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La vostra discoteca

Discussion in 'Sondaggi' started by Metal Alfred, Jul 28, 2011.

  1. Vic Rattlehead

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    I'm lost in Necropolis!

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    Mar 28, 2026

    Quanto lo hai pagato?
     
  2. ReignInBlood_1986

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    De la Coronilla y Azevedo

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    Mar 28, 2026

    Assai, 10,34€
     
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  3. Vic Rattlehead

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    I'm lost in Necropolis!

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    Mar 28, 2026

    Non è un album recente e non ha avuto una gran tiratura di copie, io direi che è un buon prezzo.
    Io lo avevo preso da Bandcamp 6 anni fa, 11 euro con le spese di spedizione.
     
  4. Eclipsed

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    Mar 29, 2026

    Oggi a Reggio c'è una striminzita fiera del disco.
    Ho portato a casa Dark side of the moon CD versione boh per 5 miseri euri.
    Avessi avuto un interesse per il vinile avrei avuto di che curiosare, invece di CD ce n'erano pochi e di generi non di mio interesse.
    La cosa buffa era che tra Celentano e le a Spice girls potevi trovare i Warmblood o i Necros Christos
     
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  5. wataingods

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    hai paura del porco?

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    Mar 29, 2026

    Ottimi i Necros Christos, i loro CD sono piuttosto costosi in giro
     
  6. Vic Rattlehead

    Vic Rattlehead
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    I'm lost in Necropolis!

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    Mar 31, 2026

    Acquisti #39 e #40

    Da matrixmusic
    Writhen Hilt - Ancient Sword Cult

    Da @Hypno :lookaround:
    Blood Incantation - Absolute Elsewhere

    IMG-20260331-WA0001.jpg
     
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  7. Hypno

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    Little Monster

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    Mar 31, 2026

    Dev'esserci un errore, ti avevo spedito l'ultimo di Dua Lipa :redface:
     
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  8. Vic Rattlehead

    Vic Rattlehead
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    I'm lost in Necropolis!

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    Mar 31, 2026

    Qualche amante della cantante che lavora alle poste avrà scambiato i cd :sisi:
     
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  9. Hypno

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    Little Monster

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    Mar 31, 2026

    Piccola riflessione filosofica da audiofilo nostalgico.

    In questi giorni mi sono ritrovato a confrontare due album che, per ragioni anagrafiche, appartengono quasi a epoche diverse della musica (pop): Little Earthquakes (1991) di Tori Amos e Folklore (2020) di Taylor Swift.

    La distanza tra i due è, semplicemente, abissale.

    E non mi riferisco tanto al valore artistico, terreno scivoloso, dove il confronto rischia facilmente di diventare impietoso (pur avendo apprezzato molto l’approccio di Swift), quanto piuttosto alla qualità del suono: dinamica, profondità, gestione dei piani sonori, timbrica...

    Il disco di Tori Amos suona vivo, stratificato, tridimensionale, avvolgente. Il pianoforte è fisico, presente, quasi tangibile. La voce è calda, vibrante, piena di sfumature. Basso e percussioni hanno corpo, identità, energia propria.

    Molte produzioni moderne, anche tra le più apprezzate degli ultimi anni, pur essendo curate e raffinate sotto molti aspetti, sul piano tecnico e degli arrangiamenti, restituiscono invece una sensazione opposta: risultano piatte, lineari, fredde ed eccessivamente compresse. In alcuni casi, quasi prive di colore.

    Anima?

    E allora la domanda sorge spontanea. Com’è possibile che, dopo decenni di evoluzione tecnologica, il suono dia così spesso l’impressione di aver perso spessore?

    Il tema è noto: la loudness war, la digitalizzazione spinta, il cambiamento nelle modalità di fruizione. Sappiamo bene che il contesto è mutato. Oggi si consuma più che si ascolta, le produzioni seguono logiche diverse, spesso guidate da trend e necessità commerciali. E probabilmente non c’è più lo stesso incentivo a curare certi dettagli. Anche perché adesso la musica è pensata per suonare ‘bene ovunque’.

    Eppure, mettendo a confronto questi due mondi, è difficile non percepire una (enorme) perdita, anche culturale. Il suono appare più standardizzato e meno arioso. Meno sensibile, meno espressivo.

    Meno umano?

    E la sensazione è che questa tendenza riguardi tutto il mondo musicale. Nel metal, ad esempio, la situazione è spesso analoga (forse pure peggiore).

    Per quanto apprezzi la tecnologia e segua con interesse l’evoluzione dell’AI, non posso fare a meno di temere che il futuro vada nella direzione opposta a quella che, da ascoltatore, vorrei.

    Un progressivo, inevitabile appiattimento.

    Che tristezza.
     
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  10. Vittorio

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    Fatela l'invasione, fatela...
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    Mar 31, 2026

    E' così, con qualche eccezione.

    Dissonance Theory dei Coroner e Acts Of God degli Immolation mi viene da dire.
     
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  11. The Dweller

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    Mar 31, 2026

    Arrivati dalla Terra degli Eroi:

    Triumpher - Spirit Invictus
    Triumpher - Piercing the Heart of the World
     
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  12. Vic Rattlehead

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    I'm lost in Necropolis!

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    Mar 31, 2026

    Abbravo :headbang::headbang::headbang:
     
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  13. Mordred87

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    Apr 1, 2026

    per quanto riguarda il tuo discorso mi ci ritrovo nel metal quando si parla di alcune etichette (quelle più grosse), alcune band e alcuni generi. Ma non farei di tutta l'erba un fascio. Ci sono le produzioni dei bring me the horizon e del metal moderno da una parte ma se ascolti l'ultimo disco degli agriculture che ho appena recensito per il portale per esempio , la produzione è diametralmente opposta secondo me da quello che hai descritto tu.

    Per quanto riguarda Folklore di TS quel disco è prodotto magnificamente secondo me , in vinile suona in maniera calda e corposa, senza contare il disco che è veramente stupendo dal punto di vista artistico. Tori amos non la conosco quindi non potrei farti paragoni.
     
  14. Hypno

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    Little Monster

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    Apr 2, 2026

    Capisco cosa intendi, e in parte sono anche d’accordo sul fatto che non si possa fare di tutta l’erba un fascio, vale nel metal come nel pop.

    Su Folklore, infatti, non volevo dire che suoni male, anzi, è una produzione molto curata e, per certi aspetti, anche sopra la media delle uscite contemporanee. L’ho preso proprio come modello “virtuoso” moderno ma potevo menzionare anche Lana del Rey, giusto per citare un’artista che piace ad entrambi. Resta però comunque figlio del suo tempo e quindi inevitabilmente influenzato da certe logiche di loudness e di fruizione. E questa cosa si sente, fidati. Il fatto che in vinile risulti più caldo e corposo ci sta, ma secondo me è importante ricordare che quel tipo di resa deriva anche dai limiti fisici del supporto, non da una "magia" intrinseca del formato.

    Il punto del mio discorso era più generale, anche quando una produzione moderna è fatta bene, raramente restituisce quella sensazione di profondità, aria e tridimensionalità che si percepisce in dischi come Little Earthquakes (ho segnalato questo perchè l’ho in loop da giorni). Non a caso, alcuni album di riferimento, penso ad esempio a diversi lavori dei Dire Straits, sono ancora oggi utilizzati quasi come benchmark proprio per queste caratteristiche: equilibrio, dinamica, naturalezza. E di certo non sono dischi usciti ieri...

    Sul metal, ok, le "anomalie" esistono eccome, come anche scritto da Vittorio. Il problema è che oggi sembrano più l’eccezione che la regola, mentre in passato certe caratteristiche erano molto più diffuse. Ed è questo, più che altro, che mi fa riflettere.

    E ti dirò, è quasi un peccato che tu non conosca Tori Amos (pure io la sto approfondendo solo recentemente), soprattutto se ascolti pop anche perchè siamo su livelli decisamente superiori a TS. Così come, probabilmente, varrebbe la pena recuperare anche nomi come Kate Bush o Sade, non tanto per fare confronti forzati ma perché rappresentano un certo modo di intendere suono, scrittura e produzione che oggi si incontra sempre più raramente.
     
  15. skeletor

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    Apr 2, 2026

    è un po' come nel cinema. l'uso del computer ha semplificato tutto ma ha tolto anima trasformando tutto in un qualcosa di freddo è sempre uguale,
     
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