1. Il regolamento del Forum è stato ripristinato e aggiornato, lo puoi trovare in ogni momento in basso a destra cliccando su "Termini e Condizioni d'uso del sito". Ti preghiamo di leggerlo e di rispettarlo per mantenere il forum un luogo piacevole ed accogliente per tutti. Grazie!
    Chiudi

Politica italiana

Discussione in 'Attualità e Cultura' iniziata da Daniele "dani66" D'Adamo, 3 Novembre 2008.

Status Discussione:
Chiusa ad ulteriori risposte.
  1. death_by_the_dead

    death_by_the_dead
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    21 Febbraio 2009
    Messaggi:
    387
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010

    Io sono per il ritorno ad un sistema proporzionale senza sbarramento. Questo permette ai partiti "popolari" di influire di più e resistere meglio ai partiti borghesi, che sono riusciti ad erodere molte delle conquiste sociali degli anni '70.
     
  2. HeadlessChild

    HeadlessChild
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    20 Gennaio 2003
    Messaggi:
    5.566
    "Mi Piace" ricevuti:
    11

    4 Gennaio 2010

    Ma se un partito non arriva al 4% che partito popolare è?
     
  3. SANdMAN

    SANdMAN
    Expand Collapse
    The vengeance is mine!

    Registrato:
    11 Febbraio 2002
    Messaggi:
    6.759
    "Mi Piace" ricevuti:
    22

    4 Gennaio 2010

    semplice, è popolare nel senso che lo conoscono in tanti ma non lo votano...
     
  4. SANdMAN

    SANdMAN
    Expand Collapse
    The vengeance is mine!

    Registrato:
    11 Febbraio 2002
    Messaggi:
    6.759
    "Mi Piace" ricevuti:
    22

    4 Gennaio 2010

    Sulla questione inflazione al 20% e degli stipendi, ci sono un paio di cose che di solito non considerano:

    1) in quel periodo eravamo ancora "i cinesi d'europa" il 20% di svalutazione era anche figlio di quella politica economica, senza logica dal mio punto di vista, che serviva a mantenere alte le esportazioni a zero tecnologia aggiunta per le nostre fabbriche; quel meccanismo ha, in fondo ma neanche tanto fondo, fatto svanire in una giornata i 360 lire di svalutazione della lira col dollaro (ma qui siamo già negli anni 80).
    In più, a differenza degli attuali cinesi, c'era molta della "roba" prodotta che serviva per saturare un mercato ancora in espansione quale quello italiano.

    2) non eran tato gli stipendi ad essere i migliori, ma semmai il rapporto tra lo stipendio e quello che poteva esser comprato.
     
  5. S_E_D

    S_E_D
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    29 Dicembre 2009
    Messaggi:
    30
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010


    Sulla retorica: sinceramente io di retorica ne vedo solo da parte tua. "Si ma l'italia di riforme in realtà ha un disperato bisogno. E dunque di governabilità." è una frase impregnata di qualunquismo, del tipo che circola ora tra i "responsabili" (altra parolina del dizionario "termini depauperati") della politica.
    Quali sarebbero queste "riforme condivise di cui il paese ha bisogno"? perchè se non diciamo quali sono scadiano veramente nella retorica.
    Le uniche riforme di cui si parla sono quelle "sulla giustizia" (così, generaliste), in cui csx e cdx "giocano", facendoci sopra un teatrino giornaliero veramente misero; sulla costituzione (sempre generalizzando).
    Le uniche vere riforme in cui si vedono i fatti e hanno un disegno ben preciso sono quelle che reprimo ulteriormente i diritti di lavoratori e cittadini: ad esempio Sacconi ha appena parlato di riforma del welfare, cercando di coinvolgere i sindacati in un disegno "neocorporativo". Ottima riforma, il "paese ne ha bisogno". Questa che tra l'altro si accoda all'accordo separato FIM, UILM, Governo, Confindustria (escludendo la FIOM, di gran lunga il sindacato con più iscritti...alla faccia della "retorica democratia") dell'anno scorso, dove vede, per l'appunto, un sindacato neocorporativo che smette di fare gli interessi della classe lavoratrice. per non parlare della riforma sullo sciopero nei trasporti (che farà da apripista). La riforma Gelmini, Brunetta, federalismo...tutte riforme condivise (sì, PD e IDV sbraitano tanto, ma in fondo in fondo condividono).
    Dando uno sguardo alle "riforme condivise" degli ultimi 20 anni si vedono solo privatizzazioni e precarizzazioni ed indebolimento del mondo del lavoro (votate, queste ultime, anche dal PRC, vedi pacchetto treu). Ma state tranquilli, sono riforme condivise...sì...condivise da confindustria e basta.

    D'altronde ci sarà pure un motivo se negli anni 70 gli stipendi erano tra i più alti d'Europa (sì, nonostante quella inflazione, c'era appunto la scala mobile) ed ora la media degli stipendi italiani è del 32% inferiore alla media Europea.
    Ci sarà un motivo se rispetto a 20 anni fa l'8% del PIL nazionale è passato dai salari ai profitti e alle rendite...guarda caso proprio dopo l'abolizione della scala mobile...e il salto maggiore a favore dei profitti lo si ha dopo il 1993, ovvero dopo la "concertazione sindacale"...d'altronde quelle erano riforme "per il bene del paese".

    Riguardo la "gente stupida che vota i ladri". Il problema e ben più complesso. La tua analisi, che è quella di molti, è di una superficialità imbarazzante. Il materialismo storico c'entra eccome, nella declinazione di "blocco storico" che ne da Gramsci. Le destre sono riuscite a creare un'alleanza di ceti sociali (un esempio lampante è la lega che unisce i "padroncini" del nord con gli operai ed impiegati che lavorano presso le loro ditte) di cui il grande capitale è il dirigente (visti gli spostamenti di PIL avvenuti in questi ultimi 20 anni e soprattutto vista la legislazione di questi ultimi anni). Essi riescono a mantenere questo blocco grazie ad una serie di ideologie, che vanno dal razzismo all'individualismo. Per superare questa cosa bisogna saper scardinare questa "cementificazione" (utilizzo il termine di Gramsci) tra interesse materiale ed ideologia.
     
    #9770
    Ultima modifica: 4 Gennaio 2010
  6. death_by_the_dead

    death_by_the_dead
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    21 Febbraio 2009
    Messaggi:
    387
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010

    Partiti che combattono per il popolo. Condivido in larga parte il pensiero di S_E_D., nel 1993 è iniziata la demolizione dei diritti dei lavoratori italiani e nessuno ha fiatato.

    Col proporzionale magari il partitino, riesce a ricattare il partito borghese e ad evitare una riforma pro borghesia quali sono state quelle sul mercato del lavoro(che per me deve essere rigido quanto una sbarra di uranio).

    Poi c'è la retorica della parola "liberale" che tutti confondono come sinonimo di "libertà" quando in realtà è vero l'esatto opposto.
     
  7. HeadlessChild

    HeadlessChild
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    20 Gennaio 2003
    Messaggi:
    5.566
    "Mi Piace" ricevuti:
    11

    4 Gennaio 2010

    contratto unico di lavoro, ammortizzatori sociali x tutti, riduzione drastica dei tempi della giustizia, liberalizzazione di accesso a professioni per far scendere i costi (dai taxi ai notai), riorganizzazione dell'amministrazione pubblica per far scendere i costi. Collegamento delle erogazioni per servizi alle regioni ad un costo standard e sanzioni per chi sfora. Tanto per cominciare.
    Poi più potere di controllo dei piccoli azionisti sulle società quotate e rigide restrizioni alle scatole cinesi. Limitazioni alla speculazione finanziaria ed incentivi (eventualmente attraverso il favorire una maggiore concorrenza) ai prestiti-investimento delle banche e non sono a quelli coperti.

    E tanto altro ancora (es: dirottamento di gran parte delle risorse guadagnate in ricerca e sviluppo, soprattutto in ambito universitario purché si intervenga sul clientelismo in quell'ambito; intervento anche sulle infrastrutture convenzionate per gli studenti).

    A parte che vorrei vedere questi dati: le medie OCSE sugli stipendi le avevo viste (a parte che poi bisognerebbe guardare la mediana, vedere se gli stipendi sono al netto dell'evasione, e confrontarli con il potere d'acquisto), comunque l'italia degli anni 70 (posto che, appunto, vorrei i dati) era al culmine di un boom di espansione economica. In fase di espansione il lavoratore ha alto potere contrattuale; in fase recessiva ce l'ha bassissimo. Gli stipendi ne conseguono.
    Poi che a livello di stipendi siamo i messi peggio è vero.

    Ma non è che puoi mettere in relazione i dati isolati per vaga vicinanza cronologica. E' indubbio che una "desindacalizzazione" del lavoro sfavorisca i salari. In compenso - oltre all'instabilità che crea l'iperinflazione e l'impossibilità del risparmio e l'aumento dei costi di transazione a causa degli alti tassi d'interesse, ed in definitiva al fatto che l'inflazione va in larga parte a pareggiare quanto guadagnato sui salari in un circolo vizioso - esiste una cosa chiamata competizione globale - da associarsi all'ascesa del terzo mondo - in base alla quale non è detto che difendere i salari sbattendosene della produttività alla lunga paghi.
     
    #9772
    Ultima modifica: 4 Gennaio 2010
  8. S_E_D

    S_E_D
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    29 Dicembre 2009
    Messaggi:
    30
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010

    I dati non li sparo. Eccone un po' (lascia stare la parte "propagandista", guarda i dati la cui fonte è tutt'altro che di parte). Condizione operaia salari reali e salari nominali

    Il fatto che i nostri stipendi siano del 32% inferiori alla media europea è notizia di oggi.

    Mentre si spostava quella parte di PIL la produttività è aumentata e l'occupazione è rimasta pressochè stabile, ora sta scendendo. Quindi il contrasto "produttività/difesa dei salari" non quadra (La questione retributiva - L'Umanista anche qui ci sono le fonti).

    Vaga vicinanza cronologica? Dai, non prendiamoci in giro.

    Le tue riforme quindi si possono riassumere in "tagli alla spesa pubblica" da un lato, liberalizzazioni dall'altro e toppe per finire in bellezza (ammortizzatori sociali). Ovvero quello che si è fatto (tagli alla spesa pubblica) e tentato di fare (liberalizzazioni, ammortizzatori sociali) da 20 anni a questa parte, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi. Le famose "liberalizzazioni" portano sempre a cartelli o trust se non addirittura a monopoli privati. Singolare che degli ammortizzatori sociali se ne sia parlato per 20 anni, ma ad una precarizzazione del mondo del lavoro non è corrisposto un sistema di ammortizzatori sociali...forse perchè quella parte non garba ai padroni...però è meglio ripeterlo che servono così la gente si convice che prima o poi si faranno. Che poi non risolvono un bel niente.
    Di patrimoniali, aumento delle tasse sulle rendite finanziarie, taglio delle tasse ai lavoratori nemmeno l'ombra, sono contro "il bene del paese".
     
    #9773
    Ultima modifica: 4 Gennaio 2010
  9. S_E_D

    S_E_D
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    29 Dicembre 2009
    Messaggi:
    30
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010

    Le origini del liberalismo applicato affondano nella schiavitù razzista. Ho detto tutto.
     
  10. HeadlessChild

    HeadlessChild
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    20 Gennaio 2003
    Messaggi:
    5.566
    "Mi Piace" ricevuti:
    11

    4 Gennaio 2010

    Condizione operaia salari reali e salari nominali

    A parità di condizioni, se un operaio o un lavoratore italiano ha avuto un salario di 16.000 euro; un lavoratore inglese ha avuto un reddito intorno ai 28 mila euro, un francese sui 19 mila; uno spagnolo sui 17 mila.


    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200905articoli/43817girata.asp


    Con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca al 23/o posto della classifica dei 30 paesi

    Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto
    viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).

    Poi magari ci sono dati più recenti. Sia chiaro, non è che sia una situazione rosea, contestavo solo i dati. I raffronti con gli inglesi sono un po' particolari se non fatti PPA xche avevano la sterlina alta. Con i dati OCSE la differenza rispetto alla UE a 15 (l'area + ricca) è del 23,5% circa.

    No, esiste una correlazione diretta tra salari e produttività. Solo che, esistono anche altre variabili. L'articolo ne identifica una importantissima, che è il numero di occupati. Caso vuole tra l'altro che il numero di occupati è anche inversamente proporzionale alla rigidità del lavoro.
    L'articolo propone come soluzione la riduzione del numero di ore lavorative per favorire i salari. E' evidente, che questa ipotesi fa aumentare i costi unitari del lavoro (costi di transazione per lo più), nonché la produttività del singolo soggetto (che scende del 20%). L'ipotesi dell'articolo è che l'effetto dell'aumentato potere contrattuale verso le aziende )costrette ad assumente il 20% dei lavoratori in più) sia tale da non far decrescere ma addirittura aumentare la retribuzione. L'ipotesi conserva un suo fascino se vista nell'ottica - frequente in una certa area politica - dell'economia come una torta di dimensione stabile da spartire tra tutti i soggetti. In realtà ad un calo della produttività si associano
    - Inflazione a causa del maggior costo unitario del singolo prodotto prodotto nel paese, che ben difficilmente viene compensato per intero da una riduzione dei profitti)
    - Calo delle esportazioni per lo stesso identico motivo, con conseguente calo occupazionale
    - Se avessimo una nostra moneta, per lo stesso motivo avremmo anche una svalutazione che, seppur in parte compensativa in fatto di esportazioni, influisce anch'essa sull'inflazione in quanto diventano più difficili le esportazioni. Avendo noi l'euro, ad occhio direi che si verificherebbe solo un vistoso calo del pil, accompagnato si ad una migliore distribuzione dei redditi, ma per la serie "tutti più ugualmente poveri".



    Ovvio. Rispetto agli altri paesi europei paghiamo più tasse (ad eccezione di asutria e paesi scandinavi... ma in verità paghiamo quanto loro solo che abbiamo gli evasori che abbassano la media) per avere meno servizi.
    La convinzione che tagliare la spesa pubblica sia tagliare i servizi è l'ennesimo frutto del dimenticarsi sempre produttività, efficienza ed efficacia di una certa parte politica.

    Stai associando direttamente il termine liberalizzazione a quello di privatizzazione, contro ogni evidenza e contro quello che ho detto.
    La liberalizzazione è l'OPPOSTO del trust.


    P.S Cmq linki siti interessanti :P
     
    #9775
    Ultima modifica: 4 Gennaio 2010
  11. S_E_D

    S_E_D
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    29 Dicembre 2009
    Messaggi:
    30
    "Mi Piace" ricevuti:
    0

    4 Gennaio 2010

    Stpendi italiani inferiori del 32% dalla media europea: Gli stipendi lordi degli italiani sotto la media Ue del 32,3% - Corriere della Sera

    Sull'articolo de "L'umanista": la produttività è aumentata alla grande. Nell'articolo lo si spiega bene e spiega bene anche la connessione delle "varabili" produttività, occupazione in relazione alla retribuzione. Mi pare che tu abbia fantto finta di niente. Stiamo parlando del caso concreto italiano, non di teoria economica...altrimenti inizio a fare citazioni su citazio da "Il Capitale" e non la finiamo più.

    Riguardo il taglio alla spesa pubblica: quello che dici e semplicemente ideologia. Cosa ci azzecca (maledetto Di Pietro! :hihi:) la produttivtà con i servizi pubblici (non ipotetiche aziende di stato) che NON devono fare profitto? Che poi nessuno voglia degli sprechi mi pare ovvio e giustissimo. Solo che, rimanendo in Italia, con la scusa dell'efficienza hanno privatizzato l'IRI di dio (battutina :hihi:) e ora ci troviamo in una situazione peggiore, dal pnto di vista dei servizi (quelli che hanno privatizzato).

    Riguardo alla liberalizzazione: non ho confuso liberalizzazione con privatizzazione, ma ho detto che un mercato liberalizzato tende ai cartelli e trust se non al monopolio privato. TENDE al monopolio on E' monopolio.
     
  12. HeadlessChild

    HeadlessChild
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    20 Gennaio 2003
    Messaggi:
    5.566
    "Mi Piace" ricevuti:
    11

    4 Gennaio 2010

    No, l'articolo non è la bibbia. Ha detto delle cose, su cui ho controargomentato. Non spiega bene proprio nulla. Le variabili in corso sono DIVERSE e bisogna considerarle TUTTE. Lo stesso rapporto tra quota pil destinato alle tertibuzioni e disoccupazione del grafico mostra correlazioni ben lungi dalla perfezione. Lo stesso indicatore del rapporto tra PIL e retribuzioni lavoro dipendente è un dato che andrebbe legato ad altri parametri.
    In fase di analisi l'articolo lo condivido: dice SEMPLICEMENTE che se la disoccupazione è alta l'aumento della produttività non va in tasca al lavoratore (ma non è che se la produttività fosse bassa a parità di disoccupazione il lavoratore guadagnerebbe molto..). DIMENTICA nei suoi conteggi di inserire anche la variabile "mercato globale e paesi emergenti" (per esempio, è importante non solo la produttività ma anche quella relativa ai competitors), e propone una soluzione per aumentare l'occupazione che mi sembra improbabile viste tutte le controindicazioni collaterali.

    Sull'aumento della produttività reale, ti rimando anche a questo
    Crescita reale della produttività: Italia vs. Germania, Francia e Spagna*:::*C E R M*:::*Competitività, Regolazione, Mercati

    Sulla frase: dal 1960 al 2007 il PIL italiano è aumentato del 304% in termini reali, la produttività del 241% mentre l’occupazione solamente del... 44%!


    Domanda: può l'occupazione aumentare del 100%?
    Cosa facciamo? Lavorare anche i neonati?
    La tesi è ribadita nell'articolo Crescita e occupazione: inganno sociale - L'Umanista
    E' inconsistente. A parte i consueti dubbi sul fatto che le sei ore di lavoro siano la soluzione, il nodo centrale è che il dato che conta è quello sulla DISOCCUPAZIONE, non quello sulla percentuale di occupati. In italia rispetto agli altri paesi è meno la gente che CERCA lavoro.
    Le soluzioni (nella misura in cui è un problema... questo dato è dato in parte dal fatto che la gente generalmente non va più a lavorare a 15 anni e che una volta andata in pensione campa di più.. e questo non è un male) dunque sono ben altre. Per lo più è un problema di lavoro femminile con cause in parte culturali o legate a discriminazioni in parte legate all'assenza di servizi pubblici all'infanzia (e all'anzianità), in parte legate alla rigidità del mercato del lavoro che sfavorisce i reingressi se una donna si ritira un paio d'anni.

    No dai :D

    Ma erogano servizi, i quali devono essere misurati in termini di efficienza (certo, facendo attenzione alle specificità dei settori ed alla definizione di efficienza dunque).

    Si ma te non è che siccome le cose in italia si son sempre fatte alla cazzo puoi concludere automaticamente che non si debba fare nulla. Pensa solo alla telefonia, dove, benché telecom sia stata svenduta a dei pitali*, il settore liberalizzato ha visto uno sviluppo incredibile con cali di costo per il consumatore.

    Esistono i cosidetti monopoli naturali, che, alle volte, sono limitati da normative la cui eliminazione crea il monopolio privato. Esistono settori naturalmente concorrenziali che liberalizzati vedono aumentare gli attori.


    * volevo dire pirati ma ripensandoci anche pitali va benissimo :D
     
    #9777
    Ultima modifica: 4 Gennaio 2010
  13. Metal Revenge

    Metal Revenge
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    15 Maggio 2003
    Messaggi:
    1.567
    "Mi Piace" ricevuti:
    24

    4 Gennaio 2010

  14. dicklaurant

    dicklaurant
    Expand Collapse
    New Member

    Registrato:
    29 Novembre 2008
    Messaggi:
    2.409
    "Mi Piace" ricevuti:
    524
  15. SANdMAN

    SANdMAN
    Expand Collapse
    The vengeance is mine!

    Registrato:
    11 Febbraio 2002
    Messaggi:
    6.759
    "Mi Piace" ricevuti:
    22

    5 Gennaio 2010

    Permettimi ma la prima frase con l'ultima parte del tuo pensiero va a cozze...

    Il contratto unico è sintomo di annullamento di sindacati, proprio perchè " ci pensa il politico a farti avere i soldi " quindi non c'è bisogno del sindacato e percui non capisco poi la frase " E' indubbio che una "desindacalizzazione" del lavoro sfavorisca i salari" perchè è insita in quella che c'è bisogno del sindacato. Prova a spiegarmela meglio, anche alla luce di quello che ci siamo detti pagine e pagine fa...
     
Status Discussione:
Chiusa ad ulteriori risposte.

Condividi questa Pagina