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I nostri ascolti

Discussione in 'Sondaggi' iniziata da Zerotolerance70, 26 Ottobre 2014.

  1. Vittorio

    Vittorio
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    Fatela l'invasione, fatela...
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    13 Luglio 2023

    :hihi::hihi::hihi:

    Verissimo. Ricordo in particolare Nothingface dei Voivod, ormai lo lascio lì dov'è.

    Comunque la cosa che odio di più sono i booklet incollati al retrocopertina dei digipack. :ejasi:
     
  2. Dwight Fry

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    13 Luglio 2023

    sì, vero. Ho sempre il timore di scordarmene e di tirare troppo la penultima pagina, nell'atto di sfogliarlo.
    Anche i digibook sono rognosi: tanto affascinanti per via delle dimensioni (mansell) quanto difficili da riporre in uno spazio standard.
     
  3. Vic Rattlehead

    Vic Rattlehead
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    13 Luglio 2023

    Possiamo parlare di un cantante ancora un pó acerbo ma le qualità ci sono e lo sai che io sulle voci sono particolarmente rompiscatole.

    Secondo è un pó vintage, volutamente, per esaltare un pó di effetto nostalgia.

    In questo senso io mi trovo più vicino nel giudizio ai pareri esteri, album che mi ha colpito immediatamente :love:
     
  4. Dwight Fry

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    13 Luglio 2023

    A me il cantante è sembrato un filo anonimo, francamente. Sulla produzione invece ho avuto il tuo stesso dubbio ma ribadisco, per me è un elemento secondario, se le canzoni mi prendono difficilmente ci faccio caso.
    Il problema è che l'album non mi ha preso e non perché lo reputi scadente. Si tratta di chimica: il genere è quello che amo ma durante questi primi ascolti non mi sono appuntato quasi nulla (un riff, un ritornello, un assolo, una strofa, una variazione o che so io), se si esclude il tema portante della strumentale, in stile oriental metal. Quello mi è piaciuto tanto.
    Magari con gli ascolti sarebbe cresciuto ma come sai in questo periodo preferisco dedicare il mio tempo ai CD in arretrato, allo streaming rimangono giocoforza le briciole.
    Rimarrò col dubbio ma un giorno chissà, potrei tornarci su.
     
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  5. Aslan

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    14 Luglio 2023

    Potrebbero incollare al digipack anche i cd, così oltre a non rischiare più di perdere i libretti risolviamo anche il problema degli smarrimenti/danneggiamenti dei cd
     
  6. Dwight Fry

    Dwight Fry
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    14 Luglio 2023

    I miei due cents sull'argomento.

    Pochi giorni fa ascoltavo un'intervista interessante al regista Ari Aster (Hereditary, Midsommar). Esprimeva un concetto caro alla critica postmoderna, tanto semplice quanto corretto:
    “oggi le cose vengono metabolizzate all'istante e poi abbandonate. C'è un bisogno costante di qualcosa di nuovo”.
    L'usa e getta che scaturisce dalla sovrabbondanza, insomma.

    Escludendo dal discorso le occasioni in cui proviamo ad ascoltare un album/gruppo e ci rendiamo conto che presenta sonorità a noi sgradite (in toto o in parte), e con l'inutile premessa che ognuno si gode la musica come meglio crede, ritengo che l'ascolto approfondito e ragionato sia il migliore in termini di formazione.
    Si sa ormai da decenni che i ritmi di vita, divenuti più frenetici, hanno abbassato la soglia di attenzione e generato fenomeni di iperattività nocivi per noi e vantaggiosi per il mercato: ascoltiamo canzoni sparse di un album/gruppo... riusciamo a tenere alta l'attenzione nel primo quarto d'ora (quando va bene) di un film che poi molliamo a metà, o guardiamo solo le prime puntate di una serie-TV che spesso neppure ci interessa ma tanto in TV non c'è altro... e via dicendo.
    Tutto questo accadeva anche in passato, ovviamente, ma non con la frequenza e le caratteristiche attuali, si veda in proposito lo studio della Microsoft del 2015, o quello di Christakis del 2004 circa i fattori di rischio relativi all’uso delle nuove tecnologie e all'insorgere del deficit di attenzione.

    E così oggi ti ritrovi a interloquire sempre più spesso con qualcuno (parlo in generale, eh) che ti dice di conoscere un album musicale o un regista, salvo poi scoprire che di un'intera discografia o filmografia, magari composta da una dozzina di lavori, sa citare appena un paio di canzoni o di film, in modo puntualmente incerto e generico.

    La musica per me è un viatico, una medicina, per cui mi piace fruirla nei tempi e nei modi idonei: ascoltare due volte un album per poi passare immediatamente a un altro, talvolta senza neppure ricordare il titolo di qualche canzone a distanza di una settimana, per me equivale ad assumere due antibiotici invece di completare il ciclo di cura.
    O se vogliamo tornare alla metafora del metabolismo, è come entrare e uscire da più ristoranti, piluccando di continuo, in maniera bulimica, senza una reale consapevolezza del gesto, senza darsi il tempo di capire se ciò che si assaggia piace davvero. E se piace, in che misura e perché.

    Personalmente mi sto rieducando all'ascolto ripetuto e paziente (senza esagerare) e non per poter “recensire” qui l'album di turno (questo thread per me è solo una specie di diario musicale) ma per recuperare, appunto, una reale consapevolezza del gesto, quell'intimità col lavoro di un artista/gruppo che si perde necessariamente quando si corre dietro alla marea di roba che viene prodotta ex novo, o riportata alla luce dopo decenni.
    Resto dell'idea che alcune libere scelte possano, se non affrancarci dal “gregge mondiale” [cit.], almeno riscattarci, tracciare una linea tra sapere e non sapere, e soprattutto tra conoscenza e competenza.
     
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  7. Vic Rattlehead

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    14 Luglio 2023

    Ottimo album devo dire, è andato direttamente in wishlist ;)
     
  8. Carnival900

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    14 Luglio 2023

    Belle parole Dwight, e tante verità, purtroppo. Anche se mi sfugge che la questione che dici sia così da decenni, perché avrei detto che in verità è solamente negli ultimi dieci anni che si è sul serio cominciato con iperattiva, multitasking e compagnia varia. O comunque a livelli “preoccupanti”.

    Riguardo al discorso discografie te l’appoggio, ma tanto lo sai. Per il resto invece penso che sia anche cosi (con due ascolti) che si possa scremare e arrivare in fondo al mese e dire per esempio High on Fire sì oppure Burzum no.

    Tanto poi di base gli album belli belli (sbarra discografie) si finisce per comprarli e dedicarcene anche dieci di ascolti, vedi @Vic Rattlehead un post più su.

    Per me la musica è passatempo, hobby. Ne fruisco nei momenti cosiddetti morti. Primo per poter conoscere nuovi gruppi (qui da me passano dal vivo praticamente tutti, questa da una parte è una grande fortuna, ma se non si conoscono non se ne fa nulla, quindi mi serve una scusa per poterli vedere) e due per cultura generale. Ho scoperto una miriade di gruppi interessanti gli ultimi anni, underground e mainstream, e un buon 80% li seguo tuttora e ogni volta che pùbblicano qualcosa di nuovo mi rinfresco la memoria con gli album prima. Il restante 20% invece posso dire di averci provato e che non facevano per me, ma almeno mi ci sono messo. Lungi da me essere esperto ovviamente, ad ognuno il suo. La “competenza”, tra virgolette ovviamente, me la riservo solo per quei gruppi della vita, oppure, come accennato sopra, per quelli di cui possiedo le edizioni fisiche a casa.

    Mi piace infine, che tu ti sia riferito a questo topic come diario musicale personale, definizione semplicemente azzeccatissima.
     
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  9. Vic Rattlehead

    Vic Rattlehead
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    I'm lost in Necropolis!

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    14 Luglio 2023

    Questo sacrificando nuovi potenziali album, ma il tempo che abbiamo a disposizione è quello che è, preferisco godermi gli album che adoro, tanto non faremo mai in tempo ad ascoltare tutto,purtroppo.
    Poi,diciamocelo, ci sono album che non ci annoieranno mai,anche dopo 200 ascolti e che hanno un posto speciale nel nostro cuore.
    Sono d'accordo con te, un album se ti piace lo capisci subito, il resto degli ascolti è approfondimento.
     
  10. ReignInBlood_1986

    ReignInBlood_1986
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    De la Coronilla y Azevedo

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    14 Luglio 2023

    Non è vero
     
  11. Dwight Fry

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    14 Luglio 2023

    Intendevo dire che anche prima avevamo cali di attenzione/interesse e interrompevamo la visione di un film, la lettura di un articolo o l'ascolto di un album. Non è che lo facciamo solo adesso che esiste internet, ecco.

    Thanx. Ero sicuro che avresti apprezzato la definizione, dal momento che io e te siamo gli utenti che annotano con maggiore scrupolo le proprie esperienze musicali, qua dentro.

    Io dopo i primi ascolti riesco a intuire se un album fa per me, e quindi quante possibilità ha all'incirca di piacermi, ma per poter rispondere o no alla domanda "quest'album ti piace?", devo andare oltre i primi ascolti.

    Capisco subito se un album mi piace solo in occasione dei colpi di fulmine, ma capitano di rado.
    Capita molto più spesso il contrario: album che ai primi due ascolti mi lasciano freddino, al terzo o al quarto mi conquistano.
    Preferisco così, in effetti, perché ne deriva puntualmente una piacevole sorpresa.
     
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  12. Dwight Fry

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    15 Luglio 2023

    Radkey, “Delicious rock noise” (2016)

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    A guardarli sembrano i Death (quelli punk, non quelli metal) in versione 2.0.
    [​IMG]
    A sentirli, sembrano i Queens of the Stone Age che provano a suonare dei brani inediti dei Misfits.
    Nel restare in bilico tra rock alternativo e punk, del resto, i Radkay sembrano a proprio agio: hanno un bel tiro, sanno scrivere canzoni energiche e si vede che non si accontentano di proporre i soliti testi e i soliti riff. La batteria è troppo grohliana per i miei gusti ma la proposta viene compensata da un cantante che è il vero punto di forza del gruppo, un incrocio tra Danzig, Elvis e Ian Astbury dei Cult.
    Curiosamente il pezzo che più ricorda i Misfits, “Marvel”, è però una cover di certi Lemons (oscura band punk di inizio anni '90) e soprattutto ricorda più i Misfits con Michael Graves che quelli, storici, con Danzig al microfono.

    Pezzi preferiti? In ottica alternative sicuramente “Dark Black Makeup”, che è poi il pezzo col quale li ho conosciuti. Gran bel groove, voce ipnotica:
    In ottica punk cito “Teen Titans Theme”, che con la sua chitarra surf-rock e quei cori-spelling a base di let's go! ricorda giocoforza i Ramones:

    Album pagato (nuovo) 5,70 euro su Amazon, a febbraio. Soldi spesi bene e album che potrebbe piacere pure a chi non mastica abitualmente il punk rock.
     
  13. Carnival900

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    15 Luglio 2023

    Torni un attimo su questo punto, sostanzialmente per curiosità.

    Cosa intendi, nel concreto? Perché io personalmente fino al 2013 ricordo di aver interrotto vari film e serie unicamente per bisogni fisici (bagno, fame, sete) e poco altro.
     
  14. Dwight Fry

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    16 Luglio 2023

    Al di là delle esperienze individuali, intendevo dire che anche un tempo c'erano disattenzione e dinamiche in grado di sottolineare un approccio “confuso” alla fruizione.

    Prendi un fenomeno di massa come lo zapping televisivo. Non è nato mica con internet. Oggi controlliamo ossessivamente il cellulare, apriamo duecento finestre sul PC vantandoci di essere “multitasking” (a nostro danno) e saltiamo da un brano all'altro su Spotify come se non ci fosse un domani, ma lo zapping è un “prodotto” antico.

    È l'emblema della noia che ci spinge a cercare in modo frenetico qualcosa che attiri la nostra attenzione, per nutrendo la pretesa di capirlo in massimo due secondi.
    Non è un caso che lo zapping caratterizzi, anche in forme diverse da quelle tradizionali, i soggetti con ADHD, cioè col deficit dell'attenzione e dell'iperattività, i quali a scuola necessitano di didattiche personalizzate.
    Credo che qualcosa del genere sarebbe d'aiuto (un po' a tutti) anche in ambiti extradidattici.

    Fine OT.
     
  15. Dwight Fry

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    16 Luglio 2023

    Candlemass, “Candlemass” (2005)

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    Sono affezionato a questo album per mille, noiose ragioni, pur non essendo un grande fan del doom e neppure dei Candlemass, tutto sommato. Non lo ascoltavo da una vita e non appena mi si è presentata l'occasione l'ho recuperato in CD, in una versione digipack davvero molto elegante: stavolta mi tocca ammettere la sua superiorità rispetto al jewel.

    Penso che basterebbero le prime due tracce per dare un senso ai soldi spesi: “Black Dwarf” (chi ricorda il video in bianco e nero?) è più veloce ed heavy della media e “Seven silver keys” possiede uno dei ritornelli migliori mai cantati da Messiah, che per me rimane IL cantante della band, del resto l'idea di ispessire il doom del Sabba Nero coniugandolo a una vocalità da tenore metal (in stile Dickinson) è stata a lungo la ricetta vincente della band.

    Ottime anche le ultime tre canzoni: “Born in a tank” e “Spellbreaker” (impagabile Messiah che urla The mother of life is a whore) confermano le influenze di thrash e metal classico e la conclusiva, bellissima “The day and the night” azzecca un altro ritornello da manuale del doom. Tutto il resto va dal discreto al buono, solo la strumentale “The man who fell from the sky” mi sembra un mezzo filler, per cui la qualità dell'album è omogenea e tendente all'alto, graziata da una produzione che ne esalta la notevole potenza di fuoco. Vedo che su RYM ha una media migliore di tutti quelli arrivati dopo, tra l'altro.

    Qui la rece di TM:
    Recensione Candlemass - truemetal.it
     
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