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Suicidio: Atto di viltà o coraggio? O sfida?

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da SERGIOVINCI, 18 Dicembre 2006.

  1. Ross the Boss

    Ross the Boss
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    21 Dicembre 2006

    Con l'atto del suicidio in effetti non c'entra, ma io la vedo come una mancanza di sensibilità nei confronti del suicida, a meno che non si fosse macchiato di gravi crimini prima di togliersi la vita.
     
  2. Dreki

    Dreki
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    21 Dicembre 2006

    si, è quello che penso io.

    per questo che chiedo a DT per quale ragione, stando a quello che ha detto lui, dovrebbero c'entrare.

    riquoto la frase, visto che abbiam cambiato pagin:
    sulla questione della sensibilità, vedi lo scambio di post con Carolina in pag. 7
    ;)
     
  3. +GoThicDoll+

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    21 Dicembre 2006

    Il suicidio ritengo sia nella grande maggioranza dei casi un atto di viltà, rinuncia ad una condizione insostenibile poichè l'estremo disagio percepito a mio giudizio diviene forza rivolta verso sè stessi. Le motivazioni ed i credo per i quali trovare il coraggio di proseguire e rialzarsi dopo ogni ferita, ogni caduta subita, vanno ricercate e debbono scaturire principalmente nel proprio io, nella profonda interiorità. Gli aiuti e gli stimoli esterni possono divenire ulteriori metodi per fronteggiare la situazione, ma in assenza della predisposizione mentale all'accettazione di tali offerte possono fare ben poco o totalmente nulla. Credo il suicida sbagli nel compiere i propri gesti, conclusi dall'ultimo estremo, indipendentemente dalle ansie e dalla gravità dei problemi che lo affliggono, poichè la mente è ottenebrata da oscuri e lugubri pensieri, giungendo ad un punto nel quale la tortuosa spirale discendente delle proprie emozioni diviene una trappola cui è estremamente difficile risalire. Questo gesto diviene atto di coraggio e sfida sprezzante verso la morte unicamente quando compiuto pienamente con le proprie facoltà mentali e totale lucidità quale atto dimostrativo di fedeltà estrema verso alti valori e propri credo. Il rispetto della persona in questione è fondamentale e basilare in modo inequivocabile, non condanno chi sceglie di compiere tale gesto o l'ha assolto, ma comprendo le pene sofferte e provo pietà e grande umanità per la propria anima, credendo fino all'ultimo spasmo nella possibilità della risalita.
    In tempi passati, durante l'adolescenza, ho pensato spesso al suicidio quale soluzione apparentemente più semplice per porre fine alle sofferenze, mediante un'interruzione drastica di quanto messo in atto, subendo il fascino della morte. Ho sempre desistito negli ultimi istanti, ponendo un freno alle mie pulsioni indubbiamente poco lucide ed a volte deliranti, per incapacità di compiere lo stesso e parallelamente per sfida e disperata speranza in un cambiamento, costruito dalle mie decisioni, dalle mie azioni, dai miei comportamenti. Questo ha contribuito profondamente alla mia maturazione, all'analisi di quanto vissuto ed alla ricerca di credo, passioni valori profondi per i quali portare a compimento la vita.
     
  4. Hell666

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    22 Dicembre 2006

    i post di ghoticdoll mi lasciano sempre a bocca aperta
     
  5. DarkWing

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    22 Dicembre 2006

    Io mi suiciderei per un motivo decisamente stupido: curiosità...togliermi una volta per tutte il fatidico dubbio se c'è qualcosa dopo la morte...però a pensarci se non ci fosse niente rimarrei parecchio inculato...
     
  6. DarkThrone

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    22 Dicembre 2006

    a parte che non hai ricapito nemmeno questo concetto sull'uomo mediocre, anzi hai capito l'opposto. secondo me hai difficoltà nel comprendere semplici concetti. (...che non possiede la spinta trascendente)

    per quanto riguarda il giudizio morale, mi pare che stai dicendo un sacco di stupidaggini. anche se ti piscio in testa ciò non ti preclude niente, ma evidentemente ti darebbe fastidio la cosa. un semplice esempio per dimostrare che anche se un gesto non ti preclude una azione questo non necessariamente debba essere giustificato. ma questo era ovvio, azionate il cervello prima di scrivere, grazie.
     
  7. Daniele "dani66" D'Adamo

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    22 Dicembre 2006

    Ancora un'uscita come questa, che equivale a dare dell'idiota, e la discussione proseguirà senza di te.

    Non voglio assolutamente leggere risposte a questo mio topic, da parte di nessuno, se non in privato.

    Scrivete solo IT.
     
  8. ValeriaR30

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    22 Dicembre 2006

    ...sfida?!?!? :sgrat:
     
  9. SERGIOVINCI

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    22 Dicembre 2006

    Certo, perchè no...Se io lo facessi lo farei anche per sfida ed il ragionamento che faccio io è questo: VOI (società) volete che io mi uniformi ad uno stile di vita piatto, schiavizzato, moralmente degradante per chi ha un minimo di estro, dove tutto è routine e dove tutte le azioni vengono fatte per "tirare avanti2 e non x soddisfare la mia vera natura e volontà. In un certo senso VOI mi obbligate a farlo e allora sapete che vi dico? Io una vita così non la vivo, mi tolgo di mezzo ed in un certo senso vi dimostro che ho avuto il coraggio di togliermi la vita piuttosto che rendere essa un Inferno. Insomma, un atto di superiorità e sfida.
     
  10. Druso Italico

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    22 Dicembre 2006

    beh,questo presuppone il postulato che le cose nn possano essere cambiate,e che la sfida con la società non possa essere vinta.E nonostante tutto non penso sia così.
     
  11. Darkmoon

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    22 Dicembre 2006

    un atto di superiorità, non mi sembra proprio...
     
  12. SERGIOVINCI

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    22 Dicembre 2006

    Diventa un atto di superiorità solo se inteso nell'insieme del discorso che ho fatto. Cioè di rifiutare di vivere una vita normale. Non dico che sia una scelta condivisibile, ma credo che sia un ragionamento che molti fanno prima di togliersi la vita.
     
  13. Dreki

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    22 Dicembre 2006

    non è colpa mia se non sai che "ovvero" ha significato anche di "oppure", disgiunzione.
    uomo medicre oppure uomo che possiede spinta trascendente
    uomo mediocre disgiunto da uomo che possiede spinta tascendente.
    vabbé, non siamo qua per discutere di ignoranza o di vocabolari.

    in ogni caso, continuo a non avere una risposta. hai scritto una certa frase (manoco più la quoto, ormai) stabilendo un nesso preciso ("in quanto"), e ora non sai ancora dirmi per quale ragione un giudizio morale avrebbe relazione con la tua libertà di ammazzarti.
    non ne ha, punto.
    hai scritto una cosa che nemmeno tu a quanto pare sai motivare, probabilmente è una banale sciocchezza. stop.
     
  14. Darkmoon

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    22 Dicembre 2006

    nell'ottica di un ragionamento che si può fare prima di suicidarsi... può darsi...
    come giustamente dici non credo sia condivisibile....
     
  15. Dreki

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    22 Dicembre 2006

    capisco il ragionamento, è "sensato"! dal punto di vista del suicida. ma l'atto stesso della morte, se intendiamo il suicidio come sfida, è una vittoria?
    se ti uccidi... muori.
    ha vinto il dolore.
    non hai vinto la sfida: vincerla avrebbe significato soverchiare l'avversario (è palese, questo: è la definizione di "vittoria", e sono termini usati non da me ;) ... non ditemi che lo dico solo mperché vedo tutto come una battaglia campale! :D ).
    vincerla avrebbe significato, dimostrare a questa vita ingiusta che tu sei più forte, che tu -appunto- sei "superiore".
    ma la morte ti taglia fuori dalla vita. è come se durante la gara un atleta, per dimostrare la sua superiorità all'avversario, abbandonasse la gara: che vittoria è?
     

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