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Dialetto a scuola?

Discussion in 'Attualità e Cultura' started by Hornsintheair, Aug 24, 2009.

  1. Xiuhcoatl

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    Eadem Mutata Resurgo

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    Aug 24, 2009


    Ecco, vedi? con un po' di buona volontà si è gia trovata una materia inutile da togliere di mezzo per far posto all'insegnamento del dialetto:hihi:
     
    #16
  2. Faber de Andrè

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    Aug 24, 2009

    iniziamo però a porre delle definizioni


    Il dialetto non è niente altro che una EVOLUZIONE della lingua stessa dovuta ad influenze esterne che porta la modificazione della lingua stessa, va di per se che il dialetto è una derivazione della lingua originaria...

    La lingua invece è la radice dalla quale deriva il dialetto e a sua volta il dialetto è la matrice di vari sottodialetti.

    va da se che non è pensabile l'insegnamento del dialetto nelle scuole per la stragrande varietà di dialetti esistenti, però dal canto mio, essendo Sardo, e quindi appartenente a quella minoranza italiana che può vantare la conoscenza di 2 lingue (si perché il sardo ha derivazione diretta dal latino, quindi è lingua neoromanza), sono favorevole all'insegnamento della Lingua Isolana nelle scuole isolane, se non altro per fare i dovuti chiarimenti per quanto riguarda la lingua sarda originaria, il logudorese, e l'insegnamento della stessa per come venne dichiarata Lingua Ufficiale dal Giudicato di Torres Intorno al 1200
     
    #17
  3. Strangel

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    Aug 24, 2009

    Sono certo che ci sarebbero delle persone istruite, se non anche erudite, in grado di insegnare il dialetto della propria zona, il problema è: quante ce ne sono? Dalle tue parti ci sono queste figure istruite che potrebbero svolgere questo genere di funzione (potrebbero: essere istruiti non significa automaticamente essere ing rado di istruire, serve anche gente in grado di fare l'insegnante) ma la situazione non è la stessa da tutte la parti. Cosa si fa allora? Se ci si limita ad insegnare il dialetto della provincia maggiore (il ferrarese, il milanese, il bolognese ecc...), per il quale è più faciel reperire questo genere di figure, si va poi a discapito delle realtà comunali minori, e sappiamo bene quanto i dialetti di 2 comuni, anche adiacenti, possano essere molto diversi. Il problema di porlo come insegnamento scolastico obbligatorio credo sia insormontabile.
    L'idea invece di fare corsi extra scolastici invece è buona, e quella sarebbe una bella iniziativa. Però credo che certe cose del tutto paticolari e slegate all'ambito scolastico tradizionale sia meglio lasciarle solo a livello di attività pomeridiana.
     
    #18
  4. Strangel

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    Aug 24, 2009

    Ah, lo aggiungo: sono d'accordo con Faber per quel che riguarda il sardo che è effettivamente una lingua a sè stante e non un dialetto, e che andrebbe tutelata a buona ragione. Io però credevo che già ci fossero dei corsidi lingua sarda:sgrat:, mah si vede che ho preso uno dei miei soliti abbagli.
     
    #19
  5. Faber de Andrè

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    Aug 24, 2009


    non ci sono o meglio gli unici che fanno sono nella provincia di cagliari e insegnano al 90% il campidanese che comunque è un dialetto non la LIMBA, e insegnano quella perché, caso strano, chi approva i progetti per la tutela è tutta gente campidanese che sta in regione.
    Mentre, chissà perché, c'è un Giapponese che va pazzo per le lingue neolatine e romanze che ha studiato bene il logudorese e lo parla meglio di noi.
    Strano vero?
    edit. ho trovato il link, scusatemi se lo ritenete spam, dell'impresa di quest'uomo, ha fatto un dizionario Nuorese giapponese italiano...

    Bocabolariu nugoresu-giapponesu-italianu (Su) Shigeaki Sugeta
     
    #20
    Last edited: Aug 24, 2009
  6. SANdMAN

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    Aug 24, 2009

    essendo io di una delle province a discapito, nel senso che quelli che sono i poeti dialettali ancora in vita non sono di novara ma delle valli (quindi i montagnini) dato che i poeti dialettali di novara città sono un filino morti, almeno da quello che so io.

    Assolutamete d'accordo con il fatto che se sai "la materia" non è detto che sei capace anche ad insegnarla, ma li andiamo a sbattere contro il detto (e non molto assurdo) che ci sono professori che non sono capaci di insegnare anche se sanno la materia quindi il problema resta anche per tutte le altre materie "normali".

    Ogni paese, o quasi, ha il gruppo folkloristico, il gruppo di rievocazioni, il comitato carnevalesco (che dalle mie parti è sentitissimo e le maschere hanno tutte il nome in dialetto) li si può recuperare chi sa e chi non lo sa il dialetto.

    Esempio assurdo nel comitato carnevalesco del mio paese siamo in 40, ma solo 2 persone sanno il dialetto del paese "puro" e non contaminato da altri dialetti, infatti sono loro due che leggono il testamento del Babaciu (termine che serve per: fantoccio, pupazzo, persona di scarsa importanza personificazione del carnevale), prima di dargli fuoco
     
    #21
  7. angusyoung

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    Aug 24, 2009

    oddio, sono d'accordo con Sixx... ;-)
     
    #22
  8. Faber de Andrè

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    Aug 24, 2009


    da noi questa figura viene chiamata Re Giolzi (re Giorgio), però insieme a Maria Manca, figura realmente esistita che nel 1700 gettò una maledizione sul mio paese, viene processato e arsi vivi.

    La tradizione carnevalesca è pressoché identica in tutto il territorio italiano che io sappia, diverse maschere ma uguale sorte..
    A differenza comunque di alcune figure autoctone della Sardegna come i Mamuthones e Isohadores di Mamoiada
     
    #23
  9. Asperger

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    Aug 24, 2009

    Io sono assolutamente contrario all'insegnamento del dialetto nelle scuole. A parte che è assurdo insegnare lingue diverse in uno stesso stato nazionale che in teoria dovrebbe essere espressione di un unico popolo, sono contrario anche perché il dialetto, sostanzialmente, è solo un "passatempo", a mio avviso. E' come imparare l'elfico di Tolkien: lo fai per passatempo e nulla più. Certo, è bello poter parlare nel proprio dialetto, e comunque è una cosa tradizionale delle nostre parti, tuttavia credo che l'importanza reale della lingua dialettale sia molta poca; a parte il fatto che, a mio avviso, con la cultura c'entra molto poco, a differenza di come dicono molti, visto che la prima base della cultura è proprio un corretto Italiano mentre il dialetto è parlato dal "popolo" (con tutto il rispetto:)).

    Secondo me sarebbe molto più utile insegnare bene l'Italiano, che assolutamente è bistrattato: gli stessi insegnanti di Italiano (oltre a quelli delle altre materie) non lo parlano. Per questo, non ho imparato a parlare correttamente italiano (scrivere sapevo farlo benissimo e anche parlarlo impegnandomi, ma parlare fluidamente, senza pensare, è diverso) fino a quando non mi sono trasferito dalle mie natie Marche al Veneto per motivi di studio; e mi ci è voluto parecchio tempo. Non credo di essere stato escluso (almeno non per questo motivo), però so che i miei colleghi, ora che li conosco, sono persone abbastanza mature. Mi immagino invece un ragazzo di 15-16 anni nelle mie stesse condizioni: verrebbe preso in giro da tutta la classe, a meno che non parlasse un'Italiano corretto. Figuratevi quindi se si insegnasse solo il dialetto nelle scuole: si creerebbero situazioni deleterie in caso di trasferimenti.

    Infine, il motivo stesso per cui viene proposto l'insegnamento del dialetto è fondamentalmente sbagliato: si ritiene infatti che l'Italia sia uno stato con molti popoli diversi, e che perciò debbano parlare lingue diverse ed avere tradizioni diverse. A parte l'ipocrisia che si genera (esistono moltissime persone, per esempio, del nord, che sostengono questa tesi ma non rifiutano di mangiare una pizza, piatto tradizionale campano e quindi di un "popolo diverso"), non è assolutamente vero che l'Italia sia frammentaria. Gli Italiani sono l'unico popolo che abita il nostro paese, con una cultura magari influenzata anche da altre in modo a volte molto vistoso, ma comunque sempre di una cultura propriamente detta si tratta. Nemmeno la segregazione linguistica esiste: la cultura italiana, quella vera, ha sempre parlato in Italiano: le opere di scrittori e poeti pre-unificazione come quelle di Ariosto (Emilia), di Torquato Tasso (Campania), di Manzoni (Lombardia) e di Leopardi (Marche) a noi appaiono scritte in un Italiano che ci sembra si vagamente astruso e dal sapore vetusto, ma inequivocabilmente comprensibile. Certo, ogni paese ha le sue tradizioni, è innegabile, ma non vuol dire assolutamente nulla, questo: è come dire che se uno beve il te alle 5 è automaticamente Inglese! Veramente improponibile. E' sbagliato quindi sostenere che in Italia esistano popoli e lingue diverse, e chiunque può capirlo: se ciò non avviene, a mio avviso, è solo colpa di qualche personaggio estremamente intollerante nei confronti di chi non è esattamente identico a lui, che propaganda idee che molti altri, spegnendo il cervello, acclamano a gran voce. Secondo me questo è estremamente negativo, poiché credo che sia fermamente sbagliato creare una discriminazione (con questo termine che sta ad indicare non una forma di xenofobia, che pure, in questo caso, è una sua naturale conseguenza, ma il solo "posizionamento dei paletti", la distinzione di una cosa da un'altra) sulla base di pochi caratteri che ci distinguono ignorando le molte altre cose che ci uniscono e ci rendono uguali.

    P.S. spero sia abbastanza chiaro, perché non so se per qualcun'altro al di fuori di me questo discorso ha un senso:D.
     
    #24
  10. SANdMAN

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    Aug 24, 2009

    Il fatto è che le maschere del paese sono altre 2 Ovvero Jusepp Palögia e la Cichina Malgacia (giuseppe pannocchia e franceschina malgacia, la malgacia o malgascia è la meliga, o mais per capirci meglio, di scarto).

    Da noi non si fa il processo, ma andando a morire lo si brucia per avere il giorno dopo le ceneri del carnevale al mercoledì. In più a qualche km da casa mia c'è anche un'usanza nata nell'800 per festeggiare il mercoledì delle ceneri, ad opera di due "trasfertisti" tedeschi, ed è il Merclü schirott (mercoledì schirott, la seconda parola non ha una propria traduzione e si legge "s chi rot" ) dove si deve avere il cilondro nero il papillon bianco e " al casü ad legnn" (il mestolo di legno) per poter bere il vino che viene ditribuito in giro per la cittadina.

    Considera che se non ci fosse più il tramandare del dialetto, perchè sempre più visto come un fagotto pesante da non mostrare e il prima possibile da buttare molte di queste cose perderebbero il loro significato (cosa che stà già capitando con il Merclü schirott, visto che il motivo di questa festa si sta perdendo con le canzoni in dialetto a favore di una ciucca collettiva e massiva durante il mercoledì delle ceneri).
     
    #25
  11. Faber de Andrè

    Faber de Andrè
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    Aug 24, 2009


    quoto solo questo perché col resto del discorso potrei anche essere d'accordo con le dovute eccezioni però tengo a precisare che non ci sarebbero discriminazioni bensì un arricchimento culturale, una conoscenza ancora più profonda della propria terra e delle proprie tradizioni, infatti io sono d'accordo con l'insegnamento QUI in SARDEGNA della LINGUA SARDA, ma non solo quella, ma anche di tutte le tradizioni della sardegna, tradizioni che col passare degli anni vengono pian piano abbandonate e relegate a folklore mentre i tipi di ballo che esistono in quest'isola, uniti agli abiti che cambiano di centro in centro, così come tutte le tradizioni culinarie si stanno pian piano dissolvendo nel nulla, estinguendosi inesorabilmente.
    so che vuol dire purtroppo, prudenzialmente però io sono rimasto sempre molto attaccato alla mia lingua originaria, difatti mi sono sempre documentato arrivando a parlare un logudorese quasi perfetto, dico quasi perché non ho ancora reperito alcuni termini che pian piano si sono italianizzati e soprattutto alcuni termini non hanno mai avuto una traduzione in sardo come ad esempio frigorifero si tende a cambiare la o finale in u storpiando il sardo e raggiungendo sempre più quel livello macchiettistico tipico degli imitatori.

    Terrei a precisare infatti che la maggior parte delle finali in sardo è in os e as soprattutto per quanto riguarda i plurali


    Orecchio Orija
    orecchie orijas
    occhio oju
    occhi ojos
    uovo ou
    uova oosos

    la j si pronuncia, dalle mie parti come la j francese di Je suis, in altre parti invece ha valore fonetico pari alla i, e in altre parti ancora diventa una doppia g
     
    #26
    Last edited: Aug 24, 2009
  12. Necrophelia

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    Sleepwalker

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    Aug 24, 2009

    che poi tanto per far vedere che eravamo già "globalizzati" ancor prima che lo immaginassimo, in Spagna, orecchio è oreja (orejas al plurale) così come occhio è ojo (plurale ojos), solo che la "j" in spagnolo è afona, cioè si pronuncia come se fosse una "c" aspirata (suono più vicino che mi viene in mente è la "c" toscana). Io non l'ho studiato a scuola, ma adoro imparare le lingue e lo faccio da me e molte osservazioni sono mie (che riscontro poi nei libri magari), però so per certo che dire "español" non equivale per noi come dire "italiano", ma come per i Sardi, l'espanol è la lingua comune, è l'idioma. Poi all'interno della Spagna stessa ci sono almeno 5 o 6 lingue (e non dialetti) diverse e che Catalano, Galiziano e Basco sono considerate inoltre 3 lingue co-ufficiali (se andate a Barcellona ad esempio, i cartelli sono anche in Catalano). Anzi dirò di più, in Spagna per indicare la lingua comune si preferisce usare l'espressione "castellano" (castigliano) perchè español è per indicare il bacino linguistico che comprende anche i paesi dell'america latina, quindi è ancora più generico.
    Quindi comprendo perfettamente Faber quando fa i suoi distinguo però mi viene da chiedere una cosa: tutti i sardi che conosco personalmente io (e sottolineo tutti) oltre ad essere molto giovani, sentono fortissime le loro radici e se qualcuno dei parenti o amici li chiama al telefono o sono lì con loro, parlano correntemente il dialetto tra di loro. Ora io non vivo in sardegna quindi non posso saperelo bene, ma sei sicuro al 100% che il dialetto di ogni regione sta scomparendo tra i giovani? A me sembra invece che (giustamente) siete molto fieri delle vostre tradizioni e idiomi e che ognuno lo sappia bene...no?
     
    #27
  13. Wakka

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    Aug 24, 2009

    Assolutamente inutile.
    Qui a Verona (e penso in tutta Italia) basta spostarsi da un paese all'altro per avere già cambiamenti drastici.
    Oltre al fatto che toglierebbe ore ad altre materie (che considero tutte più importanti del dialetto).
     
    #28
  14. SANdMAN

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    Aug 24, 2009

    Non credo che tua figlia a 14 dovrebbe perdere ore per imparare altre lingua a favore delle bestemmie dialettali (dato che quelle mi sa che può averle già imparate senza il corso di dialetto ;) ), ma che la provocazione politica che è stata fatta può servire a fare una riflessione positiva su un fatto che mi risulta colturalmente importante.
    Sapere da dove sono partito, mi serve per capire dove vado, ovvero ho bisogno di capire quali sono le mie radici se no sono una persona senza storia. Abbiamo visto cosa succede se per troppo tempo ci perdiamo le radici o se non le abbiamo (vedasi usa).

    Un ragionamento spicciolo sull'identità di territorio, lasciamo perdere l'ho già detto questioni di federalismo da macchietta all'italiana, non mi disturba. Il fatto che a favore di leggi-normative europee e non stiamo perdendo dei patrimoni culinari, mi spaventa. A favore del "dobbiamo essere avanti" ma poi non ci sono i mezzi per farlo (vedasi le attrezzature per l'esercito, per la diagnostica, per la ricerca) e stiamo poi 3 passi dietro gli altri FA PAURA. Non ho visto una nazione europea o extra europea che abbia voluto a tutti i costi scrollarsi di dosso la storia propria a favore di un nulla, dialetto compreso.
    In irlanda usano il gaelico, che è considerato dagli inglesi un dialetto, mentre loro (GIUSTAMENTE) lo considerano un idioma a tutti gli effetti, ma lo parlano tra amici o nelle loro comunità. In scozia usano un dialetto, dato che parlano in modo differente che gli inglesi. In svizzera non ne parliamo in ogni cantone c'è un dialetto oltre alle lingue ufficiali, in germania altrettanto in ogni lander c'è un modo di parlare che è dialetto oltre al tedesco. Negli usa c'è lo slang, o per meglio dire il modo di parlare cambia a seconda del territorio. In marocco la stessa cosa ci sono anche lingue differenti, in libia lo stesso in spagna uguale e così via.

    Non mi sembra che in queste nazioni ci sia la vergogna a parlare in "dialetto" solo qui e solo in certe regioni c'è la vergogna a farlo, non capisco il perchè però.

    Continuo a dire che la valenza del corso di dialetto è da approcciare o con corsi extra orari, o in alternativa per chi non vuole seguire religione. Ribadisco che comunque il discorso non si deve limitare al dialetto in quanto tale, ma come ho scritto ed hai scritto tu un legame con la storia del territorio.
    Sono concorde in fine con chi giustamente dice ci sono professori che manco sanno parlare in italiano come si può pretendere poi di insegnare il dialeto se non si sa l'italiano?
     
    #29
  15. dreamtheater84

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    Satur9, LA PATENTEEE

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    Aug 24, 2009

    Io voto NO all'insegnamento obbligatorio, ma visto che c'è l'autonomia le scuole possono organizzare dei corsi, ma sempre in ore extracurriculari.

    Ma poi nn prendiamoci in giro, ogni paese ha il suo dialetto, basta spostarsi di pochi chilometri e trovi cambiamenti importanti... provate a farvi un giro in Salento:hihi:
     
    #30

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