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Politica italiana

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da Daniele "dani66" D'Adamo, 3 Novembre 2008.

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  1. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    Per "desindacalizzazione" mi riferivo alla scomparsa di specifici "diritti" sindacali (scala mobile nello specifico).
    Comunque il contratto unico annulla i sindacati quanto li annulla la scala mobile. In svezia i sindacati hanno ruolo nel definire i minimi sindacali, i sussidi di disoccupazione, lavorano nella contrattazione decentrata, nell'assistenza al lavoratore.
     
    #9781
    Ultima modifica: 5 Gennaio 2010
  2. SANdMAN

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    5 Gennaio 2010

    Dici poco...

    Anche qui si fa la stessa cosa che fanno i colleghi in svezia, solo che qui, grazie alla solita serie di promesse da marinaio che l'imprenditore medio può fare grazie alle ingerenze della politica, a volte riesce e a volte no.
     
  3. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    Non lo metto in dubbio. Dicevo che il sindacato ha il suo bel da fare anche in un paese dal sistema lavorativo semplificato come in svezia.
     
  4. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010


    Ritorno sulla questione delle sei ore perché ho trovato questo
    Il declino globale degli stipendi in busta 5mila euro in meno l'anno - economia - Repubblica.it



    L'articolo, oltre ad identificare il problea, a mio avviso giustamente, soprattutto in trend globai che interessano tuttii paesi occidentali, mette nel piatto dati precisi:

    nel 1983, all'apogeo della Prima Repubblica, la quota del prodotto interno lordo italiano, intascata alla voce profitti, era pari al 23,12 per cento.

    Di converso, quella destinata ai lavoratori superava i tre quarti. Più o meno, la stessa situazione del 1960, prima del "miracolo economico". L'allargamento della fetta del capitale comincia subito dopo, nel 1985. Ma per il vero salto bisogna aspettare la metà degli anni '90: i profitti mangiano il 29 per cento della torta nel 1994, oltre il 31 per cento nel 1995. E la fetta dei padroni, grandi e piccoli, non si restringe più: raggiunge un massimo del 32,7 per cento nel 2001 e, nel 2005 era al 31,34 per cento del Pil


    In base a questi dati negli "anni d'oro" la quota non di profitto era del 76,9%. Nel 2005 era del 68,6%.
    Ora, se rispetto agli altri paesi europei abbiamo stipendi più bassi del 32%, vien da se che per pareggiarli dobbiamo aumentare il 68,6% del suo 32% (ovvero 25,8%). Il risultato sarebbe 94,4% (ritornare invece al precederte 76,9 corrisponderebbe ad un aumento di stipendi di un "modesto" 8%).
    Cioè, dovremmo portare il profitto al 4,6%, un quarto scarso di quello che era nell'83... ad un livello per inciso di non remuneratività dell'investimento: se uno ha capitale e deve aprire un'azienda (che creerebbe posti di lavoro), sapendo che il profitto sarà del 4,6%, non lo fa perché gli stessi identici soldi li può investire in titoli di stato tedeschi per ottenere lo stesso identico guadagno senza fare nulla.
    Vien da se che in realtà il sistema si autoregola, i profitti non scenderebbero MAI al 4% perché sarebbero preceduti da livelli di dicoccupazione tali da far crollare gli stipendi e rialzare il saggio di profitto (sull'argomento vedi... MARX).
    In sostanza, non è per quella strada che si può pensare di pareggiare gli stipendi dei lavoratori europei. Ci sono altri modi ben più efficaci per guadagnare di più!

    Ora, bisogna precisare che questa analisi da me fatta è imprecisa ed esagerata, nel senso che forse ben più grave dello spostamento del pil da profitti a stipendi e salari è la polarizzazione tra soggetti i cui stipendi sono altissimi. Detto questo, credo che quest'analisi sia ben significativa perché - benché siano importanti per i lavoratori dipendenti tutti politiche volte a tenere alta l'occupazione, badando bene però di non distruggere e sprecare risorse - chiarisce come i problemi economici non possano essere risolti considerando l'italia come un "hortus conclusus", e le politiche economiche meravigliose a sentirsi in base alle quali se si lavorasse meno o si andasse in pensione prima saremmo tutti più ricchi si devono scontrare con una realtà ben più dura.
     
    #9784
    Ultima modifica: 5 Gennaio 2010
  5. S_E_D

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    5 Gennaio 2010

    Forse ti sfugge che io non discuto e lotto per il rialzo dei salari e basta. Questo sarebbe tradunionismo direbbe Lenin. :D Quindi, in linea strategica, non mi interessa se possono esistere altri modi per aumentare i salari.

    Difatti l'aumento dei salari nominali (quindi il mantenimento di quelli reali) e la diminuzione delle ore lavorate sono ( o meglio, dovrebbero, visti gli ultimi tempi) le rivendicazioni principali dei comunisti per spostare a proprio favore il conflitto capitale lavoro, proprio perchè accentuerebbero le contraddizioni, insite strutturalmente, nel capitalismo. Così come i capitalisti puntano, per l'appunto, all'aumento della produttività, delle ore lavorate per aumentare il plusvalore; abbassare il costo del lavoro (capitale variabile) per bilanciare l'aumento, inevitabile, degli investimenti (capitale costante), proprio per non incappare nella caduta tendenziale del saggio di profitto, che citavi. Il problema è che il contrasto che il capitalista fa alla caduta tendenziale del saggio di profitto porta alla crisi di sovrapproduzione...e siamo da punto a capo.

    Se ci sono vie alternative sono solo momentanee, perchè è insito nel sistema capitalista la diminuzione dei salari reali (e allo sfruttamento dei salariati in quanto portatrici di plusvalore) e quindi alla crisi di sovrapproduzione. Quella attuale ne è un esempio.
     
    #9785
    Ultima modifica: 5 Gennaio 2010
  6. S_E_D

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    5 Gennaio 2010

    Ribadisco, privatizzare i servizi pubblici vuol dire diminuzione della qualità e quantità degli stessi al cittaddino, per il semplice fatto che il privato segue solamente la legge dei maggiori profitti. A Parigi se ne sono accorti e hanno ripubblicizzato (dopo che lo avevano, appunto, privatizzato) la gestione ed erogazione dell'acqua. In Italia arriviamo sempre dopo: nel privatizzare e nel ripubblicizzare :D

    Monopoli/concorrenza: la concentrazione dei capitali, in ogni caso, è un dato di fatto: con il passare del tempo rimane in piedi chi investe in tecnologia in maniera maggiore, proprio per riuscire a rimanere "sul mercato" Questo porta inequivocabilmente alla concentrazione dei capitali in mano ai capitalisti che hanno a disposizione più fondi da investire. "Il grosso capitalista si mangia il piccolo capitalista". Tra l'altro è da qui che nasce la finanza, ovvero dalla concentrazioni di ingenti quantità di capitali in mano di pochi.

    Riguardo alla disoccupazione/occupazione: è ovvio che si considerano persone in età lavorativa, mica anche i neonati! Suvvia!
     
  7. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    Uhm... no, quella teoria marxiana è stata chiaramente smentita.
    - Marx riteneva che il sistema sarebbe crollato perché l'aumento della tecnologia faceva aumentare la quota di profitto del singolo capitalista ma a livello di sistema faceva abbassare il saggio di profitto in quanto in ultima analisi il valore deriva solo dal lavoro. La cosa è con tutta evidenza falsa e tale si è dimostrata. Sostanzialmente era un aggiornamento di malthus, convinto che il sistema dovesse crollare xche la riccchezza dipendeva direttamente dalla terra. In proposito:
    - Il lavoro (e men che meno la terra) non è la fonte uniche del profitto, il quale è legato invece in larghissima parte allo sviuluppo economico e tecnologico (produrre PIU' beni con MENO lavoro). In merito tra i tanti, puoi vedere schumpeter Joseph Schumpeter - Wikipedia
    «Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose o le stesse cose in maniera differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa» In un'ipotetica economia basata sul modello statico, i beni vengono prodotti e venduti secondo la mutevole domanda dei consumatori ed il ciclo economico assorbe le influenze della storia, ma i prodotti scambiati rimangono sempre gli stessi, le strutture economiche non mutano, eccetera. Schumpeter fa notare che questo modello di economia non corrisponde alla realtà e lo supera con il già menzionato approccio "dinamico", in cui un nuovo soggetto, l'imprenditore, introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione. L'imprenditore può fare questo in quanto dispone dei capitali messigli a disposizione dalle banche, che remunera con l'interesse, ossia una parte del profitto aggiuntivo realizzato grazie all'innovazione.
    - Questo concetto ad oggi abbastanza scontato fa cadere in toto anche la teoria dello sfruttamento e del plusvalore così come l'aveva ipotizzata marx. Il lavoro non produce valore di per se. Se io passo otto ore al giorno a a lucidare il vetro di una macchina ho prodotto ben poco valore. Il lavoro produce valore nel momento in cui è efficacemente coordinato a soddisfare un bisogno, direttamente o attraverso un bene. Questo definisce innanzitutto l'imprenditore come un soggetto con cui certo si possono (e sovente devono) instaurare rapporti conflittuali, ma che ha un ruolo sociale vitale e non è un ostacolo da spazzare via
    - Se si considera poi che ad oggi il ruolo di imprenditore e quello di capitalista coincidono solo in parte pare abbastanza evidente che l'armamentario di un seppur bravo filosofo ed economista dell'800 è del tutto inadeguato ad affrontare le sfide delle mutevoli e complesse classi subalterne odierne. Può al limite fornire qualche orientamento di fondo.
     
    #9787
    Ultima modifica: 5 Gennaio 2010
  8. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    Ribadisco: ci sono dei settori detti MONOPOLI NATURALI. Il monopolio naturale è un settore in cui è difficile entrare per qualche motivo (es: acquedotti: l'acquedotto è uno, non è che ne puoi costruire di fianco uno concorrente.. altro esempio tragico sono le autostrade)). Quando c'è un monopolio naturale l'azienda non ha concorrenza e dunque non è invogliata a tenere alta l'efficienza, non deve tenere bassi i prezzi, e non ha bisogno di investire in sviluppo e qualità.
    Ci sono settori che per loro natura (es la telefonia, tranne che per le infrastrutture base), si prestano alla presenza di diverse aziende in concorrenza tra loro. Queste aziende, essendo in concorrenza, dovranno tenere l'efficienza altissima, i prezzi bassi, investire in innovazione ecc.
    Secondo la teoria economica ed il buonsenso, i monopoli naturali è bene che siano pubblici o comunque fortemente controllati dallo stato; i settori invece concorrenziali è bene che siano privati.
    Poi ci sono altri parametri quali l'escludibilità (es: la salute... che sia più o meno concorrenziale è inaccettabile che chi non ha denaro non possa accedervi, pertanto ci vuole un'offerta pubblica) e le esternalità (es: la ricerca di base: settori in cui i privati non si inserirebbero perché non è proficua, ma se lo stato la finanzia il sistema economico ne beneficia).


    Veramente viviamo proprio in un paese in cui le grandi imprese sono fallite una dopo l'altra e vanno quasi tutte male, mentre le piccole imprese fanno la parte del leone. Questa tua teoria è infondata. Anche perché, soprattutto oggi, dire "tecnologia" non significa dire macchinari assurdi di dimensioni gigantesche che pochi si possono permettere. Un software efficace creato da un team di ragazzi ingegnosi può rivoluzionare il lavoro di un'azienda.


    E allora c'è un limite a quanto il numero di occupati può aumentare.
     
  9. S_E_D

    S_E_D
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    5 Gennaio 2010

    A parte che ti sei contraddetto riguardo al saggio di profitto:prima dicevi che con la diminuzione dei salari aumenta il saggio di profitto ("tali da far crollare gli stipendi e rialzare il saggio di profitto"), quando in realtà è vero il contrario ovvero con la diminuzione dei salari diminuisce il saggio di profitto.

    Comunque...

    La toria del capitalismo come "sistema dinamico" che si autodistruggerà Schumpeter la accetta. Quindi non capisco la citazione di Schumpeter e la tua affermazione secondo cui il capitalismo non è crollato e quindi Marx ha torto. Prima cosa: che il capitalismo non sia ancora crollato non vuol dire nulla, seconda cosa è lo stesso Schumpeter a dire che il capitalismo crollerà in favore del socialismo, ma questo avverà democraticamente e non violentemente. Le sue posizioni sono quelle di un revisionista...da qui a farlo passare per la verità ce ne passa...

    In ogni caso non posso entrare in profondo su Schumpeter, conoscendolo poco, ma mi limito a dire come lo studio del capitalismo fatto da Marx sia assolutamente attuale (al riguardo, ti consiglio il libro di Vladimiro Giacchè "Il capitalismo e la crisi", libro consigliato tra l'altro da Profumo (!), rimasto impressionato dall'attualità dell'analisi marxista), tant'è che il saggio del profitto dall'800 ad oggi è sceso, nonostante la presenza "dell'imprenditore".

    Però a me pare che sostituendo un po' di parole da quel tratto di wikipedia emergerebbero: imperialismo (apre nuovi mercati,), restaurazione economica dopo una crisi di sovrapproduzione (cambia le modalità organizzative della produzione), deve aumentare il capitale costante per poter rimanere sul mercato (sfrutta le innovazioni tecnologiche). Il fatto che sia la banca a permettergli quello non vedo che novità porti. Quindi in quel passo mi pare che non si dica nulla di nuovo, ma sicuramente non sarà nemmeno esaustivo riguardo a Schumpeter. Ma ripeto, sono limitato non conoscendo a fondo il pensiero di Schumpeter, il quale deve molto a Marx.
     
  10. S_E_D

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    5 Gennaio 2010


    OK, ci sono monopoli natuarli. Il problema è che vogliono farli passare per "non naturali" e privatizzarli. è un dato di fatto e ovviamente non stiamo parlando solo dell'Italia.
    In ogni caso il tuo discorso è sempre solo teorico ed ideologico dato come poni la concorrenza come dogma. Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti la grossa fallibilità di quel dogma.

    Le piccole ditte da noi vivono perchè innovano pochissimo e tengono bassi i salari. Ci sono le eccezioni, ma sono appunto eccezioni.
    Le multinazionali sono l'esempio lampante della concentrazione del capitale.
    Ad esempio, pochi mesi fa sono stato ad un convegno per lavoro (nulla di chè) in cui hanno mostrato come l'ABB (multinazonale leader nell'impiantistica) volendo possa comprarsi domani mattina la Scheneider (altra importante, a livello europeo, multinazionale nel settore impiantistico). I fatti son questi, la teoria un'altra.
     
  11. HeadlessChild

    HeadlessChild
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    5 Gennaio 2010

    Il profitto è la differenza tra costi e ricavi. I salari sono costi. Il profitto sale se scendono i salari. Marx era arrivato a sostenere il contrario in seguito a peripezie, ma le cose stanno con tutta evidenza come sto dicendo io, e la storia del capitalismo lo dimostra.


    Schumpeter come economista ha confutato la teoria del crollo del socialismo in base alla caduta del saggio di profitto, introducendo (o meglio, sottolineando) il concetto di sviluppo economico.
    Dopo di che schumpeter può aver teorizzato qualsiasi altra cosa, DIVERSA da quanto diceva marx.

    Il saggio di profitto può scendere e salire quanto vuole - ed in questo è influenzato più che altro dalla CONCORRENZA, non dal rapporto tra tecnologia e lavoratori - ma se non è vero (prendendo per buono il modello di schumpeter che, anche lui, dovrebbe essere sottoposto a verifica) che al suo ridursi seguono nell'ordine una crisi ed un ritorno al sistema precedente, il modello marxiano non serve più.



    Hai sostituito termini facendo dire al testo cose che non dice.


    Secondo me la cosa più problematica non è tanto poi la discussione sulla caduta del capitalismo, quanto il fatto che anche fosse dovrebbe passare per una stabilizzazione del sistema concorrenziale, ovvero attraverso, per esempio, la creazione di una società civile globali con redditi simili.
    Se consideri che un miliardo di persone vive con due dollari al giorno ce n'è di strada da fare. E se consideri che se le modalità di gestione della ricchezza non vengono modificate si rischiano di avere nove miliardi di persone su un pianeta mezo sommerso e mezzo desertificato la questione è ancora più complessa.


    Uhm... no. E' fallito il dogma dei mercati non regolati.

    I fatti sono che il sistema economico non sta espellendo le piccole imprese. E qui riprendo il discorso banche: il fatto che oggi gli imprenditori spesso abbiano solo una piccola parte del capitale non è un dettaglio. Cambia tutto il sistema. Innanzitutto - guardando alla genesi delle nuove aziende - l'imprenditore non èp uno che con il capitale si appropria di plusvalore, per il semplice motivo che generalmente capitale non ne ha, ha un'idea. In secondo luogo il capitale investito da banche, fondi pensione o altro, è quello di tutti i cittadini che hanno un minimo di risparmio. I capitalisti sono... la classe media. E' un sistema economico estremamente cambiato.

    Tra l'altro, anche le multinazionali tengono bassi i salari. Tutti tengono i salari al livello più basso possibile. Le multinazionali tendenzialmente di più perché vanno a cercarsi i salariati nel terzo mondo.

    P.S. Profumo ha un certo qual bisogno di accreditarsi presso l'opinione pubblica "antisistema", dovendo giustificare quei dieci milioni di euro all'anno di stipendio (che non verranno in alcun modo toccati dalla crisi) ed il fatto di essere a capo della più grande banca italiana in un periodo in cui la stretta creditizia sta facendo girare le balle a molti. Poi, magari il libro è bello lo stesso.
     
    #9791
    Ultima modifica: 5 Gennaio 2010
  12. Metal Revenge

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    5 Gennaio 2010

    Ma due cose sulla lettera di Di Pietro, sulla candidatura della Bonino e quella di Boccia?
    Le regionali si avvicinano
     
  13. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    P.S. ma i profitti non stavano AUMENTANDO?
     
  14. HeadlessChild

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    5 Gennaio 2010

    Le regionali sono una causa persa. Il fatto che l'UDC sia il PRIMO interlocutore del PD è preoccupante. La bonino farà meglio delle liste con pannella capolista ma nel complesso non va da nessuna parte.
     
  15. dreamtheater84

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    Satur9, LA PATENTEEE

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    5 Gennaio 2010

    Meglio perdere che vincere con l'UDC...
     
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