegna a Napoli storia del mondo arabo contemporaneo e penso che lì s'insegnino cose molto più pertinenti a quel che chiedi XD


    il testo che ti dicevo di Campanini ( Islam e politica - Campanini Massimo - Libro - IBS - Il Mulino - Saggi ) riprende in sostanza tutte le nozioni base che si devono conoscere, dunque le fonti dell'islam (corano sunna ecc), le 4 scuole giuridiche, gli scismi i mutaziliti ecc.. e poi lascia grande spazio al tema califfale (califfi, imam, sultani ecc..i capi della comunità musulmana), alla teoria politica (quindi averroè, al farabi, ibn tufayl ecc) e soprattutto al modernismo e allo scontro con l'occidente.. i contrasti tra riformisti e modernisti, la triade della nahda, la riforma DELLE fonti o la riforma NELLE fonti.. l'hanbalismo (e dunque il wahhabismo) rientra continuamente in questi temi, perché -da ibn taymiyya- nel settecento abd al wahhab porrà seriamente le basi di gran parte di quel che si chiama fondamentalismo (=ritorno alle fonti) islamico; dopo vengono i fratelli musulmani e tutto il resto. l'ultimo capitolo si chiama 'islamismo e rivoluzione', io te lo consiglio davvero questo libro poi non so, fai tu^^ mi scuso per la totale ignoranza ma le uniche cose che so sono quelle che ho sentito a lezione e studiato 'di striscio' XD..

    ho trovato in giro vari testi ma non so, andrebbero letti tutti per capire se siano faziosi o meno e parlando di contemporaneità è molto probabile che non siano neutrali.. il mio prof. d'islamistica tenne varie lezioni su khomeini e sulla wilayat e fakih (il governo sciita dei 'giuristi' ulemà) però devo dire che a distanza di tempo mi ricordo poco :hihi: mi spiace..
     
  6. Druso Italico

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    6 Dicembre 2010

    Anzitutto vorrei farti notare come l'ultima parte del mio post che hai quotato non sia scritta di mio pugno, ma riporti quanto scritto proprio in un forum musulmano. Il che è molto interessante, visto che, a tuo parere, sarebbero dunque i musulmani stessi a dover seguire un corso di islamistica.
    Per mio modesto conto, il corano l'ho studiato alla moschea di Roma.
    E ho avuto agio e facilità di riempire il topic con infiniti casi, anche molto importanti, in cui sono eminenti conoscitori del corano, musulmani dotti e non certo orecchianti improvvisati della materia, a confermare certe mie affermazioni.
    Fatto che mi sconcerta un po', perchè alla luce di ciò che hai scritto, sarebbero dunque loro i primi fraintenditori dell'Islam.

    Andrebbero poi specificate anche altre cose:

    I mutaziliti sono nati vero la metà del nono secolo, non prima, e - proprio per il loro sostenere il corano come creato, sono stati misconosciuti da sempre dall'Islam sunnita (ampiamente maggioritario) e non possono certi considerarsi influenti sulla concezione "generale" del corano, tantomeno riguardo la questione dell'interpretabilità. Citarli non è significativo.


    per quel che riguarda la traduzione, LO SI PUO' tradurre SEMPRE, per scopo di studio e non di uso liturgico

    è quello che ho sempre scritto e sostenuto in mille interventi, che forse non hai letto. Il ribadirlo è però importante, perchè conferma la linea della immutabilità, piuttosto che contraddirla, visto che in questo senso è l'uso religioso a contare.


    cristiani ed ebrei (ma anche induisti e buddhisti a seguito delle conquiste islamiche) sono dhimmi, quindi TOTALMENTE riconosciuti come portatori di una religione vera, d'altronde Dio è unico

    Che il Dio di ebrei e cristiani sia quello del corano, lo sostengono appunto i musulmani. Casualmente ebrei e cristiani non sono d'accordo.
    Inoltre, sarebbe interessante studiare, a partire dalla carta di Omar, le prescrizioni riguardo i dhimmi, che erano (e sono, visto che esistono tutt'oggi) dei servi condannati a pagare il pizzo e a subire infinite umiliazioni.


    infine, numerosi passi del Corano abrogano passi precedenti, e vi è anche una scienza apposita fatta per studiarli (al Nasikh wal Mansukh, scienza dell'abrogante e dell'abrogato).

    Altra cosa che, se avessi letto i miei interventi passati, vedresti che ho citato spesso. Ma questo è fuori contesto, perchè l'abrogazione coranica è chiusa, finita, e non c'entra certo con l'immutabilità "a posteriori".
    Anche qui, giusto a tiolo di cronaca, sarebbe simpatico evidenziare come le parti abrogate siano spesso quelle relative al periodo in cui Maometto era in minoranza e se la passava male...quelle parzialmente benevole, abrogate dopo i successi del profeta, quando non aveva più bisogno di trattare...ma parleremmo d'altro.

    Quanto agli hadith e il resto, troppo ne ho parlato e troppi ne ho citati.


    scoprirai tra l'altro che l'europa deve moltissimo al mondo musulmano e che può anche essere che tu abbia geni arabi . il vescovo Ottone di Frisinga, vissuto nel XII secolo, scriveva che "ogni scienza umana origina in Oriente e ritorna in Occidente", ma basta dare un esame di storia della filosofia medievale per rendersi conto di quando l'Europa abbia preso dall'Oriente.

    Questa parte è pura fantasy. L'Europa deve all'Islam più di un millennio di invasioni incessanti.
    L'Islam deve buona parte delle conoscenze millantate per sue alla popolazione dhimmi di cultura bizantina dei territori mediorentali occupati.
    Quasi tutti i traduttori arabi non erano musulmani ma dhimmi cristiani, come l’assiro Johannitius (in arabo Hunayn ibn Ishaq) o il giacobita Yahya ibn’Adi.
    Se la scienza e la filosofia prosperarono sul suolo musulmano durante la prima metà del Medioevo ciò non avvenne grazie all’islam, ma nonostante l’islam, che è stato palesemente una cultura parassitaria.
    Non c’è nulla nella dottrina islamica che possa aver dato impulso alla ricerca scientifica o filosofica, e praticamente tutti i maggiori pensatori della cosiddetta “epoca d’oro” dell’islam, come Rhazi ,Farabi, Avicenna, Averroè, furono osteggiati o perseguitati dalle autorità politiche e religiose musulmane.
    Il primo ospedale, costruito a Baghdad ai tempi del califfato Abbaside, fu opera del cristiano nestoriano Gabrail ibn Bahtisu,così come la prima scuola di medicina fu fondata a Gundeshapur, in Persia, dai cristiani assiri.
    Nel libro L’incoerenza dei filosofi l’influentissimo teologo musulmano Al-Ghazali, che non ti dovrò certo presentare io, attaccò il razionalismo greco e l’idea stessa di causa ed effetto, e ne concluse che la conoscenza scientifica è impossibile.
    La teologia islamica dominante seguì questa impostazione, insistendo che le leggi fisiche non esistono perché, altrimenti, la volontà di Allah ne risulterebbe vincolata. Ricercare delle leggi fisse nella natura è una bestemmia, perché Allah è completamente libero di mutare le leggi della fisica in qualsiasi momento.
     
    #1071
    Ultima modifica: 6 Dicembre 2010
  7. Dime36

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    7 Dicembre 2010

    Complimenti all'autore del topic , è molto interessante sarà che sto studiando in questo periodo l'Islam.
    Permettimi però di aggiungere una cosa , al contrario di quello che si pensa(almeno se ho letto giusto) , l'Islam non è affatto guerrafondaio ecc.
    Forse meglio dire che lo è ora..ma prima non lo era.
    Spiego meglio :
    E' vero gli arabi si sono espansi a macchia d'olio sui territori vicini (Persia , India ecc) ,
    ma il concetto di Gihad inteso come "guerra santa" noi lo associamo subito a guerre, persecuzioni contro altre religioni invece non lo è , perchè appunto gli arabi , si limitavano semplicemente a sottoporre la gente che non voleva convertirsi a maggior carico fiscale, ed erano invece tolleranti verso le altre religioni.
    Tanto è vero che l'Arabia era ed è considerata crocevia di molte religioni (dovuto al fatto che a causa di molti scambi e commerci , culture,religioni e costumi diversi si sono mescolati).
    Notare che gli Arabi erano intolleranti solo con coloro che rifiutavano proprio espressamente il dominio straniero.
    Naturalmente ci fu anche gente che accettò di buon grado il dominio arabo..perchè vedeva nell'Islam la salvezza.
     
  8. Druso Italico

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    7 Dicembre 2010

    Mi spiace ma qui non si tratta di "pensare" certe cose.
    L'espansione islamica è avvenuta pressochè ovunque in maniera militare, andando avanti ininterrotta fino alla fine del 1600.
    La condizione dei dhimmi non comportava (e comporta) solo l'umiliante pagamento del pizzo, ma anche tutta una serie di limitazioni e vessazioni, non riferite solo all'ambito religioso. I dhimmi sono dei veri e propri sottouomini, trattati alla stregua di poco più che oggetti.
    Il Jihad offensivo trova inoltre ampio fondamento sia nel corano che negli hadith, dove si qualifica come esplicitamente materiale, violento, volto all'eliminazione fisica degli avversari religiosi o alla loro sottomissione.
    Non è affatto casuale, nè è un travisamento: è una precisa direttiva, che infatti spiega benissimo e l'espansione islamica e l'istituzione dello status di dhimmi per gli sconfitti. L'Islam è intrinsecamente guerrafondaio, e non per niente distingue il mondo tra "Casa dell'Islam" e "Casa della Guerra".
    l'Arabia era un crocevia geografico, e in questo senso lo è ancora oggi, ma come scrivevo più sopra, il suo sistema culturale è stato parassitario rispetto alle culture dei conquistati.
     
  9. Druso Italico

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    7 Dicembre 2010

    Il Jihad è un precetto istituito da Dio. Che qualcuno sia disposto a farsene carico dispenserà gli altri dal farlo. Noi appartenenti alla scuola Maliki riteniamo sia preferibile non dare il via alle ostilità con il nemico prima di aver esortato quest'ultimo ad abbracciare la religione di Allah, a meno che non sia il nemico ad attaccare per primo. Gli infedeli hanno due alternative: o convertirsi all'Islam o pagare la tassa sulla persona (gizyah). Nel caso in cui nessuna delle due venga soddisfatta, dovremo dichiarare loro guerra.

    Al Qayrawani Ibn Abi Zayd (giurista della scuola Maliki morto nel 996), La Risala, (Epitre sur les elemens du dogme et de la loi de l'Islam selon le rite malikite). Traduzione dell'arabo a cura di Leon Bercher, algiers, cairo, 1960, p. 1[FONT=Times New Roman, serif]65[/FONT]


    Allo stesso modo si espresse 'Ibn Taymiyyah (morto nel 1328), il membro della scuola Hanbali a cui vanno le preferenze di Bin Laden e di altri jihadisti contemporanei: Poiché per la legge guerra significa jihad, e poiché scopo del jihad è che il culto sia dedicato interamente a Dio, e che la parola di Dio domini il mondo intero, è opinione comune a tutti i musulmani che chiunque sia di ostacolo a questo disegno debba essere colpito. Quando a coloro che non possono opporre resistenza nel lottare, come le donne, i bambini, i monaci, gli anziani, i ciechi, gli infermi e altri nelle loro condizioni, costoro non verranno uccisi a meno che non combattano a tutti gli effetti per mezzo delle parole (ad esempio facendo propaganda) e delle azioni (ad esempio spiando o assistendo con qualche altro modo i combattenti).

    Ibn Taymiyya, Jihad, in Rudolph Peters, Jihad in classical and modern Islam, Markus Wiener Publishers, Princeton (New jersey) 1996, p. 49. Citato in Andrew G. Bostom, Kaled Abou El Fadl: Reformer or Revisionist?

    Sugli stessi principi si regge la scuola Hanafi:
    Non è legittimo attaccare qualcuno che non sia mai stato all'Islam senza averlo mai esortato a convertirsi: innanzitutto perchè ai suoi seguaci il profeta ha ordinato di ordinare gli infedeli alla fede, e poi perchè coloro che vengono colpiti ne attribuirebbero la causa a motivazioni di natura religiosa, e non alla brama di potere o alla conquista di schiavi. Di conseguenza essi potrebbero rispondere alla chiamata soltanto per salvarsi la vita. (...) Ma se gli infedeli, ricevuta la chiamata, non si convertiranno ne accetteranno di versare la tassa di persona, ai musulmani non resterà che invocare l'aiuto di Dio e dichiarare guerra ai nemici, perché Dio assiste coloro che Lo servono e distrugge i Suoi nemici, gli infedeli. E' dunque necessario invocare il suo aiuto in ogni occasione; questo, inoltre, è quanto ci comanda il Profeta.

    Hidayah, vol. 1, p. 140 (scuola Hanafi)

    E si dice della medesima opinione anche 'Abu al Hasan al-Māwardi, erudito della scuola Shāfi'i morto nel 1058, che sulle orme di Maometto indica ai musulmani due possibilità: convincere gli infedeli ad accettare l'Islam o, in caso di rifiuto, muovere loro guerra. Queste le sue parole:
    I musrikun (gli infedeli) di Dar al-Harb (la rena della battaglia) sono di due tipi: innanzitutto vi sono coloro che, chiamati all'Islam, rifiutano di convertirsi, preferendo di imbracciare le armi, il comandante dell'esercito può decidere di muovere loro guerra (...) a seconda di cosa pensa sia più vantaggioso per i mussulmai e sfavorevole per i musrikun. (...) Quindi vi sono coloro a cui non è ancora giunta la chiamata, e benché da quando Allah rese manifesto il suo messaggio essi non siano rimasti che in pochissimi (...) è proibito (...) attaccarli prima di rivolgere loro l'invito a unirsi all'Islam, illustrando i miracoli del Profeta e fornendo prove tali da incoraggiarne la conversione; ma se anche a quel punto essi rifiuteranno la chiamata, allora si muoverà loro guerra e li si tratterà come chi è stato raggiunto dal messaggio di Allah.

    Abu al-Hasan al Mawardi, Al-Ahkam as-Sultaniyyah, The Laws of Islamic Governance, Ta-Ha Publishers, London 1996, p. 60

    Persino uno dei massimi fautori del jihad violento del XX secolo, il teorico della «Società dei fratelli musulmani» Sayyid Qutb, ha affermato (senza traccia alcuna di ironia) che l'Islam è una religione di pace. Peccato che Qutb avesse in mente un modello di pace ben preciso:
    Quando l'Islam aspira alla pace, il suo obiettivo non è quella pace superficiale che tende semplicemente a garantire la sicurezza dei territori abitati dai musulmani. La pace a cui l'Islam anela vuole che la religione (ovvero la legge della società) sia purificata per Dio, che l'obbedienza di tutti gli uomini sia unicamente rivolta a Dio e che non vi siano uomini con più diritti di altri. Dopo l'epoca del Profeta - che la pace sia con lui – non ci si può attenere che alle ultime fasi del movimento del jihad; le fasi iniziali e intermedie non sono più applicabili.
    Sayyid Qutb, Maalim fi'l-Tariq, Dar al Shuruq, Beirut-Il Cairo 1978


    In un hadith di grande importanza Maometto delinea tre possibilità che i musulmani hanno il dovere di presentare agli infedeli:
    Sulayman Bin Burayd seppe da suo padre che, quando il messaggero di Allah nominava qualcuno a capo di un esercito o di un distaccamento, gli ordinava prima di tutto di temere Allah e di essere magnanimo con i musulmani che combattevano insieme a lui. Egli diceva: «Combattete in nome di Allah e secondo la sua volontà. Combattete contro coloro che non credono in lui. Ingaggiate una guerra santa. [ ... ] Quando incontrate i vostri nemici politeisti offrite loro tre possibilità. Se essi ne accettano una, anche voi dovrete accettarla e trattenervi dal fare loro del male. Invitateli ad accogliere nslam; se acconsentono, accettatelo e abbandonate la lotta. [... ] Se rifiutano, chiedete loro la gizyah. Se accettano di pagarla, accettatela e astenetevi dalla lotta. Se invece si rifiutano di pagare la tassa, chiedete aiuto ad Allah e preparatevi a combattere».

    Sahih Muslim, libro 19, n° 4294
    Il Profeta parlò chiaramente dell'obbligo di combattere per la religione che aveva fondato. E disse: «Dio mi ha ordinato di affrontare gli infedeli finché costoro non siano disposti ad ammettere che nessuno ha il diritto di essere venerato a eccezione di Allah e che Maometto è il suo messaggero, finché non celebrino al-salat e non paghino la zaktit. Se adempiranno a tutti questi doveri per quanto mi concerne avranno salvi la vita e i beni, sempre che le leggi islamiche lo consentano, e avranno da fare i conti solo più con Allah».
    Al-Bukhari, Sahih al-Bukhari cit., vol. 1, libro 2, n°25


    Questi sono estratti del Patto di Omar, dove si legge per bene la condizione dei dhimmi in terra islamica.

    “Noi cristiani non costruiremo, nelle nostre città e nelle loro vicinanze, nuovi monasteri, chiese, conventi o celle per monaci; non ripareremo quegli edifici di culto che stanno andando in rovina; non daremo rifugio, nelle nostre chiese o nelle nostre abitazioni, ad alcuna spia né la nasconderemo ai musulmani”

    “Non impediremo ai musulmani di ripararsi nelle nostre chiese, vengano essi di giorno o di notte. […] I musulmani che chiedono ospitalità riceveranno vitto e alloggio per tre giorni”



    “Non impediremo ad alcuno dei nostri parenti di convertirsi all'Islam, qualora lo desideri. Mostreremo rispetto nei confronti dei musulmani e ci alzeremo dal nostro posto se essi vogliono sedersi. Non cercheremo di assomigliare ai musulmani negli abiti, nei cappelli, nei turbanti, nei calzari e nell'acconciatura dei capelli. Non parleremo come loro e non impiegheremo i loro titoli onorifici. Non saliremo su alcuna sella e non ci cingeremo di spade, non indosseremo alcuna arma e neppure le trasporteremo sulle nostre persone. [... ] Non scolpiremo sigilli in lingua araba e non venderemo bevande fermentate (alcoliche). Ci raseremo la parte anteriore del capo. Ci vestiremo sempre nello stesso modo, in qualunque luogo ci troviamo, stringendoci lo zunnar in vita [cintura in seta e cotone indossata dai cristiani, N.d. T.]. Non esporremo le nostre croci o i nostri libri nelle strade o nei mercati dei musulmani. Potremo suonare il batacchio delle campane solo molto delicatamente. In presenza di musulmani non alzeremo la voce per le letture ecclesiastiche”


    AI-Zamahšarī, commentatore coranico del XII secolo, diede persino istruzioni affinché la gizyah venisse riscossa “in maniera svilente e umiliante” (Citazione tratta da Ibn Warraq, Perché non sono musulmano, Ariele, Milano 2002, p. 5)

    Nel XIII secolo al-Nawawi, giurista della scuola Shāf'ita, raccomandò che:
    “l'esattore trattasse con disprezzo l'infedele che pagava la tassa sulla persona: avrebbe dovuto restare seduto mentre l'infedele, di fronte a lui, abbassava il capo e piegava la schiena. Quindi quest'ultimo depositava personalmente il denaro sulla bilancia, mentre l'esattore, tenendolo per la barba, lo colpiva su entrambe le guance”
    (Citazione tratta da Bat 'Ye'or, Islam and Dhimmitude: Where Civilizations Collide, Fairleigh Dickinson University Press, Madison (New Jersey), 2001)







    Nei manuali di diritto islamico, ATTUALI, la situazione non è diversa:


    “coloro che vi sono soggetti devono pagare la tassa sulla persona imposta ai non-musulmani (ğizyah)”
    “si distinguono dai musulmani anche per l'abbigliamento, essendo tenuti a indossare un'ampia cintura (zunnar); non viene rivolto loro il tradizionale saluto islamico (as-Salamu 'alaykum, che la pace sia con te); devono tenersi ai lati della strada; non possono realizzare edifici alti come o più di quelli dei musulmani (tuttavia, se acquistano una casa molto alta essa non viene rasa al suolo); è proibito loro consumare pubblicamente vino o carne di maiale [... ], recitare ad alta voce la Torah o il Vangelo, celebrare i funerali e le festività e costruire nuove chiese”
    (Ahmed ibn Naqib al-Misri, "La fiducia del viaggiatore" ('Umdat al-Salik): A Classic Maual of Islamic Sacred Law, traduzione a cura di Nuh Ha Min Keller, Amana Publication, Belsville (Maryland), 1999, o11.3,5)


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  10. Helevorn

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    7 Dicembre 2010

    ti risponderò con calma :)

    mi dispiace solo notare come sei rimasto alla visione dell'islam precedente la seconda guerra mondiale, se hai studiato in un qualsiasi dipartimento universitario di orientalistica, di lettere o di filosofia e continui a pensare che l'Occidente deve poco o nulla all'islam hai (senza offesa) notevoli problemi di udito xD

    nel libro L'incoerenza dell'incoerenza dei filosofi, l'ENORMEMENTE influente sull'intera europa Averroè ti aprirà la mente sull'islam :D

    potrei citarti un libro stupendo, scritto benissimo e anche piuttosto sintetico: Professione filosofo. Sigieri di Brabante, di Putallaz e Imbach..basterebbe questo, accompagnato ad un manuale di storia della filosofia medievale (quello recentissimo della Pereira, per esempio), per capire quanto l'occidente intero deve all'oriente islamico (spagna compresa)

    in un altro testo stupendo, Pensare il medioevo curato da mt fumagalli beonio brocchieri, c'è un bellissimo articolo di campanini intitolato 'l'oblio dell'islam in occidente e averroè'. questo te lo consiglio, ma soprattutto: perché dobbiamo rinnegare parte delle nostre radici? noi siamo anche questo e non ci vedo nulla di male, non è che per questo devo convertirmi all'islam o diventare filoislamico o accogliere sette miliardi di tunisini nel mio giardino.. per uno storico è dovere di attenersi alla verità

    prometto comunque che leggerò tutto!! :D
     
    #1075
    Ultima modifica: 7 Dicembre 2010
  11. Druso Italico

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    8 Dicembre 2010

    Io ti consiglio invece il saggio di Gouguenheim,medievista dell’École Normale Supérieure di Lione, che si intitola "Aristotele contro Averroé", edito da Rizzoli, che mostra ampiamente come quello che si sente in molti dipartimenti universitari è, alla fine della fiera, fuffa, e che la storiella del contributo musulmano alla riscoperta della cultura classica, sia un mito puro e semplice, che non tiene conto di molte, molte fonti.
    Non c'era nessun bisogno di Averroè, in sintesi, per riscoprire Aristotele, che era già ben noto prima del 1200 soprattutto grazie all'opera dei monaci benedettini: per esempio nel monastero di Mont Saint Michel furono tradotte dal greco al latino molte opere di Aristotele già prima di Averroè a Toledo. Addirittura la "Fisica" venne copiata in duecento esemplari e mandata nelle maggiori corti e nei principali centri culturali europei.

    Non per niente contro l'autore di questo saggio è stata emessa una bella fatwa....
     
  12. Helevorn

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    8 Dicembre 2010

    io non ho certo le competenze adatte per fare un discorso sulla storia della filosofia medievale anche se ho avuto modo di studiarla, conviene piuttosto rivolgersi a professori con molta più esperienza di me..io ho avuto modo di discutere con professori di livello internazionale (l'università di Bologna ne può vantare non pochi) e di apprendere con la massima neutralità ciò che in 40 anni di studio e seminari conoscono, sinceramente li lascio a borghezio e goebbels i discorsi del tipo noi siamo celti e ariani e non dobbiamo nulla ad arabi, ebrei, berberi, mongoli, indiani e cinesi, anzi..

    screditare il pensiero di uno dei sistemi universitari più rinomati del mondo (a livello umanistico, almeno, dato che è l'unico che io conosco) come fuffa è non solo irresponsabile ma anche insensato.. non credo che venga in tasca qualcosa a professori come Luca Bianchi o Fedriga nel sostenere nei propri corsi e seminari di filosofia medievale che l'Europa deve al mondo bizantino, ebraico e islamico gran parte delle sue conoscenze umanistiche..

    in un testo stupendo (la filosofia nelle università xii-xiv secc.) si scrive che, per esempio, astrologo personale dell'imperatore federico ii fu, dal 1217, michele scoto, autore delle fondamentali versioni dell'aristotele arabo commentato da averroè; senza contare che luigi ix, il protagonista della mia tesi di laurea, ebbe modo di ammirare estasiato la biblioteca del sultano ayyubide al muazzam turanshah e fu solo dopo il suo ritorno in francia (1254) che fece costruire nel palazzo della cité a parigi una biblioteca speculare..

    quel testo me lo leggerò volentieri conscio di non poter fare un discorso accademico in quanto mi interesso solo di storia e di storia extraeuropea e in storia sono laureato, dunque non ho competenze filosofiche né esperienza adeguata per conoscere e aver letto migliaia di fonti, testi e studi filosofici..per quel che ho studiato (e posso assicurarti che è abbastanza xD) e per quel che ho studiato la situazione è così e, ripeto, non ci trovo nulla di sconveniente..è ovvio che sotto una prospettiva storica uno che dice che l'islam è una religione per cui tutti devono crepare e deve vincere il sommo potere di allah può venire smentito anche da uno studente di orientalistica al primo anno senza andare a interpellare professori emeriti come Franci o Passi (per rimanere nella mia facoltà, ma a Roma e a Napoli ci sono migliaia di professori a livelli simili), l'islam guerrafondaio è figlio della stessa tradizione anteguerresca del feroce saladino.. che poi ora ci siano gruppi estremisti e gente che in Palestina si bombarda e che vuole ammazzare i cristiani d'Occidente non lo metto in dubbio, ma esula dal discorso storico, ossia è un'interpretazione o sbagliata del sunnismo (e dello sciismo) o comunque nuova e non ortodossa, i nizariti di Alamut e gli almohadi, per esempio, furono non solo osteggiati ma apertamente contrastati dal sunnismo asharita-maturidita.. penso che un'interpretazione dell'islam come quella che viene fatta dal cosiddetto islam radicale (al mawdudi, sayyed qutb ecc) c'entri con l'islam delle origini più o meno come quanto il cristianesimo cattolico apostolico romano c'entri con la vita degli apostoli e dei padri della chiesa..ma, del resto, che fine ha fatto chi predicava il ritorno alla vita evangelica? (catari, pietro di bruys, enriciani, patarini..)
     
  13. Druso Italico

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    8 Dicembre 2010

    Non leggo smentite di merito a quel che ho riportato. Tanto basta.
     
  14. Druso Italico

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  15. Iasonis

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    4 Gennaio 2011

    Oltre a quello che scrivesti tu , c'è da tenere in considerazione anche il carattere ed il comportamento della popolazione araba , se si vuol discutere di Islam.
    Sembra che la presenza del deserto abbia segnato alcuni tratti del carattere e del comportamento degli arabi e in particolare di quella nomade : Un forte senso di appartenenza al clan , un grande coraggio ed un forte attaccamento alla libertà.
    Poi bisogna ricordare il vivissimo senso dell'ospitalità.
     
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